Sono state pubblicate due nuove strategie che rilanciano gli obiettivi ambiziosi dell’European Green Deal in materia di cibo e biodiversità. Si tratta della strategia “Dal produttore al consumatore” e della strategia sulla biodiversità 2030. All’interno ci sono obiettivi ambiziosi, piani d’azione per il prossimo decennio e nuovi strumenti di finanziamento per supportare il ripristino degli ecosistemi e la transizione a circolare del sistema alimentare comunitario.

Ecosistemi sani aiuteranno l’economia

Quando si parla di lotta al cambiamento climatico è sempre importante ricordare due cose: primo, è una cosa che si fa tutti insieme. Ci sono settori che emettono più di altri ma la sfida è globale e le soluzioni devono essere sistemiche e interdisciplinari. 
Secondo: per sfruttare il momentum e portare avanti il cambiamento abbiamo un potere, come cittadini, enorme. Anzi due: votare con il portafoglio, cioè decidere come consumatori cosa acquistare (dall’energia, alle auto, al cibo fino alle notizie), e votare alle elezioni, cioè decidere chi prenderà le decisioni al posto nostro. La politica, “i governi”, li scegliamo noi, così come scegliamo se portare avanti l’idea che il sistema lineare ed estrattivo, a debito costante con la natura, è l’unico sistema possibile o decidiamo di scegliere l’alternativa, un sistema rigenerativo, di prosperità e di collaborazione, facendola diventare la nuova “normalità”. Non ha più senso, dal punto di vista economico, parlare di aut-aut quali o l’ambiente o il lavoro, o l’ambiente o la crescita economica. Natura è crescita, biodiversità è lavoro, ecosistemi sani rappresentano prosperità economica. Metterli agli antipodi significa non comprendere l’economia. Il benessere del nostro pianeta rappresenta l’unica via d’uscita da crisi economiche, sociali e sanitarie. Ormai su questo sono tutti d’accordo: istituzioni finanziarie, grandi multinazionali, governi.
In questa direzione si sta muovendo anche l’Unione Europea che lavora alla creazione dell’alternativa tramite l’European Green Deal ovvero la strategia di crescita inclusiva e sostenibile per rendere l’Europa il primo continente a impatto climatico zero al 2050. Un piano che punta tutto sull’economia circolare e il ripristino degli ecosistemi.
Al cuore del Green Deal infatti due strategie, da poco rese pubbliche, definiscono concretamente una tabella di marcia, obiettivi misurabili e meccanismi di finanziamento per i prossimi dieci anni: la strategia “Dal produttore al consumatore” (Farm2fork) e la strategia sulla biodiversità 2030.

La strategia “Dal produttore al consumatore” o Farm2Fork

La strategia Farm2Fork ha l’obiettivo di accelerare la transizione verso un sistema alimentare rigenerativo, sano per le persone ed il pianeta. Tra gli obiettivi della strategia ci sono quelli di trasformare le pratiche di produzione e consumo alimentare in modo da avere un impatto positivo sull’ambiente, mitigare il cambiamento climatico, stimolare la presenza di biodiversità, assicurare l’accessibilità, dal lato consumatore e generare un vantaggio competitivo, dal lato produttore, per chi sceglie di consumare, e produrre, alimenti sani e sostenibili.

2
Fonte: Commissione Europea

Due dati da tenere in conto quando si parla di cibo: è il primo settore per emissioni di gas serra (se consideriamo trasporti, produzione agricola, deforestazioni connesse e sprechi alimentari) e ci costa ogni anno la perdita dello 0,3% della capacità di produzione agricola (quantificabile in 24 miliardi di tonnellate di suolo fertile) a causa del degrado del suolo, che corrisponde a sua volta ad una diminuzione nella capacità del terreno di assorbire e immagazzinare CO2.
Produrre e consumare cibo può essere però vantaggioso dal punto di vista climatico, se si attuano dei cambiamenti.
Il 31% di tutte le emissioni umane di CO2 infatti viene ogni anno assorbito dalle piante e dal suolo ma la potenzialità è incredibilmente più alta. Dal punto di vista economico “a livello mondiale, si stima che sistemi alimentari e agricoli in linea con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile assicurerebbero alimenti nutrienti e a prezzi accessibili a una popolazione mondiale in crescita, contribuirebbero a ripristinare ecosistemi vitali e potrebbero creare nuovo valore economico per oltre 1800 miliardi di euro entro il 2030” si legge in una nota del Documento.

13

Migliorare la sostenibilità della produzione alimentare

A tal fine, la strategia sottolinea che esistono nuovi modelli di business, come il sequestro del carbonio tramite pratiche agricole (carbon farming), che possono essere affiancati alla produzione di generi alimentari, costituendo una fonte di reddito alternativa e contribuendo a decarbonizzare la produzione. La Commissione si pone l’obiettivo di ricompensare in maniera più efficace queste pratiche, attraverso una nuova iniziativa trasversale che rientrerà nella politica agricola comune (PAC).
Per quanto riguarda l’eccesso di nutrienti nel suolo la Commissione interverrà per ridurre del 50% l’uso dei pesticidi chimici e di almeno il 20% l'uso dei fertilizzanti entro il 2030.
Appurati gli effetti positivi che il biologico ha sull’aumento della biodiversità, sull’incremento dei posti di lavoro e l’attrazione dei giovani, l'agricoltura biologica sarà promossa ulteriormente. Oltre alle misure già presenti nella PAC, la Commissione presenterà un nuovo piano d'azione sull'agricoltura biologica che aiuterà gli Stati membri a stimolare la domanda e l'offerta di prodotti biologici, promuovendo campagne promozionali e appalti pubblici verdi, contribuendo a raggiungere l'obiettivo del 25% della superficie agricola dell'UE investita a agricoltura biologica entro il 2030.

Garantire la sicurezza del sistema alimentare

La filiera alimentare è spesso troppo complessa e globalizzata e questo ne mina la capacità di resistere alle crisi. Migliorandone la tracciabilità, rendendola più snella e locale, si aumenterà anche la resilienza del sistema. La strategia sottolinea l’importanza di attenuare gli impatti socioeconomici sulla filiera alimentare e garantire che i principi chiave sanciti dal pilastro europeo dei diritti sociali siano rispettati, specialmente per quanto riguarda i lavoratori precari, stagionali e non dichiarati. “Le considerazioni sulla protezione sociale e sulle condizioni lavorative e abitative dei lavoratori, come pure sulla tutela della salute e della sicurezza, rivestiranno un ruolo fondamentale nella costruzione di sistemi alimentari equi, solidi e sostenibili.” si legge all’interno del documento.

Offrire opportunità di crescita agli attori della filiera produttiva

L’industria alimentare europea è il più importante importatore ed esportatore di alimenti a livello mondiale. La commissione intende rafforzare tutti i criteri di sostenibilità del nostro sistema alimentare comunitario in modo da consolidare ulteriormente la reputazione delle imprese e dei prodotti, attraendo lavoratori e investimenti e generando un vantaggio competitivo per le imprese. Per ridurre l'impronta ambientale complessiva del sistema alimentare la Commissione elaborerà un codice di condotta dell'UE per pratiche commerciali e di marketing responsabili che mirino ad aumentare l'accessibilità economica di opzioni alimentari sane e sostenibili. La Commissione sta inoltre preparando un'iniziativa per introdurre l'obbligo, per l'industria alimentare, di integrare la sostenibilità nelle strategie aziendali, dalla produzione all’imballaggio, sostenendo l'impiego di soluzioni innovative e circolari.

Promuovere il consumo sano e sostenibile

Il passaggio a una dieta basata maggiormente sui vegetali, che comprenda meno carni rosse e trasformate e più frutta e verdura, ridurrà non solo il rischio di malattie ma anche l'impatto ambientale del sistema alimentare. Per dare ai consumatori gli strumenti necessari per compiere scelte alimentari consapevoli la Commissione proporrà un'etichettatura nutrizionale sulla parte anteriore dell'imballaggio obbligatoria e armonizzata.

Ridurre gli sprechi alimentari

Combattere lo spreco alimentare è la base per raggiungere la sostenibilità in questo settore. Ridurre gli sprechi alimentari fa risparmiare denaro ai consumatori e ai produttori e la ridistribuzione di eccedenze alimentari ha un significato sociale, ed economico, importante. La Commissione europea si impegna a ridurre della metà lo spreco alimentare pro capite al dettaglio e al consumo entro il 2030, definendo via via obiettivi giuridicamente vincolanti per ridurre gli sprechi alimentari in tutta l'UE.

Ricerca e Innovazione

La Commissione propone infine di investire 10 miliardi in ricerca e innovazione nel settore agroalimentare. I principali settori riguarderanno il microbioma, gli alimenti provenienti dagli oceani, i sistemi alimentari urbani e l'aumento delle fonti di proteine alternative come le proteine di origine vegetale, microbica e marina e a base di insetti.
“È chiaro che non possiamo realizzare un cambiamento se non facciamo in modo che il resto del mondo cambi insieme a noi - si legge all’interno del documento -. La produzione di prodotti di base può avere impatti ambientali e sociali negativi nei paesi in cui avviene. Gli sforzi volti a inasprire i requisiti di sostenibilità nel sistema alimentare dell'UE dovranno pertanto essere accompagnati da politiche che contribuiscano ad innalzare gli standard a livello mondiale al fine di evitare l'esternalizzazione e l'esportazione di pratiche non sostenibili.”

La strategia sulla biodiversità 2030

"Il risanamento della natura è fondamentale per il nostro benessere fisico e mentale e può contribuire a combattere i cambiamenti climatici e l'insorgere di malattie. Si inserisce al centro della nostra strategia di crescita, il Green Deal europeo, e fa parte di un modello di ripresa europea che restituisce al pianeta più di quanto prende”.
Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea.

14


Questo piano si presenta con l'ambizione dichiarata di garantire che entro il 2050 tutti gli ecosistemi del pianeta siano ripristinati, resilienti e adeguatamente protetti.
Se la strategia “Dal produttore al consumatore” centrava il focus su come costruire un sistema alimentare più resiliente e a impatto zero, la strategia sulla biodiversità 2030 rappresenta un piano di lungo termine per la rigenerazione degli ecosistemi e la protezione della biodiversità.

Spesso siamo portati a immaginare la biodiversità come distante, come un elemento esotico appartenente a oceani e foreste pluviali. Ma la biodiversità è ovunque, ci circonda ed è essenziale per ogni tipo di attività umana: dalla vita sul pianeta (contribuisce all’equilibrio climatico, filtra acqua e aria, trasforma materie di scarto in fertilizzanti e altre risorse essenziali) al cibo, ai medicinali, alle materie prime per la costruzione.
Sono esplicite le giustificazioni economiche della strategia che punta a influenzare le misure di ripartenza post covid-19: ripristinare gli ecosistemi significa infatti creare posti di lavoro, migliorare la qualità del suolo significa risparmiare in termini sanitari.
La metà del prodotto interno lordo (PIL) mondiale, 40 mila miliardi di euro, dipende dalla natura” si legge all’inizio del documento che prosegue snocciolando dati quantitativi sul potenziale che il ripristino degli ecosistemi ha in termini di crescita e creazione di posti di lavoro.

Il riavvio dell'economia dovrà distanziarsi dalle cattive abitudini passate e progettare per una prosperità e un’inclusione nel medio e lungo termine.
La crisi della biodiversità, la crisi climatica e la crisi economica sono intrinsecamente legate. Il cambiamento climatico accelera il deterioramento degli ecosistemi naturali, e questo a sua volta alimenta il cambiamento climatico e ci costringe ad indebitarci per far fronte a inondazioni sempre più intense, incendi sempre più frequenti e suolo sempre meno fertile.

Se le crisi sono legate però, lo sono anche le soluzioni. 
Gli obiettivi concreti di questa strategia sono molteplici.
Il primo è la creazione di zone protette per almeno 30% della superficie terrestre e 30% dei mari.
Un secondo importante obiettivo è il ripristino degli ecosistemi terrestri e marini degradati tramite diversi sotto-obiettivi come aumentare la biodiversità nei terreni agricoli (tramite agroecologia e agroforestazione), arginare il consumo di suolo, aumentare l'estensione delle foreste, migliorandone la qualità e rendendole più resilienti (l’obiettivo è 3 miliardi di alberi supplementari entro il 2030), estendere le zone verdi in aree urbane e periurbane e ridurre l'uso dei pesticidi del 50% entro il 2030.
Il terzo obiettivo è la creazione di un nuovo quadro europeo per la governance della biodiversità, che aiuterà a mappare gli obblighi e gli impegni e stabilire una tabella di marcia che ne guidi l'attuazione.
La commissione sosterrà inoltre lo sblocco di 20 miliardi di euro all'anno da destinare al ripristino della biodiversità (con la proposta di destinare anche una parte significativa del 25% del bilancio dell'UE per l'azione climatica alla biodiversità).
Infine, la commissione si pone l'obiettivo di assumere un ruolo di guida a livello mondiale nell'affrontare la crisi della biodiversità.

La crisi del coronavirus ha dimostrato la vulnerabilità di tutti noi e l'importanza di ripristinare l'equilibrio tra l'attività umana e la natura. La strategia sulla biodiversità e la strategia "Dal produttore al consumatore" sono il fulcro dell'iniziativa Green Deal e puntano a un nuovo e migliore equilibrio fra natura, sistemi alimentari e biodiversità: proteggere la salute e il benessere delle persone e, al tempo stesso, rafforzare la competitività e la resilienza dell'UE. Queste strategie sono una parte fondamentale della grande transizione che stiamo intraprendendo”. Così ha commentato Frans Timmermans, Vicepresidente esecutivo della Commissione Europea.