Il mar Mediterraneo dispone di condizioni potenzialmente favorevoli allo sviluppo dell’eolico offshore galleggiante, una tecnologia che consente di installare turbine anche in acque profonde, dove le fondazioni fisse dei generatori non sono praticabili. Tuttavia, la disponibilità della risorsa eolica e il progresso tecnologico non bastano, da soli, a trasformare questo potenziale in impianti realizzabili su scala industriale. A evidenziarlo è lo studio Potentials and challenges of floating wind in the Mediterranean Sea: a joint industrial and academic perspective, pubblicato sulla rivista Renewable and Sustainable Energy Reviews.
Il lavoro è stato realizzato dal MOREnergy Lab del Politecnico di Torino e da WindEurope, la principale associazione europea dell’energia eolica, con l’obiettivo di individuare le condizioni necessarie per accelerare uno sviluppo credibile del comparto nel bacino mediterraneo.
“Lo studio evidenzia come una delle condizioni decisive per lo sviluppo dell’eolico galleggiante nel Mediterraneo, e in Italia in particolare, sia la presenza di un quadro regolatorio stabile e prevedibile, che dia visibilità su tempistiche e volumi delle aste, criteri di supporto e percorso autorizzativo”, dichiarano a Materia Rinnovabile 0Giuliana Mattiazzo, coordinatrice del MOREnergyLab, componente dell’Energy Center e vicerettrice per l’innovazione scientifico-tecnologica del Politecnico di Torino, e Riccardo Longo, PhD, Senior Manager, Power System Integration presso WindEurope, coautori dello studio.
Bancabilità dei progetti, porti e filiera industriale
“In Europa, gli obiettivi relativi all’energia rinnovabile offshore erano stati inizialmente fissati a circa 60 GW entro il 2030 e a 300 GW entro il 2050, e da allora sono stati rivisti al rialzo rispettivamente a 88 GW e 360 GW”, ricorda un passaggio dello studio. “Tuttavia, queste ambizioni devono essere considerate alla luce delle attuali realtà di mercato: in diverse regioni, i progressi sono ancora limitati dalle procedure autorizzative, dall’accesso alla rete e dalla preparazione della catena di approvvigionamento.”
Secondo il documento, la disponibilità della risorsa e la progressiva maturità tecnologica, da sole, non sono sufficienti a rendere un progetto bancabile. “Nel Mediterraneo servono strumenti di supporto e meccanismi d’asta coerenti con le specificità dell’eolico offshore galleggiante, ancora caratterizzato da costi iniziali elevati, lunghi tempi industriali e importanti fabbisogni infrastrutturali”, continuano Mattiazzo e Longo. “Anche i criteri non basati esclusivamente sul prezzo possono contribuire a valorizzare la realizzabilità dei progetti, l’integrazione nel sistema e le ricadute industriali, purché siano disegnati in modo da non comprometterne la bancabilità.”
Un secondo elemento riguarda porti e filiera industriale. “Nell’eolico galleggiante i porti non sono soltanto basi logistiche: possono diventare luoghi di assemblaggio, integrazione e, in alcuni casi, produzione delle piattaforme”, continua Mattiazzo, secondo cui ciò richiede spazi adeguati, fondali e banchine compatibili, capacità di movimentazione di componenti di grande scala, connessioni industriali e forza lavoro qualificata.
“Prepararsi in tempo significa pianificare gli investimenti portuali prima che i progetti arrivino alla fase di costruzione, costruire una pipeline credibile e prevedibile di aste e progetti e coinvolgere fin dall’inizio imprese, cantieristica, servizi marittimi e sistema della formazione. In questo senso, lo sviluppo dell’eolico galleggiante può generare ricadute industriali e occupazionali che vanno ben oltre i singoli impianti, soprattutto nei territori portuali e nelle filiere della manifattura, della logistica e dei servizi marittimi”, conclude Mattiazzo.
Rete, ambiente e territori
Accanto a regole e infrastrutture portuali, la rete elettrica rappresenta un fattore decisivo. Gli impianti offshore devono essere infatti collegati alla terraferma e integrati nel sistema energetico in modo efficiente, mentre disponibilità e capacità delle connessioni incidono direttamente sui tempi di sviluppo, sui costi e sulla fattibilità economica dei progetti. Secondo lo studio, “l'Europa dispone di circa 233 MW di energia eolica offshore collegata alla rete. Il Mediterraneo contribuisce con soli 26 MW e, nonostante gli obiettivi recentemente definiti, i progressi rimangono modesti”.
Infine, affermano i coautori Enrico Giglio e Bruno Paduano, ricercatori del MOREnergyLab presso Politecnico di Torino, “tutela ambientale, paesaggio e accettabilità sociale non dovrebbero essere affrontati soltanto nella fase autorizzativa dei singoli progetti, ma integrati sin dalle prime fasi della pianificazione e dello sviluppo. Pianificazione marittima, dialogo con le comunità costiere, la pesca e gli altri utenti del mare, monitoraggio ambientale, misure di mitigazione e soluzioni nature-inclusive possono ridurre conflitti e ritardi. La rapidità di realizzazione non si ottiene comprimendo il confronto, ma anticipandolo”.
Il messaggio centrale dello studio, conclude Longo, “è quindi che il Mediterraneo dispone di un importante potenziale per l’eolico offshore galleggiante, ma trasformarlo in progetti concreti e bancabili richiede che attivazione e visibilità delle aste, sviluppo delle infrastrutture elettriche e portuali, filiera industriale e territori procedano in modo coordinato”.
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In copertina: immagine Envato
