Una birra circolare, una non-plastica ottenuta dal riciclo dei poli-accoppiati e una “cassetta di cottura” per risparmiare energia. Sono le tre innovazioni premiate dal contest Smart Talk di GECO, la prima fiera virtuale italiana in 3D dedicata a energia, turismo e mobilità sostenibili, svoltasi a fine gennaio. La fiera, che ha chiuso con quasi 4000 partecipanti in tre giorni, ha voluto premiare e promuovere alcuni progetti imprenditoriali green dalle grandi potenzialità.
Al primo posto,
Biova Beer, la prima birra circolare e artigianale italiana, realizzata recuperando il pane invenduto per contrastare lo spreco alimentare. Seguita da EcoAllene di Ecoplasteam, una non-plastica ottenuta dal riciclo di imballaggi poli-accoppiati - costituiti cioè da cellulosa, film plastico e alluminio – molto difficili da separare e da recuperare. La terzo posto, infine, la Cassetta di Cottura di Filo&Fibra che, nata da un progetto di valorizzazione della tradizione artigianale di un piccolo borgo a rischio spopolamento, consente di cuocere i cibi a bassa temperatura sfruttando il calore accumulato nella prima fase di cottura grazie alla lana di recupero di allevamenti del luogo.
Materia Rinnovabile li ha intervistati.

Biova Beer, la birra dal pane

Che cos’è il progetto Biova?
Biova Project si occupa di innovazione alimentare con lo scopo di ridurre lo spreco e le eccedenze. Le eccedenze possono tornare ad essere un prodotto dal doppio valore aggiunto, economico e sociale. In Italia ogni giorno si sprecano 13000 quintali di pane. Il nostro primo prodotto è una birra fatta da surplus di pane, ovvero pane che rimane invenduto a fine giornata. 150 kg diventano 2500 litri di birra artigianale premium.

A che stadio di realizzazione siete arrivati?
Siamo distribuiti in oltre 500 punti vendita tra supermercati e horeca e in rapida crescita. Siamo su molti siti e servizi online come Cortilia, Gioosto, Wikonsumer, Siamo in fase di finanziamento e raccolta capitali per uno scale up.

Quali impatti positivi ambientali e sociali potrà generare in futuro il vostro progetto?
Ogni volta che produciamo un lotto di Birra Biova salviamo 150kg di pane, risparmiamo il 30% di materie prime (malto d’orzo) con un conseguente risparmio di CO2 immessa in atmosfera di circa 3000 kg. Biova Beer riduce lo spreco alimentare e i costi relativi allo smaltimento e instaura una buona pratica in cui il surplus non viene percepito come scarto ma come nuova possibilità di guadagno economico e sociale.

Secondo voi l’Italia è un paese che può sostenere l’imprenditoria green e circolare?
L’Italia è un Paese che DEVE sostenere l’imprenditoria green. Con il più grande patrimonio artistico e paesaggistico del mondo, con le nostre eccellenze agricole e alimentari, non possiamo permetterci di fare altrimenti.

EcoAllene, nuova materia dal riciclo dei cartoni per bevande

Quando e come nasce il progetto EcoAllene?
Ecoplasteam
nasce nel 2017 con l’idea di trasformare un rifiuto in una nuova materia prima, l’EcoAllene. I cartoni per bevande tipo tetrapak sono costituiti da una parte di cellulosa, circa il 75%, dal 20% di polietilene e dal 5% di alluminio. Attraverso le piattaforme di raccolta differenziata il rifiuto intero arriva nelle cartiere dove viene estratta la parte di cellulosa. Quel che resta è il rifiuto di plastica e alluminio, generalmente inviato a discarica o incenerimento. Qui si è inserita Ecoplasteam. Con l’impianto produttivo di Alessandria evita che questi rifiuti giungano in discarica, e attraverso un processo meccanico brevettato produce una nuova plastica 100% riciclata e 100% post consumo, l’EcoAllene. Il granulo ha le caratteristiche del polietilene vergine, con circa il 13% di alluminio al suo interno (che gli dona l’effetto glitterato). Viene utilizzato per produrre manufatti di vario genere, dai pennarelli alle panchine, e si adatta a tutte le principali tecnologie di trasformazione: soffiaggio, iniezione, rotazionale ed estrusione.

A che stadio di realizzazione siete arrivati?
Siamo in fase “early growth”, con un impianto avviato nel 2018 e pienamente operativo dal 2019.

Quali impatti positivi ambientali e sociali potrà generare in futuro il vostro progetto?
Il processo produttivo di Ecoplasteam ogni anno dona nuova vita a 6000 tonnellate di rifiuti. La positiva ricaduta ambientale è sia diretta (rifiuti che tornano materia prima) che indiretta, in quanto viene evitato il consumo di nuovo greggio, utilizzato per la produzione di manufatti in plastica vergine (con tutti i costi ad esso associati, come il trasporto e l’immagazzinamento dei barili). Per quanto riguarda l’impatto sociale, gli esempi di buona pratica di economia circolare come Ecoplasteam possono essere di ispirazione per altre aziende e possono spingere le persone a migliori pratiche di riciclo e raccolta differenziata. Può capitare che i cittadini dedichino poca attenzione allo smistamento corretto dei rifiuti, convinti che poi finiranno in discarica tutti insieme. L’Italia è una realtà all’avanguardia dal punto di vista della raccolta differenziata ed Ecoplasteam dimostra che il riciclo se fatto bene, crea importanti opportunità per tutti.

Secondo voi l’Italia è un paese che può sostenere l’imprenditoria green e circolare?
Il terzo punto del programma anti-Covid di Bruxelles recita la volontà di “Sostenere la transizione verde verso un’economia climaticamente neutra attraverso i fondi dello strumento Next Generation EU”.
Secondo il Circular economy network ed Enea nel loro Rapporto sull’economia circolare,
risulta che l’Italia è la prima in Europa per l’imprenditoria green. Siamo quindi sicuri che il nostro Paese saprà cogliere questa importante opportunità. Gli italiani hanno a cuore l’ambiente e la natura, si sente sempre più spesso di nascite di realtà imprenditoriali nel campo della sostenibilità, questo è un segnale che la direzione intrapresa è quella giusta.

Filo&Fibra: cuocere il cibo con la lana

Come nasce il vostro progetto?
Il nostro progetto è ispirato alla tradizione domestica, con una rivisitazione in chiave moderna . Sensibili alle tematiche ambientali e di risparmio, ci siamo imbattute nella cassetta di cottura, citata per la prima volta in un libretto degli anni '40 intitolato "Non Sprecate" , contenente vari rimedi casalinghi per appunto, non sprecare. Lì, si proponeva di costruire una cassetta in legno imbottita di paglia. L'importante era sigillare bene tutte le aperture per poter continuare la cottura dei cibi fuori dal fuoco. Noi abbiamo sostituito la paglia con la lana, isolante termico per eccellenza. E così è nata la nostra cassetta di cottura, grazie al coinvolgimento di sarte, falegnami e designers del territorio, abbiamo creato un prodotto che rispetta l'ambiente e valorizza la nostra comunità.
Abbiamo prodotto diversi prototipi e sperimentato varie soluzioni ad oggi, abbiamo in produzione
tre diversi modelli di cassetta di cottura: la “tradizionale” quasi un oggetto di design, con l'esterno in legno , quella in feltro e quella in tessuto. In tutti e tre i casi, l'imbottitura interna con cuscini di lana consente di trattenere il calore per una cucina all'insegna della sostenibilità energetica ma anche del gusto, della salute e del risparmio di tempo visto che la cassetta di cottura si presta benissimo a ricette che prevedono una lenta cottura, ma anche indicata per processi di fermentazione nonché lievitazione. È inoltre ideale per le mamme lavoratrici che possono avviare le cotture e lasciare in tutta tranquillità la pentola nella cassetta.

A che stadio di realizzazione siete?
La cassetta è già in vendita nel nostro borgo e nello Shop di www.filoefibra.it. Ci stiamo attivando per la realizzazione e pubblicazione di un ricettario, scritto e in forma di videoricette, per offrire spunti culinari sui piatti della tradizione toscana  rivisitati che si possono realizzare cucinando in cassetta. 

Quali impatti positivi ambientali e sociali potrà generare in futuro il vostro prodotto?
La nostra cooperativa di comunità è nata da circa due anni fa con un progetto di valorizzazione di un piccolo borgo a rischio spopolamento, quello di San Casciano dei Bagni,  provincia di Siena. L'obiettivo primario era quello di contrastare lo spopolamento creando opportunità di lavoro sul territorio a partire dalla valorizzazione delle sue risorse sia umane che naturalistiche. L'amore per la nostra terra ci ha subito condotto verso un progetto che fosse anche di tutela ambientale ed economia circolare. Abbiamo quindi deciso di recuperare la lana che viene smaltita come rifiuto speciale, dagli allevatori di pecore del nostro territorio e l'abbiamo trattata e lavorata per ottenere prodotti artigianali quali la cassetta di cottura, un prodotto la cui diffusione mira non solo alla tutela ambientale attraverso il recupero della lana e il risparmio energetico, ma si propone anche di generare un impatto sociale in quanto prodotto espressione di una comunità attenta alla sostenibilità ambientale. Con l’acquisto di un prodotto Filo&fibra si contribuisce attivamente a sostenere uno dei nostri principali obiettivi:  poter offrire lavoro nel territorio , valorizzare le risorse e mantener viva e vivace la comunità.

Secondo voi l’Italia è un paese che può sostenere l’imprenditoria green e circolare?
Certamente. L'Italia è un Paese fatto di piccole imprese e ricco di risorse naturali. Riteniamo quindi che la svolta green, ormai una necessità globale,  sia possibile solo a partire dal basso e da piccole realtà come la nostra.