
Ogni anno, con l’arrivo dei primi freddi autunnali, le montagne del Trentino si preparano a un momento di festa: la Desmontegada. È il momento in cui le mandrie, che per tutta l’estate hanno pascolato tra i verdi prati d’alta quota delle Alpi, scendono lentamente verso le stalle dei paesi. Un rito antico, fatto di gesti e sapori, che racconta la vita semplice e dura di chi ancora oggi coltiva il legame con la montagna.
Ma la Desmontegada non è solo una festa, con sfilate di bestiame e degustazioni di formaggi. È anche il simbolo di un sistema fragile, che ogni anno si confronta con sfide come il cambiamento climatico, il ricambio generazionale, il bisogno di una formazione tecnica continua e adeguata e l’importanza di garantire sicurezza lungo tutta la filiera, anche attraverso protocolli igienico-sanitari rigorosi.
Alpeggi, ecosistemi da proteggere
L’alpeggio è una componente essenziale del paesaggio alpino e dell’identità trentina. Le malghe, diffuse su tutto il territorio montano, custodiscono saperi, relazioni e una cultura del fare profondamente legata al territorio. “Le 382 malghe attive in Trentino sono molto più di un presidio economico: sono il cuore delle nostre montagne”, racconta a Materia Rinnovabile Elisabetta Nardelli, responsabile Agrifood & Sustainability di Trentino Marketing. “Nel 2024 hanno accolto in alpeggio oltre 22.600 bovini, circa 39.000 ovicaprini e 1400 equini. In più di cento di queste malghe, il latte viene ancora trasformato in loco, secondo una sapienza antica. Una trentina di queste offre anche accoglienza e ristorazione, portando gli ospiti a vivere l’alpeggio in prima persona.”
Degli 1,39 milioni di quintali di latte prodotti in Trentino nel 2024, circa 70.000 arrivano dall’alpeggio, di cui 20.000 trasformati direttamente in malga e 50.000 conferiti ai caseifici. In totale, il valore della produzione lattiero-casearia sfiora i 64 milioni di euro (dati Concast-Trentingrana).
I numeri, tuttavia, raccontano solo una parte della storia. Oggi questo sistema vive una fase delicata, segnata da trasformazioni economiche, sociali e ambientali che ne mettono in discussione la continuità. “Dietro ogni malga c’è chi custodisce il paesaggio, chi lavora con rispetto, chi produce formaggi che sanno di erbe di prato e di fiori alpini”, aggiunge Nardelli. “L’attività d’alpeggio mantiene vivi gli ecosistemi d’alta quota, tutela la biodiversità dei prati alpini e contribuisce alla protezione del territorio dai rischi idrogeologici. Per questo è una pratica che va preservata.”
L’importanza dei protocolli igienico-sanitari
“Perché l’alpeggio continui a generare valore, servono strumenti concreti e condivisi: formazione, innovazione, servizi adeguati e filiere solide. È su questo che stiamo investendo”, continua Nardelli, ripercorrendo le direttrici di intervento principali del “Progetto Alpeggio”, iniziativa coordinata da Trentino Marketing che coinvolge Provincia autonoma di Trento, Camera di commercio, Fondazione Edmund Mach e Federazione provinciale allevatori. Il progetto integra la gestione tecnica dei pascoli, la formazione qualificata dei conduttori-responsabili e la ricerca per migliorare le pratiche produttive.
“Particolare attenzione è riservata ai protocolli igienico-sanitari”, conclude Nardelli. “L’intervento pubblico è essenziale per sviluppare e applicare norme rigorose, fondamentali per garantire la sicurezza e la qualità del latte e dei formaggi di malga, tutelando la salute dei consumatori e la reputazione della filiera. Solo attraverso un impegno continuo e collettivo su questi aspetti sarà possibile garantire un futuro stabile e sostenibile, in quota, a queste pratiche.”
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In copertina: immagine Envato
