La transizione ecologica dell’industria europea non può prescindere dalla sua tenuta economica. È questo il messaggio emerso con forza dall’incontro “L’industria del pannello, tra Competitività Industriale e Quadro Normativo Europeo”, organizzato a Milano da FederlegnoArredo e Assopannelli nell’ambito dell’Assemblea generale di EPF – European Panel Federation.
In una fase segnata da domanda debole, aumento dei costi energetici, pressione regolatoria e crescente concorrenza internazionale, il settore europeo dei pannelli a base legno prova a ridefinire il proprio ruolo come infrastruttura industriale della transizione circolare.
Per l’Italia il tema è particolarmente rilevante. Realizzati in larga misura a partire da legno riciclato, i pannelli rappresentano uno degli anelli centrali della filiera legno-arredo. Nel 2025 il comparto ha superato i 2,3 miliardi di euro di valore (+2% sull’anno precedente), con il mercato interno che vale oltre 1,3 miliardi e una crescita dell’export dell’1,1%. A fronte di questi segnali positivi, però, le importazioni sono aumentate del 14%, raggiungendo 1,4 miliardi di euro e superando il valore della produzione destinata al mercato nazionale.
Competitività europea e rischio di perdita industriale
Aprendo i lavori, Paolo Fantoni, presidente di Assopannelli, ha delineato uno scenario che il settore considera sempre più critico: stagnazione dei consumi, margini compressi, costi dell’energia elevati e concorrenza internazionale sempre più aggressiva, in particolare dalla Cina.
Nella discussione relativa al Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM), Massimiliano Salini, membro della Commissione Ambiente, Clima e Sicurezza Alimentare (ENVI), ha evidenziato come uno dei nodi più delicati riguardi l’applicazione del meccanismo all’urea industriale. Una questione apparentemente tecnica che, secondo il settore, ha effetti diretti sul costo delle colle e quindi dei pannelli. Poiché il pannello rappresenta uno dei primi anelli della filiera legno-arredo, eventuali aumenti in questa fase rischiano di propagarsi lungo tutta la catena del valore. Secondo le stime richiamate durante il confronto, l’impatto del CBAM potrebbe tradursi in un incremento dei costi dei pannelli tra il 10% e il 12% nei prossimi quattro anni. Per il comparto il tema è particolarmente sensibile anche perché la produzione europea copre solo una quota limitata del fabbisogno di urea industriale, rendendo le importazioni strutturali. Il timore espresso dagli operatori è che il nuovo impianto normativo finisca per aumentare ulteriormente i costi produttivi senza garantire condizioni di concorrenza realmente equilibrate rispetto ai competitor internazionali.
Il tema della competitività industriale è stato ripreso anche dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti in un videomessaggio, nel quale ha definito il mercato unico europeo uno strumento centrale per sostenere la domanda interna in un contesto globale più fragile.
Antonio Gozzi, presidente di Federacciai e delegato di Confindustria per autonomia strategica europea e competitività, ha ribadito la necessità di una revisione dell’approccio europeo: meno complessità normativa e maggiore capacità di accompagnare gli investimenti industriali.
Il pannello come caso di economia circolare industriale
Se il dibattito politico si concentra sulla competitività, quello tecnico ha mostrato come il settore stia già sperimentando modelli avanzati di circolarità.
Uno dei temi centrali è stato il progetto RIQUALTA, promosso da FederlegnoArredo nell’ottica della Responsabilità Estesa del Produttore (EPR). L’obiettivo è costruire un sistema che renda il produttore responsabile anche della fase di fine vita del mobile, finanziando raccolta, riuso e riciclo. Come illustrato da Carlo Piemonte, Direttore Generale FederlegnoArredo, e Omar Degoli, Membro della Cabina di Regia del Consorzio RIQUALTA, il progetto nasce anche come preparazione alle future evoluzioni normative europee, in particolare al regolamento Ecodesign, che nei prossimi anni introdurrà criteri obbligatori di progettazione per il settore arredo. Le analisi svolte dal consorzio stimano che in Italia vengano immessi ogni anno sul mercato circa 2,5 milioni di tonnellate di mobili. Una quota significativa di questi materiali potrebbe essere recuperata attraverso sistemi più efficienti di raccolta e trattamento, aprendo nuove opportunità per la circolarità industriale. Il modello proposto punta anche a intercettare i mercati emergenti del riuso, della riparazione e del second hand, mantenendo il coinvolgimento diretto dei produttori nella gestione del valore generato lungo il ciclo di vita dei prodotti.
EcoReFibre: quando il riciclo entra nel cuore della produzione
Tra i progetti presentati da EPF, particolare attenzione è stata dedicata a EcoReFibre, iniziativa finanziata dall’Unione europea per sviluppare tecnologie di recupero delle fibre legnose e reimpiego nella produzione di nuovi pannelli. Il progetto nasce da una trasformazione che il settore conosce bene: il passaggio dall’utilizzo prevalente di sottoprodotti di segheria alla crescente integrazione di legno riciclato, accelerata negli ultimi decenni anche dalla competizione con il settore energetico per l’accesso alla biomassa.
Le sperimentazioni presentate da Kris Wijnendaele, Direttore tecnico EPF, mostrano risultati incoraggianti: recupero di fibre da pannelli MDF post-consumo, utilizzo in nuove produzioni industriali e possibilità di migliorare il bilancio ambientale rispetto all’impiego esclusivo di materia vergine.
Accanto all’innovazione tecnologica emerge però una richiesta politica precisa: riconoscere il principio dell’uso a cascata del legno come criterio strutturale delle politiche europee, privilegiando il mantenimento del materiale in cicli produttivi ad alto valore aggiunto prima del recupero energetico.
Una filiera che cerca spazio nella nuova politica industriale europea
Il confronto ha restituito un’immagine di un comparto che non mette in discussione gli obiettivi climatici europei, ma chiede che questi siano accompagnati da strumenti industriali coerenti.
Per il presidente di EPF Pablo Figueroa López il rischio non è la transizione in sé, ma una transizione che scarichi costi sulle imprese europee senza creare condizioni di mercato equivalenti. In questo quadro il settore del pannello prova a presentarsi come parte della soluzione: materiale circolare, stoccaggio di carbonio, integrazione con il riciclo e potenziale contributo alle politiche europee per edilizia sostenibile e autonomia strategica.
La domanda aperta è se Bruxelles riuscirà a trasformare questa narrativa in una politica industriale capace di tenere insieme decarbonizzazione e manifattura. Per una filiera che lavora già oggi con materia riciclata, la sfida non sembra più dimostrare di essere sostenibile, ma continuare a esserlo restando competitiva.
Cover: foto FederlegnoArredo
