È giunto a conclusione FURN5.0, il progetto europeo che ha dotato le imprese dell'arredamento di strumenti concreti per affrontare la doppia transizione verde e digitale. Il settore del mobile e del legno-arredo, che in Europa vale decine di miliardi di euro e dà lavoro a centinaia di migliaia di persone, si trova oggi a un bivio: innovare profondamente oppure perdere competitività in un mercato globale che cambia a ritmo accelerato.
È per rispondere a questa sfida che è nato FURN5.0, un progetto cofinanziato dall'Unione Europea e coordinato dal Cluster catalano dell'arredamento AMBIT, insieme a FederlegnoArredo e alla Confederazione europea delle industrie dell'arredamento (EFIC). Il 26 marzo 2026, con una conferenza finale internazionale, il progetto ha tagliato il traguardo dopo due anni di lavoro e ha lasciato al settore strumenti concreti, ricerche originali e una bussola per orientarsi nel cambiamento.
Cos'è l'Industria 5.0 e perché riguarda il mobile
L'Industria 5.0 non è semplicemente un aggiornamento dell'Industria 4.0. È un cambio di paradigma. Se la quarta rivoluzione industriale ha puntato tutto sull'automazione e sulla digitalizzazione dei processi, la quinta rimette al centro il benessere delle persone e il rispetto per i limiti ecologici del pianeta. Intelligenza artificiale, robotica collaborativa, digital twin, IoT e big data diventano strumenti che, invece di sostituire il lavoro umano, lo valorizzano e lo rendono più sicuro, qualificato e sostenibile.
Per il settore dell'arredamento, ciò implica ripensare l'intera filiera: dalla progettazione alla produzione, dalla logistica al fine vita del prodotto. In concreto si traduce, ad esempio, nell’usare i dati per ottimizzare i tagli e ridurre gli scarti, integrare sensori per monitorare i consumi in tempo reale, adottare il passaporto digitale del prodotto per tracciare materiali e favorire il riuso.
Tuttavia, non basta digitalizzare i processi per essere competitivi. Serve un modello industriale più evoluto, che affianchi all'efficienza produttiva obiettivi ambientali chiari, resilienza organizzativa e qualità del lavoro. È in questo quadro che FURN5.0 ha costruito i suoi strumenti.
Il Vademecum: 15 tecnologie per guidare la transizione
Uno dei risultati più tangibili di FURN5.0 è un vademecum, scaricabile gratuitamente in inglese, presto disponibile in italiano e in altre nove lingue, che mappa le quindici tecnologie con il maggior potenziale per il settore dell'arredamento. Si tratta di una guida che aiuta i manager dell’azienda a decidere quale tecnologia adottare per prima, dove investire o quali strumenti permettono di raggiungere obiettivi di sostenibilità senza sacrificare la competitività.
Tra le tecnologie analizzate ci sono l'interazione uomo-robot, la realtà estesa applicata alla progettazione e alla formazione, i gemelli digitali dei prodotti e dei processi che permettono di simulare scenari, l'intelligenza artificiale generativa per la personalizzazione dei prodotti e l'ottimizzazione delle vendite, e il già citato passaporto digitale del prodotto.
Pianificare la riparazione, facilitare il riuso e il riciclo a fine vita, ridurre i consumi energetici e gli scarti di materiale in tempo reale, ottimizzare gli approvvigionamenti e ridurre le emissioni lungo la catena di fornitura: nell’ottica circolare le tecnologie diventano strumenti cruciali per restare rilevanti in un mercato europeo che chiede sempre più trasparenza e responsabilità ambientale.
Dove sono le aziende oggi
Sapere che esistono queste tecnologie è un conto, diverso è capire quali siano davvero adatte alla propria realtà aziendale. Per questo FURN5.0 ha sviluppato anche un tool di autovalutazione che, attraverso cinquanta domande, aiuta le imprese a fare un bilancio della propria situazione e capire quali strumenti digitali sono già in uso, quali competenze sono presenti internamente, dove si trovano i gap più urgenti da colmare. Sessantaquattro interviste hanno, invece, permesso di conoscere come le aziende europee dell’arredamento stanno realmente vivendo la transizione tecnologica, quali sono le sfide principali, dove si trovano le resistenze, cosa manca per fare il salto.
“Oggi l’Industria 5.0 è ancora molto ancorata ai finanziamenti pubblici a sostegno di investimenti in impianti e tecnologie per il risparmio energetico”, spiega Federlegno a Materia Rinnovabile. “Furn 5.0 ci ha insegnato che è invece un nuovo paradigma, che coglie le opportunità offerte dalle tecnologie abilitanti con logiche di sostenibilità, economia circolare e responsabilità sociale. La sfida più concreta è portare l’Industria 5.0 nelle strategie di investimento delle PMI: non basta introdurre nuove tecnologie, bisogna integrarle con competenze, organizzazione e coinvolgimento dei collaboratori. Dai primi risultati di FURN5.0 emerge infatti che, pur crescendo la familiarità con le nuove tecnologie – in particolare collegate alle energie rinnovabili, all’intelligenza artificiale generativa e alla tracciabilità dei dati −, è difficile armonizzarle in un piano di crescita continua delle aziende.”
L’Europa dovrebbe, secondo Federlegno, fare un passo verso un ecosistema comune per il settore, che aiuti le PMI non solo a adottare nuove tecnologie, ma anche a gestirle in modo conforme e utile al mercato, supportandone l’adozione e i piani di investimenti con misure adeguate. Questo significa accompagnare il legno-arredo nell’attuazione concreta di strumenti come l’AI Act, per un uso affidabile e responsabile dell’intelligenza artificiale, e del digital product passport, che diventerà sempre più centrale per tracciabilità, trasparenza e sostenibilità dei prodotti nel quadro dell’Ecodesign for Sustainable Products Regulation (ESPR).
La sfida delle competenze
Se il settore è consapevole della necessità di cambiare, resta lo scoglio della mancanza di conoscenze tecnologiche avanzate e di percorsi di digitalizzazione parziale. Elementi che conducono a uno dei nodi che il progetto ha indagato con attenzione particolare: il disallineamento di competenze. Le imprese cercano profili capaci di muoversi tra saperi digitali e sensibilità ambientale. Ecodesign, gestione dei dati, ottimizzazione energetica, conoscenza dei materiali sostenibili sono le competenze più richieste, ma l'offerta formativa è ancora largamente inadeguata.
Si parla molto di tecnologie, molto meno di chi dovrà usarle, manutenerle, riprogettare i processi attorno a esse. FURN5.0 ha dedicato una ricerca specifica a questo tema, con una conclusione che vale la pena sottolineare: la trasformazione non riguarda solo i tecnici o i progettisti. Coinvolge operatori di macchina, responsabili di produzione, figure commerciali, formatori aziendali. In pratica, l'intera azienda. Secondo l'analisi, l'occupazione complessiva nel settore potrebbe restare relativamente stabile nel medio periodo, ma cambierà profondamente il contenuto del lavoro, e con esso i profili richiesti.
Piuttosto che aspettare che le carenze emergano per correre ai ripari, bisognerebbe anticipare i fabbisogni, mappare le competenze interne, investire in aggiornamento e riqualificazione, costruire alleanze con enti formativi, cluster e istituzioni, passando così dall’esistenza di corsi occasionali a veri sistemi di sviluppo delle competenze.
In copertina: foto di FederlegnoArredo | PH: F. Rucci
