Eresia, tradimento, obbrobrio. Il parterre dei pensionati del volante ha accolto con sdegno la prima Ferrari elettrica, presentata lunedì 25 maggio a Roma. Si chiama Luce e incarna il futuro, quello fatto di auto silenziose, eleganti e a impatto ambientale contenuto. Incredibilmente aerodinamica, elegantissima e ipertecnologica, Luce è una super car senza eguali. Certo, il prezzo la rende praticamente inaccessibile, con un costo base di 550.000 euro, di più dei modelli della casa di Maranello − a eccezione delle special car come l’F80, che costa 3,6 milioni di euro. Ma è un veicolo che fa sognare tutti gli appassionati di auto elettriche.
Si nota subito il design particolare (progettata non dal team Ferrari interno ma da LoveFrom, l’agenzia fondata da Jony Ive, che per molti anni è stato responsabile del design dei prodotti di Apple) e l’abitacolo a cinque posti, quattro porte, con le posteriori ad apertura controvento e interni in pelle e alluminio. Il volante riprende i modelli degli anni Cinquanta e Sessanta disegnati da Enrico Nardi per Ferrari e l’interno conserva lo stile racing di Ferrari.
“Siamo convinti che un’azienda dimostri la sua leadership quando ha il coraggio di osare e di affrontare la sfida delle nuove tecnologie”, ha dichiarato Benedetto Vigna, CEO di Ferrari. “Ferrari Luce è il frutto di oltre 60 dei nostri nuovi brevetti ed è al centro di un ecosistema di collaborazioni con partner tecnologici di eccellenza. Abbiamo dato vita a una vettura che coniuga emozioni di guida uniche con prestazioni, piacere di guida e comfort straordinari per i Ferraristi di oggi e di domani.” Un messaggio che sconvolge la motor valley emiliana dei motori rombanti, dove si dimostra come l’eccellenza ha le competenze per seguire il cambiamento e rispondere al mercato del futuro.
I canoni Ferrari ci sono tutti: stile, grandi interni, sicurezza di guida e soprattutto tantissima potenza: è talmente veloce che, come ha dichiarato Benedetto Vigna, il team Ferrari ha dovuto lavorare parecchio per contenere l’accelerazione, dato che inizialmente era così potente da risultare sgradevole per i passeggeri. Un’accelerazione tale “da disturbare il cervello”, sono state le sue parole.
D’altronde l’alimentazione è fornita da quattro motori elettrici, uno su ciascuna ruota, con potenza di 1.050 cv, accelerazione 0-100 km/h in 2,5 secondi, velocità massima di 310 km/h e autonomia di 530 km a batteria completamente carica. La vettura dispone di un pacco batteria da 122 kWh, ha un’architettura a 800 V e pesa 2.260 kg. Un gioello di ingegneria e potenza. Ma anche un tentativo di riposizionare Ferrari da auto da corsa per giovani (e meno giovani) scapoli, a mezzo per donne manager o professionisti con figli, grazie allo spazio importante nel vano interno e nel bagagliaio.
Mentre i testosteronici maschi italiani e tedeschi si sciolgono in bile sui social, il resto del mondo applaude a Ferrari per il simbolo e il coraggio. Certo, è una supercar, inaccessibile se non all’inviso 1% degli ultraricchi. E, certo, Ferrari non smetterà di produrre motori a combustione, ma, quando una vettura simbolo getta il cuore oltre l’ostacolo e abbraccia l’elettrico, significa stabilire, una volta per tutte, un punto di non ritorno nel phase-out delle fonti fossili.
In copertina: foto Ferrari
