Pubblichiamo il terzo articolo realizzato nell’ambito della collaborazione con GreenX.
Il progetto GreenX nasce dalla collaborazione tra
la società HBI e l’innovation manager Jacopo Deidda Gagliardo e il ricercatore Giovanni Venegoni, con l’obiettivo di fare divulgazione di contenuti riguardanti l’economia circolare e la sostenibilità.

In un momento storico in cui il consumismo domina ancora la scena, incontriamo tre professionisti che, tra un ricordo e un’idea, raccontano il ruolo del design e del creativo quando questo si mette in un’ottica di partecipazione, ascolto e presenza attiva nei confronti dell’ambiente.
Abbiamo
parlato di ecodesign con Alessandro Garlandini, fondatore de Il Vespaio e con Nicolò Fenu e Matteo Leccis Cocco-Ortu, fondatori di Sardarch.

Sardarch, tra condivisione e comunità

Nicolò Fenu e Matteo Leccis Cocco-Ortu sono due ingegneri-architetti che fanno parte di Sardarch, cooperativa che nasce da un lavoro che ha radici nel tempo. Dieci anni fa, mentre in diverse città d’Europa completavano la loro formazione accademica e professionale, nasceva l’idea di “fare qualcosa per la Sardegna e per la nostra professione”. Da queste prime riflessioni nasce l’associazione Sardarch (che nel 2018 diventa cooperativa) con l’obiettivo di lavorare sugli spazi creando coinvolgimento e interesse.
Da quel momento si occupano di
progettazione urbana, andando a ragionare sugli spazi e le periferie, affrontando temi come lo sviluppo o lo spopolamento dei piccoli paesi, sempre con un occhio di riguardo a come l’architettura possa contribuire a una sostenibilità sociale ad ampio raggio.

Il Vespaio, tra scarti di produzione e plastica riciclata

Il percorso del Vespaio nasce invece da un rapporto diretto con il materiale di scarto, quando Alessandro Garlandini e Stefano Castiglioni si sono imbattuti negli “avanzi” dei Mondiali di ciclismo di Varese 2008. Alessandro racconta come iniziano a pensare a trasformare il rifiuto in un prodotto di valore: “il primo progetto del Vespaio è stato recuperare gli striscioni pubblicitari dei Mondiali di ciclismo per trasformarli in shopper per la provincia di Varese. Era il 2008, e da allora abbiamo iniziato a fare numerosi progetti per aziende, recuperando i loro scarti di produzione e molti progetti di divulgazione sulle tematiche della sostenibilità”.

Il ruolo del creativo tra partecipazione, consapevolezza, cittadinanza attiva e protagonismo giovanile

Parlando della nascita di un progetto, i componenti di Sardarch e Il Vespaio si sono trovati subito in pieno accordo: “il design e la creatività sono il fil-rouge, l’approccio che dimostra che si può essere sostenibili a diverse scale” dice Matteo, spiegando come avere una metodologia ragionata, che prende in considerazione in maniera attiva il suo utente finale e creare partecipazione, è il primo passo per avvicinarsi ad un risultato efficace. Matteo approfondisce: “un approccio che utilizziamo è quello di lavorare con le comunità con l’obiettivo di raggiungere una consapevolezza di come si vive, dell’importanza che ha il ruolo civico nelle nostre vite e l’impatto che otteniamo rispetto a quello che facciamo, quello che consumiamo e le città che viviamo”.
Insieme alla cittadinanza attiva, promuovere l’
educazione è un altro punto cardine che i designer amano portare avanti. Un materiale contraddittorio come la plastica è diventato centro di riflessione per bambini e bambine del quartiere Barona di Milano dove, come Alessandro racconta: “nel progetto Plastic Fighters chiediamo ai bambini di raccogliere plastica di scarto, coinvolgendo le famiglie e i negozi di quartiere, che trasformiamo attraverso delle macchine autocostruite seguendo i progetti di Precious Plastic. Trituriamo, fondiamo e iniettiamo la plastica per fare dei piccoli oggetti”. L’obiettivo è quello di creare consapevolezza dei materiali che utilizziamo ogni giorno, soprattutto in merito al grande “mostro”, la plastica.
Il ruolo dei giovani nella progettazione è tema ricorrente anche nei progetti di Sardarch: “ci siamo trovati spesso a lavorare attraverso metodi di educazione non formale, nel nostro caso lo stiamo facendo inserendo all’interno della progettazione la figura del
community manager”. Come ricorda Matteo, questo è un ruolo innovativo che mira a costruire comunità nei piccoli paesi dove la pianificazione territoriale e culturale va a incontrarsi con il protagonismo giovanile.

I materiali tra passato, presente e futuro

Ai tempi dell’università, Alessandro iniziò a scoprire la sostenibilità grazie ad una tesi sui materiali riciclati. “È incredibile -ricorda - come 13 anni fa in Italia molte aziende tenevano nascosto il fatto di usare materiali riciclati, erroneamente percepiti come di scarsa qualità”. È lo studio che appassiona Alessandro alla tematica, fino a crearci intorno tutta la propria carriera professionale da designer. Ora però, afferma con fierezza, “insegno design di prodotto al NABA (Nuova Accademia di Belle Arti di Milano) e ho studenti che immaginano dispositivi da agganciare alle reti a pesca per segnalarne la posizione quando vengono perse in mare oppure progettano packaging circolari per il food delivery”.
La sensibilità legata ai materiali è importante trasmetterla ai propri utenti e clienti attraverso un dialogo formativo. Nicolò espone un’esperienza avuta a Cagliari, dove insieme ad un cliente molto attento decide di utilizzare il
sughero per la facciata di un edificio. La scelta di utilizzare un materiale locale, dalla grande forza isolante e dal grande valore estetico si è purtroppo dovuta scontrare con la mancanza della produzione della finitura necessaria in loco. Dalle disavventure però si cresce ed è sempre più evidente che “un lavoro di condivisione e di scambio tra i professionisti, clienti e le istituzioni potranno mettere un terreno fertile in modo che il prossimo progetto che faremo con il sughero a vista sia totalmente prodotto in Sardegna”.
Come l’economia circolare insegna, la progettazione è completa nel momento in cui di un prodotto, di una costruzione o di un servizio viene pensato il suo intero ciclo vita, prestando attenzione alla scelta dei materiali come parte integrante di un passato e poi di un futuro tramite
lo smaltimento o riutilizzo. Nella ricerca di una convenienza non solo etica ma anche ecologica, economica e sociale.

Nell'immagine: un progetto di riciclo della plastica de Il Vespaio