Il termine circolarità si sta diffondendo non solo tra le imprese che credono nell’economia circolare ma anche tra le persone che hanno compreso l’importanza di ridurre gli sprechi e diminuire l’impatto sull’ambiente. Di economia circolare si parlerà in diversi eventi inseriti nel programma culturale del Salone della CSR 2026 previsto in Università Bocconi il 6, 7 e 8 ottobre, che quest’anno ha scelto come titolo “Andare oltre”.

Un’edizione, quella del 2026, che propone una riflessione profonda sulla necessità di cambiare la prospettiva con la quale guardare il mondo. Per generare soluzioni innovative che tengano conto dei cambiamenti in corso bisogna imparare ad andare al di là delle apparenze, mettersi in discussione, non sottovalutare mai punti di vista diversi.

La 14° edizione del Salone della CSR darà grande attenzione non solo all’economia circolare ma più in generale al tema della circolarità in senso ampio per sottolineare la cresciuta consapevolezza che le risorse a disposizione sono sempre più scarse mentre i bisogni sono aumentati. Un passaggio importante che evidenzia come lo spreco e l’idea dell’usa e getta stanno lasciando spazio al riutilizzo, alla rigenerazione, alla valorizzazione dei rifiuti oltre che delle idee e delle relazioni. Un cambiamento che vede coinvolte imprese, cittadini, organizzazioni del terzo settore e pubblica amministrazione, consapevoli della necessità di un cambio di passo rispetto al passato.

Le imprese: oltre l’economia circolare

Nel percorso verso la circolarità è cresciuta l’attenzione delle imprese, in particolare di chi ha scelto la sostenibilità come driver strategico. Creare prodotti ben progettati, che generano meno rifiuti e durano nel tempo, rappresenta un obiettivo per un business responsabile. Ecodesign, riutilizzo dei materiali, simbiosi industriale, controllo della filiera: questo l’impegno per proporre al mercato prodotti che possono essere riutilizzati, riparati o riciclati al termine della loro vita. Una scelta che permette anche di ridurre il consumo di energia e l’impiego di materie prime.

Sempre più spesso vengono valorizzati i processi di simbiosi industriale in cui i prodotti di scarto e i sottoprodotti di un’impresa o di un’attività industriale diventano materie prime per un’altra azienda o per un diverso processo produttivo. Queste iniziative prevedono infatti lo scambio di materiali, energia, acqua e competenze tra realtà diverse per trasformare gli scarti in risorse utili massimizzando il loro riutilizzo. Un approccio che va oltre il riciclo e il riuso perché capace di creare rapporti di interdipendenza dove energia e rifiuti circolano senza che vengano prodotti scarti.

Gli altri attori sociali: verso comportamenti sostenibili e circolari

Per le persone adottare un approccio circolare significa cambiare lo stile di vita, una decisione che porta anche a un risparmio concreto. Fenomeni come l’acquisto di prodotti di seconda mano e la diminuzione degli sprechi alimentari (che rimangono però ancora troppo alti) sono esempi di questo cambio comportamentale.

Anche le organizzazioni del terzo settore stanno contribuendo alla promozione di stili di vita più responsabili in particolare collegati alla dimensione ambientale: per molte associazioni la riduzione di tutti gli sprechi è un’attività centrale della loro missione. In questo percorso di cambiamento il ruolo della PA è fondamentale non solo per educare i cittadini ma anche per favorire interventi di sistema che portano a una responsabilità ambientale condivisa, strumento di coesione territoriale e di integrazione delle filiere locali.

Essere sostenibili e credere nella circolarità aiuta a rigenerare il pianeta, una sfida collettiva che deve vedere l’impegno di tutti in un processo di ricostruzione degli equilibri naturali, sociali ed economici. Per andare verso una transizione ecologica capace di trasformare gli attuali modelli di sviluppo in chiave sempre più circolare e quindi più sostenibile.

“Andare oltre” significa anche invitare tutti ad alzare l’asticella del proprio operato per raggiungere traguardi sempre più ambiziosi: non limitarsi solo a “fare bene”, ma impegnarsi anche a misurare e valutare l’impatto sociale e ambientale generato.

 

In copertina: immagine Envato