Circa il 50% di tutte le materie prime estratte dalla crosta terrestre vengono utilizzate per materiali e prodotti da costruzione. I loro rifiuti, chiamati anche con la sigla CDW (construction and demolition waste), rappresentano oltre un terzo di tutti i rifiuti prodotti all’interno dell’Unione europea. Dal cemento ai mattoni, dai metalli alla plastica, la varietà di rifiuti dell’edilizia è davvero ampia e questo di certo non facilita la loro gestione. Secondo gli obiettivi della Waste Framework Directive a partire dal 2020, le pratiche di riutilizzo, riciclo e recupero dei rifiuti da costruzione e demolizione non pericolosi dovrebbero aumentare del 70%.

Gli strumenti per applicare l’economia circolare in edilizia

I Level(s) sono il primo strumento volontario pensato dalla Commissione europea per valutare, rendicontare e migliorare la sostenibilità durante tutto il ciclo vita degli edifici. È stato pensato per facilitare l'applicazione dei principi dell'economia circolare sin dalle prime fasi, fornendo un linguaggio comune comprensibile a tutti gli attori. Questi livelli coprono sei macroaree e includono 16 indicatori capaci di misurare gli impatti emissivi, di materiali, acqua, salute, comfort e di adattamento climatico durante l'intero ciclo vita di un edificio.
“Questi livelli saranno utili alle aziende per dialogare con il mercato dei rifiuti in modo flessibile – ha detto
Josefina Lindblom della Commissione europea durante una Circular Talk di Ecesp (European circular economy stakeholder platform) dedicata ai rifiuti dell’edilizia - le macro aree coperte da questi livelli vanno dall’efficienza energetica e idrica, fino alle emissioni di un edificio durante tutto il suo ciclo vita”. Parlando di rifiuti, Lindblom si è concentrata sul ciclo di vita dei materiali che deve essere efficiente e circolare. “In questo caso gli indicatori che abbiamo scelto riguardano il computo metrico dei materiali e della loro durata, il design per adattamento e ristrutturazioni; infine un indicatore di design per la demolizione”.
Quando Lindblom menziona il recupero, la direzione presa da Bruxelles sembra quella di non promuovere pratiche di recupero come l’incenerimento e il riempimento (backfilling), un'operazione dove i rifiuti idonei sono utilizzati con finalità di bonifica,
puntando invece su riparazione, riuso, riduzione di rifiuti e la promozione di una demolizione selettiva con sistemi di sorting in loco.

Italia fra End of Waste per rifiuti inerti e super bonus per la ristrutturazione

Non ci sarà neutralità climatica senza politiche circolari nel settore edilizio – è intervenuta Laura Cutaia, ricercatrice per Enea - È urgente attivare sinergie tra industria delle costruzioni e altre value chains perché il potenziale di recupero e riciclo dei materiali è altissimo”. Per quanto riguarda la situazione italiana, onostante gli stakeholders sembrino volere intraprendere la strada della circolarità, ci sono problematiche riguardanti i costi, valutazione dei materiali dal punto di vista qualitativo (non essendo tracciati) e problemi nell’applicazione della direttiva End of Waste per gli scarti dell’edilizia. Secondo il decreto del 15 luglio firmato dall’ormai ex ministro della transizione ecologica Roberto Cingolani, gli scarti inerti dell'edilizia cessano di essere un rifiuto, ma solo se sottoposti a un’operazione di recupero, tra cui riciclo o riutilizzo, e soddisfano criteri specifici.
“L
’ondata di ristrutturazione che ha coinvolto l’Europa in questo ultimo anno ha causato un aumento significativo nel consumo di materiali edili – ha detto Marco Caffi, CFO di Green Building Council – di conseguenza si sono moltiplicati i problemi relativi alla raccolta e allo smaltimento rifiuti”. Tra le politiche fiscali menzionate c’è anche il super bonus italiano che sì, ha incoraggiato gli investimenti, ma non in modo oculato come si poteva sperare.

Design per la demolizione e catasto dei materiali

Secondo Marco Caffi è necessario aumentare la durabilità dei nostri edifici, non solo lavorare sulle materie prime seconde. “Si potrebbe partire ad esempio col ristrutturare edifici storici abbandonati; specialmente in Italia ce sono ancora troppi non utilizzati”. Quando si parla di competitività e accettazione di materiali riciclati si fa riferimento alla qualità e alla durabilità degli stessi. Qui il design gioca un ruolo fondamentale che deve includere anche la parte di demolizione. “Senza un design della demolizione non possiamo avere buone materie prime seconde – aggiunge Caffi – se ricicliamo meno del 20% dei rifiuti ci sarà un motivo”.
La maggior parte degli edifici esistenti non è certo progettato secondo i dettami della circolarità. “La carenza di informazioni o di
cattiva documentazione sui materiali usati disincentiva il riutilizzospiega Fernando Sigchos Jimenez della European Builders Confederation (EBC) - Un’altra problematica è che i materiali edilizi sono spesso incollati ed è difficile separarli sul sito”. Secondo Jimenez mancano le competenze sui modelli circolari e il mercato delle materie prime seconde rimane più costoso e poco attraente.
La
digitalizzazione è una parte della risposta. Ne sa qualcosa Ugo Pannuti - responsabile del settore sostenibilità di ICMQ, azienda specializzata in certificazioni per le costruzioni. “Il numero di certificazioni sta aumentando – ha sottolineato Pannuti - il governo italiano vorrebbe diffondere l’uso degli EPD (Environmental Product Certification) per dimostrare il contenuto riciclato dei prodotti che saranno usati per costruire l’edificio”. Questo viene verificato dal certificato che però, a sua volta, non può fare a meno di strumenti come il catasto dei materiali ideato da Madaster, in grado raccogliere ed elaborare un grande mole di dati riguardo ai componenti dell’edifico.” Abbiamo una serie di informazioni come il ciclo vita dei prodotti, riciclabilità, prezzi – ha detto Werner Weingraber dell’azienda olandese – Vogliamo creare un registro digitale per tracciare materiali e prodotti così da renderli attraenti per il mercato”.

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