Tra il 1990 e il 2020 le emissioni annuali di CO2 equivalente sono passate da 5,65 a 3,7 miliardi di tonnellate. La riduzione dell’uso dei fertilizzanti e del numero dei capi di bestiame ha dato un contributo importante. Mentre nel suolo il carbonio assorbito supera quello emesso.

Emissioni in calo da trent’anni

Nello spazio di tre decenni l’Europa ha sperimentato un significativo calo delle sue emissioni, ridottesi di circa un terzo sotto la spinta di vari fattori. Una contrazione alla quale hanno contribuito tanto il settore agricolo quanto le funzioni esercitate dal suolo, grazie anche alla diminuzione dell’uso dei fertilizzanti e all’espansione delle foreste. Lo ha reso noto in questi giorni l’Agenzia Europea dell’Ambiente (European Environment Agency – EEA) in un report che esplora l’andamento del fenomeno tra il 1990 e il 2020.
Nel periodo in esame, segnalano i dati ufficiali, le
emissioni annuali sono diminuite di quasi 2 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente, passando da 5,65 a 3,7 miliardi. In questo modo, il Vecchio Continente ha raggiunto e superato il traguardo originariamente fissato che prevedeva una riduzione di almeno il 20%.

Trasporti in controtendenza

Il fenomeno coinvolge quasi tutti i Paesi. Regno Unito e Germania, in particolare, hanno avuto un ruolo primario avendo contribuito da soli al 47% della riduzione netta degli ultimi 30 anni. Le politiche ambientali e agricole, così come le scelte in campo energetico, sostiene l’EEA, hanno dato una spinta decisiva.
“Tra i fattori chiave che hanno portato alla riduzione delle emissioni negli ultimi tre decenni vi sono il crescente utilizzo delle energie rinnovabili, l’uso di combustibili fossili a minore intensità di carbonio e i miglioramenti nell’efficienza energetica, i cambiamenti strutturali nell’economia, la minore domanda di riscaldamento dovuta agli inverni più caldi in Europa”, si legge nel rapporto.
Le eccezioni, tuttavia, non mancano. “
Tutti i settori hanno ridotto le emissioni, tranne i trasporti, la refrigerazione e il condizionamento dell’aria, anche se l’impatto di questi ultimi è diminuito negli ultimi anni”. Inoltre, “le riduzioni sono state maggiori per le industrie manifatturiere e le costruzioni, la produzione di elettricità e calore, la produzione di ferro e acciaio (comprese le emissioni legate all’energia) e la combustione a uso residenziale”.

Emissioni agricole annuali: meno 108 milioni di tonnellate dal 1990

L’agricoltura ha giocato da parte sua un ruolo importante. Le emissioni totali del settore sono calate del 20,7% passando dai 532 milioni di tonnellate del 1990 ai 424 del 2020. Tra i fattori determinanti la riduzione nel numero totale dei capi di bestiame (-28,6% nel periodo in esame) e la diminuzione nell’uso dei fertilizzanti (-12,4% per quelli di origine organica, -25,2% per i sintetici).
I numeri, insomma, sono certamente positivi. Ma il trend, è bene ricordarlo, non è stato costante con un evidente
peggioramento nel XXI secolo. A dicembre, infatti, la stessa Agenzia per l’Ambiente aveva segnalato come tra il 2005 e il 2019 si fosse registrato un miglioramento piuttosto contenuto.
Inoltre, ben 14 dei 27 Stati membri – tra cui Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lussemburgo e Ungheria – avevano registrato nello stesso periodo addirittura un incremento delle emissioni dal settore agricolo.

Il suolo come serbatoio netto di carbonio

Rilevante, infine, il contributo dello stoccaggio di carbonio. “Il settore della gestione del terreno – che fa riferimento all’uso e al cambiamento d’uso del suolo e alle foreste – evidenzia assorbimenti superiori alle emissioni”, scrivono gli autori. Nel 2020, il suolo europeo (comprendendo nel calcolo la UE a 27, il Regno Unito e l’Islanda) si è confermato un “serbatoio netto”. Assorbendo oltre 246mila tonnellate di carbonio in più di quante ne abbia emesse. Un dato che segna una crescita dell’11% rispetto alle 223mila registrate 30 anni fa.
Determinante l’
espansione delle aree boschive: “Negli Anni ’90 si è verificato un aumento del sequestro di carbonio, dovuto principalmente all’espansione netta dell’area forestale (+5%, ndr)”, scrivono infatti i ricercatori. Ma attenzione: nelle stesse aree l’assorbimento netto di carbonio “è in calo dalla fine degli anni 2000”. Una conseguenza dell’invecchiamento delle foreste e della crescita della raccolta della legna.

Immagine: Ivan Bandura (Unsplash)

Questo articolo è stato pubblicato su resoilfoundation.org