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L’acqua non è più un tema dimenticato dalla diplomazia internazionale. Dal Forum euro-mediterraneo sull’acqua di Roma alla COP31 di Antalya, in Turchia, fino alla Conferenza delle Nazioni Unite sull’acqua, in programma ad Abu Dhabi, il 2026 si preannuncia come un anno decisivo per una risorsa che intreccia clima, sicurezza, biodiversità, salute, industria e finanza.
Al centro di questa nuova agenda diplomatica c’è Retno L.P. Marsudi, prima inviata speciale del segretario generale delle Nazioni Unite per l’acqua. Ministra degli esteri dell’Indonesia dal 2014 all’ottobre 2024, Marsudi ha assunto il nuovo incarico nel novembre dello stesso anno. Durante il suo mandato ministeriale ha seguito da vicino il 10° World Water Forum, che si è svolto a Bali nel 2024. L’evento, organizzato dal World Water Council, si tiene ogni tre anni. Per il canale tematico The Water Observer, Materia Rinnovabile l’ha intervistata a Roma, a margine della prima edizione del Forum euro-mediterraneo sull’acqua.
Alla vigilia del Forum euro-mediterraneo sull’acqua, la Dichiarazione ministeriale dell’UfM sull’acqua nel Mediterraneo ha ribadito un impegno comune a favore della sicurezza idrica e della resilienza. Come può la regione evitare che questo impegno dia vita a una transizione a due velocità, in cui i paesi con maggiori risorse avanzano mentre le aree più colpite dalla scarsità d’acqua restano ulteriormente indietro?
Siamo tutti interconnessi. Il mondo è legato dall’acqua, una risorsa preziosa per salvaguardare l’unico pianeta che abbiamo. I paesi devono rendersi conto che le sfide legate all’acqua riguardano tutti allo stesso modo. Quando un paese si trova ad affrontare problemi idrici, anche gli altri ne subiscono le conseguenze. Basti pensare ai disastri legati all’acqua, come la siccità nei bacini idrografici, che nella maggior parte dei casi superano i confini nazionali. Nessun paese, quindi, può dirsi davvero indipendente dalle sfide idriche che colpiscono gli altri. Per questo la cooperazione internazionale è fondamentale. Nessun paese può affrontare da solo le sfide legate all’acqua. Oggi si presenta un’opportunità importante per rafforzare la cooperazione internazionale, e quella regionale può dare un contributo decisivo.
L’acqua dovrebbe diventare il fulcro operativo che consente di unire le Convenzioni sul clima, sulla biodiversità e sulla desertificazione? E, in caso affermativo, quale meccanismo di governance manca oggi?
La risposta è sì: l’acqua è una questione trasversale alle tre Convenzioni. In primo luogo, perché risente degli effetti delle tre crisi; in secondo luogo, perché può offrire soluzioni per affrontarle. Per rispondere alla sua domanda su quale meccanismo di governance manchi oggi, direi che non è necessariamente il meccanismo di governance a mancare. In realtà, l’acqua è già integrata nelle agende delle tre Convenzioni, anche è iniziato piuttosto tardi. Di recente è stata introdotta una giornata dedicata all’acqua alla COP dell’UNCCD, mentre solo da poco l’acqua è diventata un focus specifico anche alla COP dell’UNFCCC. Molti altri esempi dimostrano che abbiamo riconosciuto soltanto di recente quanto l’acqua sia centrale per tutte e tre le Convenzioni. Che cosa dobbiamo fare, dunque? Continuare a promuovere il tema dell’acqua nell’ambito delle tre agende e coinvolgere nei forum dedicati all’acqua gli esperti dei rispettivi settori: cambiamenti climatici, desertificazione e biodiversità. È proprio quello che cerchiamo di fare in vista della Conferenza delle Nazioni Unite sull’acqua del 2026. Invece di lasciare la parola soltanto agli specialisti del settore idrico, invitiamo esperti provenienti da ambiti diversi (salute, cambiamenti climatici, biodiversità, questioni di genere, etc) a confrontarsi sul tema dell’acqua.
In vista dell’evento di dicembre ad Abu Dhabi, cosa dovrebbe ottenere la Conferenza delle Nazioni Unite sull’acqua del 2026 che la conferenza del 2023 non è riuscita a conseguire?
Credo che non sia così che dovremmo considerare le Conferenze delle Nazioni Unite sull’acqua del 2023 e del 2026. Entrambe svolgono un ruolo diverso e producono effetti diversi, in funzione del loro contesto. La Conferenza del 2023 è riuscita a riportare l’acqua all’interno dell’agenda globale dello sviluppo. Dopo quasi cinquant’anni senza una Conferenza delle Nazioni Unite dedicata all’acqua, nel 2023 l’incontro si è tenuto. È uno dei risultati più importanti e significativi di quella Conferenza, e dobbiamo riconoscerlo. La Conferenza del 2026 sarà la prima a concentrarsi specificamente sull’SDG 6. Le aspettative sono quindi diverse: l’obiettivo è accelerare le azioni in materia di acqua in vista del 2030. Ci si aspetta che la Conferenza del 2026 affronti in modo specifico le misure concrete da attuare, il capacity-building, i finanziamenti e gli investimenti, oltre a molti altri temi, per garantire che l’attuazione dell’SDG 6 proceda. Ma, in definitiva, i paesi vogliono che le due conferenze si rafforzino a vicenda. Numerose risoluzioni riconoscono che le Conferenze delle Nazioni Unite sull’acqua del 2023, 2026 e 2028 si rafforzano a vicenda e ci consentono di compiere progressi costanti di volta in volta. Nel frattempo, ritengo che si debbano includere altri importanti processi relativi all’acqua, come il Forum mondiale dell’acqua.
È passata dal rappresentare l’Indonesia nella diplomazia internazionale al rappresentare l’agenda globale sull’acqua. In che modo l’esperienza dell’Indonesia, in quanto paese arcipelagico vasto e diversificato, ha influenzato la sua visione del tipo di diplomazia idrica di cui il mondo ha bisogno oggi?
Molto. Vengo da un paese particolarmente esposto al rischio di catastrofi naturali e ho constatato che la maggior parte dei disastri è legata a fenomeni idrici. Ho inoltre compreso meglio che la resilienza dipende dalla capacità di prepararsi a rispondere alle catastrofi, non soltanto di gestirne gli impatti e le conseguenze. Questa esperienza mi ha anche fatto capire che l’acqua è sempre stata considerata una questione settoriale, raramente affrontata nell’arena della politica internazionale. Ed è proprio questo, direi, che manca: il collegamento tra la politica globale e l’esperienza tecnica sul campo. La mia esperienza diplomatica mi ha insegnato come far avanzare l’acqua tra le priorità dell’agenda politica internazionale. In secondo luogo, provenendo dall’Indonesia, ci impegniamo sempre per raggiungere il consenso e ottenere risultati costruttivi in ogni dialogo e processo globale. Pertanto, quando mi occupo di diplomazia idrica, agisco sempre allo stesso modo. Come possiamo fare in modo che tutti partecipino alle discussioni sull’acqua senza sentirsi esclusi o messi alle strette, ma, al contrario, sentendosi coinvolti e riconoscendosi nel percorso comune? Questo è molto importante per garantire che tutti possano partecipare in modo inclusivo al dibattito sull’acqua.
Il mondo ha bisogno di una struttura di riferimento più solida per l’acqua all’interno delle Nazioni Unite, dotata di maggiori poteri di coordinamento tra clima, alimentazione, salute, città e finanza per lo sviluppo?
Spetta ai paesi decidere. Il dibattito sul futuro dell’acqua è in corso proprio in questo momento. La questione sarà discussa anche nell’ambito dell'Interactive Dialogue E (l’acqua nei processi multilaterali) della Conferenza delle Nazioni Unite sull’acqua del 2026. Un altro elemento molto importante in questo momento è concentrarsi sull’aspetto più immediato su cui dobbiamo lavorare: le azioni sul campo. Pertanto, mentre è in corso lo scambio di idee su questo tema, continuo a incoraggiare ogni esperto dei diversi settori (clima, alimentazione, salute, città e finanziamenti per lo sviluppo), a integrare la questione dell’acqua nelle proprie discussioni.
In copertina: Retno Marsudi
