Le comunità di energia rinnovabile (CER) si stanno moltiplicando in tutta Europa, ma la maggior parte di esse dipende ancora in larga misura dal lavoro dei volontari. Un modo per sostenere la diffusione e lo sviluppo del concetto di comunità energetica in Europa potrebbe essere quello di favorire l’incontro tra i giovani e le CER esistenti, individuando modalità per una collaborazione proficua e a lungo termine. Durante il loro mandato, i giovani ambasciatori italiani per l’energia, operando nel contesto del Pacchetto “Energia per i cittadini” dell’UE e del Piano d’azione per le comunità energetiche, hanno deciso di indagare l’attuale livello di coinvolgimento dei giovani nei progetti delle comunità energetiche rinnovabili e il loro potenziale interesse a sostenerli.

Da un doppio sondaggio condotto tra i giovani e le comunità energetiche è emerso chiaramente che esiste un potenziale nell’unire questi due gruppi: il sondaggio ha rilevato che l’84% dei giovani italiani intervistati si sente coinvolto nelle questioni energetiche e climatiche in generale, ma non possiede conoscenze sul tema delle comunità energetiche, mentre il 63% delle CER non coinvolge affatto persone sotto i 35 anni.

Colmare questa specifica lacuna potrebbe portare benefici a entrambe le parti: le comunità energetiche hanno bisogno di amministratori, comunicatori e facilitatori per realizzare la propria visione, mentre i giovani possono acquisire esperienza pratica nella transizione energetica, che può portare a potenziali posti di lavoro “verdi” nel loro contesto locale, a una rete professionale e a un impatto a livello locale sul loro impegno per il clima.

Un’iniziativa a doppio binario

Il nostro approccio ha combinato un doppio sondaggio, che ha mappato in parallelo la domanda delle CER e le competenze disponibili tra i giovani, con un progetto pilota di abbinamento che ha messo in contatto i partecipanti motivati di entrambe le parti.

Il sondaggio tra i giovani (di età compresa tra i 18 e i 35 anni) ha raccolto 627 risposte su 14 domande chiave relative a coinvolgimento, motivazioni, formati preferiti e ostacoli. Il sondaggio tra le CER ha raggiunto 88 partecipanti, coprendo aspetti quali forma giuridica, capacità del personale, percezione della sostenibilità e i profili professionali di cui hanno maggiormente bisogno. Raggiungere questa portata ha significato andare dove i giovani già si trovano: reti universitarie (Bologna, Padova, Milano, Trieste, Ferrara), reti giovanili sull’energia come EYEN e media civici come Orizzonti Politici. Una partnership sui social media con LifeGate ha inoltre contribuito a raggiungere oltre 105.000 visualizzazioni.

Dal punto di vista delle CER, il progetto RENOSS guidato da RENAEL (la rete italiana delle agenzie energetiche locali), con il sostegno diretto di AESS (l’Agenzia per l’energia e lo sviluppo sostenibile) e del Forum italiano delle comunità energetiche (IFEC), è stato fondamentale per raggiungere un numero significativo di intervistati nella maggior parte delle regioni italiane.

Cosa rivelano i numeri

I giovani sono pronti a impegnarsi: la maggior parte degli intervistati è disponibile sia online che di persona nel luogo in cui si trova attualmente, e una netta maggioranza afferma che l’impatto ambientale e sociale è la motivazione principale per partecipare.

Le CER, invece, hanno capacità organizzative e finanziarie limitate; infatti, il 68% è gestito esclusivamente da volontari e solo il 9% ha anche un solo dipendente retribuito. Il 56% segnala una fragilità economica, in particolare la difficoltà di garantire un reddito stabile derivante dai programmi di incentivazione per la condivisione dell’energia, mentre il 55% dichiara di avere poco tempo da dedicare alla gestione delle CER, una conseguenza diretta del fatto di fare affidamento sui volontari.

Secondo l’indagine sulle CER, questi limiti di capacità si traducono in una domanda di amministratori, comunicatori e facilitatori tanto quanto di ingegneri, ruoli che i giovani, qualunque sia la loro motivazione, sono ben posizionati per ricoprire.

Il divario e i primi abbinamenti

Il confronto tra i due set di dati mette in luce un sorprendente divario nella percezione di sé: le CER vedono i giovani principalmente come gestori dei social media (85% della domanda), mentre i giovani si considerano educatori e promotori di comunità (58% dell’offerta). Anche le aspettative sul formato divergono: il modello di coinvolgimento predefinito delle CER è il volontariato, i tirocini curriculari non retribuiti e i progetti di tesi, soprattutto perché la maggior parte delle CER semplicemente non genera entrate sufficienti per retribuire nessuno, mentre il 66% dei giovani preferisce una collaborazione retribuita. Il motivo diventa più chiaro se si osserva il profilo di età: il 63% dei giovani intervistati ha un’età compresa tra i 26 e i 35 anni, ha già superato la fase dei tirocini universitari ed è pronto a iniziare o è già da alcuni anni nel mondo del lavoro.

Durante la sfida è stato sviluppato un algoritmo di abbinamento, che tiene conto di parametri quali la vicinanza geografica, il tipo di collaborazione e le preferenze in termini di competenze. I risultati sono stati promettenti, con decine di potenziali abbinamenti, pertanto si è deciso di inviare e-mail ai candidati di entrambe le parti. Inizialmente le risposte sono state scarse, il che può essere attribuito al fatto che il sondaggio è stato percepito più come una richiesta di informazioni che come un invito all’azione, soprattutto da parte dei giovani. Di conseguenza, è stato adottato un approccio più diretto e individuale.

Alla fine, sono state avviate nove collaborazioni, soprattutto sotto forma di tirocini, servizio civile e volontariato, già in corso in Emilia-Romagna, Veneto e Toscana. Ad esempio, un volontario sta aiutando una CER alla periferia di Bologna a costruire da zero la propria presenza sui social media. Un altro è diventato ambasciatore di un’iniziativa di ristrutturazione guidata dai cittadini, sostenendo la strutturazione e la diffusione di un sistema di gruppi di acquisto per la ristrutturazione delle abitazioni a Fidenza. Un terzo sta supportando la gestione di una CER nell’Alto Vicentino, verificando le domande di adesione e occupandosi di compiti amministrativi.

Dai dati a un modello operativo

Tre insegnamenti sono emersi lungo il percorso. Lo slancio si esaurisce rapidamente: i ritardi tra la risposta al sondaggio e il follow-up compromettono il coinvolgimento; ecco perché sarebbe utile disporre di un’infrastruttura di abbinamento preesistente prima dell’avvio delle attività di sensibilizzazione.

Il volume non equivale all’impegno: i social media hanno garantito un’ampia diffusione, ma sono state le partnership con le università a fornire i partecipanti che hanno portato a un abbinamento effettivo, non solo a una semplice risposta al sondaggio.

Il contatto individuale rimane insostituibile: alla fine l’abbinamento è stato effettuato individualmente, partecipante per partecipante, un processo laborioso, ma nessun algoritmo può sostituire una conversazione reale quando si tratta di concludere un abbinamento.

Per iniziative di abbinamento simili in futuro, raccomandiamo un approccio segmentato che adatti le forme di collaborazione alla fase di vita: volontariato, tirocini e tesi di laurea per gli studenti universitari, impiego pubblico e ruoli retribuiti per i neolaureati, e collaborazioni retribuite a lungo termine o apprendistati per i giovani professionisti già inseriti nel mondo del lavoro.

Formati brevi come hackathon e settimane di progetto potrebbero inoltre essere organizzati congiuntamente dalle organizzazioni studentesche e dalle CER come facile punto di accesso per consentire ai giovani di entrare in contatto con una comunità energetica, diventando spesso il primo passo verso un abbinamento a lungo termine piuttosto che un’interazione una tantum.

Raccomandazioni e prossimi passi

Partendo dai 370 giovani e dalle 76 CER che hanno acconsentito a essere ricontattati, e dai nove abbinamenti già sperimentati, proponiamo cinque passi concreti per aumentare la collaborazione tra le comunità energetiche e i giovani volontari.

Un processo di abbinamento strutturato. Per passare da un’indagine una tantum a un servizio ripetibile e per ridurre il sovraccarico amministrativo a carico delle stesse CER, l’impegno dei giovani dovrebbe essere canalizzato tramite intermediari quali le agenzie per l’energia o gli enti che gestiscono programmi di servizio civile per i giovani a livello europeo (ad esempio il Corpo europeo di solidarietà) o nazionale (ad esempio l’Italia gestisce il proprio equivalente nazionale, il Servizio civile universale).

Una piattaforma digitale di abbinamento. Una piattaforma snella, consultabile per località, competenze e disponibilità, sostituirebbe i fogli di calcolo ad hoc con un’infrastruttura che rimanga attiva tra un ciclo di sondaggi e l’altro. Le comunità di energia rinnovabile potrebbero pubblicare “posizioni aperte” sotto forma di volontariato, tirocinio o, quando possibile, anche collaborazioni retribuite, richiedendo supporto su temi o attività specifici, quali amministrazione, coinvolgimento, comunicazione, ecc. Gli strumenti esistenti a livello UE, come il Citizen Energy Advisory Hub della Commissione europea e la sua mappa dei progetti energetici dei cittadini, potrebbero offrire un primo livello di visibilità su cui basarsi. Il coordinamento e l’infrastruttura dati sottostante troverebbero la loro collocazione ideale a livello UE, mentre l’effettivo abbinamento e la facilitazione quotidiana dovrebbero rimanere a livello locale, affidati a intermediari che conoscono già il proprio territorio, quali agenzie energetiche, fornitori di servizi civili e amministrazioni pubbliche.

Sviluppo delle capacità su larga scala. Si raccomanda una serie di webinar specifici per contesto nella lingua nazionale per approfondire la comprensione da parte dei giovani di come le CER operano effettivamente in termini di forma giuridica, governance e gestione quotidiana. Ciò risponde direttamente a un ostacolo che l’indagine sulle CER ha segnalato ripetutamente: le CER vogliono svolgere un ruolo di mentori ma non dispongono del tempo e della struttura per farlo. Una formazione condivisa per lo sviluppo delle capacità, gestita esternamente, riduce tale costo per ogni CER, anziché chiedere a ciascuna di organizzarla da sola.

Sostegno economico diretto. Si dovrebbe prendere in considerazione, a livello europeo o nazionale, un finanziamento dedicato ai progetti pilota “giovani nelle CER”, combinando il Servizio civile europeo e i fondi europei disponibili per consentire alle agenzie per l’energia e alle CER di ospitare giovani rappresentanti, andando oltre la collaborazione basata esclusivamente sul volontariato.

Replicabilità in tutta l’UE. La stessa metodologia del doppio sondaggio è concepita per essere indipendente dal contesto nazionale. Mappare parallelamente l’offerta di giovani e la domanda da parte delle CER produce una base di dati riutilizzabile ovunque esistano le CER, e il modello potrebbe essere replicato in altri Stati membri attraverso le reti europee giovanili ed energetiche. Intravediamo un potenziale concreto affinché venga integrato come pacchetto di lavoro nelle prossime proposte di progetti dell’UE, trasformando un progetto pilota nazionale in un modello che altri paesi possano adattare anziché reinventare.

Insieme, questi cinque filoni sono ciò che trasformerebbe questa indagine condotta in un solo paese in un percorso duraturo a livello dell’UE per riunire i giovani e le comunità energetiche, sostenendo l’ulteriore maturazione del settore.

Perché è importante

Le CER hanno bisogno di tutto il sostegno disponibile per espandere le loro attività, professionalizzarsi e sviluppare ulteriori progetti. I giovani potrebbero essere alla ricerca di opportunità per mettere in pratica le loro conoscenze, avere un impatto a livello locale e acquisire esperienza diretta nel settore energetico. Realizzare il potenziale di una collaborazione tra queste due parti potrebbe offrire opportunità a entrambe, promuovendo al contempo la coesione sociale e le transizioni energetiche locali.

 

Questo editoriale è stato realizzato in collaborazione con la Settimana europea dell’energia sostenibile (EUSEW), il più grande evento annuale dedicato alle energie rinnovabili e all’uso efficiente dell’energia in Europa.

 

In copertina: immagine Envato