La Spagna corre sulle rinnovabili, ma rischia di fermarsi prima del traguardo climatico. Secondo l’analisi di DNV, gruppo internazionale indipendente con sede in Norvegia attivo nella consulenza, certificazione e analisi dei sistemi energetici, anche nello scenario più favorevole il paese arriverebbe al 2050 con un taglio delle emissioni del 74% rispetto ai livelli del 1990, restando quindi lontano dalla neutralità. Il nodo non è più produrre energia pulita – ambito in cui dove Madrid ha già costruito un vantaggio competitivo − ma riuscire a trasformare quel vantaggio in una decarbonizzazione reale dell’economia.

La fase due della transizione

“La Spagna ha una base solida per una transizione energetica più rapida e profonda, ma colmare il divario per raggiungere gli obiettivi nazionali richiederà azioni decisive”, avverte Brice Le Gallo, vicepresidente e regional director per gli Energy Systems di DNV. “L’elettrificazione dei trasporti, del riscaldamento e dell’industria deve accelerare, mentre gli investimenti nella capacità di rete, nello stoccaggio e nelle riforme autorizzative sono essenziali per sbloccare la prossima ondata di crescita delle rinnovabili.”

La fase più immediata della transizione, quindi, nel paese è già in larga parte avviata. Quella difficile − elettrificare i consumi, potenziare le reti, gestire una domanda in forte crescita e superare i colli di bottiglia autorizzativi − è ancora tutta da costruire. E, senza questo salto, il sistema energetico rischia di rallentare proprio nel momento in cui dovrebbe accelerare.

Rinnovabili forti, ma la domanda raddoppia

Il vantaggio spagnolo è evidente soprattutto nel settore elettrico, dove la crescita di solare ed eolico ha già ridotto in modo significativo le emissioni. Secondo DNV, quelle del power sector sono destinate a crollare nei prossimi decenni, passando da circa 36 milioni di tonnellate di CO₂ oggi ad appena 2 milioni nel 2050. Ma questo progresso non basta a compensare il resto del sistema. La domanda di elettricità è infatti destinata a più che raddoppiare entro metà secolo, spinta dall’elettrificazione dei trasporti, dalla diffusione delle pompe di calore, dalla trasformazione dei processi industriali e dalla crescita di nuovi usi energivori come la produzione di idrogeno e i data center.

“Le rinnovabili possono coprire la maggior parte delle esigenze di decarbonizzazione della Spagna, a condizione che le infrastrutture di supporto evolvano allo stesso ritmo”, sottolinea Le Gallo. Il rischio, implicito, è che la produzione cresca più velocemente della capacità del sistema di assorbirla e distribuirla.

Trasporti e reti: il vero collo di bottiglia

Il principale ostacolo resta infatti fuori dal perimetro della generazione elettrica. I trasporti sono oggi la prima fonte di emissioni in Spagna, con quasi 120 milioni di tonnellate di CO₂ nel 2023, e secondo DNV anche al 2050 il taglio previsto si fermerà al 46%. Un segnale che indica quanto sia ancora lenta la trasformazione del parco veicoli e delle infrastrutture di rifornimento. A questo si aggiunge il tema delle reti. Il report evidenzia come, senza un’accelerazione degli investimenti, soprattutto le reti di distribuzione rischino di incontrare vincoli di capacità già nel prossimo decennio.

La crescita delle rinnovabili intermittenti rende inoltre indispensabile un rafforzamento delle soluzioni di flessibilità: sistemi di accumulo, batterie al litio, impianti idroelettrici di pompaggio e tecnologie emergenti come il vehicle-to-grid. In parallelo anche il carbon capture trova uno spazio, seppur limitato, nei settori più difficili da decarbonizzare, come cemento e raffinazione. Secondo DNV, queste tecnologie potrebbero arrivare a catturare circa 6 milioni di tonnellate di CO₂ all’anno a partire dal 2035. Un contributo non risolutivo, ma necessario.

Permessi, mercato e consenso: la variabile sociale

Oltre alla dimensione tecnologica e infrastrutturale, il report mette in evidenza una criticità crescente, ovvero il fattore sociale. L’opposizione locale ai nuovi progetti energetici − sia sul lato della produzione sia su quello delle infrastrutture − sta diventando un elemento di rischio concreto per la velocità della transizione. Per questo il gruppo norvegese insiste sulla necessità di un approccio più strutturato: coinvolgimento anticipato delle comunità, maggiore trasparenza e una distribuzione più equa dei benefici economici. Senza questo passaggio, anche i progetti tecnicamente maturi rischiano di rallentare o bloccarsi.

A questo si affianca il tema regolatorio. “DNV conclude che, pur non essendo raggiungibile il net zero entro il 2050 in scenari realistici, la Spagna può comunque fare progressi significativi accelerando lo sviluppo delle rinnovabili, rafforzando il design di mercato per garantire stabilità dei ricavi, velocizzando i permitting, elettrificando i consumi finali e sviluppando il carbon capture dove possibile”, osserva Carlos Albero, market area manager iberia per Energy Systems. Il quadro che emerge è quello di una transizione che cambia natura. Dopo la crescita delle rinnovabili, il tema si sposta su reti, accumuli, elettrificazione dei consumi e tempi autorizzativi. Senza un’accelerazione su questi fronti, il percorso di riduzione delle emissioni rischia di rallentare prima di arrivare alla neutralità.

 

In copertina: treno fermo alla stazione di Sants, foto di Jordi Boixareu/ZUMA Press Wire/Shutterstock/Agenzia IPA