In un video diffuso lo scorso novembre dal network CGTN, cinque taikonauti (da taikong: spazio in cinese) arrostiscono ali di pollo a bordo di una stazione spaziale. “È la prima volta al mondo che si fa una cosa del genere”, spiega ai microfoni dell’emittente Liu Weibo del China Astronaut Research and Training Center. “Abbiamo inserito un filtro all’interno del forno per assorbire il particolato e non inquinare l’aria della stazione.” E il colore, l’aroma e il sapore – assicurano i taikonauti con l’acquolina in bocca – sono perfetti.

La scenetta da reality culinario intergalattico arrivava con tempismo studiato, si direbbe, per preparare il terreno ad annunci ben più corposi. Il 29 gennaio, durante un convegno istituzionale sull’aerospazio a Shanghai, il governo cinese ha infatti lanciato ufficialmente la sua strategia per lo sviluppo della space economy nei prossimi cinque anni: Space+, o meglio 太空+.

Si tratta di un vero e proprio piano quinquennale, come piace a Pechino, che mira a inquadrare in un unico framework coordinato tutti i settori istituzionali, di ricerca e commerciali che riguardano lo spazio: esplorazione, training degli astronauti, costellazioni satellitari, infrastruttura digitale spaziale e AI, raccolta dati e monitoraggio degli space debris, basi lunari e marziane, space mining e produzione di energia o altre risorse fuori dalla Terra. E, sì, c’è anche il turismo spaziale. Perciò meglio prepararsi alle richieste degli astroturisti cinesi e imparare a cucinare, anche in orbita, del kaoji degno di questo nome.

Un ecosistema per la nuova space economy cinese

Il piano Space+ non arriva ovviamente dal nulla. Sono anni che la Cina investe in programmi di ricerca spaziale e nello sviluppo di tecnologie di frontiera. E si ricorderà come nel 2024 sia stata celebrata con una certa enfasi la missione lunare Chang’e 6, che per la prima volta nella storia è riuscita a riportare sulla Terra dei campioni di roccia prelevati dal lato oscuro della Luna.

Da parte di Pechino, la corsa allo spazio di questi anni è stata vissuta come una rincorsa del rivale statunitense. Ma ora, forte dei tanti risultati raggiunti in campo tecnologico, non da ultimo nell’intelligenza artificiale, il governo cinese punta al sorpasso. E lo fa come è abituato a fare: raccogliendo tutte le risorse, istituzionali e private, e coordinandole all’interno di un quadro unificato per raggiungere gli obiettivi.

La novità è che, a differenza dei piani passati che si concentravano sulle missioni nazionali, la roadmap che si delinea sarà questa volta esplicitamente commerciale, andando quindi a concorrere apertamente con il modello occidentale. A guidare questo arrembaggio commerciale alle stelle ci sarà l’agenzia di stato China Aerospace Science and Technology Corporation (CASC).

Dal turismo spaziale alle costellazioni satellitari

A generare l’hype sul tema della space economy cinese è stato senza dubbio l’annuncio della CASC sullo sviluppo del turismo spaziale. L’agenzia statale di Pechino ha infatti dichiarato di voler realizzare entro cinque anni un turismo suborbitale operativo, seguito da una transizione graduale verso servizi per passeggeri in orbita.

Se fa un po’ specie pensare al PCC che progetta escursioni in stile Bezos per spedire in orbita Katy Perry e compagnia, bisogna però riflettere su cosa altro, a livello strutturale, questo tipo di mercato potrebbe abilitare. Come spiega il think-tank Lexology, lo sviluppo di veicoli per il trasporto umano richiederà elevati standard di sicurezza per l’equipaggio, mercati assicurativi ad hoc, infrastrutture di terra e quadri normativi per voli spaziali commerciali. E soprattutto, perché sia economicamente sostenibile, serviranno sistemi di lancio riutilizzabili. Tutti questi aspetti, in particolare l’ultimo, sono ciò che interessa a Pechino. Nell’ambito della rivalità con gli Stati Uniti, il tallone d’Achille della Cina è infatti proprio il non essere ancora riuscita a portare a termine con successo un test di lancio con razzo riutilizzabile.

Al contrario, come scrive il quotidiano di Singapore The Straits Times, “il razzo riutilizzabile Falcon 9 della rivale statunitense SpaceX ha permesso alla sua controllata Starlink di raggiungere un quasi monopolio sui satelliti in orbita terrestre bassa (LEO) ed è impiegato anche per il turismo spaziale orbitale”.

Il monopolio satellitare di Musk è considerato da Pechino un rischio per la sicurezza nazionale, ed è per questo che, rivela sempre The Straitstimes, la Cina starebbe approntando piani grandiosi per mettere in orbita 200.000 satelliti entro il 2040. Ma, per farlo, è necessario ridurre i costi dei lanci e la riusabilità dei razzi è fondamentale.

La Luna e oltre

Le prospettive del piano Space+ guardano però molto più in là dell’affollata orbita intorno alla Terra. Innanzitutto, la Cina mira a realizzare delle vere e proprie infrastrutture digitali spaziali, con piattaforme di intelligenza artificiale in grado di elaborare i dati direttamente in orbita. Questo consentirebbe di sfruttare la continua e più intensa esposizione solare per generare l’energia necessaria a calcoli altamente complessi, senza gravare sulle reti terrestri. È questa, in realtà, una materia su cui le aziende occidentali, a partire da SpaceX, stanno già discutendo. Ma l’integrazione dell’orbital computing nella pianificazione industriale cinese solleverà di sicuro nuove questioni circa la sicurezza informatica e la governance dei dati.

Altro punto interessante riguarda lo sviluppo di risorse spaziali in situ. In pratica, nell’ottica di realizzare delle basi lunari permanenti, o addirittura delle basi marziane, che siano indipendenti e sostenibili, si tratterà di garantirsi la generazione di energia e di estrarre risorse dallo stesso suolo lunare (che magari potrebbero arrivare anche sulla Terra).

Infine, non è certo un caso che la presentazione dei piani del CASC sia arrivata giusto due giorni dopo l’inaugurazione della prima School of Space Exploration cinese presso l’Accademia delle scienze di Pechino. “I prossimi 10-20 anni saranno per la Cina una finestra per fare un salto nel campo della navigazione interstellare”, scrive l’agenzia stampa governativa Xinhua. Insomma, dopo le operazioni in orbita terrestre e sulla Luna, la Cina punta all’esplorazione dello spazio profondo.

 

In copertina: un frame dal video di CGTN