Presentato durante la European Biotech Week 2020, l’impianto biotecnologico RoboNova mira a rigenerare il suolo degradato e contaminato grazie a un processo circolare ispirato (e coadiuvato) dai microorganismi presenti nel suolo. La biotecnologia RoboNova fa parte del progetto BioResNova, coordinato dal Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa in collaborazione con DNDBiotech e con il contributo della Fondazione Pisa.

Il ruolo centrale del suolo

Il deterioramento delle condizioni del suolo è un problema centrale per il futuro del nostro Pianeta. Secondo i dati 2017 dell’UNCCD (United Nations Convention to Combat Desertification) ogni anno perdiamo lo 0,3% della nostra capacità di produzione agricola e siamo arrivati ad avere un terzo del suolo terrestre degradato a causa di pratiche agricole intensive e contaminazioni da processi industriali. Quando il suolo si deteriora perde molte delle sue capacità: la capacità di trattenere nutrienti, di conservare l’acqua, di immagazzinare anidride carbonica, di produrre cibo, di attrarre biodiversità. La perdita di materia organica nel suolo contribuisce ad aggravare l’emergenza climatica in atto e richiede perciò una certa urgenza di intervento e un approccio scalabile velocemente.

RoboNova suolo
RoboNova in funzione

Il progetto BioResNova

Il progetto BioResNova si inserisce in questo contesto studiando i processi di ripristino dei suoli impoveriti di sostanza organica con l’obiettivo di creare una matrice sana da reimmettere nell’ambiente come substrato non tossico.
La seconda fase del progetto BioResNova, chiamata Soil_Omic, estende l’analisi dei microrganismi responsabili del processo di degradazione di un contaminante allo studio di tutta la comunità microbica presente nella matrice stessa. In questo modo è possibile individuare le sinergie, necessarie per la detossificazione del suolo, che si creano all’interno del microbioma stesso (l'insieme del patrimonio genetico e delle interazioni ambientali della totalità dei microrganismi di un ambiente definito) in risposta al processo di decontaminazione.
Soil_Omic studia inoltre strategie per integrare nei progetti di ripristino biologico specie vegetali che supportino il processo di biodegradazione operato dal microbioma e contribuiscano alla bio-estrazione degli agenti contaminanti.
RoboNova rappresenta l’impianto pilota del progetto attraverso cui monitorare l'attività metabolica dei microrganismi, misurare gli impatti ambientali della tecnologia, come emissioni e rifiuti prodotti, e sviluppare strumenti per rendere la tecnologia scalabile a livello industriale.

Come funziona al biotecnologia RoboNova?

RoboNova è un esempio perfetto di nature-based solution: fa lavorare la natura (in questo caso i microrganismi presenti nel suolo) per rigenerare il terreno degradato o contaminato.
L’impianto ideato da DND Biotech, azienda toscana che sviluppa e commercializza tecnologie bio-based per la tutela dell’ambiente, individua e isola i microrganismi sani presenti nel sito contaminato. In seguito, questi organismi vengono moltiplicati in colonie e reinseriti nel sito avviando così un ripristino naturale della materia organica.
Si sta lavorando inoltre alla creazione di un marchio, Terra Sana, che certifichi la salute del suolo nei terreni trattati con questo impianto. Si tratta di una soluzione che si può applicare sia in contesti agricoli che industriali e rappresenta un’alternativa economica e circolare all’utilizzo di agrofarmaci chimici.
"Siamo particolarmente contenti dell'interesse suscitato dal nostro progetto”, racconta a Materia Rinnovabile Cosimo Masini, CEO di DND Biotech. “Sono già diversi gli imprenditori privati e i tavoli ministeriali che hanno chiesto informazioni su questa biotecnologia e ancora più forte è l'interesse degli Enti Pubblici di vigilanza e controllo come l'ISPRA”, continua Masini. “Molti si accingeranno a sperimentare il sistema RoboNova su larga scala. Questo per noi è un eccellente risultato che ci sprona a proseguire sulla strada intrapresa".