Forse più che un grande evento come gli Stati Generali il governo dovrebbe davvero prendersi una manciata di giorni e chiudersi in convento come consiglia uno dei padri fondatori del PD, Pierluigi Castagnetti. Portandosi magari una decina di esperti con cui discutere seguendo il classico processo maieutico. A supporto – credo – servirà ascoltare le proposte che giungono dal mondo della cultura, sia essa civica, economica, ambientale o sociale. Le proposte della task force Vittorio Colao sono state decisamente deludenti. «C’è una linea chiara e precisa nel piano Colao per il “Rilancio Italia 2020-2022” che è quella di proporre un modello economico e sociale pre-crisi Covid 19 che non è affatto resiliente», ha commentato il leader dei Verdi, Angelo Bonelli. «Il suo piano è aria fritta», spiega Matteo Orfini (PD). 
Come Materia Rinnovabile, osservatorio esperto sui temi di economia circolare, dunque promotore di una nuova visione dell’economia nazionale ed europea, vogliamo fornire qualche spunto su quello che potrebbe essere il Green New Deal Italiano. Un piano vero di medio lungo termine per ripensare il paese con azioni concrete da intraprendere subito e con una visione comune, che parta dai più giovani, dai più deboli, dalle imprese più innovative, dalla sicurezza del territorio, dalla rigenerazione dell’economia.

1. Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, resilienza del territorio e messa in sicurezza della biodiversità

Oggi il principale rischio per la nostra salute e per la nostra economia è il cambiamento climatico. Lavorare per mettere in sicurezza le nostre infrastrutture, partendo da quella idrica per agricoltura ed energia, i porti, le città marittime in aree colpite dall’innalzamento dei mari, incluse le basi militari può essere un importante volano per il settore costruzioni (a patto che i progetti seguano i principi dell’edilizia circolare) e per la rigenerazione edilizia e infrastrutturale. Mettendoci allo stesso tempo al riparo dagli effetti perniciosi del cambiamento climatico. Si includa poi anche il piano sisma e il ripensamento delle strutture scolastiche e turistiche in ottica di sostenibilità. Importanti investimenti vanno fatti per elettrificare il settore agricolo e renderlo resiliente agli impatti del clima. Infine il piano nazionale per la biodiversità, congiunto ad uno per la bioeconomia, con una chiara discussione sul ruolo delle biomasse, è necessario per la tutela del patrimonio paesaggistico, da cui dipenderà la crescita futura del turismo (sostenibile) e di tanti servizi e PMI (dalla bike-economy alla bio-ingegneria).

2. Educazione e Cultura

Se vogliamo davvero accelerare la transizione verso una nuova Italia, pronta finalmente per il XXI secolo, serve impiegare maggiori risorse per la scuola e l’università. Sia tramite nuovi curriculum scolastici e su una nuova didattica (il Messico ha un grande piano per l’educazione superiore per il 2030 e l’Italia no?) sia per le strutture e la ricerca. In questo caso serve investire nei settori cardine del nostro paese, nelle scienze ambientali e informatiche, aumentando sostanzialmente gli stipendi dei ricercatori, internazionalizzando la ricerca e creando un pool di risorse per i ricercatori pubblico e privato, anonimo (in modo da tagliare il cordone tra interessi privatistici e ricerca). Aiuto al giornalismo, creando fondi per giornalismo investigativo, sociale e ambientale.

3. Infrastrutture green

Deroghe e procedure accelerate per infrastrutture green, dall’alta velocità in aree non ambientalmente sensibili agli impianti rinnovabili (esclusi quelli a biomasse, sappiamo che la combustione in economia circolare è l’ultima delle soluzioni da considerare). L’energia rinnovabile è la chiave centrale per un’economia nazionale davvero circolare. ENI e altre compagnie oil&gas devono presentare un piano di decarbonizzazione realistico a medio termine concordato con lo Stato. Aiuto ad Alitalia condizionato da investimenti in R&D per ridurre le emissioni (25% del versato).

4. Economia Circolare

Il MEF dovrà chiamarsi Ministero dell’Economia Circolare e attivare un piano interministeriale per l’accelerazione circolare, aprendo un tavolo di innovazione dedicato. Servirà dunque presentare un piano nazionale sugli impianti di riciclo e di termovalorizzazione (con un long term plan di decommissioning). Potenziamento della sharing economy non distorsiva (per esempio AirBnB) e fondi per l’innovazione per Prodotto-come-servizio, Life-Extension, sostengo per la vendita sfuso. Riduzione iva 5% per prodotti “circular” o con evidenti connotazioni di circolarità.

5. Agenzia per l’Acqua

Per l’Italia questa deve essere una risorsa per i cittadini e per l’agricoltura continuando ad investire nell’ammodernamento della rete idrica, dei bacini, del sistema di dighe, liberando i corsi fluviali e ampliando i bacini naturali degli alvei fluviali. Stop alla gestione privata e aumento sostanziale delle concessioni regionali per chi usa acqua pubblica per produrre beni privati di consumo. Per meglio coordinare questo sforzo, si istituisca una nuova agenzia per l’Acqua.

6. Semplificazione e Rotazione dei dirigenti pubblici

Se c’è un ostacolo alle riforme progressiste e circolari sono le menti conservatrici che purtroppo spesso regnano incontrastate in tanti ministeri e agenzie pubbliche. Sebbene lo Stato debba garantire i propri dipendenti è normale per i quadri rimettersi in discussione sul mercato del lavoro. Nessun dirigente dovrebbe occupare la stessa posizione per più di cinque anni. Semplificazione è probabilmente il passaggio più difficile per le migliaia di interessi di lobby che sono incluse in tante norme e procedure. Serve una task force con soggetti europei esterni che lavori ad un progetto al 2022.

7. Piano per la mobilità leggera

Raggiungere entro il 2025 il 20% degli investimenti sulla mobilità pedonale, ciclabile e con altri mezzi leggeri, favorendo l’intermodalità nelle aree rurali e periferiche. Rete nazionale ciclabile pronta entro il 2024. Ampliamento vagoni per trasporto bici, anche sull’alta velocità, ed eliminazione del biglietto per le due ruote

8. Eliminazione progressiva in 5 anni dei sussidi alle fonti fossili

Risorse che possono essere usate addizionalmente, in matching a quelle EU, per l’elettrificazione del settore agricolo e innovazione nei trasporti (come l’idrogeno sui treni). L’Italia deve porsi come obiettivo la riduzione del 60% delle emissioni di CO2 al 2030

9. Reddito universale a durata limitata

Il basic income è fondamentale per sostenere i ceti meno abbienti accompagnandoli in una transizione quadriennale verso l’autosostentamento economico. Una parte di questo reddito universale può essere finanziata da una Tobin tax sulle transazioni finanziarie e sui colossi web.