Il nuovo sistema di depurazione del Garda prevede che i reflui della sponda bresciana scarichino nel fiume Chiese anziché nel Mincio, emissario del lago, come avviene attualmente. Per realizzarlo occorreranno due nuovi depuratori nei comuni di Gavardo e Montichiari, 77 chilometri di nuove condotte e oltre trenta stazioni di pompaggio. Un’opera dal costo di oltre 200 milioni di euro, pensata per superare un sistema ormai datato e sottodimensionato, che vede le acque convogliate in un unico depuratore a Peschiera.
La decisione ha fatto
insorgere comuni e una parte dei residenti del Chiese, preoccupati per gli impatti sulla già fragile salute loro fiume.

La protesta contro i depuratori del Garda

Dai turni di tre ore, giorno e notte, in Piazza Paolo VI a Brescia iniziati il 9 agosto scorso ai tornanti della tappa Salò - Aprica del Giro d’Italia, tra assemblee, petizioni e manifestazioni, il movimento di protesta contro i nuovi depuratori del Garda non conosce requie.
L’insofferenza verso la scelta di trasferire i reflui del
lago, polo turistico da 24 milioni di presenze annue verso un fiume come il Chiese, già abbondantemente sfruttato per placare la sete di acqua ed energia della Lombardia, è condivisa da un fronte variegato. Oltre ottanta associazioni e un fronte - trasversale - di sindaci e consiglieri provinciali, che hanno negato il loro consenso approvando due mozioni nel 2020 e del 2021.
Le procedure per ottenere tutte le autorizzazioni ed effettuare il lavori entro il 2027 vanno avanti a ritmo serrato. Un anno fa il governo ha affidato l’opera a un
Commissario straordinario, individuato nella figura del prefetto di Brescia Attilio Visconti (figura cui è succeduta, nel gennaio 2022, Rosaria Laganà). Una scelta ritenuta dagli ambientalisti una “grave violazione della vita democratica”, mentre i favorevoli li accusano di essere il classico movimento nimby, che si limitano non volere opere necessarie in casa propria.
Non la pensa così il
Commissario europeo per l’Ambiente, Virginijus Sinkevicius, secondo il quale i nuovi impianti “non soddisfano i requisiti di trattamento in linea con gli obiettivi della Ue in materia di inquinamento zero”.
Lo scorso 24 maggio il
deputato Devis Dori ha depositato un’interrogazione parlamentare - la seconda - al Ministero della Transizione Ecologica, quattro comuni hanno fatto ricorso al Tar, mentre fa il suo iter una petizione al Parlamento Europeo.
Intanto, il 20 gennaio, l’allora commissario Visconti - negli ultimi giorni di mandato - ha affidato ad
Acque Bresciane, società gestore del ciclo idrico integrato nella zona, l’incarico di indire i bandi per tutti gli appalti necessari a completare l’opera, nonostante manchino ancora una valutazione di impatto ambientale e il progetto definitivo.

Il progetto

Il progetto prevede di separare le acque reflue della sponda bresciana da quelle della sponda veronese (con l’eccezione della zona di Sirmione, che resterà collegata al Veneto) attraverso i due nuovi depuratori di Montichiari e Gavardo, dove sorge già un depuratore più piccolo, e da lì nel Chiese. Il trasferimento delle acque da un bacino all’altro - sconsigliato dal Testo Unico Ambientale - impone di superare dislivelli fino a 150 metri attraverso le colline moreniche tramite una trentina stazioni di sollevamento, che costeranno circa 15 milioni di euro all’anno in elettricità. Il progetto non prevede la separazione delle acque bianche dalle acque nere, come previsto dalla Direttiva Acque della UE, giudicato troppo lungo e costoso da realizzare. Il costo finale sarà di almeno 230 milioni, di cui circa 100 coperti dallo Stato.
Nonostante le criticità,
la soluzione è stata ritenuta la meno impattante per la tutela del lago, il cui sistema fognario necessita in ogni caso una robusta revisione.
Attualmente la sponda veneta e quella lombarda utilizzano infatti un unico sistema risalente agli anni ’70, che vede tutte le acque (se si escludono alcuni scarichi diretti nel lago in condizioni di sovraccarico) convogliate nel Mincio attraverso il depuratore di Peschiera. Il tratto settentrionale della sponda bresciana è collegato a quella veronese da una doppia condotta che attraversa il lago tra Toscolano Maderno e Brancolino. Eliminare le tubature sublacuali definite una “bomba ecologica”, è uno dei punti forti in favore della nuova configurazione, nonostante un’indagine in questa primavera abbia rivelato che sono ancora in buone condizioni.
Il problema più urgente è che
gli impianti sono fortemente sottodimensionati rispetto alle necessità attuali, soprattutto nella stagione turistica, con una capacità di appena 300 mila abitanti equivalenti (termine usato per valutare la quantità di inquinanti organici immessa nelle fognature) rispetto ai 500 mila necessari.

I rischi per il fiume Chiese

Risolvere la questione trasferendo le acque nel Chiese non è però una soluzione indolore. Oltre ad alimentare il Lago d’Idro e il Naviglio Bresciano, il fiume disseta una larga fetta dell’idrovora agricoltura lombarda e rappresenta uno dei fiumi più sfruttati in Italia per scopi idroelettrico.
“A causa dell’eccessivo sfruttamento il Chiese ha problemi atavici di qualità e riqualificazione ambientale”, spiega
Maurizio Siligardi, ex docente di ecologia fluviale all’Università di Trento. “Il fiume arriva in pianura con una portata fortemente ridotta e regolata sulle necessità dell’agricoltura. Anche se i depuratori funzioneranno bene, l’acqua conterrà ancora azoto e fosforo. In un corso d’acqua già impoverito verrà a mancare il processo di diluizione, e questo può causare l’eutrofizzazione delle acque più lente, andando a incidere sulle relazioni ecologiche all’interno dell’ecosistema”.
Alimentato dall’immensa massa d’acqua del Garda, il Mincio sarebbe invece perfettamente in grado di assorbire un’acqua depurata secondo i limiti di legge, continua il professore, che ha realizzato un breve studio che il fronte contro il depuratore ha accluso in un dossier inviato al Commissario.

Le alternative

Prima di arrivare alla scelta di Gavardo e Montichiari sono state discusse molte altre possibilità, che variano mantenimento della struttura attuale (con materiali e tecnologie più moderne e il depuratore di Peschiera potenziato) a nuove condotte sublacuali, stavolta a bassa profondità e prossime alla costa così da favorire manutenzione e riparazioni.
Nel 2016 l'Autorità d'ambito di Brescia aveva optato per un depuratore a Visano lungo il Chiese ma molto più a sud, per poi spostarsi su Lonato.
La scelta attuale si basa su uno studio commissionato nel 2018 all’Università di Brescia che ha valutato diverse alternative con destinazione finale sia nel Chiese che nel Mincio.
Ma se è vero che tutte le soluzioni proposte hanno i loro pro e contro, è indubbio che la soluzione scelta è tra le più divisive, con costi e tempi rischiano di dilatarsi a dismisura.

Immagine: il Lago di Garda, ph Elisabetta Falco (Unsplash)