
Questo articolo fa parte del canale tematico The Carbon Observer: iscriviti alla newsletter
I crediti di carbonio si stanno definitivamente trasformando da accessorio della sostenibilità aziendale a tassello strutturale di strategie industriali, finanza e politiche climatiche. È questo il quadro delineato dalla 2026 Carbon Market Buyer’s Guide di South Pole, società di consulenza climatica di rilevanza globale, che fotografa un mercato entrato in una nuova fase, segnato da regole più stringenti, crescente attenzione all’integrità e aspettative sempre più alte da parte di investitori e altri stakeholder aziendali.
“La guida parte da una contraddizione ormai evidente: mentre in diversi paesi rallenta la spinta sulle politiche climatiche, gli effetti concreti del riscaldamento globale stanno trasformandosi in rischi economici diretti per le imprese”, spiega a Materia Rinnovabile Alberto Lanzoni, direttore commerciale per l'Europa meridionale di South Pole. “Secondo il più recente Net Zero Report di South Pole, quasi tre quarti delle istituzioni finanziarie si aspettano che le aziende in portafoglio abbiano una strategia sui crediti, mentre oltre il 70% considera più solide e finanziabili le imprese con percorsi credibili verso il net zero. La Buyer’s Guide conferma questa tendenza: i crediti di carbonio ad alta integrità rafforzano la credibilità dei piani di transizione e di azzeramento delle emissioni nette, consentendo alle aziende di gestire le emissioni residue.”
Il “reset” dell’integrità
Nella sua guida, South Pole individua quattro grandi direttrici che definiranno il mercato nei prossimi anni: integrità, domanda, policy e prezzi. Rispetto al passato, è proprio l’integrità a segnare il primo profilo di discontinuità. “La qualità dei crediti sta diventando più standardizzata grazie all’azione di organismi come ICVCM, ai sistemi di rating indipendenti e alla crescente attenzione da parte dei buyer. L’alta integrità è oggi la condizione minima per operare nel mercato volontario”, continua Lanzoni.
Se da un lato si prevede una contrazione dei volumi di emissione, dovuta a standard sempre più rigorosi e a requisiti più stringenti per progettazione, monitoraggio, rendicontazione e verifica dei progetti, dall’altro la domanda, intanto, è destinata a crescere rapidamente. L’IPCC stima che entro metà secolo serviranno tra 5 e 16 gigatonnellate di rimozioni di CO₂ all’anno, una scala enormemente superiore a quella attuale. La prossima decade viene descritta come una fase di forte accelerazione delle rimozioni, sia nature-based sia tecnologiche, con il mercato volontario nel ruolo di piattaforma di early finance per sostenere lo sviluppo dei progetti.
In parallelo accelera anche la digitalizzazione del settore. Sistemi di Digital Monitoring, Reporting and Verification basati su telerilevamento, IoT e digital twin sono presentati come strumenti che promettono di aumentare trasparenza e tracciabilità dei progetti, introducendo flussi continui di dati verificabili. Per South Pole questa evoluzione potrebbe aprire la strada a mercati sempre più automatizzati e persino a crediti tokenizzati.
Prezzi, regole e gestione dei rischi
A cambiare non è solo il mercato, ma anche il quadro normativo. “Lo standard SBTi Corporate Net-Zero V2.0 e il framework Ongoing Emissions Responsibility spingono verso un utilizzo più strutturato dei crediti per gestire le emissioni residue, mentre il VCMI Claims Code definisce diversi livelli in base alla quota di emissioni residue compensata con crediti di carbonio di alta qualità, al fine di garantire maggiore trasparenza e integrità”, continua Lanzoni. Allo stesso tempo, soprattutto in Europa, si restringe lo spazio per i claim ambientali generici: le nuove norme limitano l’uso di affermazioni come “carbon neutral” se basate esclusivamente sull’offsetting e chiedono maggiore chiarezza tra riduzioni interne ed emissioni compensate attraverso crediti. Un punto fondamentale, quello delle riduzioni interne, che South Pole sottolinea anche nella sua guida: “I crediti non sostituiscono la decarbonizzazione interna, ma restano uno strumento complementare, utile soprattutto per affrontare le emissioni residue difficili da abbattere e per finanziare progetti di mitigazione durante la transizione”.
Questa trasformazione avrà inevitabilmente effetti anche sui prezzi. Dopo una fase di flessione, South Pole prevede un ritorno alla crescita: circa 20 dollari a tonnellata entro il 2030 e oltre 200 dollari nel 2050 per le rimozioni di alta qualità. “In un contesto in cui l’offerta rischia di restringersi a causa di criteri più severi, e i costi sono in crescita, la guida suggerisce strategie di copertura e mitigazione di questi rischi basate su contratti di acquisto pluriennali, acquisti forward e accordi di offtake, per costruire un portafoglio diversificato e resiliente nel lungo periodo”, conclude Alberto Lanzoni.
Più che un semplice manuale operativo, la 2026 Carbon Market Buyer’s Guide racconta dunque un cambio di fase: un mercato nato per colmare i limiti della politica climatica viene oggi normato, digitalizzato e finanziarizzato. La vera sfida sarà capire se questa nuova fase dei mercati del carbonio riuscirà a consolidare standard condivisi di qualità e trasparenza, accompagnando in modo credibile gli obiettivi di decarbonizzazione delle imprese e la crescita delle soluzioni di rimozione della CO₂.
Questo contenuto è realizzato grazie al supporto degli sponsor
In copertina: immagine Envato
