La Commissione europea ha selezionato 46 nuovi progetti strategici per rafforzare le catene di approvvigionamento delle materie prime critiche e diversificare le fonti di importazione. Annunciata il 9 ottobre, la nuova selezione coinvolge 16 stati membri e si inserisce nel quadro del Critical Raw Materials Act (CRMA), il regolamento europeo entrato in vigore nel maggio 2024 per ridurre le dipendenze esterne e sviluppare capacità industriali lungo l’intera filiera. Dei progetti selezionati, cinque si trovano in Italia.
Le iniziative riguardano diverse fasi della catena del valore: 8 progetti sono dedicati all’estrazione, 11 alla trasformazione e 19 al riciclo. I restanti combinano estrazione e trasformazione oppure trasformazione e riciclo. La selezione è stata effettuata tra 102 candidature ricevute per il secondo bando europeo RESourceEU, conclusosi il 15 gennaio 2026.
Gli obiettivi europei al 2030
Il CRMA stabilisce che entro il 2030 la capacità estrattiva dell’UE dovrà coprire almeno il 10% del consumo annuo europeo di materie prime strategiche, quella di trasformazione almeno il 40% e quella di riciclo almeno il 25%. Il regolamento prevede inoltre che, per ciascuna materia prima strategica, la dipendenza da un singolo paese terzo non superi il 65% del consumo annuo europeo in una fase pertinente della trasformazione.
I nuovi progetti si aggiungono ai 47 già selezionati nell’UE nel marzo 2025 e ai 13 individuati in paesi terzi nel giugno dello stesso anno. Secondo le stime della Commissione, l’insieme delle iniziative potrebbe contribuire in misura significativa al raggiungimento degli obiettivi europei. Inoltre, i progetti potrebbero arrivare a coprire l’89% dell’obiettivo europeo di trasformazione del cobalto, il 57% di quello relativo al tungsteno e il 51% di quello relativo al magnesio. La selezione punta in particolare a rafforzare le filiere delle batterie, della difesa, dell’aerospazio e dei magneti permanenti.
Il nodo della dipendenza dalla Cina
La strategia europea risponde a una vulnerabilità strutturale in termini di concentrazione geografica delle attività di estrazione e, soprattutto, di trasformazione delle materie prime. Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia (IEA), nel 2024 la Cina rappresentava il 91% della produzione mondiale di terre rare raffinate utilizzate nei magneti e il 94% della produzione di magneti permanenti sinterizzati. Per un gruppo più ampio di 20 minerali strategici, era inoltre il principale paese di raffinazione per 19 materiali, con una quota media di mercato intorno al 70%. La concentrazione riguarda quindi sia la disponibilità delle risorse naturali che gli impianti e le competenze necessari a trasformarle in materiali utilizzabili dall’industria.
Del resto, già negli anni Novanta, durante una visita in una miniera a Baotou, Deng Xiaoping dichiarò che le terre rare fossero il “petrolio cinese”, incoraggiando una politica di sfruttamento di queste risorse per ottenere una posizione dominante nell'alta tecnologia.
RESourceEU, il piano d’azione presentato dalla Commissione il 3 dicembre 2025 per accelerare gli interventi sulle materie prime critiche all’interno del quadro del CRMA, nasce dalla necessità di ridurre la dipendenza estera, specialmente dalla Cina. Dal suo avvio, sono stati mobilitati oltre due miliardi di euro attraverso il Fondo per l’innovazione, gli aiuti di stato e la Banca europea per gli investimenti. “Con questa seconda ondata di progetti strategici, l’Europa intensifica come mai prima d’ora gli sforzi per riconquistare la propria sovranità sulle materie prime critiche”, ha dichiarato Stéphane Séjourné, vicepresidente esecutivo della Commissione europea per la prosperità e la strategia industriale. “Dall’adozione di RESourceEU, stiamo utilizzando tutti gli strumenti a nostra disposizione per aprire miniere, sviluppare le nostre capacità di trasformazione e riciclo e mettere in sicurezza le nostre catene di approvvigionamento. Il nostro approccio è semplice: ridurre la dipendenza e aumentare la produzione in Europa. Abbiamo le risorse, i progetti e i finanziamenti: ora stiamo accelerando il ritmo.”
Il riconoscimento come progetto strategico è destinato a facilitare la realizzazione delle iniziative, anche attraverso procedure autorizzative accelerate e un migliore accesso ai canali di finanziamento. Non equivale, tuttavia, a un finanziamento europeo automatico né garantisce che tutti gli impianti entrino in funzione nei tempi previsti.
I progetti italiani: 9PV-up e il riciclo di materiali dai pannelli fotovoltaici
Tra le iniziative rilevanti selezionate, ci sono anche cinque progetti italiani. Alkeemia PureGraph, di Alkeemia S.p.A., riguarda la trasformazione della grafite in materiale battery grade, destinato all’impiego nelle batterie. CRM4Defence, promosso da Leonardo S.p.A. con il coinvolgimento di Italia, Polonia, Francia e Regno Unito, si concentra sul recupero e sul riciclo di alluminio, magnesio e titanio per le filiere della difesa. ReSuPLIR è dedicato alla valorizzazione di materie prime contenenti metalli del gruppo del platino, REW-ITA Green Hub riguarda il recupero di materiali come rame, cobalto e tungsteno. 9PV-up, promosso dall’azienda 9-Tech, punta invece a “trasformare la sua tecnologia di riciclo dei pannelli fotovoltaici in una soluzione industriale concreta e replicabile”.
L’obiettivo di 9PV-up è passare dal livello di maturità tecnologica TRL 6 al TRL 8 − della scala Technology Readiness Level, articolata in nove livelli e che misura il grado di maturità di una tecnologia − attraverso l’ottimizzazione del processo e la dimostrazione della sua efficacia su scala industriale.
L’impianto previsto a Meolo, in provincia di Venezia, dovrebbe avere una capacità di trattamento di circa 600 kg/h e permetterà di recuperare vetro, alluminio, rame, silicio e argento. Il processo prevede una prima fase di riconoscimento dei pannelli e smontaggio, seguono trattamenti termici e meccanici per separare rame, vetro e celle fotovoltaiche che vengono poi sottoposte a un trattamento a ultrasuoni per recuperare argento e silicio.
Il progetto mira inoltre a migliorare la raccolta dei pannelli nel Nord-Est, in particolare nelle province di Venezia, Treviso e Padova. La realizzazione dell’impianto è prevista entro la prima metà del 2027, mentre l’ottimizzazione di tutte le sezioni del processo dovrebbe concludersi entro la fine dell’anno. Il progetto beneficia di un finanziamento di un milione di euro nell’ambito del PR Veneto FESR 2021-2027, di cui 400.000 euro a fondo perduto.
In copertina: immagine Envato
