Finanziamenti a fondo perduto che hanno spesso nutrito le clientele della classe politica meridionale e portato alla costruzione di cattedrali nel deserto, impianti senza alcuna relazione con il territorio e, in molti casi, del tutto incuranti del loro impatto negativo sull’ambiente e sulla salute umana. Si potrebbe sintetizzare così la storia dell’industrializzazione forzata del Sud Italia nel secondo dopoguerra. Ma oggi questa parte del paese, ancora così profondamente distante dal Nord in termini di occupazione e ricchezza, come impietosamente fotografano anno dopo anno le analisi dell’Istituto nazionale di statistica (Istat), sembra aver trovato nella bioeconomia una nuova leva di sviluppo economico in grado di rigenerare, in armonia con il tessuto agricolo e rurale...