Il tema della perdita di cibo torna al centro del dibattito pubblico per i suoi impatti ambientali, economici e sociali in occasione della Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare, il 5 febbraio. Secondo i dati più recenti dell’Osservatorio Waste Watcher, nel 2025 ogni cittadino italiano spreca in media 555,8 grammi di cibo a settimana, pari a oltre 28,9 chilogrammi all’anno. Sebbene il dato mostri un miglioramento rispetto agli anni precedenti, l’Italia resta sopra la media europea e distante dagli obiettivi di riduzione fissati dall’Unione Europea al 2030.

In questo contesto, il ruolo delle imprese assume un peso crescente. La capacità di intervenire lungo le filiere, di innovare i processi e di influenzare i comportamenti di consumo rende il settore privato un attore chiave nella prevenzione dello spreco. CIRFOOD, cooperativa italiana leader nella ristorazione collettiva, commerciale e nei servizi di welfare, ha strutturato il proprio impegno in un insieme coordinato di iniziative che integrano educazione, recupero delle eccedenze e partnership territoriali, in coerenza con la visione “Feed the future”.

“La Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare rappresenta un’occasione importante per ribadire l’importanza di tutelare il cibo, come bene fondamentale, il cui accesso deve essere consentito a tutta la popolazione mondiale”, ha commentato Maria Elena Manzini, Corporate Social Responsability Manager di CIRFOOD. “Come CIRFOOD crediamo che la lotta allo spreco sia una responsabilità condivisa, che parte dalle cucine e arriva fino alle comunità che serviamo. Ogni giorno lavoriamo per promuovere una cultura del consumo consapevole, puntando su educazione alimentare, innovazione nei processi e scelte sostenibili che permettano di ridurre l’impatto ambientale e restituire valore al cibo. Il nostro impegno è continuare a costruire partnership responsabili e offrire alle persone strumenti e conoscenze per fare la differenza nelle loro scelte quotidiane.”

Educazione, prevenzione e cambiamento dei comportamenti

Per CIRFOOD la prevenzione dello spreco passa innanzitutto dalla formazione, motivo per cui l’azienda mira a diffondere una cultura della sostenibilità attraverso percorsi educativi rivolti sia alle proprie persone sia alle comunità servite, con un’attenzione particolare ai contesti scolastici. Nel corso dell’anno sono state distribuite oltre 10.400 bag antispreco nelle scuole, uno strumento semplice ma efficace per consentire agli studenti di recuperare il cibo non consumato e sviluppare fin da giovani comportamenti più consapevoli.

Parallelamente, l’azienda ha rafforzato i programmi di formazione interna, integrando i temi ambientali nei percorsi di aggiornamento, e nel 2025 ha dedicato due appuntamenti del format Cultura in Pillole alla riduzione degli sprechi energetici e all’uso delle fonti rinnovabili, contribuendo a trasferire competenze applicabili anche nella vita quotidiana. L’approccio adottato mira a rendere la sostenibilità un sapere condiviso e operativo, capace di tradursi in scelte concrete e misurabili.

Recupero delle eccedenze e filiere circolari

Accanto alla prevenzione, il recupero delle eccedenze rappresenta una leva fondamentale per ridurre gli sprechi e garantire l’accesso al cibo. In questo senso CIRFOOD punta a una gestione trasparente delle donazioni attraverso sistemi di tracciamento e rendicontazione, sviluppati con Regusto, e nel 2025 ha donato 4.199 chilogrammi di alimenti e oltre 60.000 pietanze ad associazioni come Caritas, Banco Alimentare e altri enti del terzo settore.

Ha proseguito anche la collaborazione con Too Good To Go, attiva da cinque anni e oggi estesa a 59 locali, salvando nel solo 2025 18.915 pasti ed evitando l’emissione di 51.070,5 chilogrammi di CO₂ equivalente. Dal 2020 il totale dei pasti recuperati ha raggiunto quota 73.938, dimostrando l’efficacia di modelli che coinvolgono attivamente i consumatori.

Sul fronte dell’economia circolare, la partnership con il Gruppo HERA nell’ambito del progetto HOVE ha consentito all’azienda di raccogliere nel 2025 circa 58 tonnellate di olio vegetale esausto da 218 cucine, trasformandole in oltre 59.000 litri di biocarburante. Il risultato è una riduzione stimata di 163 tonnellate di CO₂, un beneficio ambientale paragonabile alla piantumazione di oltre 1.638 alberi. Numeri che confermano come la ristorazione collettiva possa diventare un laboratorio avanzato di sostenibilità applicata.

 

In copertina: immagine Envato