da Anghebeni – La Vallarsa è una valle stretta, scavata dal torrente Leno tra il massiccio del Pasubio e Rovereto: quarantadue frazioni sparse sui versanti, cinquanta associazioni, qualche albergo nella parte alta, tanti artigiani, agricoltori e tre o quattro aziende agricole specializzate in erbe officinali. Uno dei pochi edifici industriali di rilievo è la conceria di Sega, un capannone il cui tetto, da settembre 2025, ospita un impianto fotovoltaico. È da quel tetto che passa una delle configurazioni più tecnicamente interessanti del panorama CER italiano: la comunità energetica rinnovabile Energia Nuova ETS, operativa da ottobre, che aggrega famiglie, piccoli artigiani, alberghi, istituti religiosi, la Famiglia Cooperativa e le Pro Loco lungo il perimetro della cabina primaria, dai comuni della valle fino al centro storico di Rovereto.
A guidarla c'è Geremia Gios, professore di economia ambientale all'Università di Trento, sindaco di Vallarsa dal 2000 al 2015 e presidente della Fondazione Vallarsa: l'erede patrimoniale della cassa rurale locale, sopravvissuta con i suoi circa tre milioni di euro di capitale alla stagione delle fusioni bancarie. “Unico caso in Italia”, racconta Gios, ricevendo Materia Rinnovabile nel sito della conceria. “Quando siamo stati obbligati a fonderci, non per problemi di bilancio ma perché eravamo troppo piccoli, secondo la Banca d'Italia, siamo riusciti a tenere il patrimonio.” Quel patrimonio oggi finanzia la transizione energetica della valle e il supporto a famiglie e attività artigianali.
L'architettura contrattuale: PPA fisico più configurazione CACER
Il valore del caso Vallarsa sta nell'architettura a due livelli, che merita di essere scomposta. La Fondazione ha costituito una srl benefit (Vallarsa Energia) che ha acquisito il diritto di superficie sul tetto della conceria e vi ha realizzato un impianto fotovoltaico da 403 kWp, formato da 858 moduli, selezionando Sorgenia dopo una comparazione di mercato: una scelta che ha generato un risparmio significativo rispetto agli altri competitor.
La produzione annua stimata si attesta a oltre 370 MWh di energia 100% verde, con un beneficio ambientale equivalente a 70 TEP (tonnellate equivalenti di petrolio) risparmiate ogni anno e a una riduzione delle emissioni di CO₂ pari a oltre 170 tonnellate annuali.
Il modello di sviluppo è stato un PPA on-site: un power purchase agreement fisico in cui la conceria (che assorbe circa 220 MWh l'anno) acquista direttamente l'energia prodotta sul proprio tetto da un impianto che non le appartiene. È la forma contrattuale più semplice della famiglia dei PPA, quella in cui produzione e consumo coincidono fisicamente nello stesso sito, senza passare per la rete pubblica: nessun onere di trasporto, nessuna perdita di rete, un prezzo dell'energia negoziato bilateralmente e stabile su orizzonte pluriennale: l'elemento che rende bancabile l'investimento di Vallarsa Energia. A differenza dei PPA off-site o virtuali (contratti finanziari per differenza, ormai standard nel corporate procurement delle grandi utility), qui il flusso fisico e quello contrattuale coincidono.
Il secondo livello è la configurazione CACER ai sensi del decreto CER del gennaio 2024 e del TIAD di ARERA: l'energia eccedente rispetto all'autoconsumo della conceria viene immessa in rete e condivisa virtualmente tra i membri della comunità all'interno del perimetro della cabina primaria. Su questa energia condivisa il GSE riconosce la tariffa incentivante ventennale, cui si somma il corrispettivo di valorizzazione per l'energia autoconsumata. È il meccanismo dell'autoconsumo diffuso: non un filo diretto tra impianto e utenze, ma una coincidenza oraria tra immissioni e prelievi, misurata e premiata.
“Coniugare il PPA con la comunità energetica è possibile quando, come in questo caso, il proprietario della superficie non è in grado di effettuare l'investimento direttamente”, spiega Valerio Palella, responsabile della comunità energetiche di Sorgenia. “Quindi subentra un soggetto terzo che fa l'investimento su una superficie non di proprietà, ma sotto c'è un'industria che consuma.”
È lo schema che scioglie il nodo classico del fotovoltaico industriale italiano: milioni di metri quadri di coperture di PMI che non hanno capitale, competenza o interesse a diventare produttori. Sorgenia lo ha già replicato una quarantina di volte nell'ambito dei bandi PNRR – in cui la pubblica amministrazione entra conferendo utenze a costo zero − e lavora ora a una comunità energetica nazionale che metterà in rete impianti di proprietà su tutto il territorio.
La fiducia come infrastruttura di aggregazione
L'adesione è costata trenta euro a socio. Il reclutamento non ha richiesto campagne: “Non ho avuto problemi per prendere cento soci. Potevo arrivare a cinquecento”, dice Gios, che trasuda carisma e competenza da ogni poro. Il vincolo non era la domanda ma il dimensionamento: l'equilibrio tra energia condivisa e platea dei membri, per non diluire l'incentivo pro capite. Palella riconosce che il promotore radicato − una figura come Gios, quello che altrove a volte manca − “è oggi il punto più difficile da realizzare nelle CER italiane”.
Sui benefici economici, Gios mantiene la prudenza dell'economista: servirà un anno di dati reali della CER per avere chiare le cifre dei benefici. La stima: “Tra i 50 e i 100 euro l'anno” a famiglia, in funzione, precisa Palella, della capacità di spostare i consumi nelle ore solari, il load shifting che trasforma il membro passivo in consumatore attivo. Ad aiutare la CER ci pensa una piattaforma fornita da Sorgenia che rende visibili produzione, energia condivisa e incentivi GSE. “Non dimentichiamoci poi che la CER ha uno scopo sociale”, ricorda Gios. “Il 23% degli incentivi andrà a finalità sociali sul territorio.”
A rallentare però questi progetti si mette la burocrazia: “Semplificando un po’, per costruire l'impianto ci sono voluti tre mesi. Per costruire la comunità energetica, dal punto di vista burocratico, tre anni”, spiega Gios. Una vera inflazione normativa, la definisce l’economista.
Anche dal lato dell'operatore la priorità è la semplificazione. “Una delle semplificazioni che abbiamo chiesto è di non costituire per forza il soggetto giuridico”, dice Palella. “Questo agevolerebbe molto l'aggregazione, perché di fatto oggi un membro è costretto a partecipare al soggetto giuridico”, un passaggio opaco per la maggior parte dei cittadini. Il quadro regolatorio è certo fino a dicembre 2027; oltre, il regolatore non si è ancora pronunciato: un'incognita non banale per chi deve firmare contratti ventennali.
Cercando un titolo per questa storia, la sintesi arriva da sola: si risparmia solo se insieme. In Vallarsa, dove una cassa rurale è sopravvissuta trasformandosi in fondazione e una conceria ha prestato il tetto alla propria valle, sembra meno uno slogan e più un teorema dimostrato.
In copertina: foto Sorgenia
