“Il settore idrico in Italia è stato per decenni gestito dalle amministrazioni comunali, anziché essere affidato a una serie di società, regolate da un’autorità nazionale, ARERA, come avviene attualmente. Questo ha comportato scarsità di investimenti e mancanza di coordinamento, causando problematiche di cui si pagano tuttora le conseguenze, come perdite idriche, reti obsolete, carenza di infrastrutture.”

A descrivere la situazione nazionale è Mauro Olivieri, direttore tecnico di Acque Bresciane, società benefit pubblica, nata nel 2017 come realtà in house della provincia di Brescia. Serve 114 comuni, in totale 658.600 abitanti, e ha in carico tre segmenti: acquedotti, fognature e sistemi di depurazione. Oltre alla gestione quotidiana, si occupa della manutenzione, ordinaria e straordinaria, e della progettazione e realizzazione di nuovi impianti.

Investimenti di elevata complessità

“Oggi l’Italia cerca di recuperare il ritardo accumulato, spendendo circa 5 miliardi di euro all’anno, equivalenti a 60-70 euro per abitante: il 50% è destinato agli acquedotti, il resto a fognatura e depurazione”, spiega Olivieri. Un aumento notevole rispetto a vent’anni fa, quando ci si fermava a 1 o 2 miliardi l’anno. Tuttavia non è sufficiente: il fabbisogno stimato è di almeno 6 miliardi, ovvero 90-100 euro a persona all’anno. “Questa è la cifra che Acqua Bresciane sta spendendo, quindi siamo in linea più con le esigenze effettive che con la media nazionale, grazie a un piano di investimenti annuali di oltre 50-60 milioni di euro.”

Nel Bresciano le necessità riguardano principalmente la realizzazione di reti fognarie dove mancano, la conformità normativa degli impianti di depurazione e, più in generale, la costruzione di nuovi impianti. Interventi di ampio respiro ed elevata complessità, che valgono decine di milioni di euro, sopra la soglia comunitaria. “L’obiettivo è garantire prestazioni elevate, mantenendo i costi contenuti, perché si tratta di finanze pubbliche, provenienti in buona parte dal pagamento della tariffa da parte dei cittadini.”

La sfida della progettazione in BIM

Il settore sta anche affrontando un profondo cambiamento tecnico, che si intreccia con l’evoluzione normativa: dal 1° gennaio 2025 è obbligatorio realizzare i progetti sopra il milione di euro in BIM (Building Information Modeling), abbandonando le planimetrie su carta. “Significa dotarsi di nuove competenze e di sistemi informatici e gestionali complessi, una novità non indifferente per gli studi di dimensioni minori”, riflette Olivieri. “Inoltre, credo che il vero vantaggio della digitalizzazione si percepirà appieno quando coinvolgerà anche la gestione delle opere: avere un’infrastruttura con un gemello digitale consentirà di programmare al meglio le manutenzioni e ottimizzare i costi. In caso contrario, si rischia di disperdere il valore aggiunto generato da questo nuovo approccio.”

Numerosi sono i progetti in corso per Acque Bresciane, che conta su un ufficio tecnico composto da una cinquantina di professionisti, tra geometri e ingegneri, impegnati nella direzione dei lavori. “Disponiamo di tutte le necessarie certificazioni di qualità, sicurezza e ambiente, come emerge dal bilancio di sostenibilità di cui ci siamo dotati fin dal 2018, ben prima che fosse obbligo di legge”, sottolinea Olivieri.

In particolare, tre sono gli interventi finanziati nell’ambito del PNRR, che copre il 50% del budget complessivo, pari a circa 120 milioni di euro: un grande piano di riduzione delle perdite idriche, l’ampliamento di diversi impianti di depurazione e la realizzazione del nuovo acquedotto comprensoriale della Val Trompia.

Ma l’opera più rilevante guarda al futuro del Lago di Garda: un nuovo impianto di depurazione da 250 milioni di euro, con un finanziamento ministeriale di 100 milioni. Il progetto, che coinvolge 15 comuni della sponda bresciana, da Tignale a Sirmione, è tra i più importanti a livello nazionale: si prevede che il primo lotto entri in funzione entro il 2030. “Una sfida strategica”, conclude Olivieri. “Non solo per il territorio, ma per l’intero paese, visto che il Garda fornisce il 40% dell’acqua dolce italiana, utilizzata anche a scopi idropotabili.”

 

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In copertina: immagine Envato