Bip-bip-bip. Suona la sveglia, si accende la lampada a led. In piedi. Tablet sotto braccio per carpire qualche news dal rotocalco digitale e via verso il frigorifero. Si avvia la cappa dell’aria, si mette la caffettiera sul fuoco e il pane da scaldare nel forno. Latte e marmellata sul tavolo. Intanto il quadrante dell’orologio scandisce il ritmo del giorno. Tic-tac. Tazze in lavastoviglie, computer e caricatore nello zaino. Nella stanza accanto una mano va allo spazzolino elettrico e l’altra nel cesto dei vestiti sporchi da infilare dentro l’oblò della lavatrice. Si arranca tra aspirapolvere e ferro da stiro per raggiungere le scarpiera. Cellulare, portafoglio, chiavi della macchina e la porta si richiude alle spalle.
Un’ora tipo di una mattina tipo in una casa tipo può mostrare quanto nella nostra quotidianità siamo circondati da apparecchiature elettriche ed elettroniche, ormai simboli incontrastati del modo di vivere contemporaneo nel mondo occidentale. Cellulari, computer, radio, asciugacapelli, stampanti, refrigeratori, ma anche lampade e impianti hi-fi, sono oggetti diffusissimi e radicati nel quotidiano, che presentano al loro interno composti chimici, alcuni dei quali nocivi per la salute umana e per quella dell’ambiente, e che richiedono, quindi, un corretto trattamento alla fine del loro ciclo di vita.

Raccolta di RAEE e target europei

Sulla base dei dati raccolti dal Centro di Coordinamento RAEE (cdcRaee), in Italia nel 2020 la raccolta di rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche ha continuato a crescere rispetto gli anni precedenti. I Sistemi Collettivi hanno ritirato e avviato a corretto smaltimento 365.897 tonnellate di tali rifiuti, dato in crescita del +6,35% rispetto al 2019 e che corrisponde a una raccolta pro capite di 6,14 kg. Questo dato, però, risulta ancora poco soddisfacente per le logiche di sostenibilità e circolarità promosse dall’unione europea nell’ottica del raggiungimento della carbon neutrality al 2050. I dispositivi raccolti a scala nazionale, infatti, rappresentano solo il 40% di quelli immessi sul mercato nell’anno considerato. Il target proposto dall’Ue nel nuovo piano per l’economia circolare del 2020 punta ad un recupero e riciclaggio delle apparecchiature pari, invece, al 65%.
Gli strumenti individuati per raggiungere questo scopo sono, da una parte, i regimi di
responsabilità estesa del produttore (EPR), disciplinati dalla direttiva UE 2018/851, volta ad assicurare un utilizzo accorto, efficiente e razionale delle risorse naturali e che prevede il coinvolgimento di qualsiasi persona fisica o giuridica che professionalmente sviluppi, fabbrichi, trasformi o venda prodotti. Dall’altra la creazione di una filiera sicura, efficace ed efficiente del riciclo dei RAEE, che prevede anche la costruzione di nuovi impianti di trattamento. 

La proposta del multi-consorzio Erion

“È evidente che sia urgente investire nelle infrastrutture, potenziando quelle esistenti e creandone di nuove”, afferma Giorgio Arienti, Direttore Generale di Erion WEEE. “Molteplici potranno essere gli effetti positivi: la creazione di oltre 8.000 posti di lavoro green, il riciclo di 150.000 tonnellate all'anno di materie prime seconde, il 4% delle quali appartenenti alla categoria delle materie prime critiche, riducendo così i rischi di approvvigionamento derivanti dalla dipendenza di potenze economiche come la Cina. Rilevante anche il contributo ambientale, con una riduzione delle emissioni di CO2pari a circa 1 milione di tonnellate.” Erion, il recente sistema multi-consortile italiano in grado di offrire ai produttori di AEE un servizio completo per la gestione dei rifiuti associati ai loro prodotti, ha infatti delineato una proposta da 100 milioni di euro per la realizzazione di nuovi impianti volti al ritiro, alla ri-fabbricazione e al recupero delle materie prime contenute nelle apparecchiature. I fondi deriverebbero dal PNRR, che, all’interno della seconda missione “Rivoluzione verde e transizione ecologica”, destina 1,5 miliardi di euro nella realizzazione di nuovi impianti di gestione rifiuti e nell’ammodernamento di impianti esistenti.
L’idea di Erion è quella di sviluppare 1000 nuovi eco-point di raccolta RAEE, soprattutto nelle regioni del centro e del sud; 100 Centri Re-Man, ovvero centri di "ri-fabbricazione" o remanufacturing che consentirebbero di preparare per il riutilizzo quasi un milione di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche ogni anno, creando anche 1.500 nuovi posti di lavoro; 5 impianti di metallurgia leggera volti al recupero delle materie prime critiche, tra cui metalli e sostanze contenute nei componenti elettrici, nei motori elettrici, nei gioghi di deflessione, nei compressori, nelle schede elettroniche e nei circuiti stampati. Secondo le analisi condotte dal sistema multi-consortile, questo progetto porterebbe un significativo indotto economico e la creazione di migliaia di posti di lavoro, per non parlare dei benefici ambientali conseguenti sia al riutilizzo delle materie prime, sia al taglio delle emissioni di CO2 in atmosfera.
L’importanza di agire in questa direzione è confermata anche dalla stessa Commissione europea, che, all’interno del Nuovo piano d’azione per l’economia circolare, ha indicato le apparecchiature elettriche ed elettroniche come “una delle principali catene del valore che richiedono con urgenza azioni esaustive e coordinate.”