
Zero Branco (Treviso) – In un capannone alle porte di Treviso, la parola "fango" ha smesso di significare “rifiuto”. L’11 settembre HBI ha inaugurato EVA3, la prima realizzazione in configurazione industriale completa della propria piattaforma tecnologica per il trattamento e la valorizzazione dei fanghi di depurazione: un impianto che segna il passaggio dalla ricerca alla maturità industriale di una tecnologia sviluppata in dieci anni di lavoro.
Autorizzato dalla regione Veneto nel quadro del Testo unico ambientale, EVA3 integra in un unico processo automatizzato quattro fasi che finora esistevano quasi sempre separate: carbonizzazione idrotermale dei fanghi, gassificazione dell'hydrochar, valorizzazione energetica del syngas, recupero delle risorse e trattamento dei microinquinanti. È questa integrazione − non la singola tecnologia − il vero salto.
Il modello: bioraffineria circolare urbana
“La visione che HBI porta avanti è trasformare progressivamente i depuratori in quelle che chiamo bioraffinerie circolari urbane: infrastrutture capaci di recuperare acqua, energia e materie prime critiche, riducendo al contempo residui e trasferimento di contaminanti nell'ambiente”, spiega Daniele Basso, fondatore e amministratore delegato di HBI, azienda che in dieci anni da startup è diventata una dei front-runner per le tecnologie di valorizzazione dei fanghi.
Il valore, spiegano da HBI, non riguarda però soltanto il trattamento dei fanghi. Per i gestori del servizio idrico significa trasformare una voce di costo in un'opportunità di creazione di valore; per i territori, rendere il servizio più sostenibile; per il paese e per l'Europa, contribuire a nuove filiere circolari e ridurre la dipendenza dalle materie prime importate.
Particolare rilievo assume il fosforo, materia prima per l'industria dei fertilizzanti e inserito nell'elenco europeo delle materie prime critiche. La diffusione di queste bioraffinerie può contribuire a costruire una filiera del fosforo recuperato che colleghi gestori idrici, operatori tecnologici, industria chimica e produttori di fertilizzanti: una prospettiva coerente con le priorità europee di resilienza delle filiere e autonomia strategica. Una linea di sviluppo molto più preziosa del rilascio dei fanghi nei campi agricoli.
“EVA3 completa un percorso iniziato dieci anni fa e segna per HBI il passaggio alla maturità industriale della tecnologia”, afferma Basso. “Con questo impianto implementiamo integralmente la nostra piattaforma e apriamo la fase della sua diffusione presso i gestori del servizio idrico.”
La politica: semplificare per accelerare
All'inaugurazione ha partecipato la viceministra dell'ambiente e della sicurezza energetica Vannia Gava, che ha collegato l'impianto a un tema di policy industriale più ampio: “Ho partecipato con orgoglio all'inaugurazione di EVA3, la prima realizzazione in configurazione industriale completa della tecnologia HBI: un passo importante verso le bioraffinerie circolari urbane. Un esempio concreto di come ricerca, innovazione ed economia circolare possano trasformarsi in sviluppo, recuperando risorse preziose, riducendo gli inquinanti e contribuendo alla disponibilità di materie prime critiche”.
E ha aggiunto l'indicazione più operativa: “Come Governo dobbiamo continuare a sostenere chi crede e investe in queste tecnologie, semplificando le procedure e riducendo i tempi delle autorizzazioni. È questa l'Italia che vogliamo sostenere: imprese innovative, attenzione ai territori, tutela dell'ambiente e sviluppo sostenibile”.
Il contesto
Il tempismo non è casuale. Il MASE sta lavorando a un nuovo decreto legislativo sulla disciplina dei fanghi di depurazione, orientato alla gerarchia dei rifiuti e alla cessazione della qualifica di rifiuto per la produzione di fertilizzanti: un quadro normativo che il settore attende da anni, considerando che la disciplina vigente risale al 1992. Inoltre, dal 31 luglio 2027, introdurrà il trattamento quaternario per rimuovere PFAS, residui farmaceutici e microplastiche: richiede impianti energeticamente autosufficienti e prevede che entro il 2028 la Commissione fissi un tasso minimo di recupero del fosforo dai fanghi.
Le aziende farmaceutiche e cosmetiche dovranno coprire almeno l'80% dei costi aggiuntivi di questo nuovo trattamento, un principio di responsabilità estesa del produttore applicato per la prima volta al servizio idrico.
Il processo HBI ha ottenuto la certificazione ETV (Environmental Technology Verification) di RINA. Nel 2024 la società ha chiuso un round di Serie A guidato da CDP Venture Capital attraverso il Green Transition Fund e il Fondo Evoluzione; nel 2025 il progetto per un ecosistema industriale europeo ha ricevuto il Seal of Excellence dalla Commissione europea.
In copertina: immagine Envato
