Oggi, venerdì 17 luglio, la Commissione europea ha presentato la proposta di revisione dell’Emission Trading System (ETS), il sistema europeo di scambio delle quote di emissione di gas a effetto serra che dal 2005 ha contribuito a dimezzare le emissioni dei settori più inquinanti, dalla produzione di elettricità e calore alle industrie pesanti, dal trasporto marittimo e all’aviazione.
L'attesissima revisione del mercato del carbonio europeo ha l’arduo compito di allineare l'ETS all'obiettivo, approvato dal parlamento l'anno scorso, di ridurre le emissioni complessive europee del 90% entro il 2040, e nel frattempo affrontare il timore, espresso da numerosi governi di destra, che il sistema penalizzi la competitività delle industrie europee.
Durante la conferenza stampa il commissario UE per il clima, Wopke Hoekstra, ha definito la revisione più "favorevole alle imprese", ma ha ribadito che l'Europa non ha abbandonato gli obiettivi climatici. Ne esce una proposta di riforma che indebolisce il sistema ETS ma non lo compromette, nonostante le forti pressioni di diversi governi − Italia in testa − che ne volevano la sospensione.
“La proposta della Commissione sulla revisione ETS è positiva in quanto riesce a mantenere un bilanciamento tra efficacia dello strumento e necessità di venire incontro alle necessità delle industrie di più difficile decarbonizzazione”, ha dichiarato Davide Panzeri, responsabile politiche Italia-Europa di ECCO, il think tank italiano per il clima.
Aumentano i permessi gratuiti, ma con ricavi vincolati
La proposta accontenta le richieste delle industrie concedendo 6 miliardi di euro in permessi gratuiti in più fino al 2030, a condizione che le imprese presentino e applichino piani seri di decarbonizzazione. L'80% delle quote verrà rilasciato in tranche annuali a seguito dell’approvazione delle strategie aziendali, il resto a investimenti fatti.
“Accogliamo la scelta di rafforzare gli strumenti a sostegno degli investimenti nella decarbonizzazione industriale”, ha dichiarato Gilberto Pichetto, ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica. “Ma permangono aspetti di cruciale importanza che dovranno essere affrontati nel corso del negoziato, a partire dal sistema di assegnazione delle quote gratuite.”
Per le imprese a rischio delocalizzazione e quindi coinvolte nel meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM), la riduzione delle quote gratuite sarà più lenta, con l’eliminazione prorogata fino al 2038. Dal 2021 sono state assegnate gratuitamente oltre 2,6 miliardi di quote, per un valore complessivo di ben 170 miliardi di euro che potevano essere usati per accelerare la decarbonizzazione.
Un altro problema che Bruxelles vorrebbe risolvere è la destinazione dei proventi. I circa 270 miliardi di euro incassati dai governi dall’ETS non sono stati tutti investiti per la decarbonizzazione, anzi. Hoekstra parla di un misero 10%. Prendiamo l’Italia, per esempio: dei 18 miliardi di euro incassati dalle aste ETS tra il 2013 e il 2024, solo 1,6 miliardi (il 9% del totale) sono stati destinati a misure climatiche chiaramente tracciabili.
Ma l’aspetto più discusso e forse controverso ha riguardato il "fattore di riduzione lineare", il tasso percentuale fisso con cui ogni anno viene ridotto il tetto complessivo delle quote di emissione disponibili. I funzionari hanno optato per obiettivi meno ambiziosi: una riduzione dal 4,4% attuale al 3,7% per il quadriennio 2031-2035. Dal 2036 in poi addirittura all’1,7% annuo. Questo significa che, dopo il 2030, il tetto delle emissioni consentite nell’ETS calerà ogni anno meno di quanto inizialmente previsto, dilatando temporalmente la traiettoria di decarbonizzazione e consentendo emissioni residue più elevate.
Spazio ai carbon removal, dentro i termovalorizzatori
La riforma del mercato del carbonio europeo considera un’integrazione fino al 2% di carbon offset internazionali, strumenti di compensazione già approvati dalla European Climate Law. Spazio anche ai carbon removals, le tecnologie di rimozione del carbonio, che con l’introduzione di 250 milioni di permessi offriranno una nuova leva di mitigazione alle industrie.
Dentro anche i voli privati e commerciali per tratte inferiori ai 5.000 chilometri. Per il settore marittimo invece il campo di applicazione dell'ETS si estende a diverse tipologie di navi di dimensioni inferiori alle 5.000 tonnellate di stazza lorda. Sono previsti inoltre più incentivi per carburanti sostenibili, tecnologie di propulsione pulite e idrogeno.
Nonostante la contrarietà e le forti pressioni dell'industria, Bruxelles propone di includere anche la termovalorizzazione dei rifiuti municipali nel sistema ETS. L’approccio sarà graduale e prevede deroghe per gli impianti di co-incenerimento dei rifiuti situati nelle regioni periferiche. Un mese fa Andrea Ramonda, CEO dell’utility Hera Ambiente che gestisce nove termovalorizzatori in Italia, l’aveva definita, parlando con Materia Rinnovabile, una “fesseria” che disincentiva la costruzione di impianti al Sud. Le stime di Utilitalia, la federazione che rappresenta le aziende italiane di acqua, ambiente ed energia, prevedono un aumento dei costi fino a 350 milioni di euro l’anno. La riforma, per diventare legge, dovrà ora essere negoziata e approvata dal Parlamento europeo e dai paesi membri, un processo che richiede mesi.
In copertina: Wopke Hoekstra fotografato da Lukasz Kobus © European Union 2026
