È ora di assumersi le proprie responsabilità per il clima. La frase può suonare minacciosa, ma in realtà è una buona notizia. Se infatti, come singoli individui, è facile sentirsi impotenti e arrendersi al fatalismo di fronte agli effetti montanti della crisi climatica (che l’ultimo report IPCC ci ha ben ricordato), ora tuttavia abbiamo le prove che l’impegno di ciascuno conta davvero.
Lo dice, numeri alla mano, la ricerca “
The Power of People”, commissionata dal movimento britannico The Jump alla società di consulenza internazionale Arup, con la supervisione del network C40 Cities e dell’Università di Leeds. In breve, secondo lo studio i cittadini possono contribuire in maniera diretta ad almeno un quarto del taglio di emissioni di carbonio necessario entro il 2030. E possono farlo da subito, intraprendendo sei azioni pratiche: impegnative, certo, ma chiare e fattibili per chiunque.

Il vero potere dei singoli individui nella lotta alla crisi climatica

I fondatori della campagna The Jump sono partiti dal dilemma che chiunque oggi si preoccupi per la crisi climatica e ambientale si pone: i singoli individui possono davvero fare qualcosa di efficace per proteggere l’ambiente o è tutto nelle mani dei governi e delle industrie? Una questione non certo banale e che ha portato, negli ultimi tempi, a un diffuso senso di rassegnazione e fatalismo anche tra chi si è sempre impegnato a condurre uno stile di vita sostenibile.
La risposta che arriva dallo studio di Arup è ovviamente articolata, ma positiva: “Sono i governi e l’industria ad avere le maggiori responsabilità – si legge nell’introduzione – ma
le azioni di cittadini e comunità sono significative, di impatto e urgentemente necessarie”.
L’impatto positivo di tali azioni viene per la prima volta quantificato: i singoli cittadini possono avere
un’influenza diretta sul 25-27% della riduzione di emissioni climalteranti necessaria entro il 2030 per evitare il tracollo ecologico. Certo, sono i governi e l’industria a detenere la quota maggiore di responsabilità (73-75%), ma le scelte individuali possono comunque avere un impatto anche sul sistema.
Inoltre, cittadini e comunità non hanno bisogno di adeguarsi ai tempi lenti dei meccanismi politici, ma possono agire in fretta e da subito: caratteristica preziosa visto che
è questo il decennio cruciale per l’azione climatica. E infine, sono i gruppi a reddito più elevato quelli che dovrebbero impegnarsi di più a cambiare stile di vita; i loro cambiamenti sono quelli che peseranno maggiormente, mentre i cittadini a basso reddito hanno il potere di influire sulla riduzione di emissioni solo per una quota del 9%.

Sei azioni per il clima

Appurato che il contributo di ognuno è prezioso e che prima si comincia meglio è, cosa fare dunque in concreto?
Il gruppo di scienziati, ricercatori, genitori e insegnanti che ha lanciato la campagna
The Jump ha stilato una lista di sei categorie di azioni basandosi sui principi della praticità e della chiarezza. Eat Green, Dress Retro, End Clutter, Travel Fresh, Holiday Local e Change the System: sono i sei cambiamenti di stile di vita raccomandati. “Niente più confusione – si legge nel manifesto del gruppo – Chiari e pratici. Radicali ma fattibili”.
Eccoli nel dettaglio.
Eat Green: il primo passo è il cibo. Riducendo lo spreco domestico a zero e passando a una dieta in buona parte vegetale, si contribuirebbe al 12% del taglio di emissioni necessario per i Paesi nordamericani ed europei.
Dress Retro: la moda, si sa, è uno dei settori più impattanti in termini ambientali. L’impegno richiesto da The Jump è di limitare gli acquisti di capi di abbigliamento nuovi a tre all’anno (ma c’è sempre l’opzione seconda mano). Così facendo si contribuirebbe per il 6% al risparmio di emissioni.
End Clutter: i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche sono in crescita esponenziale, anche per colpa delle politiche di obsolescenza programmata di molti produttori. Possiamo però fare uno sforzo per allungare la vita utile di computer, cellulari ed elettrodomestici vari, riparandoli e non facendoci allettare dalle continue novità sul mercato. Tenendoli per almeno sette anni, potremmo contribuire al 3% del taglio di emissioni che ci serve entro il 2030.
Travel Fresh: i trasporti sono un settore dove si può davvero fare molto per ridurre gli impatti sul clima. Dove possibile, sarebbe bene rinunciare all’automobile di proprietà e utilizzare mezzi pubblici o soluzioni di car sharing. Si può così contribuire al 2% della riduzione di emissioni di CO2.
Holiday Local: rimanendo al settore trasporti, sappiamo ormai bene quanto poco sostenibile sia volare. The Jump raccomanda quindi di concedersi un volo al massimo ogni tre anni e di scegliere destinazioni locali per le proprie vacanze.
Change The System: influenzare politica e industrie è la parte più difficile, ma non è impossibile. Richiede azioni più importanti, come scegliere un fornitore di energia rinnovabile o mettere i propri risparmi in fondi di investimento green. Ultimo, ma certo non meno importante, dare il proprio voto politico a chi ha – davvero – a cuore il clima e l’ambiente.
La storia – scrivono i fondatori di The Jump – dimostra che senza esempi positivi e una spinta culturale verso il mondo che vogliamo, le cose rimarranno sempre come sono”.

Immagine: Markus Spiske (Unsplash)