“In tempi di conflitti, repressione, disinformazione e crescente propaganda, i documentari ritrovano un loro ruolo centrale. In tutto il mondo, attivisti e autori rischiano la propria incolumità per raccontare realtà complesse, denunciare ingiustizie e preservare la memoria. Il loro lavoro comporta la responsabilità di rendere visibile ciò che altri vorrebbero nascondere, di dare voce a coloro cui è stata tolta, di difendere, attraverso il cinema, il nostro diritto collettivo di sapere e comprendere”.
Le parole con cui Lia Furxhi, direttrice artistica di CinemAmbiente, ha presentato a Torino la 29a edizione del festival non avrebbero bisogno di commenti, tanto sono dirette e cristalline. Ma in un momento storico in cui tanti artisti e intellettuali sembrano aver ritrovato la vecchia scusa de l’art pour l'art per smarcarsi da scomode prese di posizione, vale la pena sottolinearne l’importanza. Così come non è mai troppo rimarcare il fondamentale ruolo di una manifestazione che da quasi trent’anni, grazie all’intuizione del fondatore Gaetano Capizzi, porta sotto la Mole il meglio del cinema mondiale a tematica ambientale (e non solo), parlando di questioni quasi sempre scomodissime, ma maledettamente urgenti.
Dalla crisi climatica a quella dei rifiuti, dal sovrasfruttamento delle risorse all’iperconnessione che altera gli equilibri psicologici e sociali, dall’insostenibilità dell’agrifood a quella del sistema capitalistico, forse arrivato al capolinea. I temi del 29° CinemAmbiente, organizzato dal Museo del Cinema, sono affrontati con il consueto amore per la complessità e si dipanano tra lungometraggi, corti, eventi speciali, mostre, convegni e incontri con ospiti internazionali, in cinque intense giornate (dal 3 al 7 giugno) al Cinema Massimo, alla Mole Antonelliana e in altre sedi a Torino. Ecco cosa non perdere.
La serata di apertura e quella di chiusura
Da qualche anno la serata di apertura del festival è diventata l’occasione per un omaggio alla storia del cinema e alla vocazione cinefila di Torino, con proiezioni di film muti sonorizzati dal vivo. Quest’anno la “chicca” scovata da Lia Furxhi è un documentario del 1922 dedicato a un territorio diventato oggi, inaspettatamente, oggetto di accese contese geopolitiche: la Groenlandia. Diretto da Eduard Schnedler-Sorensen, uno dei pionieri dell’industria cinematografica danese, Den store Grønlandsfilm (Il grande film della Groenlandia) è una rara testimonianza delle usanze e dei costumi della popolazione Inuit prima della forzata modernizzazione. Sarà sonorizzato dal vivo in sala, il 3 giugno, dalla band inuit Inuk.
La serata di chiusura, il 7 giugno, propone invece l'anteprima italiana di Groundswell di Josh e Rebecca Tickell. Dopo Kiss the Ground e Common Ground, arriva l’ultimo capitolo della trilogia sull'agricoltura rigenerativa realizzata dai due registi americani, appena presentato a Cannes e narrato da Demi Moore, Woody Harrelson e Jason Momoa: un viaggio globale tra contadini, scienziati e leader indigeni che rigenerano la terra attraverso pratiche innovative e tradizionali.
Nuisance Bear
Tutti i film del concorso internazionale
Il cuore di CinemAmbiente è, come sempre, il concorso internazionale documentari, che presenta quest’anno otto titoli, uno più promettente dell’altro.
Si apre con il racconto di una delle sempre più frequenti catastrofi climatiche che colpiscono soprattutto le popolazioni più inermi. In Rua do pescador, n°6, l’attrice e documentarista brasiliana Bárbara Paz porta sullo schermo le devastanti alluvioni del 2024 nello Stato di Rio Grande do Sul: 600.000 sfollati, città trasformate in zone di guerra sommerse, e una catena di solidarietà umana filmata con la cinepresa a pochi passi dal disastro.
Ancora di crisi climatica si parla nel poetico Time and Water della statunitense Sara Dosa. Tratto dall’omonimo libro-caso editoriale dell’islandese Andri Snær Magnason (pubblicato in Italia nel 2020 da Iperborea), il film segue l’autore mentre costruisce una sorta di capsula del tempo cinematografica, intrecciando la storia della sua famiglia con quella dei ghiacciai della sua terra, in un'elegia sulla perdita e la memoria collettiva.
Il clima può impattare in modi spesso inaspettati sulla vita delle comunità, come accade ad esempio nella provincia canadese del Manitoba. Qui, come raccontano Jack Weisman e Gabriela Osio Vanden in Nuisance Bear, gli orsi polari rimangono bloccati durante il loro percorso di migrazione in attesa del mare che tarda sempre più a ghiacciarsi. E così i giganti bianchi si trovano a convivere con turisti e residenti, non sempre in modo pacifico.
Effetto del cambiamento climatico ma anche dello sfruttamento senza limiti, è il prosciugamento del fiume Colorado, un tempo linfa vitale del West americano. Lo raccontano i registi irlandesi Kevin Brennan e Laurence Durkin in Desert Passages, mettendo a confronto la disperazione delle comunità indigene che stanno perdendo l’accesso all’acqua, con le stravaganze di Las Vegas, la città in mezzo al deserto che continua a costruire dissennate attrazioni acquatiche per i turisti.
Sui luoghi e sulla loro percezione distorta ai tempi dei social media si interroga il regista svizzero Jonas Meier in Social Landscapes. Dalla frontiera indo-pakistana alle città-fantasma cinesi, il film si chiede cosa resti di un paesaggio quando è un algoritmo a modellarci l'immaginazione prima ancora che ci mettiamo piede.
Di mondo iperconnesso parla anche Arctic Link dello svizzero Ian Purnell, che si imbarca su una grande nave cargo impegnata in una missione particolare: calare migliaia di chilometri di fibra ottica nelle acque dell’Oceano Pacifico per cablare le Isole Aleutine, in Alaska, uno dei pochi posti al mondo ancora del tutto privi di connessione internet.
Di reti a loro modo invisibili, o almeno “rimosse” dalla coscienza collettiva, parla anche In Excess della statunitense Melissa Langer, che analizza la vita di una città – Filadelfia – attraverso la lente insolita del suo sistema di smaltimento rifiuti, seguendone il flusso sottoterra e in superficie, nelle reti fognarie, nelle strade, nei corsi d’acqua, nelle discariche abusive o autorizzate, in un’esplorazione cruda e illuminante dei meccanismi spesso oscuri dell’infrastruttura urbana.
Infine, sottoterra ci porta Underland del regista Robert Petit. Tratto dall'omonimo strabiliante bestseller di Robert Macfarlane e co-prodotto da Darren Aronofsky, il film è un viaggio nel mondo “altro”, quello sotto i nostri piedi, nelle profondità della Terra: dalle sacre caverne Maya alle catacombe di Parigi fino ai laboratori dove si studia la materia oscura, alla ricerca di una nuova prospettiva da cui osservare la fragile vita sulla superficie.
Non solo cinema: scienziati, attivisti, pensatori
Accanto al concorso principale, anche per questa edizione di CinemAmabiente ci saranno una nutrita sezione di cortometraggi da ogni parte del mondo (17 titoli da 15 paesi, dalla Cina alla Thailandia alla Siberia) e un concorso Made in Italy con 23 pellicole.
La sezione Panorama, tradizionalmente dedicata ai film fuori concorso, è stata quest’anno divisa in due focus tematici, all’interno dei quali i film saranno abbinati a incontri e conferenze.
Nell’ambito del primo focus - Senza limiti? Come ripensare il Pianeta – si inserisce uno degli appuntamenti più attesi del festival: l'incontro con il filosofo giapponese Saito Kohei, autore di Il capitale nell'Antropocene (Einaudi) e considerato oggi una delle voci più influenti nel dibattito su capitalismo e crisi ecologica. Saito dialogherà con il pubblico il 6 giugno, riflettendo sulle possibilità di un ecosocialismo fondato sulla giustizia climatica e su nuove forme di relazione tra esseri umani e natura.
Per il focus Scienza e (in)coscienza, è invece atteso il glaciologo statunitense Jason Box, protagonista del documentario Jason's Box di Michael Strassburger: scienziato di fama mondiale che, esausto di fronte all'indifferenza istituzionale verso i propri allarmi sui ghiacciai artici, ha scelto di piantare alberi sulla calotta glaciale della Groenlandia. Box siederà anche in giuria del concorso documentari, insieme all'artista multimediale Lena Herzog, che porta a Torino le sue opere VR – visibili alla Mole Antonelliana – dedicate all'estinzione delle lingue e all'atrocità delle guerre.
Infine, il climatologo Luca Mercalli, presenza fissa del festival, introdurrà il 5 giugno la proiezione di Lessons in Fire, documentario finlandese sulle battaglie dei vigili del fuoco portoghesi contro gli incendi boschivi, facendo il punto sullo stato del clima nel 2026, anno che rischia di essere il più caldo mai registrato.
Tutte le proiezioni e gli eventi sono a ingresso gratuito, a eccezione delle installazioni VR accessibili con il biglietto del Museo del Cinema. Inoltre, a partire dal giorno successivo alla proiezione in sala, una selezione di film sarà visibile online tramite il sito ufficiale dell'evento, fino al 14 giugno, sulla piattaforma OpenDDB.
In copertina: immagine tratta da Underland di R. Petit, foto di Ruben Woodin Dechamps-Sandbox Films

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