LinkedIn, lo sanno tutti, è uno dei luoghi dove si cerca e si trova lavoro. E con il suo miliardo di iscritti, la piattaforma di proprietà di Microsoft è anche un ottimo osservatorio sul mercato globale. Ebbene, il Global Green Skills Report 2026, pubblicato in vista della COP31, segnala una domanda fortissima di lavori green, cresciuta del 25% in un anno. Ma i “talenti green”, ovvero le persone che si qualificano su LinkedIn dichiarando di avere le competenze giuste per occupare quei posti, crescono soltanto del 13%.
In ogni settore analizzato la quota di assunzioni verdi supera la concentrazione di talenti verdi disponibili sul mercato. Il risultato è che chi possiede competenze ambientali ha il 52,7% di probabilità in più di essere assunto rispetto alla media dei lavoratori.
Le opportunità sono tante, dunque, per chi ha una qualche competenza in campo ambientale o sa districarsi in materia di sostenibilità. Sorge spontaneo il suggerimento: buttatevi, e in fretta. La cattiva notizia è che questo squilibrio tra la domanda di talenti green e le competenze effettivamente disponibili potrebbe diventare un grosso guaio. Rischia di trasformarsi in un collo di bottiglia che frena la transizione energetica proprio mentre dovrebbe accelerare, oppure di portare nel mondo della sostenibilità gente che ne capisce poco.
Sarà il caso di ricordare che i dati riguardano gli utenti dell’intera piattaforma LinkedIn, dagli Stati Uniti alla Cina passando per l’Europa, tra il gennaio 2021 e il luglio 2026. Si tratta, letteralmente, di una fotografia globale del mondo del lavoro. Fatta questa premessa, la prima sorpresa riguarda la natura stessa dei lavori green. Per anni abbiamo immaginato che in questo campo avrebbero spopolato le figure specializzate e supertecniche, come gli ingegneri delle rinnovabili, gli esperti di recupero di materia, i tecnici dell’efficienza energetica. Loro, ovviamente, se la cavano benissimo e vengono assunti molto in fretta.
Ma, che piaccia o no, quasi tre assunzioni verdi su quattro (il 74%, esattamente) riguardano ruoli che un titolo tradizionalmente green non ce l’avrebbero. Parliamo di analisti finanziari che valutano i rischi climatici, di responsabili acquisti che scelgono fornitori sostenibili, di ingegneri che ottimizzano i consumi, di operatori che gestiscono le risorse, di sviluppatori di infrastrutture digitali efficienti. Questo sembra far pensare che le competenze verdi si stanno fondendo con le competenze di business, che ogni giorno che passa non si può parlare di una “forza lavoro green” separata dal resto dell'economia. Insomma, l'economia stessa sta diventando verde, e chiede a tutti di adeguarsi.
I settori dove il divario tra domanda e offerta si allarga di più sono quelli cruciali per la crescita economica e la transizione energetica. Nel manifatturiero le assunzioni green crescono del 15,2% l'anno dal 2021, contro il 10,2% dei talenti disponibili. Nei trasporti, nella logistica e nelle catene di fornitura il rapporto è 14,5 contro l’11% di crescita dei talenti disponibili. Nelle utility e nelle costruzioni il gap è più ampio di quanto fosse a inizio decennio. Sono settori interdipendenti: una carenza di lavoratori qualificati in un anello della catena può determinare la velocità con cui gli investimenti si trasformano in infrastrutture, produzione e crescita. Infine, efficienza e intelligenza artificiale: molte competenze verdi emergenti sono legate alla riduzione degli sprechi, alla gestione energetica di grandi infrastrutture (come data center e complessi per uffici) e all'ottimizzazione tramite l'intelligenza artificiale.
Guardando ai giovani, la quota di talenti verdi tra la GenZ è cresciuta del 16,7% l'anno, quasi il doppio rispetto ai Millennials. Il 57% dei lavoratori Gen Z vorrebbe idealmente un lavoro che contribuisca alla transizione energetica o all'adattamento climatico. Ma l'interesse non equivale all'accesso: più della metà dei giovani dichiara che trovare un lavoro green è difficile, contro il 26% dei Millennials. Ogni lavoratore escluso da questa opportunità è un talento che la transizione non può permettersi di perdere. La terza sorpresa, amara, riguarda chi resta fuori. Le donne rappresentano ancora solo tre lavoratori green su dieci. Al ritmo attuale, la parità richiederà più di trent'anni. È un bacino di potenziale talento che rimane sottorappresentato, proprio mentre la domanda esplode.
Sue Duke, responsabile per l'Europa, il Medio Oriente e l'Africa e vicepresidente per le politiche pubbliche di LinkedIn, non usa giri di parole: "Le competenze verdi non sono più una nicchia. Sono il modo in cui le aziende costruiscono efficienza, gestiscono i rischi e restano competitive. La domanda ora supera l'offerta in ogni settore che misuriamo, e questo fa del talento il collo di bottiglia del progresso. La sola ambizione non aggiornerà una rete elettrica, non riqualificherà una casa e non renderà più efficiente un data center: lo faranno le persone. Governi e datori di lavoro devono trattare le competenze verdi come un'infrastruttura economica fondamentale e investire nella formazione ora, altrimenti i lavoratori perderanno posti di lavoro e opportunità economiche che la transizione offre".
In copertina: immagine Envato

