Arriva a sorpresa – e in tempi record – il via libera da parte del Parlamento europeo per tre provvedimenti del pacchetto Fit for 55 che, con profonda preoccupazione e delusione dei più,  erano stati respinti alla plenaria dello scorso 8 giugno.
L’ok della Commissione, comunicato giorno 22 giugno, promuove tre punti fondamentali per rafforzare le misure degli Stati membri contro la crisi climatica e per sostenere l’azione del Green Deal. Stiamo parlando della revisione del Sistema ETS (il mercato delle emissioni), il conseguente Fondo sociale per il clima e la proposta per l’adeguamento del carbonio alle frontiere.
Dopo un momento di incertezza iniziale, arriva dunque una buona notizia per il clima, un passo più vicino all’abbattimento delle emissioni del 55% entro il 2030.
Ma andiamo con ordine per capire cosa è successo e cosa cambierà.

Siamo davvero “Pronti per il 55”?

La transizione ecologica europea non può essere rimandata, dovremmo saperlo tutti. La paura nelle ultime settimane, tuttavia, è stata proprio quella che i tempi per la sua attuazione potessero allungarsi oltremodo. E questo, si sa, è quello che succede quando gli iter burocratici si inceppano e la maggioranza in aula si spalma fra contrari e astenuti.
Lo scorso 8 giugno il Parlamento europeo era stato chiamato a esprimersi sugli otto dossier del progetto Fit for 55, vale a dire il pacchetto di proposte normative che hanno l’obiettivo di ridurre le emissioni inquinanti fino a segnare un -55% (rispetto ai dati del 1990) entro il 2030.
Riunitisi a Strasburgo, gli eurodeputati avevano bocciato un lungo elenco di emendamenti fra cui, il più eclatante, quello legato alla riforma del sistema ETS, cioè il Sistema europeo di scambio di quote di emissione di gas a effetto serra (EU Emissions Trading System). Emendamento che chiedeva una riduzione dei permessi di emissione annuali al 2030, l’eliminazione delle quote gratuite entro il 2030 e l’istituzione del Cbam, cioè una tassa sull’anidrite carbonica importata. Oltre a questo, l’elenco dei respinti contava anche l’istituzione di un Fondo sociale per il clima che, per l’appunto, dovrebbe essere finanziato con i soldi del mercato ETS.
Gli allarmi e i timori titolati dalla stampa internazionale erano e rimangono tuttora figli della consapevolezza che sarà complicato, se non impossibile, raggiungere l’obiettivo del Fit for 55 senza l’approvazione dell’intero pacchetto. E, fra riformulazione e riproposta delle parti bocciate, i tempi rischiano di dilatarsi.

Il mercato delle emissioni

Con 439 voti a favore, 157 contrari e 32 astensioni, lo scorso 22 giugno la Commissione del Parlamento europeo è però tornata sui suoi passi e ha preso una posizione decisiva nei confronti della revisione del sistema ETS. Meccanismo che, ricordiamolo, è il principale strumento in mano all’Europa per la riduzione delle emissioni nei settori industriali e nel comparto dell’aviazione.
L’ETS infatti, grazie al principio “cap and trade”, pone un tetto massimo alle emissioni consentite sul territorio europeo, a cui corrisponde un numero equivalente di quote di emissione. Ogni anno, ciascun operatore deve restituire le quote corrispondenti alle emissioni prodotte e, in base a quanto ha inquinato, potrà vendere le sue quote in eccesso o dovrà acquistarne di nuove.
Più si inquina, insomma, e più si paga.

Good news per il clima

Un sistema vincente perché, come convenuto dagli eurodeputati, ha già innescato significative riduzioni di emissioni climalteranti da parte dei principali attori economici, scoraggiati dall’imposizione di un prezzo. Per questo il Parlamento ha aumentato l’obiettivo di ridurre le emissioni dal 61% al 63% entro il 2030. Per riuscirci ha previsto l’introduzione di un sistema di bonus e di malus per incentivare le prestazioni più virtuose e premiare gli impianti più efficienti con quote aggiuntive gratuite. Chi invece non si atterrà alle raccomandazioni formulate e non stabilirà un piano di decarbonizzazione perderà alcune, se non addirittura tutte, le quote gratuite.
A partite dall’inizio del 2024 sarà inoltre istituito un sistema ETS separato per la distribuzione del carburante per il trasporto commerciale su strada e per gli edifici pubblici. Gli edifici residenziali e i trasporti privati invece, per evitare che i cittadini paghino costi energetici aggiunti, verranno inclusi solo a partire dal 2029.
Oltre a questo, come richiesto più volte, il Parlamento estenderà il sistema ETS anche al trasporto marittimo, sia intraeuropeo che extraeuropeo. E il 75% dei proventi generati dalla vendita all'asta delle quote marittime verrà destinato a un Fondo per gli oceani a sostegno della transizione verso un settore marittimo efficiente e resiliente sia dal punto di vista climatico, sia da quello energetico.
I proventi della vendita all'asta di 150 milioni di quote del mercato ETS saranno messi a disposizione del Fondo sociale per il clima prima citato, pensato per sostenere le famiglie a basso reddito, socialmente più fragili ed esposte alla povertà energetica.
Approvata, infine, anche la proposta per istituire un meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere, il già nominato Cbam (Carbon Border Adjustment Mechanism), misura necessaria a sostenere la riduzione delle emissioni e, soprattutto, a prevenirne la rilocalizzazione. Si tratta di un’imposta applicata ai prodotti importati in Europa da paesi con regolamenti meni rigidi in materia di emissioni. Grazie a questa sarà possibile proteggere i produttori europei impegnati nella decarbonizzazione dalla concorrenza potenziale di competitor extraeuropei con obblighi meno stringenti.
Secondo quanto stabilito, le quote gratuite dei settori coperti da questo meccanismo dovrebbero essere gradualmente eliminate dal 2027 e scomparire totalmente entro il 2032.

Immagine: Callum Shaw (Unsplash)