Ogni anno in Europa si producono circa 6 milioni di automobili fuori uso, e di queste ben 1,1milioni solo in Italia. Si tratta di veicoli a fine vita, che non possono più essere indirizzati al mercato dell’usato e destinati quindi alla rottamazione, che genera 6 milioni di tonnellate di rifiuti da gestire annualmente.
Per fortuna, secondo i dati più aggiornati, la gran parte delle auto fuori uso gestite a livello europeo viene avviata a processi di riutilizzo e riciclo (l’89,6%), in linea con il target comunitario dell’85% stabilito per il 2015. L’Italia, con il suo 84,7% di riciclo e riutilizzo e un pari tasso di recupero totale (lontano dall’obiettivo europeo del 95%) ha tuttavia ancora un po’ di strada da fare.

Italia: una legge da aggiornare

I dati sono contenuti nello studio presentato a fine luglio dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile in collaborazione con AIRA, l’Associazione Industriale Riciclatori Auto. Il report analizza e aggiorna il quadro della gestione dei veicoli fuori uso in Italia, evidenziandone le criticità e gli ostacoli che hanno finora impedito al Paese di raggiungere gli obiettivi europei di riciclo e recupero.
“La
disciplina oggi vigente, risalente al 2003 - spiega Stefano Leoni, presidente di AIRA - si è dimostrata inadeguata, in particolare riguardo al modello di governance della filiera del trattamento dei veicoli fuori uso, all’incapacità di traguardare le performance richieste dall’UE, al disordine normativo sulla ripartizione delle attività di trattamento all’interno della filiera di gestione dei veicoli fuori uso e all’assenza di stimoli per l’innovazione, l’evoluzione tecnologica e il completamento del fabbisogno impiantistico. È quindi necessario agire per superare queste criticità”.
“Questo – aggiunge Leoni - è il momento giusto per intervenire, visto che
entro la fine dell’anno la Commissione europea presenterà una proposta di modifica delle direttive in materia e, non meno importante, in quanto ci troviamo all’alba di una rivoluzione tecnologica e culturale, come il progressivo incremento dei veicoli elettrici e lo sviluppo di pratiche commerciali come lo sharing”.

5 proposte per centrare gli obiettivi UE sul riciclo delle auto fuori uso

La Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e AIRA presentano allora cinque proposte concrete per uscire dall’impasse e far fare un salto all’economia circolare dell’automotive in Italia.
Il Paese, secondo il report, dovrebbe dotarsi di una disciplina sulla gestione dei veicoli fuori uso che
introduca un regime EPR (responsabilità estesa del produttore) in grado anche di contrastare il fenomeno delle esportazioni a scopo elusivo di veicoli usati. Che imponga obiettivi di riciclo per singole frazioni di materiali, in particolare vetro, plastica e metalli non ferrosi e che definisca premialità tenendo conto del contenuto di materie riciclate e dei componenti riutilizzati nei nuovi veicoli. Che colmi il deficit impiantistico, dando attuazione al Programma Nazionale di Gestione dei Rifiuti (PNGR). E, ultimo ma non meno importante, che sostenga la ricerca e la sperimentazione di nuove tecniche di riciclo.
Le proposte,
oltre che al Governo italiano, verranno inviate anche alla Commissione europea chiedendo inoltre che la disciplina venga applicata a categorie di veicoli finora esclusi, come gli automezzi di peso superiore 3,5 e i motocicli.
“Il settore del riciclo dei veicoli fuori uso -
ricorda Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile - è strategico per un Paese, come il nostro, che ogni anno importa circa 20 Mt di acciaio e lo sarà ancor di più in futuro con la crescita delle auto elettriche, che richiedono una maggiore quantità di materiali pregiati e classificati come critici”.
È importante che l’Italia durante questa transizione normativa e tecnologica coinvolga organicamente gli stakeholder, - aggiunge Stefano Leoni - Chiediamo quindi che venga istituito presso il Ministero della transizione ecologica un tavolo di confronto a cui partecipino tutte le rappresentanze delle categorie interessate”.

Immagine: Jeremy Bezanger (Unsplash)