Il contributo di Corepla all’implementazione dell’economia circolare si articola su diversi ambiti. Il Consorzio opera secondo principi di sostenibilità, nelle sue tre dimensioni: ambientale, sociale ed economica. Nel 2017, grazie alla collaborazione tra le amministrazioni locali e il Consorzio, la raccolta degli imballaggi in plastica ha superato la soglia del milione di tonnellate, con un’importante crescita nel Sud Italia e un ulteriore incremento della raccolta pro capite. A fronte del materiale conferito, i comuni e/o i convenzionati da questi delegati ricevono una compensazione economica, il cui ammontare per tonnellata è legato alla qualità della raccolta differenziata e diminuisce all’aumentare della “frazione estranea” rispetto agli imballaggi in plastica, sulla base di quanto stabilito dall’accordo quadro ANCI-Conai. Nel 2017 il Consorzio ha riconosciuto circa 310 milioni di euro, che rappresentano oltre il 55% del proprio bilancio. 

Il materiale viene conferito ai centri di selezione, che per conto di Corepla operano la suddivisione del mix di imballaggi in ingresso in flussi omogenei, destinati a riciclo, e un flusso restante, che viene destinato principalmente a recupero energetico. I centri di selezione ricevono da Corepla un corrispettivo economico per ciascuna tonnellata di materiale processato. Pur essendo vincolato dal mix di imballaggi presenti nella raccolta, Corepla svolge un ruolo attivo per sostenere la filiera del riciclo, orientando il processo di selezione (effettuato con tecnologie automatiche) verso le esigenze delle aziende riciclatrici. A oggi il Consorzio seleziona 14 flussi diversi di imballaggi destinati al riciclo, un numero superiore a quello di molti Paesi europei, che spesso limitano la raccolta differenziata agli imballaggi di più facile avvio a riciclo. Per scelta di Corepla, i materiali selezionati per essere avviati a riciclo sono ceduti solamente a riciclatori europei certificati tramite audit. Non vengono effettuate cessioni a commercianti di rifiuti. Questo garantisce trasparenza, concorrenza e il mantenimento delle risorse sul territorio europeo, in un’ottica di economia circolare. 

Nonostante l’incremento della raccolta abbia portato all’aumento dei quantitativi di imballaggi di difficile avvio a riciclo, nel 2017 gli imballaggi avviati a riciclo da Corepla sono aumentati del 6,7%. Per il 2018 il Consorzio è impegnato a migliorare ulteriormente questi risultati, aumentando le quantità di imballaggi raccolte e riciclate, al fine di dare un concreto contributo affinché si possano raggiungere gli obiettivi di riciclo stabiliti dalla normativa europea appena entrata in vigore. Considerato che nel 2017 a livello nazionale è stato riciclato il 43% degli imballaggi in plastica immessi a consumo in Italia, per raggiungere l’obiettivo di riciclo del 55% al 2025 la performance di riciclo complessiva dovrà aumentare ogni anno dell’1% circa. Si tratta di un obiettivo particolarmente sfidante, per il raggiungimento del quale il Consorzio ha deciso di investire nella Ricerca & Sviluppo, che ha un ruolo di catalizzatore di nuovi progetti sui quali coinvolgere tutta la filiera degli imballaggi in plastica e di promozione di nuove soluzioni di imballaggio e tecnologie di selezione e riciclo, al fine di consentire l’ottimizzazione del bilancio tra le esigenze di mercato e quelle di fine vita.

Affinché un imballaggio possa essere avviato a riciclo è necessario che si possa creare una filiera, all’interno della quale Corepla è solo uno degli attori, e siano soddisfatti alcuni principi basilari:

  • le aziende utilizzatrici di imballaggi considerino la riciclabilità tra i requisiti nella progettazione e nella scelta dei loro imballaggi;
  • i Comuni, con la collaborazione dei cittadini, effettuino la raccolta differenziata;
  • Corepla effettui la selezione degli imballaggi riciclabili in flussi omogenei, che possano essere alimentati agli impianti delle aziende riciclatrici;
  • le aziende riciclatrici effettuino la conversione dei rifiuti in materie prime seconde;
  • le aziende trasformatrici utilizzino le materie prime seconde per realizzare nuovi manufatti.

Ciascun anello della filiera deve poter operare in condizioni di sostenibilità (ambientale, tecnica ed economica). Se per alcuni materiali, come le bottiglie di PET per acqua minerale e bevande, questa filiera è consolidata, per altri materiali ci possono essere ostacoli tecnici ed economici che ne impediscono la creazione o il funzionamento e quindi fanno sì che alcune tipologie di imballaggi attualmente non vengano avviate a riciclo.

I flussi di materiali selezionati si dividono in tre macro-categorie.

  • Materiali di facile riciclabilità (bottiglie in PET, flaconi di HDPE e film di grandi dimensioni). Si tratta di materiali per i quali esistono filiere di riciclo consolidate. Sono selezionati sulla base di specifiche standardizzate e ceduti alle aziende riciclatrici tramite un sistema di aste telematiche, alle quali possono partecipare i riciclatori europei precedentemente certificati tramite audit. Recentemente, le aste telematiche sono state estese anche a parte dei flussi di imballaggi rigidi di poliolefine e di imballaggi in polipropilene.
  • Materiali di minore riciclabilità (poliolefine rigide e flessibili, film di piccole dimensioni) e materiali selezionati in via sperimentale. Questi materiali sono caratterizzati da un valore molto basso o nullo e da filiere di riciclo sperimentali o non del tutto consolidate, per cui non è possibile standardizzare la qualità. Vengono ceduti alle aziende riciclatrici interessate, per una buona parte mediante trattativa commerciale. Anche in questo caso l’azienda riciclatrice deve essere preventivamente certificata tramite audit. L’obiettivo di Corepla è avviare a riciclo quantità sempre maggiori di imballaggi in plastica, per cui in alcuni casi la selezione è modulata sulle esigenze dell’azienda riciclatrice o, per i materiali di più difficile avvio a riciclo, il materiale viene ceduto con un contributo economico al riciclo. Sono inoltre in corso sperimentazioni continue per migliorare la qualità dei materiali selezionati e per creare nuove filiere di riciclo, con l’obiettivo di aumentare la percentuale di riciclo rispetto al recupero energetico e, nel medio-lungo periodo, creare filiere di riciclo consolidate che permettano la selezione standardizzata sul territorio nazionale e il passaggio alla vendita tramite aste telematiche.
  • Il flusso di materiale residuo, avviato prevalentemente a recupero energetico, è costituito dagli imballaggi per i quali ragioni tecniche o economiche impediscono a oggi l’avvio a riciclo. Questa situazione può dipendere da diversi fattori, per esempio le caratteristiche costruttive dell’imballaggio che ne ostacolano la selezione o il riciclo, le quantità troppo basse per giustificarne la creazione di un flusso omogeneo o la mancanza di interesse da parte della filiera a valle, perché le aziende riciclatrici non hanno mercati di sbocco per le materie prime seconde che derivano dal loro riciclo. Una gran parte di questo materiale viene avviata a recupero energetico nei termovalorizzatori o nei cementifici e in minima parte come agente riducente in sostituzione del carbone nelle acciaierie.

La filiera del riciclo può essere facilitata sia a monte, realizzando imballaggi riciclabili (design for recycling), sia a valle, stimolando la domanda di materie plastiche di riciclo, per esempio attraverso lo strumento del Green Public Procurement (acquisti verdi della Pubblica Amministrazione) e alla scelta volontaria di grandi aziende di utilizzare una percentuale di plastica riciclata nei loro prodotti per migliorarne la sostenibilità ambientale. In aggiunta, incentivi fiscali all’utilizzo di materie plastiche riciclate potrebbero renderle maggiormente competitive. Per molte aziende trasformatrici la scelta tra l’uso di plastiche vergini o di riciclo nei propri manufatti è essenzialmente di natura economica.

Tutto il sistema opera secondo il principio della responsabilità estesa del produttore, in base al quale il produttore o l’importatore di imballaggi in plastica si fa carico dei costi per il raggiungimento degli obiettivi di riciclo stabiliti dal legislatore. Ciò avviene attraverso il CAC (Contributo Ambientale Conai). Sia Conai sia Corepla sono organizzazioni non profit, per cui il contributo va a coprire il deficit di sistema. Il ricavato dalla vendita dei materiali selezionati alle aziende riciclatrici è infatti insufficiente a coprire i costi, e quindi il sistema non potrebbe funzionare senza il CAC. Corepla opera secondo criteri di efficienza, testimoniati dalla continua riduzione dei costi fissi di esercizio per tonnellata di raccolta differenziata gestita, passati dagli oltre 19 €/t del 2013 agli attuali 13,40 €/t.

A partire dal 1° gennaio 2018 è entrata in vigore la diversificazione del CAC per gli imballaggi in plastica. Si tratta dell’ultimo passaggio di un lungo percorso, iniziato nel 2015 e portato avanti coinvolgendo tutta la filiera, attraverso il dialogo continuo con le associazioni dei produttori e degli utilizzatori di imballaggi. Il CAC per tonnellata di imballaggi in plastica immessi a consumo non è più unico, ma modulato sulla base di tre Criteri Guida: la selezionabilità, la riciclabilità e, per gli imballaggi che soddisfano questi due criteri, il circuito di destinazione prevalente. Sono state individuate tre fasce contributive (A, B e C). Beneficiano di un’agevolazione gli imballaggi selezionabili e riciclabili da circuito “Domestico” (fascia B) e di agevolazione maggiore quelli selezionabili e riciclabili da circuito “Commercio & Industria” (fascia A); continuano a pagare il Contributo pieno tutti gli altri imballaggi (fascia C). Poiché il sistema opera con una logica non profit, le minori entrate derivanti dagli sconti concessi alle categorie di imballaggi classificate in fascia A e fascia B sono compensate dalle maggiori entrate derivanti da quelle classificate in fascia C. L’assegnazione delle tipologie di imballaggi alle tre fasce non è definitiva, la selezionabilità e la riciclabilità possono cambiare nel tempo in funzione delle tipologie di imballaggi immessi al consumo e dell’evoluzione dei processi di selezione e riciclo.

È stato previsto un meccanismo di revisione periodica. L’obiettivo della diversificazione contributiva è premiare le aziende che realizzano tipologie di imballaggi selezionabili e riciclabili, e nel contempo stimolare le aziende i cui imballaggi sono oggi in fascia C ad avviare progetti finalizzati a migliorarne selezionabilità e riciclabilità. A tale scopo sono state redatte delle linee guida, destinate alle aziende produttrici e utilizzatrici di imballaggi e pubblicate sotto l’egida Conai. 

 

 

I benefici ambientali e socio-economici della gestione consortile

 

Nel 2017 grazie all’attività del Consorzio sono stati avviate a riciclo 587.000 tonnellate di rifiuti di imballaggi in plastica, circa il 59% di quelli complessivamente riciclati in Italia in quell’anno considerando anche la gestione indipendente. Questo risultato è stato raggiunto dopo un periodo di crescita progressiva e sostenuta, con l’avviato a riciclo da parte di Corepla che è più che raddoppiato rispetto al 2005, anno base per il Tool LCC di Conai. 

Secondo i risultati del Tool LCC sviluppato da Conai, tra il 2005 e il 2017, l’attività di riciclo dei rifiuti di imballaggio in plastica provenienti da raccolta differenziata da superficie pubblica e da superficie privata gestita da Corepla ha consentito di risparmiare oltre 3 milioni di tonnellate di materia prima, equivalenti a 78 miliardi di flaconi in PET per detersivi da 1 litro.

Il trend del risparmio di materia prima grazie al riciclo, in questi 13 anni, mostra un andamento in costante crescita: rispetto al 2005 nel 2017 la materia prima risparmiata risulta più che raddoppiata, questo a fronte del fatto che i quantitativi di materiale conferito e avviato a riciclo mostrano un graduale aumento negli anni.

Nel solo 2017, grazie al riciclo degli imballaggi in plastica, il Consorzio Corepla ha permesso di evitare il consumo di 401.000 tonnellate di materia prima (materiali generati da fonti fossili), il 2% in più rispetto al 2016, a seguito dell’aumento dei rifiuti di imballaggio conferiti e avviati a riciclo (+6,7% rispetto al 2016).

Complessivamente, tra il 2005 e il 2017 l’attività di riciclo svolta dal Consorzio ha consentito al nostro Paese di evitare il consumo di energia primaria di circa 71 TWh, equivalenti al consumo di energia primaria di 42 centrali termoelettriche. Coerentemente ai dati sopra riportati, relativi alla materia recuperata da riciclo, anche il trend dell’energia primaria risparmiata presenta un andamento in costante aumento negli anni, facendo segnare più di un raddoppio tra il 2005 e il 2017.

Nel solo 2017, il risparmio energetico derivante dal riciclo degli imballaggi in plastica gestiti da Corepla è stato pari a 8,1 TWh di energia primaria equivalente, il 7% in più rispetto al 2016.

Tra il 2005 e il 2017, in particolare grazie ai minori consumi energetici derivanti dall’impiego di materia recuperata, è stata evitata complessivamente l’emissione in atmosfera di 6 milioni di tonnellate di CO2eq, equivalenti alle emissioni generate in un anno di quasi 2 milioni di autovetture con una percorrenza media di 20.000 chilometri. Anche le emissioni evitate grazie al riciclo presentano una costante crescita negli anni e tra il 2005 e il 2017 queste risultano più che triplicate.

L’avvio a riciclo dei rifiuti di imballaggio in plastica da parte del Consorzio ha consentito nel solo 2017 di evitare l’emissione in atmosfera di 750.000 tonnellate di CO2eq, il 3% in più rispetto al 2016. 

Vanno considerati anche i benefici derivanti dall’energia elettrica e termica prodotte attraverso il recupero energetico dei rifiuti di imballaggio in plastica non avviabili a riciclo. Tra il 2005 e il 2017 l’energia elettrica e termica prodotte da recupero energetico hanno entrambe un andamento irregolare, legato alla variazione del rapporto tra la quantità di materiale avviato a termovalorizzatori e quella di materiale avviato a cementifici (una quota di imballaggi avviati a termovalorizzazione si è spostata verso i cementifici). Complessivamente, nei 13 anni considerati, l’energia generata grazie al recupero energetico è pari a 5,5 TWh, equivalenti al consumo di energia primaria di 3 centrali termoelettriche, il 33% rappresentato da energia elettrica e il 67% da energia termica. Tra il 2005 e il 2017 l’energia generata è aumentata del 35% (l’indicatore GWP è computato come bilancio netto tra le emissioni evitate ed emissioni prodotte per la preparazione al riciclo). Nel 2017, avviando a recupero energetico le frazioni non avviabili a riciclo Corepla ha consentito di generare 0,4 TWh di energia elettrica e termica. Va altresì precisato che la produzione di energia termica ed elettrica dalle frazioni non riciclabili comporta un risparmio di energia da fonti primarie ma, al tempo stesso, dà luogo a un processo che genera emissioni che nel 2017 ammontano a 199.000 tonnellate di CO2eq.

Dai benefici ambientali sopra illustrati è possibile determinare anche una serie di benefici economici diretti e indiretti per il sistema Paese. Nel 2017 si stima che la filiera consortile del recupero dei rifiuti di imballaggio in plastica abbia generato un valore economico pari a 236 milioni di euro (quadruplicato rispetto al 2005). Guardando all’intero periodo 2005-2017 il beneficio cumulato arriva a ben 2 miliardi di euro composti da:

  • 1,5 miliardi di euro di benefici diretti generati dalla filiera consortile del riciclo degli imballaggi in plastica, rappresentati dal valore economico della materia prima risparmiata; nel solo 2017 tali benefici sono stati pari a 219 milioni di euro (un valore oltre 5 volte superiore a quello stimato per il 2005); 
  • 110 milioni euro di benefici indiretti che fanno riferimento alla CO2eq evitata grazie alle attività di riciclo e al recupero energetico posti in essere dalla gestione consortile; ammontano nel 2017 a 17 milioni di euro (un valore oltre 5 volte superiore a quello stimato per il 2005); 
  • 450 milioni di euro di benefici diretti che fanno riferimento all’energia prodotta da recupero energetico; ammontano nel 2017 a 32 milioni di euro (+33% rispetto al 2005). 

Immagine in alto – Credit: Corepla/graphic elaboration