Le pubblicazioni dello Stockholm Resilience Centre meritano sempre di essere lette con grande attenzione. L’ultima, Resilience Science Must-Knows, è un report centrato su un concetto, quello della resilienza, estremamente dibattuto in un mondo alle prese con cambiamenti di grande portata e allo stesso tempo repentini.

Il report sviluppa un’analisi veramente importante: uno studio della resilienza da una prospettiva scientifica, basato su analisi di dati e informazioni, per rendere il più oggettivo possibile e allo stesso tempo praticabile il processo di interiorizzazione del concetto all’interno delle strategie e delle policy.  È davvero quello che ci vuole, per mettere un po’ di ordine in un dibattito pubblico spesso confuso e incline ad avvitarsi su concetti non sempre definiti in maniera univoca.

Ciò che è oggi la resilienza, invece, per il mondo delle scelte economiche e politiche viene ben cristallizzato nel report: non la proprietà di un sistema di tornare alla sua condizione di equilibrio, ma la capacità di imparare dalle crisi, mantenere la possibilità di cogliere le opportunità e consentire la trasformazione verso futuri più equi e sostenibili.

Per farlo, i decision maker necessitano di conoscenze fondate scientificamente e allo stesso tempo facilmente traducibili a livello di scelte di indirizzo. Il report mette a disposizione nove “must-know”, cioè pilastri della resilienza frutto di una corposa review scientifica e utili per orientare le decisioni: dal ruolo della diversità alle modalità con cui gestire i trade-off, dall’importanza delle relazioni sociali al ruolo delle innovazioni.

Tra di essi, il messaggio chiave è il seguente: l'investimento nella resilienza protegge e rafforza le basi sociali, economiche ed ecologiche che supportano il benessere umano e la prosperità a lungo termine. Non c’è spazio per cieche ideologie: al contrario, l’investimento proattivo nella resilienza ha senso sia finanziariamente che socialmente, soprattutto se si considera il costo dei rischi, dei disastri e della salvaguardia delle risorse. Oltre a garantire una gestione adeguata dei problemi connessi al superamento dei limiti planetari, l'investimento nella resilienza supporta lo sviluppo, rafforzando le istituzioni, migliorando la salute pubblica, proteggendo gli ecosistemi, prevenendo i conflitti e promuovendo società più stabili ed eque. Il report sottolinea inoltre che, nonostante questi benefici, l'investimento nella resilienza rimane sottosviluppato a causa di visioni a breve termine, metriche inadeguate, scarsa sensibilità istituzionale e per il fatto che i framework economici spesso trascurano il capitale naturale e sociale.

Questi concetti contribuiscono a definire il ruolo della sostenibilità per i processi decisionali, sia politici che economici, in un contesto in cui le spinte in favore della transizione ecologica provengono, in maniera paradossale, più dal mercato e dall’opinione pubblica che dalla sfera di regolamentazione pubblica. Pur in una situazione in cui le forze istituzionali non si dimostrano adeguate nella gestione del bene pubblico rappresentato dall’ambiente, l’importanza della sostenibilità rimane intatta quando è intesa come cornice metodologica entro la quale un’organizzazione (sia pubblica che privata) definisce la propria traiettoria di sviluppo. La necessità di innovare e di essere resilienti di fronte ai grandi e rapidissimi cambiamenti del nostro mondo richiede punti di riferimento solidi, e quelli rappresentati dallo sviluppo sostenibile lo sono, poiché garantiscono una crescita rispettosa dei limiti planetari e delle persone.

 

In copertina: immagine Envato