Il Consorzio Italiano Biogas (CIB) lancia Farming for Future, un progetto ambizioso che identifica gli obiettivi e fornisce strumenti per implementare la transizione dell’agricoltura italiana verso un modello agroecologico.
Il lancio del progetto è avvenuto il 29 ottobre, in teleconferenza com’è comune di questi tempi, ma i temi trattati sono stati sempre concreti e terreni, nel senso più letterale del termine. Presenti alla conferenza, oltre al presidente del CIB Piero Gattoni, le più importanti cariche istituzionali legate all’agricoltura, i presidenti di Confagricoltura, Coldiretti, CIA e il Sottosegretario alle Politiche agricole e all’ambiente, il Direttore Generale ISPRA e il Presidente di Legambiente.

Agricoltura alleata del clima

Quando l’agricoltura torna al suo significato primordiale, cioè la cura del suolo, può diventare un alleato fondamentale contro la crisi climatica. Il potenziale del suolo di assorbire e immagazzinare carbonio è infatti enorme e l’agricoltura, sfruttando questo caratteristica, può diventare centrale nel ridurre drasticamente le emissioni legate al proprio settore (e compensare quelle legate ad altri settori industriali).
L’iniziativa
Farming For Future parte proprio dal riconoscimento dell’importanza degli ecosistemi naturali, sviluppando processi che prendano ispirazione e collaborino con questi. Al centro delle 10 azioni proposte dal progetto troviamo la digestione anaerobica, ovvero “la degradazione della sostanza organica da parte di microrganismi in condizioni di anaerobiosi (assenza di ossigeno, nda)”. Nell’attività agricola questo processo è al centro della produzione di biogas: attraverso l’intervento controllato di diversi batteri specializzati si attiva la fermentazione, in assenza di ossigeno, di sostanze organiche (animali e vegetali). Questo processo di degradazione produce due composti: il biogas, come prodotto primario, e il digestato, un sottoprodotto della fermentazione che è utilizzato come fertilizzante organico.

DigestoreAnaerobico CIB


Questo sistema è al centro della
conversione agroecologica proposta nelle 10 azioni perché permette contemporaneamente di ridurre drasticamente i rifiuti, produrre energia rinnovabile dagli scarti (biometano) e concimare il terreno con fertilizzanti biologici, ripristinando la fertilità dei suoli.
Secondo le proiezioni del CIB, in collaborazione con l’ISPRA, il progetto Farming
For Future potrà ridurre entro il 2030 le emissioni di anidride carbonica in atmosfera di 31.400 kt di CO2eq, pari alle emissioni annuali di oltre 18,5 milioni di automobili, circa il 50% delle auto circolanti in Italia.
Abbattere le emissioni, migliorando il nutrimento del suolo e contribuendo a mantenere i livelli di eccellenza delle produzioni alimentari che caratterizzano il Made in Italy: questi sono gli obiettivi principali del progetto.

Conoscenza, condivisione e governance per la transizione verso un’agricoltura circolare

Il presidente del Consorzio, Piero Gattoni, ci tiene a precisare che Farming For Future “rappresenta la sintesi del lavoro fatto dal CIB in questi dieci anni di attività.”
Un
approccio olistico alla produzione agricola, in cui il digestore anaerobico (l’impianto in cui avviene il processo di produzione del biometano) diventa il centro di un’agricoltura circolare che ricicla localmente i nutrienti, valorizza i materiali di scarto e contribuisce a produrre di più con meno risorse.
Un progetto che si inserisce nel crocevia tra
Green Deal Europeo, strategia Farm2Fork e le nuove strategie europee sul metano.
Di cosa c’è bisogno quindi per portare avanti questa visione e renderla scalabile? “Tre cose principali - risponde Gattoni - Abbiamo bisogno di conoscenza, perché lo sviluppo della bioeconomia passa inevitabilmente attraverso i territori e senza un approccio di filiera non riusciremo a sviluppare questa grande opportunità. Abbiamo bisogno di più condivisione con il mondo agricolo per formare e informare riguardo le nuove possibilità e per poter rendere la transizione agroecologica più ampia possibile. Abbiamo bisogno infine di una governance coerente che trovi e mantenga l’equilibrio tra sostenibilità e sviluppo economico. So che è complicato ma possiamo, dobbiamo, farcela.”