Il 30 novembre scorso, durante la conferenza stampa di presentazione della proposta di Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, il Vicepresidente esecutivo della Commissione Europea Timmermans ha dichiarato (in italiano): "Se l'obiettivo è diminuire i rifiuti di materiale di imballaggio e quindi anche il materiale di imballaggio usato, il riutilizzo è chiaramente uno dei modi migliori per raggiungere questo obiettivo (…) Nessuno vuole mettere fine alle pratiche di riciclo che funzionano bene o mettere in pericolo gli investimenti sottostanti".

Ma queste parole, pronunciate probabilmente per rassicurare l’industria italiana del packaging (che non sembra contenta dell’iniziativa), segnano davvero un cambio di rotta in Europa oppure no? Cosa cambierà a livello locale? Materia Rinnovabile ne ha parlato con Paolo Azzurro, ingegnere ambientale Responsabile area economia circolare presso ANCI Emilia-Romagna, associazione promotrice del “Manifesto #moNOuso”, iniziativa nata nell’ambito del progetto MEDfreeSUP per stimolare strategie di riduzione dell’usa e getta e consolidare i modelli del riuso.

Cosa ne pensa delle parole del Vicepresidente Timmermans?

Quando Timmermans ha parlato in italiano spiegando questo semplice concetto mi ha dato l'impressione di una maestra che spiega l'ovvio ai bambini, cioè che riduzione dei rifiuti alla fonte, riutilizzo e riciclo di qualità non sono in contraddizione tra di loro, non si escludono a vicenda, ma debbano necessariamente essere parte della medesima strategia per una corretta gestione dei rifiuti. Come noto, la gerarchia europea sui rifiuti, presente fin dal 1998 nella Direttiva quadro (Direttiva 2008/98/CE, ndr), e di conseguenza nell’ordinamento nazionale, assegna priorità alle misure volte a ridurre la produzione dei rifiuti alla fonte, come peraltro già stabilito dalla Direttiva rifiuti del 1975.

In particolare poi, riguardo agli imballaggi e ai rifiuti di imballaggio, la Direttiva 62 del 1994, chiarisce in maniera inequivocabile che le misure in essa contenute sono “intese, in via prioritaria, a prevenire la produzione di rifiuti di imballaggio” e chiede da anni agli Stati membri di adottare misure per incoraggiare l’aumento degli imballaggi riutilizzabili immessi sul mercato, e dei sistemi per il riutilizzo degli imballaggi. Timmermans ha semplicemente ricordato le basi sulle quali da quasi 50 anni è stata edificata la politica europea sui rifiuti.

E allora perché tutta questa attenzione mediatica? Riuso e riciclo sono passate per essere in competizione.

Le due cose evidentemente non sono in contraddizione e personalmente trovo preoccupante che siamo ancora qui a discuterne. Riuso e riciclo sono strategie complementari che, oltre ai vantaggi ambientali, creano importanti opportunità economiche ed occupazionali. L’attenzione mediatica c’è perché evidentemente vi è ancora un forte interesse economico che spinge per conservare lo “status-quo”. E non c’è dubbio che i target di riduzione dei rifiuti di imballaggio e sul riutilizzo presenti nella proposta di regolamento siano destinati ad avere un effetto sull’immesso al consumo di imballaggi monouso. Per effetto intendo una contrazione dell’immesso sul mercato o, quantomeno, un freno alla loro crescita, almeno in alcuni settori.

È questo che spaventa maggiormente: l’idea stessa che possano esserci dei limiti alla crescita esponenziale della produzione industriale e dei consumi. Dopodiché, va ricordato che la proposta di regolamento è prima di tutto un potente strumento per rafforzare e consolidare l’industria del riciclo, un comparto che diventerà sempre più centrale nei prossimi anni per ridurre la dipendenza dell’economia europea dalle importazioni di materie prime vergini.

E perché un Regolamento e non una Direttiva?

La scelta del Regolamento risponde principalmente alla necessità di garantire una maggiore armonizzazione, a livello Europeo, delle regole che riguardano gli imballaggi e i rifiuti di imballaggi. Diversamente dalle Direttive, infatti, che devono essere recepite a livello nazionale, i Regolamenti sono immediatamente applicabili in tutti gli stati membri nello stesso tempo e nello stesso modo.

La Commissione UE ha assistito molte volte a recepimenti “creativi” delle Direttive, che hanno creato distorsioni all’interno del Mercato unico. È successo in Italia con la Direttiva sulle plastiche monouso, laddove è stato consentito e incentivato - in maniera non coerente rispetto al dettato comunitario - l'utilizzo e la commercializzazione dei prodotti monouso soggetti a restrizioni all’immissione sul mercato qualora realizzati in plastica biodegradabile e compostabile o in cellulosa laminata in plastica. La Commissione UE rileva inoltre come dagli anni 50 ad oggi la produzione di imballaggi - in plastica o meno - sia cresciuta in maniera esponenziale senza nessuna battuta d'arresto.

Quindi questo Regolamento rafforzerà anche il riciclo nel prossimo futuro? 

Certo. Ne è prova che le associazioni dei riciclatori europei sono molto favorevoli a questa proposta, proprio perché contiene una serie di misure attese da tempo.

Ad esempio?

Le misure per rafforzare il riciclo sono diverse: dall’introduzione di criteri di progettazione obbligatori (design for recycling), agli obblighi di etichettatura, dal deposito cauzionale obbligatorio per l’intercettazione selettiva degli imballaggi monouso per bevande in plastica e metallo al contenuto minimo di riciclato per gli imballaggi in plastica. Entro il 2030, tutti gli imballaggi immessi sul mercato europeo dovranno essere “progettati per il riciclo” sulla base di criteri armonizzati che saranno definiti in un successivo atto delegato della Commissione.

Entro il 2035, sarà invece necessario garantire non solo il rispetto dei requisiti di progettazione, ma anche che gli imballaggi immessi sul mercato siano effettivamente raccolti, selezionati e riciclati “at scale”, ovvero a una scala quantitativa e qualitativa sufficiente, sulla base di criteri, anche qui, che saranno definiti successivamente. L’attenzione riservata agli imballaggi in plastica è giustificata dalla bassissima percentuale di contenuto di riciclato nella produzione di nuovi imballaggi. Nel 2019, secondo i dati dell'Agenzia europea per l'ambiente, la percentuale della domanda europea di plastica che è stata soddisfatta da polimeri riciclati era del 6%. Ciò significa che il 94% della domanda di materie plastiche è stata soddisfatta da materie prime vergini.

Per i Comuni e, laddove operativi, per gli Enti di governo dell'ambito territoriale ottimale (EGATO) ci saranno conseguenze sulla gestione dei rifiuti?

I gestori del servizio che lavorano per conto dei Comuni o degli EGATO si troveranno a gestire dei rifiuti di imballaggio che sono progettati tenendo maggiormente conto della loro effettiva riciclabilità. Quello che verrà raccolto sarà avviato al riciclo più facilmente, con meno scarti da avviare a discarica e ad impianti di incenerimento e minori costi per l’intero sistema.

A livello territoriale, grazie alla spinta verso la diffusione e il consolidamento dei modelli del riuso, si assisterà alla nascita di nuove imprese innovative in grado di fornire servizi basati sul modello del “packaging as a service” ovvero “imballaggio come servizio”, un fenomeno che sta assumendo già dimensioni rilevanti in quei Paesi, penso in particolare alla Germania, alla Francia e all’Olanda, che, anticipando la regolazione europea, hanno già messo in campo strumenti di policy che vanno in questa direzione.

E per quanto riguarda i sistemi di deposito cauzionale?

La proposta di regolamento prevede l’obbligo per i paesi membri di introdurre entro il 2029 un sistema di deposito cauzionale per i contenitori monouso per bevande in plastica e metallo. L’obiettivo è quello di garantire un tasso di raccolta per il riciclo di tali contenitori pari o superiore al 90% dell’immesso al consumo. Al di là del tasso di raccolta, quello che interessa è la possibilità di utilizzare il materiale raccolto per applicazioni in “closed loop” ovvero da “bottiglia a bottiglia” o da “lattina a lattina”.

Sono esentati dall’obbligo i Paesi in grado raggiungere tale target con modelli di raccolta alternativi, ma personalmente dubito che questo sia possibile, almeno per quanto riguarda le bottiglie in PET: ad oggi, solo gli Stati che hanno attivato tale sistema sono in grado di raggiungere e superare il 90%. Guardando ai Paesi che hanno già adottato un DRS, emerge chiaramente un impatto positivo sui Comuni, sia in termini di costi, sia in termini di riduzione del littering, il fenomeno degli abbandoni. Per l’Italia, andrà fatto uno studio indipendente, ovvero scevro da interessi di parte, che vada ad analizzare nel dettaglio le ricadute a livello territoriale.

ANCI Emilia-Romagna è promotrice del Manifesto #moNOuso, perché nasce questa iniziativa?

A partire dal 2020, su sollecitazione dei Comuni, abbiamo iniziato un percorso di supporto alle amministrazioni locali, ai fini della corretta definizione di strategie di azione per la riduzione dei rifiuti e degli impatti ambientali legati all’utilizzo diffuso di prodotti in applicazioni monouso. Un percorso nato dall’esigenza di promuovere strategie locali coerenti con il quadro di riferimento europeo e fortemente ancorate sul piano scientifico. Con il Manifesto #moNOuso, vogliamo contribuire a consolidare una visione comune, in un contesto ancora fortemente caratterizzato dalla generale tendenza a dare per scontato il modello di produzione e consumo (l’usa e getta) e a confondere l’economia circolare con la gestione dei rifiuti.

Questa visione viene esemplificata nel manifesto attraverso 5 principi per guidare l’azione delle amministrazioni locali verso un obiettivo chiaro: ridurre il consumo di materie prime ed energia legato al consumo di beni e servizi, puntando in primo luogo sull’eliminazione dei prodotti inutili o non necessari e sulla diffusione e il consolidamento dei modelli del riuso. Per favorire l’adesione dei Comuni al Manifesto, abbiamo predisposto un modello di delibera di consiglio in cui vengono richiamati i principali elementi di contesto a livello internazionale, europeo, nazionale e regionale coerenti con la visione espressa dal Manifesto.

Quali modelli di riuso?

Nell’ambito della proposta di regolamento della commissione su imballaggi e rifiuti di imballaggio, i settori per i quali sono previsti obblighi e target di riutilizzo sono quelli per i quali esistono già esperienze diffuse e consolidate, che hanno dimostrato sul campo la fattibilità tecnica ed economica e i vantaggi ambientali rispetto alle alternative monouso. Si tratta dei contenitori per la somministrazione di alimenti e bevande per il consumo sul posto e da asporto, degli imballaggi per bevande, degli imballaggi utilizzati per la logistica distributiva delle merci, degli imballaggi secondari impiegati per raggruppare i prodotti nei punti vendita, e di quelli utilizzati nel settore “e-commerce”.

Si tratta in molti casi di modelli – e sono centinaia gli esempi di successo - basati sul concetto di “prodotto come servizio”, in cui il contenitore riutilizzabile è inserito all’interno di un circuito gestito che ne massimizza il numero di cicli di utilizzo per la stessa funzione per la quale è stato progettato e ne garantisce il riciclo a fine vita. RECUP in Germania, ad esempio, attiverà il servizio a partire dal 1 gennaio 2023 su tutti i 750 punti vendita Burger King e i consumatori potranno riconsegnare il contenitore in uno qualsiasi dei 16.500 punti di raccolta disseminati in tutto il paese.

Come si inseriscono in questo discorso gli eco-compattatori, le cosiddette macchine “Mangia Plastica”? Il 7 dicembre scorso il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha previsto un sostegno all’acquisto di ulteriori 5 milioni di euro a favore di 199 comuni italiani.

La raccolta selettiva delle bottiglie in PET attraverso il sistema degli ecocompattatori si è affacciata in maniera prepotente in Italia con il riconoscimento a livello nazionale del consorzio Coripet, il quale propone un modello che si articola su due canali: l'intercettazione selettiva attraverso gli ecocompattatori che consente di utilizzare il PET raccolto per la fabbricazione di nuove bottiglie in PET, e l'intercettazione di quota parte, in misura proporzionale all’immesso al consumo dei propri aderenti, dei rifiuti conferiti nella raccolta differenziata degli imballaggi in plastica a valle degli impianti di selezione.

Per gli ecocompattatori i dati vengono rendicontati ai Comuni, quindi da questo punto di vista non c'è nessun problema di abbassamento dei target di raccolta differenziata. Il problema che intravedo con gli incentivi ministeriali riguarda invece l’utilizzo di soldi pubblici per l’acquisto di dispositivi, la cui responsabilità finanziaria dovrebbe ricadere sui produttori, e la compatibilità di questi dispositivi con l’eventuale introduzione, anche in Italia, di un sistema di deposito cauzionale per i contenitori per bevande, che richiede macchinari specifici. C’è il rischio che i dispositivi acquistati con i soldi pubblici, non siano tecnicamente adeguati nel caso in cui scattasse anche per l’Italia l’obbligo europeo di introdurre un sistema DRS.  

Image: Zuzanna Szczepanska (Unsplash)