I Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE) contengono una vasta gamma di componenti e materiali, inclusi metalli di base, metalli preziosi, materie prime critiche (ad esempio indio, gallio, cobalto), plastica, vetro, ceramica e sostanze pericolose. Da un certo punto di vista i Rifiuti Elettronici sono una vera e propria urban mining, una miniera urbana di metalli che se correttamente recuperati e riciclati consentirebbero di ridurre in maniera drastica l’energia necessaria per l’estrazione delle materie prime, limitare gli impatti ambientali e assicurare l’indipendenza europea dai paesi esteri produttori di materie prime. D’altro canto, a causa della difficoltà e del costo elevato nel trattamento di questi rifiuti dalla composizione mista e complessa, i RAEE sono spesso oggetto di operazioni di smaltimento illegali e traffici illeciti, con conseguente inquinamento ambientale.
Secondo lo studio
Emergency Challenges of Waste Management in Europe  commissionato dall’Agenzia Europea dell’Ambiente e pubblicato nel marzo 2020, in Europa solo il 37% dei RAEE è riciclato. L’Italia, con solo il 26% dei RAEE riciclati si trova al venticinquesimo posto assieme a Slovenia e Spagna, e davanti solo a Grecia (22%), Cipro (17%) e Romania (14%).
Eppure, secondo l’analisi riportata nello studio,
potenzialmente fino al 78% dei RAEE potrebbero essere riciclati in Europa. Ma per raggiungere quest’obiettivo, dicono gli autori del rapporto, è necessario mettere in atto “un elevato grado di regolamentazione” per le operazioni di raccolta e trattamento, imporre per legge degli obiettivi minimi di riciclaggio, e introdurre delle sanzioni per i trasgressori. Tutte cose presenti nel disciplinare Ecoguard sviluppato dal Consorzio Nazionale Riciclo Piccoli Elettrodomestici (Ecoped) e dal Consorzio Riciclo Condizionatori per uso domestico (Ridomus) e attivo in Italia da oltre 10 anni.

Un disciplinare per la tracciabilità completa dei rifiuti elettronici

Il problema dei RAEE, così come degli altri rifiuti, è la tracciabilità – dice a Materia Rinnovabile Giuliano Maddalena, direttore di Ecoped e di Ridomus – Nel 2008 ci siamo resi conto che la filiera di riciclo dei RAEE è una filiera lunga e complessa, lungo la quale è facile perdere traccia del rifiuto. Per questo abbiamo lavorato alla realizzazione di un disciplinare che mette sotto controllo tutta la filiera del riciclo. Il disciplinare Ecoguard ha tre finalità: minimizzare le dispersioni dei componenti e delle sostanze dei prodotti pericolosi; massimizzare il riciclo; assicurare che le operazioni siano condotte seguendo logiche etiche che prestino attenzione alla sicurezza dei lavoratori.”
Quando un cittadino dismette l’utilizzazione di un’Apparecchiatura Elettrica o Elettronica (AEE) ha davanti a sé due scelte: riportarla indietro e conferirla gratuitamente al negozio dove l’ha comprata, oppure portarla a una piazzola ecologica comunale. “La piazzola ecologica è spesso considerato un punto di arrivo per i RAEE, mentre per noi rappresenta l’inizio del viaggio – spiega Maddalena - È qui che di solito si perde traccia di un rifiuto e che nasce il problema, perché una volta lasciato il rifiuto, il detentore originale non ne sa più nulla. E purtroppo invece di essere avviato a riciclo in maniera corretta, il rifiuto può andare perso per vie traverse.”

Criteri stringenti di trattamento, obblighi e sanzioni

Ecoguard è stato sviluppato da Ecoped-Ridomus in collaborazione con l’ente di certificazione TÜV che ha contribuito alla redazione del disciplinare Ecoguard tramite la stesura di una checklist per certificare le procedure di raccolta e trattamento dei RAEE, con particolare attenzione alle componenti fondamentali dei rifiuti del raggruppamento R4 (che include tra gli altri elettronica di consumo, telecomunicazioni, informatica, piccoli elettrodomestici). Il disciplinare indica delle linee guide precise per tutte le fasi del processo (trasporto, stoccaggio, trattamento selettivo e trattamento finale), con dei requisiti vincolanti, la cui mancata applicazione comporta l’esclusione automatica dal consorzio, e dei requisiti sanzionatori, il cui mancato rispetto comporta sanzioni.
Ad esempio, il trasporto dalla piazzola ecologica all’area di stoccaggio deve avvenire il più velocemente possibile, per ridurre casi di manomissione e/o dispersione dei rifiuti. Nelle aree di stoccaggio, invece, il Disciplinare Ecoguard ha introdotto l’obbligo della video-sorveglianza e la tracciabilità delle quantità in entrata e in uscita dei rifiuti.

Attenzione particolare per plastiche e schede elettroniche

Dall’area di stoccaggio, i rifiuti sono trasportati presso un primo impianto per il cosiddetto Trattamento Selettivo. In questa fase i rifiuti sono messi in sicurezza, eliminando oggetti estranei e sostanze pericolose che possono essere contenute al loro interno. Dopo di che avviene la fratturazione dell’apparecchiatura elettrica: ferro, alluminio, rame e parti di plastica sono ridotti in pezzature di piccole dimensioni. Di questi, solo ferro, alluminio e rame sono pronti per riciclo. Le plastiche, che rappresentano fino al 35-40% in peso dei piccoli elettrodomestici, non sono ancora riciclabili perché sono una miscela di polimeri diversi e hanno bisogno di un trattamento successivo. Così come le schede elettroniche all’interno delle quali si trovano molti metalli da recuperare. Per questa fase di Trattamento Selettivo, il Disciplinare Ecoguard prevede procedure specifiche per la minimizzazione della dispersione di plastiche e schede elettroniche nelle altre frazioni così da non contaminarle. Dopo questa selezione, le varie frazioni sono avviate all’impianto di Trattamento Finale. Ecoguard prevede che per le plastiche sia garantita la separazione di quelle con ritardanti di fiamma bromurati (composti tossici per il sistema nervoso centrale) e il recupero di almeno il 35% del totale in entrata. Per le schede elettroniche, l’impianto di Trattamento Finale deve invece garantire il recupero obbligatorio di Argento, Oro, Rame, Palladio e Piombo e di almeno due a scelta tra Nichel, Antimonio e Stagno.

Sviluppo di competenze per realizzare una vera economia circolare

Il sistema disciplinare Ecoguard è stato presentato al Senato Italiano nel 2011, e dal 2011al 2020 Ecoped ha gestito circa 15mila tonnellate di RAEE appartenenti al raggruppamento R4 (corrispondente al 20% circa di tutta la categoria RAEE R4 e all’80% dei piccoli elettrodomestici). Il 94,8% in peso di tutti questi rifiuti è stato riciclato e sono state recuperate le materie prime, mentre il resto è stato destinato a termodistruzione e/o smaltimento in discarica.
Per ridurre ulteriormente la frazione di materiale non riciclato, Ecoped ha cominciato a lavorare sullo
sviluppo di competenze per il riciclo delle plastiche, riunendo attorno allo stesso tavolo i produttore di Apparecchiature elettriche ed elettroniche aderenti a Ecoped, i riciclatori di RAEE e i riciclatori di plastiche.

Un modello riproducibile per combattere i traffici illeciti

Nel 2019 il disciplinare Ecoguard è stato preso come base di partenza per sviluppare il protocollo di legalità Ecopower, adottato dal Consorzio nazionale per la gestione di accumulatori esausti (Consorzio Ecopower), di cui Giuliano Maddalena è amministratore delegato. “L’obiettivo è mettere sotto controllo l’intera filiera della raccolta delle batterie al piombo con un protocollo di legalità unico in Italia – dice Maddalena, spiegando che questa filiera si presta bene a infiltrazioni illecite perché le batterie esauste, anche se pericolose, sono composte per il 60% da metalli che possono essere recuperati facilmente.
L’esperto spiega che il protocollo Ecopower segue gli stessi principi di Ecoguard, ma è stato adattato per lavorare di più sulle fasi iniziali di sorveglianza per impedire per impedire il furto presso le piazzole ecologiche comunali, e poi sulla fase iniziale di riciclo. Maddalena spiega che il protocollo può essere adattato ad altri tipi di rifiuti: “Ecoguard è un documento tecnico normativo aperto, chiunque lo può riutilizzare”.