La paternità di un progetto è sempre collettiva, ma da qualche parte ci sono un momento e delle persone che innescano il processo che, prima o poi, porta alla sua realizzazione. Può sembrare un grande classico, ma per la nostra rivista è avvenuto a tavola, durante un pranzo con Catia Bastioli, Gianni Silvestrini e altri di Kyoto Club, per discutere di quanto potesse essere importante e attuale dare all’idea di rinnovabilità della materia la stessa visibilità e familiarità che avevano già da tempo raggiunto le tecnologie per la produzione di energia da fonti rinnovabili.

Si trattava di dare voce a un concetto che già aveva preso forma in pratiche industriali importanti, e che a breve avrebbe connotato fortemente le politiche economiche dell’Unione Europea, per allargarsi quindi come fenomeno di scala globale. Dare voce, e ancora di più un volto e un’immagine, ai trend di innovazione più significativi l’economia circolare, la bioeconomia – rendendoli leggibili e visibili, aggregando il tutto sotto il cappello di un nome unificante, appunto, quello di Materia Rinnovabile.

Dopo un periodo di “incubazione” e di scambi con tanti attori importanti in diversi settori, nel novembre del 2014 nasceva con il necessario respiro internazionale Materia Rinnovabile / Renewable Matter. Elaborazione teorica, ricerca e innovazione, impresa, politiche: l’intenzione di rappresentare nel modo più ampio ed efficace quanto stava cambiando nel rapporto tra economia, ambiente e società ha definito la linea editoriale. Con una spiccata attenzione agli aspetti visivi, alla “faccia” di ciò che volevamo documentare, un obiettivo brillantemente ottenuto grazie al progetto grafico di Mauro Panzeri.

Il primo numero rappresentò la dichiarazione d’intenti per un progetto che arriva oggi al traguardo dei 50 numeri. Da allora la rivista ha saputo attrarre l’attenzione e la partecipazione di moltissimi tra i protagonisti negli ambiti elencati sopra, ha saputo arrivare dove è più utile informare e sensibilizzare, nelle università, sui tavoli dei decisori politici e nelle imprese, con innumerevoli partecipazioni a eventi e meeting nazionali e internazionali.

Con l’attuale direzione si è ampliata la portata tematica e l’internazionalizzazione, con un grande sviluppo delle attività sul web. Oggi Materia Rinnovabile mantiene il suo focus sull’innovazione nell’uso delle risorse materiali, ma ne analizza tutti gli aspetti. Capacità critica e di approfondimento sono qualità riconosciute del magazine, che riesce nel fondamentale compito di riportare lo specifico tecnico, l’innovazione di processo o di prodotto, agli scenari più ampi in cui questi vanno a inserirsi. Dalla finanza alla politica, dalla formazione alla scienza e alla cultura, documentando uno dei più importanti processi di cambiamento in corso, verso gli ineludibili obiettivi di sostenibilità.

Questi 50 numeri sono quindi un punto di partenza, perché, come sintetizza efficacemente Kim Stanley Robinson ne Il Ministero per il Futuro, “l’economia ortodossa non si dimostrava all’altezza del compito e restava concentrata sulla sua vecchia analisi del capitalismo, come se quest’ultimo fosse l’unica politica economica possibile, paralizzando così la disciplina economica, come un cervo davanti ai fari di un’automobile che gli si sta avvicinando di corsa”. E questa non è science fiction, ma la realtà che ci motiva e ispira costantemente.

 

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