“Cittadinanza energetica” è il concetto al centro del Piano strategico presentato a fine ottobre da ènostra, prima cooperativa energetica in Italia per la produzione e la fornitura di energia rinnovabile. Il documento programmatico guarda al periodo 2026-2029. È frutto di più di un anno di lavoro condiviso fra CdA, staff e comitato tecnico scientifico di ènostra, con il contributo anche di ex-amministratori. E si è sviluppato lungo un percorso fortemente caratterizzato in senso partecipativo. Che ha tenuto conto ad esempio delle quasi 3.500 risposte che i soci hanno fatto pervenire tramite un questionario, è stato puntellato da una pluralità di momenti di confronto e ascolto, e ha definito un mandato chiaro per il futuro di ènostra: consolidare, rafforzare, creare più impatto.

Del resto, cittadinanza energetica significa proprio questo: i singoli “cittadini energetici” e le comunità che diventano protagonisti della transizione energetica, in quanto, oltre a essere consumatori, svolgono un ruolo attivo nella produzione, condivisione e trasformazione dell’energia. Nella convinzione che la transizione, per essere sostenibile e giusta, debba fondarsi non solo sulla trasformazione tecnologica ma anche su scelte di governo espresse dalla collettività, che include persone, imprese, organizzazioni del terzo settore e pubblica amministrazione.

Un’altra idea di energia è possibile in un mondo in rapido mutamento

Il Piano strategico è stato illustrato in un webinar dedicato ai soci da Gianluca Ruggieri, presidente di ènostra, e Chiara Brogi, vicepresidente. È articolato su tre dimensioni: produzione, innovazione e comunità. Lo sforzo principale del documento è quello di combinare l’orizzonte di medio-lungo termine con l’attenzione all’operatività quotidiana. Per giunta in un contesto in cui “tutto cambia velocemente”, ha sottolineato Ruggieri riferendosi alle principali “tensioni”, come le definisce il Piano, che stanno ridefinendo il ruolo dell’energia e delle comunità: dipendenza dalle fossili e instabilità geopolitica che impongono un sistema elettrificato, rinnovabile e distribuito; crisi climatica in accelerazione e politiche UE per la transizione sbilanciate sulla competitività; politiche discontinue in Italia con ostacoli autorizzativi e progetti calati dall’alto che creano conflitto sui territori; comunità energetiche rinnovabili (CER) che cercano modelli duraturi e grandi operatori di mercato che alzano l’asticella su prezzo e digitale.

La risposta di ènostra a tutte queste sollecitazioni non è ovviamente la presunzione di poter prevedere ogni evoluzione, ma la consapevolezza della direzione su cui si vuol mantenere dritta la barra. Che rimane quella di dimostrare che un’altra idea di energia è possibile: basata esclusivamente su fonti rinnovabili, ancorata al modello cooperativo, caratterizzata da produzione distribuita, radicamento locale, democrazia energetica e tutela dei beni comuni.

Aumentare la relazione diretta tra produzione e consumo

Sono tre i macro-obiettivi che il Piano strategico intende conseguire: aumento della produzione di energia rinnovabile, ampliamento degli strumenti di partecipazione, crescita dei territori e delle comunità.

Quanto al primo obiettivo, si parte dall’assunto che l’energia consumata deve assomigliare alla comunità che la produce. Ciò significa ridurre la distanza tra energia prodotta e consumata dalla medesima comunità. L’obiettivo è quindi declinato lungo tre direttrici: aumento dell’energia prodotta da impianti di proprietà di ènostra; aumento di quella prodotta tramite impianti di proprietà di terzi; e aumento dell’energia “tracciata”, perché tutta l’energia che fa capo a ènostra è rinnovabile ma non di tutta è a oggi tracciata l’esatta provenienza. Il che è invece un aspetto fondamentale per “chiudere il cerchio della relazione diretta tra produzione e consumo, perché è anche in questo aspetto e non solo nella certificazione che sta la qualità dell’energia”, ha spiegato Chiara Brogi.

I target al 2029 sono ambiziosi: si vuole triplicare l’energia prodotta dalla cooperativa, da 5 a 15 GWh. Notevole anche l’incremento previsto (fino a 1,5 MWh) nella potenza installata tramite impianti dei soci. Si punta a 100 GWh di energia totale fatturata ai clienti (dai circa 60 GWh a fine 2025), per aumentare la fetta di consumo di energia rinnovabile “spostata” verso un modello coerente con quello cooperativo. Obiettivo raddoppio (arrivando al 40%, dal 20% circa di fine 2025) per la quota di consumi coperta da energia tracciata (cioè da impianti propri, partner certificati o piccoli produttori), per ridurre la dipendenza da quella “indistinta”.

Più strumenti di partecipazione e più relazioni fra le comunità

Veniamo al secondo obiettivo, cioè l’ampliamento degli strumenti di partecipazione. Significa espandere l’ecosistema di soluzioni a disposizione del cittadino energetico con servizi innovativi e integrati che aumentino e facciano evolvere la sua capacità di essere attore protagonista della transizione, in linea con i cambiamenti in atto nel sistema energetico e possibilmente anticipandoli.

Molto importante in questo senso il target al 2029 del 10% (dal 3% previsto a fine 2026) di soci con almeno due servizi attivi, una misura che esprime la capacità di accompagnarli su percorsi più completi di cittadinanza energetica che vadano oltre la sola fornitura. Si punta a un 18% di soci che partecipano economicamente alla cooperativa, invertendo la tendenza al ribasso degli ultimi anni. E a un aumento dei soci che finanziano gli impianti collettivi, per sostenere i 4,5 milioni di euro di investimenti in nuova produzione rinnovabile previsti entro il 2029 (specie nei primi due anni, per arrivare ad avere i progetti in esercizio entro la fine del periodo).

Fare più comunità e più rete è il terzo e ultimo obiettivo. Vuol dire più utenti ma soprattutto più relazioni tra persone e organizzazioni che condividono l’obiettivo di accelerare una transizione giusta oltre che sostenibile. A fine 2029 si punta a raggiungere i 28.000 soci, dagli attuali quasi 20.000. E ad avere un 5% dei soci che partecipano al voto in assemblea, in presenza oppure online.

Cantieri aperti

A chiudere il Piano strategico c’è un elenco di cantieri aperti per i quali non sono stati presentati KPI (key performance indicators) o specifiche azioni da realizzare, ma che esprimono comunque l’intenzione di ènostra di continuare su una traiettoria di evoluzione coerente con la propria missione.

In tre di questi ambiti gli approfondimenti sono già in corso. Il primo è la trasformazione in impresa sociale. Il secondo riguarda la dimensione dell’inclusione, per favorire equilibrio di genere e generazionale e il linguaggio inclusivo. Il terzo è il modello organizzativo, per renderlo sempre più capace di coniugare responsabilità chiare, efficacia, partecipazione interna e facilitazione. Ci sono poi due ambiti che riguardano più il futuro che il presente della cooperativa ma che in ogni caso sono già stati posti sotto il radar: l’adozione di un codice etico, per esplicitare e rendere verificabile il patto valoriale condiviso; e il contrasto alla povertà energetica, per portare dentro la transizione il tema della giustizia sociale (ad esempio facendo leva su strumenti come le CERS, le comunità energetiche rinnovabili e solidali).

 

In copertina: immagine Envato