Dopo aver condotto i negoziati per conto dell'UE in diverse conferenze internazionali e aver ripetutamente pressato i Paesi non occidentali per l’eliminazione graduale dei combustibili fossili e il mantenimento dell'Accordo di Parigi, il capitolo europeo di Timmermans pare concluso. In seguito alle recenti dimissioni, il commissario europeo per il Clima ha dichiarato infatti a NOS, emittente radiotelevisiva pubblica olandese, che se la sua candidatura a primo ministro dovesse fallire rimarrà comunque come legislatore nella camera bassa del parlamento olandese.

Timmermans intende guidare una lista congiunta di socialisti e verdi che concorrerà alle prossime elezioni politiche dei Paesi Bassi, previste per il 22 novembre, dopo il crollo, agli inizi di luglio, del governo di coalizione del primo ministro Mark Rutte.

Timmermans, un peso massimo nella lotta per il clima

L'inaspettato progetto di Timmermans di tornare alla politica olandese conclude quasi un decennio nelle istituzioni europee, dove ha occupato due posizioni di alta responsabilità. Prima, sotto la guida di Jean-Claude Juncker, Timmermans ha ricoperto il ruolo di vicepresidente della Commissione europea con delega al miglioramento della legislazione, allo stato di diritto e alla carta dei diritti fondamentali, un ruolo che lo ha messo in contrasto con i governi di destra di Polonia e Ungheria.

Successivamente, nel 2019, Ursula von der Leyen lo ha nominato vicepresidente esecutivo, responsabile della sua proposta di punta: il Green Deal europeo, un complesso insieme di politiche di trasformazione che mirano a garantire che i 27 membri dell’EU raggiungano la neutralità climatica entro il 2050. Non a caso von der Leyen ha descritto il Green Deal come il momento “uomo sulla luna” per l'Europa.

Da allora, Timmermans ha promosso, seppur con qualche battuta d’arresto, una serie di normative per contrastare il cambiamento climatico, come il divieto graduale di utilizzare i motori a combustione, il Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM), una tassa sulle emissioni di carbonio e un nuovo sistema di scambio di emissioni (ETS) per il trasporto stradale e gli edifici.

La Legge sul ripristino della natura

La sua appassionata difesa della legislazione verde ha finito per trasformare Timmermans, già candidato leader transnazionale del Partito socialista europeo alle ultime elezioni del Parlamento europeo, appartenente al Partij van de Arbeid - PvdA (Partito del lavoro), in un avversario per i partiti di destra. Le tensioni hanno raggiunto l’apice con la Legge sul ripristino della natura, un'ambiziosa proposta per riabilitare gli habitat degradati in Europa.

Il Partito popolare europeo (PPE) ha organizzato una forte campagna di opposizione contro la Nature Restoration Law, accusando direttamente Timmermans di minacciare i mezzi di sussistenza degli agricoltori e conducendo una campagna di comunicazione secondo la quale la legge proposta avrebbe distrutto la "città di Babbo Natale" in Finlandia.

Dopo non essere passata nelle votazioni della Commissione parlamentare, prima legge sul Green Deal a essere respinta dalla Commissione Ambiente con un pareggio di 44 voti a 44, il progetto di legge è sopravvissuto a un combattuto voto all'inizio di luglio. Il Parlamento ha adottato la sua posizione negoziale con 336 voti a favore, 300 contrari e 13 astensioni nei confronti della Nature Restoration Law, che ora dovrà essere discussa in Consiglio. Il voto è stato osteggiato fino in fondo chiamando in causa ancora una volta Timmermans stesso.

Il Green Deal

Sono indubbi gli sforzi e i traguardi raggiunti dal Green Deal, guidato da Timmermans, che ha cercato di unificare i membri dell'UE sulle politiche per l’azzeramento delle emissioni di CO₂, la transizione energetica e il cambiamento climatico.

"Stiamo catapultando l'Europa davanti agli altri grandi emettitori, guidando l'azione globale per il clima e lo stiamo facendo in un modo che è positivo per la nostra economia. Far adottare FitFor55. Far superare il traguardo a RepowerEU. Ridurre i combustibili fossili russi, risparmiare energia, espandere le energie rinnovabili, mettere sulle nostre strade auto più pulite, e fare tutto ciò mentre c'era una guerra nel nostro continente è stata un'impresa notevole”, ha detto Frans Timmermans in un discorso dello scorso luglio.

L’ex vicepresidente ha aggiunto: “Abbiamo fatto grandi progressi anche nel campo dell'economia circolare, come dimostra chiaramente il vostro voto di questa mattina per rendere sostenibili tutti i prodotti sul mercato europeo. Attraverso la nostra cooperazione internazionale e la nostra azione diplomatica, abbiamo portato con noi i nostri partner internazionali.

Gli Stati Uniti hanno aderito all'Accordo di Parigi e stanno trasformando rapidamente la loro economia, e noi dobbiamo essere sicuri che non ci superino. Grazie alla nostra forte spinta e alla nostra leadership, l'anno scorso il mondo ha raggiunto un accordo ambizioso sulla biodiversità globale a Kunming-Montreal”.

Guai in vista per la COP28 di Dubai?

Il prossimo anno dal 6 al 9 giugno in tutti i Paesi dell’EU si terranno le elezioni dei membri del Parlamento europeo. Nell'autunno 2024 è prevista anche la nomina di una nuova Commissione europea. Sebbene l'attuale abbia inserito il Green Deal tra le sue sei priorità per il periodo 2019-24, è ancora da capire se la prossima Commissione manterrà lo stesso impegno nei confronti dell'accordo.

Timmermans ha ricoperto senz’altro un ruolo di spicco nei negoziati internazionali sul clima, essendo stato il politico che ha guidato le misure più dure adottate dall'Europa per ridurre le emissioni di gas serra. Con la partenza del capo della politica verde dell’UE, l’Unione europea perde uno dei suoi negoziatori più efficaci in materia di cambiamenti climatici prima del vertice ONU COP28 che si terrà a Dubai dal 30 novembre al 12 dicembre 2023.

"Abbiamo ottenuto, in termini di leggi e normative negli ultimi tre anni, qualcosa che non avevamo ottenuto in 10 o 15 anni prima", ha dichiarato Michael Bloss, portavoce per la politica climatica dei Verdi al Parlamento europeo, parlando del bilancio dell'UE sotto Timmermans. Sempre secondo Bloss, “la Commissione UE perde il visionario capomastro del Green Deal. Il politico ha combattuto instancabilmente contro la lobby dei combustibili fossili e contro coloro che si oppongono alle iniziative climatiche portate avanti dall’UE”.

Il dopo Timmermans

In effetti le dimissioni di Timmermans, già ministro degli Affari esteri olandese, preoccupano alcuni funzionari dell’UE (e fa tirare un sospiro di sollievo ad altri). Quando i negoziati della COP sono in fase di stallo, l’intervento di pesi massimi della politica è cruciale. Al vertice COP27 dello scorso anno, Timmermans ha annunciato che l'UE avrebbe fatto un'inversione di rotta e avrebbe finalmente appoggiato un fondo richiesto dai Paesi vulnerabili per far fronte ai danni causati dal cambiamento climatico.

L'uscita di Timmermans, inoltre, coincide con la partenza ‒ almeno temporanea ‒ di un altro vicepresidente esecutivo della Commissione europea: Margrethe Vestager, che è al momento in corsa per la carica di presidente della Banca europea per gli investimenti. Timmermans e Vestager dovrebbero essere sostituiti dai rispettivi governi nazionali. A chi prenderà il loro posto, tuttavia, potrebbero essere assegnati portafogli di più basso profilo.

 

Immagine: Georges Boulougouris, EC - Audiovisual Service, © European Union, 2023