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da Roma - Oltre cinquemila registrazioni, 700 relatori e più di cento appuntamenti tra panel e workshop: si è concluso venerdì 2 ottobre, al Convention Center La Nuvola, il primo Forum Euro-Mediterraneo dell’acqua. Quattro giorni di confronto che hanno riunito istituzioni, organizzazioni internazionali, imprese, gestori del servizio idrico, ricerca e società civile attorno alle grandi sfide dell’acqua e della sicurezza idrica nel Mediterraneo. Promosso dal Comitato italiano One Water con l’Unione per il Mediterraneo e l’Istituto mediterraneo dell’acqua di Marsiglia, l’evento è stato sostenuto, fra gli altri, dal Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale attraverso il CIHEAM Bari, con l’Arab Water Council partner dell’iniziativa.

“Dalla Nuvola emerge un forte slancio per rendere il Mediterraneo il più importante hub di resilienza idrica”, ha dichiarato Maria Spena, presidente del Comitato Italiano One Water. “Il filo conduttore dei numerosi dibattiti di queste giornate è la chiara richiesta di un programma d'azione sull’acqua che coinvolga trasversalmente tutti i settori e dia spazio a ogni voce, con un'attenzione particolare alle comunità locali e alle popolazioni maggiormente esposte agli effetti della scarsità idrica e del degrado degli ecosistemi.”

Oltre l’emergenza: governance e attenzione all’acqua nell’economia

Più che una successione di tavoli tecnici, la prima edizione del Forum − la cui vigilia ha visto l’adozione della Dichiarazione ministeriale dell’Unione per il Mediterraneo sull’acqua nel Mediterraneo − ha restituito l’immagine di un Mare Nostrum in cerca di una politica dell’acqua all’altezza delle sue vulnerabilità. In tutto il globo, del resto, città, autorità di bacino, istituzioni e operatori economici condividono problemi che non si fermano ai confini amministrativi: siccità, qualità dell’acqua, ecosistemi sotto pressione e servizi essenziali da rendere più affidabili.

In questo contesto si inserisce il percorso verso il 42° IAHR World Congress, in programma a Bari dal 28 giugno al 2 luglio 2027. Attraverso il programma Road to Bari, l’International Association for Hydro-Environment Engineering and Research (IAHR) sta raccogliendo esperienze e priorità di città, autorità di bacino e altri soggetti coinvolti nella gestione dell’acqua. Al Forum, l’associazione ha contribuito al confronto sulla governance idrica, collegando le esigenze dei territori a una prospettiva più ampia di bacino e cooperazione internazionale.

A Roma, il 29 settembre, nel quadro della 39ª Assemblea generale di WAREG, l’associazione dei regolatori europei dell’acqua, WAREG e l’International Network of Basin Organisations (INBO) hanno inoltre firmato un protocollo d’intesa per avvicinare due livelli della governance idrica spesso separati: da una parte le autorità che regolano economicamente il servizio idrico − tariffe, qualità, investimenti e accessibilità − dall’altra le organizzazioni che pianificano e tutelano la risorsa alla scala dei bacini idrografici.

Il CEO Water Summit, aperto da Retno Marsudi, prima UN Special Water Envoy, ha riunito invece imprese e istituzioni intorno a impegni per la tutela del ciclo idrologico e la resilienza mediterranea. A fare da sfondo, la questione delle risorse finanziarie. Infrastrutture, reti, impianti di trattamento e riuso, soluzioni basate sulla natura e sistemi informativi richiedono investimenti consistenti e continui.

“Ogni miliardo investito nel settore idrico genera 1,3 miliardi di PIL e 32.000 nuovi posti di lavoro a livello globale, con un impatto superiore a quello di altri settori infrastrutturali come energia, tecnologia e trasporti”, ha ricordato dal palco Marco Pastorello, Chief Transformation Officer di ACEA, richiamando il report del World Economic Forum, Bridging the €6.5 Trillion Water Infrastructure Gap: A Playbook, realizzato con ACEA e l’Università di Cambridge. Il documento stima in 6.500 miliardi di euro il divario globale negli investimenti per le infrastrutture idriche da colmare entro il 2040.

L’Italia al Forum Euromediterraneo

In contemporanea con il Forum, il Festival dell’Acqua promosso da Utilitalia ha spostato il fuoco sul sistema idrico italiano. In apertura è stato presentato il Patto per la Resilienza Idrica, sottoscritto da 64 aziende del servizio idrico operanti in tutto il paese. Insieme, le imprese aderenti servono quasi 42 milioni di cittadini, pari al 71% della popolazione italiana. Il Patto offre una dimensione concreta alla parola resilienza: preparare i servizi e le infrastrutture a un contesto in cui gli eventi estremi e la riduzione della disponibilità d’acqua non possono più essere trattati come eccezioni.

A margine dell’Euro-Mediterranean Water Forum 2026, ANBI (Associazione nazionale dei consorzi di gestione e tutela del territorio e delle acque irrigue) e Schneider Electric hanno invece sottoscritto un protocollo d’intesa per accompagnare l’innovazione tecnologica dei consorzi di bonifica italiani. L’accordo punta a rendere le infrastrutture idriche più efficienti, resilienti e sostenibili, facendo leva su strumenti e soluzioni per una gestione più avanzata della risorsa. Durante il Festival sono stati inoltre presentati per la prima volta alcuni risultati di IT-WATER, il progetto coordinato da Fondazione CIMA che costruisce scenari nazionali ad alta risoluzione sulle risorse idriche fino al 2070.

 

In copertina: foto di gruppo nella cerimonia di apertura del Forum euromediterraneo sull’acqua presso foto di Giuseppe Carotenuto © FAO