In epoca di crisi climatica conclamata, garantire una vita dignitosa in età pensionabile non significa più solo far sì che le persone abbiano più soldi possibile nelle proprie tasche. Resta un obiettivo legittimo e condivisibile, ma non può essere l’unico. Perché fra venti o trent’anni, e forse anche prima, a determinare la qualità della vita saranno lo stato del clima, le condizioni ambientali e il livello di coesione sociale - dimensioni tutte probabilmente in sofferenza allora molto più di oggi - almeno altrettanto quanto lo saranno le disponibilità economico-finanziarie.

Posto che la missione prioritaria di chi investe con orizzonti di lungo periodo, come gli investitori previdenziali (fondi pensione), resta garantire un trattamento economico adeguato a chi varcherà in quel tempo la soglia dell’età pensionabile, la sfida è dunque sempre più quella di integrare nel modus operandi le considerazioni sulle dimensioni socio-ambientali di cui si diceva. Nello specifico, valutando l’impatto che su esse avranno nel tempo le scelte su dove orientare i flussi di investimenti, verso cioè quali settori e attività.

Al riguardo è di particolare interesse l’esperienza di Laborfonds, il fondo pensione complementare negoziale dei lavoratori dipendenti di aziende private e pubbliche con sede nel territorio del Trentino-Alto Adige, istituito nel 1998 e operativo dal 2000. Un’esperienza che è stata raccontata nel primo bilancio sociale di Laborfonds, presentato oggi, 28 ottobre, in una doppia conferenza stampa a Trento e a Bolzano.

Tra bilancio sociale e report d’impatto

“Gli investitori previdenziali di solito parlano di numeri: iscritti, masse gestite, rendimenti. Volevamo invece far vedere soprattutto cosa c’è dietro i numeri, cioè gli impatti sociali generati con i nostri investimenti”, dice Eugenio Quarti, direttore generale ad interim di Laborfonds. Il documento di Laborfonds, realizzato in collaborazione con Collectibus Società benefit, è tecnicamente un bilancio sociale. Ma una serie di caratteristiche lo rendono di fatto un unicum nel panorama degli oltre trenta fondi pensione negoziali italiani (detti anche chiusi o contrattuali). Ad esempio perché, con lo specchietto retrovisore, ha l’ambizione di inquadrare non solo le attività dell’ultimo anno ma un po’ l’intera storia di Laborfonds. Ma soprattutto perché strizza decisamente l’occhio alla rendicontazione d’impatto. “Possiamo considerarlo un documento a metà strada tra un bilancio sociale e un report d’impatto , perché appunto l’impatto generato attraverso la gestione del fondo è il vero valore messo in evidenza”, commenta Danilo Devigili, partner di Collectibus.

Laborfonds ha circa 160.000 aderenti, gestisce un patrimonio di quasi 5 miliardi di euro, offre quattro linee d’investimento, o comparti (Garantita, Prudente Etica, Bilanciata, Dinamica), differenziate per profilo di rischio e rendimento e per approccio alla sostenibilità (integrazione di fattori ESG) ed è dotato di una politica di sostenibilità. La presentazione dell’impatto generato dagli investimenti di Laborfonds è suddivisa nel documento in due aree. La prima si riferisce all’attività istituzionale tipica di previdenza complementare, come dire: il business as usual di un fondo pensione. La seconda descrive invece gli impatti che derivano dagli investimenti del fondo in economia reale e segnatamente nei fondi di investimento alternativi (FIA). Entrambe, ma soprattutto la seconda, sono inquadrate con riferimento a una selezione di obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs).

La previdenza complementare come strumento di contrasto alla povertà

L’impatto dell’attività istituzionale è declinato in special modo con riferimento alla riduzione della povertà. Secondo ISTAT (dati 2025) il Trentino Alto-Adige è una sorta di isola felice in Italia: l’intensità della povertà relativa è infatti meno di un quarto della media nazionale (4,7% contro 20,8%). Ma ISPAT (Istituto di statistica della provincia di Trento) ha rilevato comunque che è a rischio povertà o esclusione sociale l’11% della popolazione in provincia di Trento e il 6,6% in provincia di Bolzano (dati 2024). La previdenza complementare è uno strumento che può incidere significativamente su questo fenomeno e in Trentino Alto-Adige conta su un tasso di adesione notevolmente più alto che nel resto d’Italia (65,5% contro 39,9%).

Il contributo di Laborfonds in quest’ambito riguarda soprattutto i più giovani. Le iscrizioni al fondo sono infatti cresciute del 31% nel 2025 sul 2023 per gli under 30, una delle categorie fra le più vulnerabili economicamente e socialmente. Che, grazie a strumenti offerti dal fondo come le anticipazioni, può disporre di risorse per affrontare ad esempio periodi di discontinuità lavorativa.

Gli investimenti in economia reale su PMI, rinnovabili e housing sociale

L’investimento in economia reale è quello che qualifica maggiormente l’attività di Laborfonds nella prospettiva della generazione d’impatto. “Abbiamo iniziato a investire in economia reale nel 2015 e oggi investiamo in FIA circa 300 milioni di euro, sia nella linea Bilanciata, che con oltre 3 miliardi di euro è la più grande, sia nella linea Dinamica, comparto azionario con circa 700 milioni di euro”, spiega Quarti. “Fra l’altro, investiamo in fondi di housing sociale, energie rinnovabili, e nel finanziamento delle PMI del territorio. Del resto, essendo un fondo regionale, la valorizzazione del territorio è un nostro obiettivo prioritario.”

Laborfonds investe ad esempio nel Fondo strategico Trentino-Alto Adige e nel FIA Euregio+ PMI, per favorire l’accesso ai capitali delle PMI locali; nel Fondo Housing Sociale Trentino, per la realizzazione di alloggi sociali in risposta al disagio abitativo, e nel FIA Cooperazione e terzo settore, un fondo a impatto sociale italiano dedicato all’economia sociale; e ancora nei fondi Green Arrow Energy Fund, Clean Energy Infrastructure Fund e Tages Helios Net Zero (energie rinnovabili e transizione energetica). Anche grazie al contributo di Laborfonds, con questi fondi è stato possibile ad esempio erogare finanziamenti a oltre 450 imprese del territorio, realizzare più di 500 soluzioni abitative di qualità accessibili a canone moderato, aumentare la capacità di produzione di energia rinnovabile.

“Investire nelle nostre imprese significa investire in chi domani potrà assumere i nostri figli”, commenta Quarti. “E puntare sulle rinnovabili significa avere meno emissioni climalteranti e un clima migliore da lasciare a chi verrà dopo di noi. Questo tipo di investimenti si pone l’obiettivo di coniugare la redditività per i nostri iscritti con un impatto sociale e ambientale positivo nel medio-lungo periodo, rafforzando il nostro ruolo di investitore istituzionale.”

Anche nel breve periodo, però, capita che le soddisfazioni non manchino: nel 2022, anno dello scoppio della guerra in Ucraina con conseguente crollo dei mercati − e titoli che a fine anno segnarono perdite di valore anche in doppia cifra −, in Laborfonds l’unico portafoglio a mantenersi saldo fu proprio quello degli investimenti in economia reale, notoriamente decorrelati rispetto all’andamento dei mercati: “In uno dei momenti più delicati degli ultimi anni sui mercati, fu una dimostrazione della bontà delle nostre scelte”, racconta Quarti.

L’intenzione espressa anche di recente dal CDA di Laborfonds è di proseguire sulla strada intrapresa, sempre con un’ottica prudenziale e facendo un passo alla volta. “Ci riconoscono di essere uno dei fondi negoziali col percorso in investimenti in economia reale più sviluppato, con più masse investite e fondi in portafoglio”, conclude Quarti. “Non ci fermiamo: vogliamo continuare a essere innovativi, anche per stimolare altri investitori previdenziali ad alzare l’asticella su questi temi.”

 

In copertina: immagine Envato