Muoversi in bicicletta è un valore aggiunto: lo è per la salute e il benessere di chi lo fa, lo è per la sostenibilità ambientale della mobilità. Non ci sarà transizione ecologica se la bicicletta non diventa il mezzo più usato nelle nostre città, non ci sarà benessere per i cittadini italiani se non si cambia radicalmente una mobilità urbana congestionata, antieconomica e pericolosa”. Con queste parole si apre la lettera di una trentina di sigle del Coordinamento Associazioni e Movimenti Cicloattivisti e Ambientalisti inviata al Governo per chiedere interventi e riforme strutturali sulla mobilità ciclabile. Un ramo della mobilità urbana a cui, come sottolineano le associazioni, i governi precedenti hanno sempre dedicato risorse insufficienti, gestite in modo scoordinato e discontinuo, senza una chiara visione.

L’Italia non è ancora un Paese ciclabile

Le intenzioni positive manifestate dal Governo circa la mobilità e la questione ambientale rappresentano l’opportunità perfetta per sottolineare la centralità che la mobilità ciclabile deve occupare nell’agenda del Ministero delle Infrastrutture e delle mobilità sostenibile, un nome ideato dal neo ministro Enrico Giovannini per “dare un chiaro segnale di netta discontinuità cole politiche precedenti”. Come viene indicato dalla legge 2/2018, il dicastero deve assumersi il ruolo di guida del cambiamento prevedendo anche la definizione del Piano Generale della Mobilità Ciclistica che ad oggi non è ancora disponibile. “Storicamente era il Ministero dell’ambiente che si occupava di mobilità ciclabile – afferma Paolo Pinzuti, founder di Bikenomist, interpellato da Materia Rinnovabile - già questo fa capire quanto l’Italia sia indietro rispetto a tanti altri Paesi europei. La mancanza di tutta una serie di decreti attuativi e regolamenti permette ai comuni di interpretare a modo loro la legge sulla mobilità ciclabile. Copiare semplicemente gli altri Paesi non si può – continua Pinzuti – perché il dirigente comunale non si prenderà mai la responsabilità di firmare un progetto che non è regolato da una normativa”.

I 5 punti della lettera dei ciclisti

Tra le cinque proposte avanzate dal Coordinamento si chiede di istituire una direzione per la mobilità ciclistica all'interno del Dipartimento trasporti con il mandato preciso di sviluppare e approvare in tempi rapidi il Piano Generale della Mobilità Ciclistica. Nella lettera le Associazioni propongono di attribuire a un Sottosegretario le deleghe per la ciclabilità, mobilità attiva e micromobilità elettrica e confermare nella Segreteria tecnica del Ministro una persona dedicata. Visti i rallentamenti nell’attuare la legge 2/2018, si chiede la nomina di un Bike Manager che sovraintenda e verifichi il lavoro del Governo nel settore. “È giunto il momento di portare a 30 km/h la velocità nelle aree urbane – aggiunge Pinzuti al quinto e ultimo punto della lettera dedicato alla redazione del regolamento di attuazione del CdS per la moderazione del traffico – perché ci sono diversi studi che dimostrano come la percentuale di incidenti stradali cali drasticamente quando si limita la velocità di percorrenza per l’intera area urbana”.

Le attività di competenza del Governo da chiarire

La bozza di Piano nazionale di ripresa e resilienza, che il Governo Draghi dovrà presentare entro il 30 aprile per accedere ai fondi Next Generation, stanzia 31,9 miliardi per le infrastrutture, di cui 18 miliardi per la mobilità sostenibile. Di questi fondi però il Ministero delle Infrastrutture delle mobilità sostenibili deve ancora definire obiettivi chiari in termini di quota modale (percentuale di spostamenti con un certo tipo di mezzo di trasporto) della bicicletta da inserire nei PUMS (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile) e come verranno indirizzati questi fondi. Ci sono poi una serie di attività e progetti che devono essere completati e definiti. La Rete Ciclabile Nazionale Bicitalia è un progetto importante che può incidere tanto nel settore del turismo, ma  sta andando a rilento a causa di una mancanza di figure competenti.Le ciclovie nazionali - si legge nella lettera - sono molto meno costose di qualsiasi altra infrastruttura, ma molto più importanti per il rilancio del turismo e per lo sviluppo delle aree interne”.