Nell’universo in rapida evoluzione delle tecnologie di rimozione del carbonio dall’atmosfera, alcune più di altre puntano a uscire dalla fase sperimentale per cominciare a consolidarsi come filiera industriale. Va in questa direzione il caso di Terradot, startup statunitense finanziata da Google, che ha acquisito Eion, realtà simile ma più piccola, con l’obiettivo di espandersi in altri paesi e diversificare le tecnologie a propria disposizione.
Entrambe le compagnie lavorano sull’enhanced rock weathering (ERW), una tecnica che consiste nel frantumare e disperdere parti di rocce su terreni agricoli per intrappolare la CO₂ e stoccarla nel suolo. Anche se la maggior parte dei climatologi concorda sul fatto che questo metodo sia valido dal punto di vista scientifico, la sfida è renderlo praticabile su larga scala.
Che cos’è l’ERW
L’enhanced rock weathering (traducibile in italiano come “meteorizzazione arricchita” o “erosione accelerata delle rocce”) è una tecnica di rimozione dall’atmosfera dell’anidride carbonica, tra i principali gas serra responsabili del riscaldamento globale.
“La tecnologia si basa su un processo naturale del sistema climatico”, spiega a Materia Rinnovabile Marco Donnini, ricercatore CNR Irpi di Perugia specializzato nello studio della modellistica del ciclo globale del carbonio. Quando le rocce vengono erose dalle piogge, interagiscono con l’anidride carbonica. Il processo innesca una serie di reazioni chimiche che portano alla formazione di minerali argillosi e di carbonato di calcio, cioè calcare, prima convogliati nelle acque superficiali e poi trasportati in mare.
“In natura, il processo si verifica in milioni di anni”, precisa Donnini. Ma, a partire dagli anni Novanta, gli scienziati hanno cominciato a studiare metodi per accelerarlo. Uno dei più semplici è appunto quello di frantumare le rocce, fino a renderle ghiaia fine o polvere, per farle reagire più facilmente a contatto con la pioggia.
Le rocce più utilizzate sono l’olivina, un minerale che appartiene ai nesosilicati ed è molto comune sotto la crosta terrestre, oppure il basalto. L’uso di questi minerali può portare ulteriori vantaggi, racconta Donnini: “In alcuni esperimenti si è registrato che terreni agricoli trattati non solo hanno catturato carbonio, ma hanno anche aumentato le rese agricole, perché questi minerali aiutano il suolo a trattenere nutrienti essenziali”.
L’ERW, almeno in questa fase, porta con sé almeno due criticità. La prima è che estrarre e macinare le rocce richiede grandi quantità di energia che, se non prodotta da fonti rinnovabili, causa emissioni che contribuiscono al cambiamento climatico. La seconda è che non si sa ancora quanto l’ERW funzioni su larga scala, perché le reazioni chimiche delle rocce macinate nei suoli agricoli o nell’oceano sono spesso difficili da prevedere. Secondo alcuni studi, ad esempio, l’uso di alcune tipologie di olivina su alcuni suoli potrebbe aumentare le emissioni di CO₂ attraverso reazioni secondarie che coinvolgono il ferro.
Un mercato in cerca di consolidamento
La fusione tra Terradot ed Eion darà vita a una società che, complessivamente, ha venduto oltre 400.000 tonnellate di crediti di rimozione del carbonio tramite offtake agreements, accordi di fornitura a lungo termine. Nel calcolo rientrano anche 170.000 tonnellate di un contratto stipulato con Frontier, gruppo fondato da Stripe, Alphabet, Shopify, Meta e McKinsey che ha stanziato un miliardo di dollari in tecnologie di carbon removal per il periodo 2022-2030.
L’amministratrice delegata di Eion, Anastasia Pavlovic Hans, ha dichiarato al Wall Street Journal che l’idea dell’acquisizione è partita dalla sua azienda. Il motivo è che gli investitori sono spesso interessati a investire somme consistenti, tra i 50 e i 200 milioni di dollari, e che Eion era troppo piccola per attrarre capitali di quelle dimensioni.
Per capire il senso dell’operazione, però, è necessario guardare al mercato dei crediti di carbonio in generale. Nel report Investment Landscape in Carbon Removal 2026 della piattaforma di monitoraggio CDR.FYI si legge che gli investimenti nelle tecnologie durevoli di rimozione del carbonio nel 2024 e 2025 hanno subìto un rallentamento, dopo il picco registrato nel 2023.
Alla contrazione degli investimenti si accompagna un altro dato: “Molte aziende finanziate hanno raggiunto una prima trazione commerciale, ma solo una parte limitata è arrivata alla consegna effettiva e al ritiro dei crediti, segno delle difficoltà operative che emergono dopo la raccolta di capitali”, continua il report. In questo contesto, la fusione tra società diventa quindi quasi un processo obbligato per restare a galla in un settore che resta ancora emergente.
L’orizzonte della scalabilità, insomma, appare ancora lontano tanto per l’ERW quanto per le altre tecniche di rimozione del carbonio. In un rapporto di giugno 2024 dall'International Institute for Applied Systems Analysis, infatti, si legge che queste tecniche oggi contribuiscono a rimuovere 1,3 milioni di tonnellate all'anno, cioè meno dello 0,1% delle emissioni globali.
In copertina: immagine Envato
