Portland, nell’Oregon (con una popolazione di 2,3 milioni di persone) è regolarmente in cima alla lista delle “città più sostenibili” degli Stati Uniti. Per decenni Portland è stata leader a livello nazionale nelle iniziative che riducono l’uso di energia e salvaguardano l’ambiente, come lo sviluppo transit-oriented (Tod – Transit-oriented development), le infrastrutture per favorire l’uso della bicicletta, la salvaguardia dei terreni fertili e il compostaggio del cibo.

Ma, Portland non è una città realmente sostenibile.

Malgrado tutti gli obiettivi raggiunti dalla città, i suoi abitanti ancora usano molte più risorse – e creano molto più inquinamento – di quanto l’ambiente riesca a gestire in maniera rinnovabile. Questo naturalmente vale per qualsiasi città industrializzata. Non è teoricamente impossibile per una città moderna essere letteralmente sostenibile (cioè in grado di perdurare in eterno); ma avrebbe bisogno di funzionare in modo decisamente diverso persino rispetto alla città attualmente “più verde”. Nella nostra civiltà globalizzata la vera sostenibilità non è un risultato raggiungibile semplicemente ottenendo un punteggio alto riguardo ai parametri giusti. È un ideale che possiamo solo cercare caparbiamente di raggiungere, e a ogni scala.

Portland viene spesso definita una città “resiliente”, e anche questo non è completamente vero. La resilienza urbana riguarda la capacità di adattarsi alle difficoltà preservando l’essenza della città. Sicuramente Portland possiede molte delle qualità generalmente associate alla resilienza: preparazione ai cambiamenti climatici; ridondanza nei sistemi critici; ha una forte cultura civica e coesione sociale. Ma c’è un grande problema nel definire una città resiliente legato al fatto che non sappiamo effettivamente che aspetto abbia la resilienza urbana!

Il problema è che la scienza della resilienza dei sistemi socio-ecologici (la base ideologica della resilienza urbana) è stata sviluppata studiando le comunità rurali e le risorse naturali di cui fanno uso. Abbiamo una certa idea di come una piccola comunità agricola possa costruire la propria resilienza riguardo a fattori come il cambiamento della salinità del suolo e la diminuzione delle precipitazioni piovose adeguando certe strutture di governo e norme culturali. Ma come si possono applicare queste idee alle comunità del 21° secolo, globalizzate, industrializzate e composte da milioni di persone? Semplicemente non lo sappiamo ancora; gli scienziati della resilienza hanno cominciato ad affrontare questo tema solo in anni recenti.

Portland sicuramente non può funzionare all’infinito nel suo stato attuale, e soffrirebbe enormemente per eventi come un terremoto catastrofico o una depressione economica globale. E tuttavia, quando si tratta di sostenibilità e resilienza, Portland si trova su una traiettoria migliore rispetto alla maggior parte delle altre città negli Stati Uniti – in gran parte grazie al fatto che ha semplicemente lavorato a questi ideali più a lungo di qualunque altra. Come ha fatto Portland? Io penso che ciò derivi da due prerequisiti: la presenza di una intenzione adeguata all’interno della comunità, e di adeguati meccanismi nello spazio di manovra del governo.

Portland e l’Oregon effettivamente hanno una lunga storia di intento rivolto a quella che ora chiamiamo sostenibilità e resilienza. Questo fatto potrebbe avere le sue origini nel relativo isolamento della regione: la lussureggiante Williamette Valley, dove i coloni bianchi fondarono le loro città e paesi a metà dell’Ottocento, è separata dal resto degli Stati Uniti da centinaia di chilometri di montagne e deserto. Forse è stato il senso viscerale dei limiti geografici, insieme alla prontezza da pioniere nell’ideare soluzioni locali, che ha portato gli abitanti dell’Oregon del tardo 20° secolo a insolite (per gli Stati Uniti di quell’epoca) iniziative politiche come un governo regionale, la conservazione del territorio, la rimozione di autostrade e la creazione di spazi pubblici. Quando il bisogno di sostenibilità urbana divenne chiaro nel corso degli ultimi 30 anni, per l’Oregon – e per Portland – i pezzi erano già al loro posto pronti per funzionare.

Se è così, questo significa che qualsiasi comunità può raggiungere i risultati di Portland. Invece di andare a caccia di unità di misura della sostenibilità e di strutture per la resilienza, le città possono coltivare una sostenibilità a lungo termine, e la resilienza inizia concentrandosi prima sulla consapevolezza della comunità (che viene prima dell’intento e della volontà politica) e sugli strumenti governativi/gestionali.  

 

 

Post Carbon Institute, www.postcarbon.org

American Planning Association, www.planning.org