Roma - È arrivato il momento di rilanciare le biotecnologie nel settore della bioeconomia, in particolare sull’agroalimentare e nelle colture per materiali ed energia. Ne è convinta Assobiotec-Federchimica che ha presentato il 5 ottobre il Position Paper La Quarta Rivoluzione Agroalimentare, nel corso dell’evento internazionale Biosolutions: Driving Europe’s Agri-Food and Industrial Future and Competitiveness, promosso nell’ambito della European Biotech Week. L’incontro, moderato da Materia Rinnovabile, ha raccolto istituzioni europee e nazionali, comunità scientifica e industria per indirizzare ai decisori politici un piano d’azione che colmi il divario tra ricerca e applicazione nelle aziende agricole e nei processi industriali.
Il documento, curato dall’Area Biotech per la Bioeconomia, parte dalle pressioni sull’agricoltura: cambiamento climatico, scarsità di risorse naturali, nuove malattie, domanda di cibo in crescita. La risposta avanzata è un paradigma fondato sulla conoscenza biologica, capace di “produrre di più con meno”: meno risorse ed energia, minori emissioni, un uso più mirato degli input. Dopo la rivoluzione neolitica e la rivoluzione verde, spiega Elena Sgaravatti, vicepresidente di Assobiotec-Federchimica e coordinatrice dell’Area, oggi la sfida è garantire cibo sicuro a una popolazione in crescita, facendo i conti con la scarsità d’acqua, la perdita di fertilità dei suoli e gli eventi climatici estremi. “La risposta a questa equazione apparentemente impossibile non sta nel consumare più risorse, terra o energia, ma nello sfruttare l’infinitamente piccolo: la conoscenza approfondita della biologia.”
Le tecnologie di evoluzione assistita (TEA) servono a sviluppare varietà vegetali più resistenti a siccità, caldo e malattie e più efficienti nell’uso di acqua e nutrienti, senza alterarne identità e gusto, sostiene l’associazione. Accanto a esse, le biosoluzioni basate su microrganismi ed enzimi e i modelli di agricoltura rigenerativa puntano a migliorare la salute del suolo, favorire la biodiversità e ridurre l’impatto delle produzioni. Un ruolo centrale è attribuito alla fermentazione, tradizionale e di precisione, e alla bioconversione degli scarti agricoli, che possono diventare biocombustibili, biofertilizzanti, biostimolanti, biomateriali e ingredienti per cosmetica e salute.
“La quarta rivoluzione agroalimentare significa passare dall’idea di produrre di più semplicemente aumentando le risorse impiegate, all’idea di produrre meglio attraverso la conoscenza e la valorizzazione dei processi biologici che ci accompagnano da sempre, dal pane allo yogurt”, prosegue Sgaravatti. Il passaggio al campo, però, richiede condizioni precise: “Per trasferire queste soluzioni dalla ricerca ai campi servono tempi autorizzativi certi, regole chiare e un contesto normativo e finanziario capace di stare al passo con l'innovazione scientifica”.
Su questo si articolano le tre priorità di Assobiotec. La prima è un’attuazione armonizzata del nuovo quadro europeo sulle TEA, con sostegno agli investimenti in ricerca e miglioramento genetico, tutela equilibrata della proprietà intellettuale e informazione pubblica basata sulle evidenze. La seconda riguarda le biosoluzioni: procedure autorizzative più rapide e armonizzate, strumenti finanziari di mitigazione del rischio, sviluppo di bioraffinerie e condizioni di mercato favorevoli. La terza punta sugli elementi abilitanti: collaborazione tra imprese, università e startup, formazione di competenze specialistiche, comunicazione basata sulle evidenze scientifiche.
Sulla terza priorità, il rafforzamento dell’ecosistema dell’innovazione tra università, startup e imprese, Sgaravatti è esplicita: si tratta di “misure essenziali per consentire all’Italia e all’Europa di cogliere le opportunità offerte dalle grandi tappe legislative”, cioè il futuro Biotech Act II, la Strategia europea per la bioeconomia e il pacchetto Omnibus Food & Feed. L’obiettivo, aggiunge, è garantire al sistema agroalimentare “competitività, sostenibilità e autonomia strategica”.
In copertina: immagine Envato
