Nel suo famoso libro The ecology of commerce, Paul Hawken ha scritto: “[...] dobbiamo osservare il modo in cui il nostro attuale sistema economico premia costantemente lo sfruttamento a breve termine, penalizzando il ripristino di lungo termine, e poi eliminare tutti i nefasti incentivi che permettono a piccoli settori della popolazione di avvantaggiarsi a spese di tutti. [...] Dobbiamo immaginare un’esistenza in cui possedere di meno sia considerato più soddisfacente, più interessante e più sicuro”.

L’economista Kenneth Boulding ha descritto questo tipo di economia molti anni fa, quella in cui una vita agiata “dovrà combinarsi a una curiosa parsimonia... si dovrà far tesoro di ogni granello di sabbia, e lo spreco e la sregolatezza dei nostri giorni ci sembreranno così orribili che i nostri discendenti riusciranno a malapena anche solo a pensare a noi”.

 

Dall’economia falsa a quella reale

Il nostro modello economico è basato sulla falsa credenza che sia possibile crescere infinitamente, senza assolutamente comprendere i costi nascosti per l’ambiente. Anche oggi continuiamo a credere che “economico” sia un concetto separato da “ambientale”; e inoltre il nostro mondo artificiale ci sta alienando completamente dalla realtà in cui viviamo. 

Il concetto tradizionale di crescita ci racconta solo il lato positivo dell’aumento della prosperità economica. Nei libri di economia infatti non ci viene mai mostrata la “crescita nascosta” dell’impoverimento ambientale. 

Includere entrambi questi elementi significa pensare in termini di economia circolare, un sistema che è già di per sé restaurativo e rigenerativo. Nonostante ciò c’è ancora una tendenza a non considerare un aspetto fondamentale; il reale disaccoppiamento (decoupling) tra la nostra pressione sulle risorse e il progresso degli esseri umani (e non necessariamente la loro crescita). 

 

Spazio per l’innovazione

Finalmente abbiamo capito che il nostro mondo è finito. L’economia circolare ci sta aiutando a comprendere come conciliare i nostri stili di vita e attività economiche con i cicli naturali. Occorre ridisegnare il nostro sistema economico e offrire eque possibilità: solo così possiamo tutti prosperare.

Cambiare la relazione tra ambiente ed economia è importante, ma lo è ancora di più la necessità di trasformare noi stessi integrando l’essere umano in quel modello. Ciò è spiegato con chiarezza nella recente ricerca Circular Economy Rebound (Zinc & Geyer, 2017) per la quale una soluzione potenziale per evitare l’effetto rimbalzo consiste nel considerare i bisogni sociali superiori a quelli economici. 

Quella che chiamiamo “tecnosfera” (beni tecnologici in circolo nella nostra economia), basata sui combustibili fossili, è il fulcro della maggior parte dei danni inflitti al pianeta Terra. Riparare i danni fatti non sarà semplice: un modo per farlo è ricercare dove siano le risorse più abbondanti. 

Ci sono due tipi di risorse che aprono spazi illimitati all’innovazione: 

1. la riserva della biosfera: è una fonte infinita di innovazione, la più grande. Si tratta di un metabolismo ecosistemico auto-rigenerantesi che ci aiuta a comprendere come creare abbondanza di flussi;

2. la riserva umana: siamo tanti e in rapida crescita, ma tendiamo a sottovalutare il nostro potenziale.

 

Abbondanza = biosfera + esseri umani

La nostra tecnosfera descritta nel “Diagramma a farfalla” della Ellen MacArthur Foundation dipende da “elementi”. Si tratta delle nostre “risorse limitate” che devono essere preservate e la loro qualità mantenuta, attribuendo loro il più alto valore possibile. Qui il nostro obiettivo principale consiste nel ridurre il consumo energetico, liberare l’accesso (alla loro proprietà), e mantenere un valore alto. 

La nostra biosfera segue cicli naturali. Costituisce l’insieme delle nostre “risorse in esaurimento”. Possiamo però imparare dal modo in cui la natura si rigenera, con l’obiettivo di sviluppare i vari aspetti della nostra esistenza assecondando l’abbondanza dei flussi. Qui il nostro obiettivo principale dovrebbe essere l’imitazione di questi cicli. 

Noi, esseri umani, rappresentiamo le “risorse in abbondanza”. Secondo Walter R. Stahel, siamo altamente versatili e costituiamo un’infinita fonte di energia. Per nutrire questa riserva molto fragile di risorse c’è bisogno che l’educazione, la conoscenza e le abilità siano sempre coltivate ai massimi livelli.

Nonostante il nostro elevato valore, non esiste una sfera dedicata a “noi”.

Abbiamo bisogno di un piano economico articolato il cui successo consista nella rinnovata abbondanza dei servizi ambientali e in un rinnovato investimento nel capitale umano. Il processo decisionale – anche noto come “la regola d’oro” – dovrebbe innanzitutto consistere nella ricostruzione del capitale naturale, e poi concentrarsi sul capitale umano, prima di cercare soluzioni in capitali ri-prodotti (re-manufactured).

Preservare e ricostruire la nostra biosfera è la principale priorità per tutti. L’unica occasione in cui dovremmo usare la parola “crescita” è in riferimento alla biosfera, e a nessun’altra sfera. Per proteggere sia la tecnosfera sia la biosfera dobbiamo però chiederci qual è la nostra relazione con queste sfere. Come possiamo preservarle se non trasformiamo questa relazione?

Il capitale umano deve essere utilizzato adeguatamente per ricostruire la biosfera e preservare la tecnosfera, per poter affrontare il nostro bisogno di progresso in modo intelligente. Disseminando il capitale umano fra le due sfere possiamo cambiare l’equazione, riconsiderando perciò la nostra relazione con la natura e il “reale” ruolo dell’economia (per tornale alla sua definizione originale di provvidenza e prudenza).

 

Il diagramma a farfalla rivisitato

Per comprendere se stiamo creando valore in entrambe le sfere è necessario integrare il flusso umano in questo diagramma. L’approccio originario del diagramma era illustrare il passaggio da un’economia lineare (la colonna centrale) alla creazione di anelli di feedback. Integrarvi gli esseri umani (grazie alla umanosfera) ci aiuta a vedere il nostro ruolo(i) potenziale in uno scenario circolare avanzato, mantenendo l’equilibrio tra tutte le diverse sfere. 

Da una parte la nostra relazione con la biosfera dovrebbe evolversi. La strategia dell’adattamento – secondo la quale concepiamo noi stessi come energia infinita e risorsa infinita – è il tipo di approccio necessario. Possiamo ispirarci all’esempio delle formiche: la loro massa totale è superiore a quella di tutti gli esseri umani presenti sul pianeta, ma ogni giorno le formiche costruiscono il loro ecosistema. Perché non possiamo fare altrettanto? Perché non sviluppare una strategia attraverso la quale ricreare ed espandere la biosfera? 

L’anello di feedback dalla biosfera è quello attraverso cui è possibile ottenere condizioni di vita migliori e cibo migliore (la strategia evolutiva). 

D’altra parte gli esseri umani dovrebbero considerarsi come fonti di infinita energia e di infiniti servizi, per poter rafforzare il valore della tecnosfera (la strategia di valorizzazione). Dovremmo pensare a noi stessi come riserva di risorse altamente specializzata ed esperta. Riparare i beni e risolvere i problemi in modo collaborativo potrebbe essere un’attività svolta dagli esseri umani in modo sia efficiente sia efficace.

L’anello di feedback dalla tecnosfera ci offre diversi punti di accesso a un mondo di esperienze (la strategia dell’avanzamento o sviluppo). Ridisegnata con un minor utilizzo di energia e risorse primarie, questa sfera ci aiuterebbe ad avanzare verso un “reale” progresso. 

Diventare esseri riparatori 

Per l’umanosfera esistono due modelli principali di business:

1. esseri umani come risorsa: questo è il nostro modello di input. Noi siamo natura. In quanto parte di essa definiremo strategie adattabili per ricostruire la biosfera, utilizzando la nostra energia e la nostra materia;

2. esseri umani come servizi: questo è il nostro modello di output. Noi siamo potere. Utilizzare la nostra energia infinita per prenderci cura della tecnosfera attraverso i nostri servizi è la nostra opzione migliore per evitare un effetto rimbalzo circolare.

 

Esempi di esseri umani come risorsa

Dycle (umani come materia): a Berlino vengono forniti alle giovani famiglie pannolini bio-compostabili per i bambini appena nati, in cambio dell’input degli stessi neonati. Raccolta in un luogo centrale di servizio, questa soluzione a base umana viene poi utilizzata per preparare un ricco humus che serve da concime agli alberi da frutta. Creando un nuovo circolo, Dycle offre pannolini e genera valore attraverso la vendita della frutta.

Permacultura (umani come costruttori di ecosistemi): il famoso regista John D. Liu si è occupato a lungo di documentare la permacultura e ha dimostrato attraverso molti anni di lavoro che possiamo ricostruire ampi ecosistemi (montagne aride, deserti ecc.) se ne comprendiamo il funzionamento. I suoi film mostrano come deserti e montagne in Etiopia, Cina e Giordana si siano trasformati in foreste lussureggianti una volta ricostruito il loro ciclo dell’acqua. 

Le donne della contea di Maoxian (umani che sostituiscono le api): nella regione cinese dello Sichuan le api sono scomparse. Utilizzando con attenzione la propria energia infinita, le donne della contea di Maoxian impollinano manualmente gli alberi da frutto, portando il polline a ciascun fiore sugli alberi. Mentre si cerca il modo di ricostruire la comunità delle api nella loro regione, le donne svolgono le funzioni una volta proprie delle api, per assicurare la continuazione del loro sistema agricolo. 

Mangrovie senegalesi (umani che proteggono i pesci): sono note come le mangrovie più grandi del mondo, ma stanno scomparendo. Negli ultimi dieci anni gli abitanti dei villaggi in Senegal hanno deciso di agire, proteggendo la popolazione ittica in modo che possa continuare a riprodursi. Ricostruendo la foresta di mangrovie, gli abitanti dei villaggi fanno in modo che i pesci possano avere accesso al cibo negli anni a venire, riducendo nel frattempo gli squilibri nell’ecosistema. 

 

Esempi di esseri umani come servizi

Mercedes-Benz (Umani che assistono i robot): all’inizio di quest’anno gli esseri umani sono tornati nell’impianto di produzione di Sindelfingen in Germania, perché i robot non riuscivano a stare al passo con gli alti livelli di personalizzazione richiesti nelle auto S-Class. I lavoratori, altamente versatili e istantaneamente adattabili, stanno ora assistendo i robot per poter offrire un servizio migliore, garantendo sia efficienza (robot & umani) che efficacia (umani).

Suame, cluster per la riparazione di auto (umani che allungano la durata delle cose): per anni gli abitanti del Ghana hanno dovuto utilizzare auto di seconda mano spedite dall’Europa, senza pezzi di ricambio o in quantità molto limitata. Il cluster delle auto dell’area di Suame oggi comprende circa 12.000 attività produttive e dà lavoro a 200.000 persone, dimostrando quanto le persone possano essere adattabili e innovative nel loro impegno per fare sì che le auto rimangano funzionanti e in circolazione per le strade di Acca il più a lungo possibile (da 10 a oltre 30 anni). 

Oggetti riparati manualmente (umani come servizio): l’anno scorso la Svezia è stato il primo paese ad approvare una legge che favorisce attività basate sul lavoro manuale per la riparazione di beni di consumo. L’Iva è stata diminuita dal 25 al 12%, un ottimo inizio per liberare il potenziale di forza lavoro da impiegare in Svezia per garantire maggior durata alle cose. 

 

Un futuro di infiniti lavori o attività

Eliminare le tasse sulle imprese è una mossa auspicabile, ma ancora più importante sarebbe detassare drasticamente il lavoro. 

Questo è l’obiettivo del progetto Ex’Tax (tassa sul valore estratto). Ideata da Eckart Wintzen (1939-2008), la Ex’Tax consiste nella proposta di aumentare la tassazione sulle risorse naturali e diminuire quella sul lavoro. “Ciò creerebbe incentivi a risparmiare sulle risorse naturali. Renderebbe anche i servizi più accessibili e incentiverebbe la manodopera, l’artigianato e la creatività.” Nel rapporto Ex’Tax sono state realizzate stime per rendere questa proposta sostenibile per i Governi, per le aziende, per noi come potenziali datori di lavoro, per le persone e anche per il pianeta. 

L’Ex’Tax rappresenta un passo verso la piena realizzazione di una auspicabile UmanoSfera, liberando le nostre energie, il nostro potere e un’infinita possibilità di innovazione. 

Osserviamo ora le stime generiche sul numero di posti di lavori creati per tonnellate di beni, come sono state elaborate dall’impresa sociale RREUSE nel loro “Briefing on job creation potential in the re-use sector” utilizzando dati dell’Agenzia per la Protezione Ambientale contenuti nello studio “Resource Conservation Challenge. Campaigning Against Waste”. 

In una economia basata sugli inceneritori, si crea un posto di lavoro ogni 10.000 tonnellate di beni prodotti; in un’economia basata sulle discariche si creano sei posti di lavoro ogni 10.000 tonnellate di beni. In uno scenario di riciclo 36 posti di lavoro, in un modello basato sui servizi, per esempio uno scenario di economia circolare allo stadio iniziale, potrebbero essere creati 296 posti di lavoro. 

La domanda è: quanti posti di lavoro possiamo creare aggiungendo all’equazione modelli di impresa basati sulla persona? In uno scenario avanzato in cui fosse applicata la Ex’Tax (modello di umano come servizio), si creerebbero fino a 400 posti di lavoro in più per ogni 10.000 tonnellate di merce prodotta. Un’economia distribuita, basata su servizi altamente versatili, non può che essere inclusiva della sua gente. Questo nuovo paradigma ha il potenziale di essere vantaggioso per tutti. 

 

 

“Diagramma a farfalla” Ellen MacArthur Foundation, www.ellenmacarthurfoundation.org/circular-economy/infographic