Dai vestiti fatti di canapa km0 alla bioraffineria a base legno, per arrivare alla distilleria circolare che utilizza la vinaccia per produrre cosmetici anti-età. La bioeconomia circolare prospera in Trentino-Alto Adige e le sue filiere innovative sono state al centro di una importante iniziativa europea. AlpLinkBioEco, progetto Interreg europeo sviluppato nell’arco di tre anni e appena concluso, ha lavorato per potenziare la rete fra le tante aziende e associazioni che lavorano nell’ambito della bioeconomia e dell’economia circolare sul territorio, così da creare nuove catene e occasioni di simbiosi industriale non solo a livello locale, ma anche nazionale e transnazionale.

Mappare la bioeconomia circolare per creare reti

Il progetto AlpLinkBioEco ha visto la partecipazione di 6 Stati dell’arco alpino (Italia, Francia, Germania, Austria, Svizzera e Slovenia) e 9 Regioni, di cui 3 facenti parte dei cosiddetti 4 Motori d’Europa (Lombardia, Baden-Württemberg e Auvergne Rhône-Alpes), con 14 partner istituzionali e industriali provenienti dalle diverse nazioni.
Nell’arco dei tre anni è stato sviluppato un database interattivo, il Value Chain Generator, che ha consentito di mappare e mettere in rete decine di associazioni e centinaia di aziende attive nell’ambito della bioeconomia e dell’economia circolare. Con il contributo dei vari stakeholder politici e industriali, è stato poi stilato un Masterplan o piano d’azione condiviso per spingere lo sviluppo della bioeconomia circolare nelle regioni dell’Arco Alpino.

AlpLinkBioEco3

Casi studio: vinaccia, canapa e legno

Tra i casi studio di bioeconomia circolare emersi in Trentino-Alto Adige, tre in particolare riguardano la vinaccia, la canapa e il legno.
Il primo è un vero e proprio caso di simbiosi industriale tra
distilleria e produzione di cosmetici. “Antiossidanti da derivati del vino per prodotti cosmeticiè il titolo dello studio condotto da Elisa Morganti e Silvio Antonioni, innovation project manager della Fondazione HIT - Hub Innovazione Trentino. Tutto parte dalle tonnellate di vinaccia prodotte da distillerie e vinificatori: un materiale che di solito viene smaltito come rifiuto, bruciato come biomassa o al massimo usato come fertilizzante. La vinaccia e i semi dell’uva sono tuttavia ricchi di polifenoli e antiossidanti, la base dei prodotti cosmetici anti-età. Si aprono quindi interessanti prospettive di up-cycling. Il marchio Ampeliè, di proprietà dell'Azienda Agricola Fratelli Pisoni, leader nella produzione biodinamica di vini e grappe, ha dunque avviato una produzione di cosmetici a base naturale – tutti testati per qualità e sicurezza - partendo dai residui di cantina e da altri componenti organici.

Il secondo caso studio, su cui si è concentrata Pasqualina Sacco, ricercatrice del Fraunhofer Research Center di Bolzano, riguarda i “Tessuti di canapa”. Nello specifico quelli prodotti dalla nota azienda altoatesina di sportswear Salewa. Per la collezione “Alpine Hemp”, Salewa utilizza complesse tecniche di maglieria e tessitura per fondere la canapa – tutta di provenienza locale - con altre fibre come il poliestere riciclato, il cotone organico e l'elastan per ottenere una maggiore funzionalità ibrida. L’azienda ha inoltre deciso di investire il 10% del profitto di questi vestiti in coltivazioni di canapa locali e produzione di prodotti sostenibili a base di canapa.

Infine, il caso studio “Bioraffineria a base di legno: segatura e trucioli di legno come base per intermedi chimici”, a cui hanno lavorato il Centro Studi Alpino Pieve Tesino, Hub Innovazione Trentino e Fraunhofer Italia. L’obiettivo era il riutilizzo dei principali componenti della biomassa legnosa, come trucioli e segatura. Attraverso il progetto AlpLinkBioEco sono quindi stati messi in contatto gli stakeholder del settore forestale e le industrie locali italiane con LXP Group, azienda tedesca che ha sviluppato una tecnologia innovativa per la separazione di lignina e cellulosa di alta purezza dalla biomassa lignocellulosica derivante da scarto. La grande abbondanza di materia prima seconda e la versatilità dell’impianto fanno ben sperare per uno sviluppo delle bioraffinerie lignocellulosiche, che potrebbero creare ulteriori opportunità di lavoro specialmente nelle aree rurali.