Presente in Italia da almeno 13500 anni, la canapa è una pianta frugale che appartiene alla famiglia della cannabis sativa. Cresce 50 volte più veloce del legno, assorbe e trattiene molta umidità e non necessita di molta acqua. In campo farmaceutico le sue applicazioni erano vastissime già agli inizi del '900 e la sua fibra durevole e resistente è sempre stata utilizzata per le corde d’arrampicata. Ma come mai, viste le caratteristiche, è così raro vedere coltivazioni di canapa in Italia? Essendo parente della marijuana, questa pianta viene ancora oggi accomunata alle sostanze psicoattive. In realtà, dal momento che contiene quantità molto ridotte di THC, c’è un solo uso per il quale la canapa industriale non è adatta: procurare l’effetto di euforia.
Subito dopo la fine della seconda guerra mondiale, con la progressiva industrializzazione del Paese e
il boom economico, cominciarono ad essere importate le fibre sintetiche e la canapa subì un primo declino. Il definitivo colpo di grazia arrivò nel 1961, quando il governo italiano sottoscrisse una convenzione internazionale chiamataConvenzione Unica sulle Sostanze Stupefacenti, secondo cui la canapa sarebbe dovuta sparire dal mondo entro 25 anni.

Salewa canapa light

Prodotti in canapa Salewa

La fibra di canapa nei capi di abbigliamento Salewa

Oggi più che mai, le persone sono sempre più attente alla provenienza del prodotto che comprano, all’impatto ambientale e se il loro acquisto può creare valore all’interno della comunità. Con questo intento da diversi anni il Gruppo Oberalp ha iniziato a collaborare con alcune realtà altoatesine per riscoprire la coltivazione di canapa nelle regioni alpine e usarla per i suoi capi di abbigliamento outdoor Salewa. “La canapa vanta una lunga tradizione in Alto Adige e in Tirolo settentrionale – dice a Materia Rinnovabile Christine Ladstädter, esperta dei materiali Salewa, durante la presentazione al Salewa Garden (Bolzano) della collezione Alpine Hemp di Salewa – con questo progetto vogliamo esser più radicati nel territorio perché non necessariamente tutto deve venire da lontano”.
Ladstädter ci racconta che la canapa veniva tradizionalmente coltivata accanto al lino per
ottenere fibre di alta qualità per la produzione di cime, vele o anche carta. Ora può essere utilizzata anche per produrre generi alimentari, cosmetici, materiali da costruzione e medicinali.
Il team di Salewa non ha ancora
portato a termine un LCA ufficiale per valutare l’esatto impatto ambientale rispetto ad altri materiali. Tuttavia, a differenza del cotone che durante il periodo della crescita ha bisogno mediamente di 5000 litri al chilogrammo, la canapa non richiede irrigazione aggiuntiva. “Oltre a essere biodegradabile, questa fibra è ottima per l’abbigliamento sportivo perché assorbe umidità con grande velocità - spiega Christine Ladstädter con alle spalle la piantagione di canapa presso la sede centrale del Gruppo Oberalp a Bolzano – E una tonnellata di canapa è in grado di stoccare 1,6 di tonnellate di CO2”.
“Inizialmente abbiamo testato un tessuto in pura canapa,
ma per il mondo dell’abbigliamento sportivo forse è ancora troppo rustico come tessuto, poco liscio. Allora abbiamo creato questo blend di canapa e poliestere riciclato”. Il risultato è un capo sportivo che sposa l’aspetto naturale come quello un po’ più tecnico”.

Canapa in edilizia: un isolante naturale

Dalla farina di canapa per fare il pane a lievitazione naturale testata dal panificio di Helmuth Profanter a Ecopassion, azienda specializzata in cosmetici funzionali, prodotti medicinali e integratori alimentari. Sono tanti gli utilizzi della canapa. Particolarmente interessante è il riuso del canapulo, sottoprodotto della lavorazione della fibra di canapa. Werner Schönthaler lavora nell’edilizia ed elenca tutti i vantaggi che la canapa può portare come isolante. “Oltre ad essere carbon negative, il canapulo è in grado di isolare anche in estate con ottime performance – spiega Schönthaler - Abbiamo testato i nostri muri in canapa in Sicilia e in Veneto e all’interno la temperatura si è regolata intorno ai 26 gradi senza il bisogno del condizionatore”.
Diversi
studi hanno attestato che i biocompositi in canapa e calce sottraggono e immagazzinano nell’involucro delle case da 20 a 60 kg di CO2 per 1 metro cubo di impasto. Dal punto di vista produttivo la pianta cresce in media 50 volte più veloce del legno del bosco, ma in Italia il mercato non è ancora sviluppato. “Abbiamo diversi partner in Austria, Germania e Francia che ci forniscono la materia – dice Werner Schönthaler – in Italia il problema è che non ci sono le macchine che separano la fibra e il canapulo. Inoltre manca ancora cooperazione tra i contadini che la coltivano”.

Immagine: Crystalweed (Unsplash)