Cosa succede quando un borgo apre le porte a professionisti e ricercatori da tutta Europa per esplorare assieme nuove opportunità di sviluppo? Ad Arvier, le residenze sono diventate uno strumento per favorire la nascita di nuove idee all’interno della comunità, attraverso il confronto tra saperi locali e competenze esterne e contribuendo alla costruzione di una visione condivisa per il futuro del borgo. I diversi percorsi hanno affrontato tematiche specifiche legate al territorio, dal cambiamento climatico al futuro della montagna, dalla cultura inclusiva alla sostenibilità sociale.

È il percorso di Arvier Innovation, sviluppato da Netural Coop e Fondazione Santagata per l’economia della cultura, nell’ambito del progetto del Comune di Arvier (AO) Agile Arvier. La Cultura del Cambiamento, finanziato dal PNRR- Next Generation EU. Tra novembre 2025 e maggio 2026, undici tra ricercatrici, ricercatori e formatori, selezionati tra oltre settanta candidature provenienti da tutta Europa, hanno vissuto per quattro settimane nel borgo di 870 abitanti nell’alta valle della Valgrisenche. Il loro lavoro è nato dall’incontro e dal confronto con la comunità, attraverso momenti di ascolto, formazione e collaborazione per valorizzare conoscenze, risorse e possibilità già presenti nel territorio.

Costruire nuove prospettive

Le aree interne e montane affrontano sfide sempre più complesse. Lo spopolamento, l'invecchiamento della popolazione e la carenza di servizi si intrecciano con il rischio di una crescente marginalizzazione. Allo stesso tempo, questi territori custodiscono risorse e competenze che possono diventare il punto di partenza per nuovi modelli di sviluppo. È da questa convinzione che prende forma Arvier Innovation, un progetto che punta a rafforzare le capacità della comunità locale attraverso formazione, collaborazione internazionale e innovazione sociale. L'obiettivo è mettere gli abitanti nelle condizioni di immaginare e costruire il futuro del territorio, trasformando le fragilità in opportunità di crescita sostenibile.

Per dare forma a questo approccio, l’attività di Arvier Innovation si è sviluppata attraverso una serie di residenze. Ogni mese due professionisti hanno vissuto ad Arvier, condividendo la quotidianità del borgo, incontrando produttori, associazioni e cittadini e dando vita a laboratori aperti alla comunità. La progettista e fondatrice di R-Coat, Anna Masiello, ha guidato un percorso di ecodesign che ha coinvolto gli abitanti nell'osservare il territorio con uno sguardo nuovo, imparando a riconoscerne risorse, criticità e potenzialità. Il laboratorio ha inoltre approfondito i princìpi dell'ecodesign, accompagnando i partecipanti nello sviluppo di idee e soluzioni sostenibili, pensate per ridurre l'impatto ambientale e rispondere ai bisogni della comunità.

La Sustainable Destination Manager Sara Guidolin ha invece accompagnato la comunità in un percorso dedicato al turismo sostenibile, lavorando alla progettazione di esperienze in grado di valorizzare le risorse naturali, culturali ed enogastronomiche del territorio. Attraverso esercizi di co-creazione, gli abitanti hanno riflettuto sull'identità turistica di Arvier, analizzandone i limiti, le necessità e le potenzialità. Ogni residenza ha alimentato la successiva, trasformando le riflessioni e gli spunti emersi in nuove tracce di lavoro e contribuendo nel tempo a sviluppare una maggiore consapevolezza delle risorse e delle possibilità del territorio, da cui partire per immaginare nuove direzioni per il futuro di Arvier.

L'acqua, il filo che tiene insieme la valle

Ad Arvier, il tema dell'acqua è emerso come una delle questioni più rilevanti per immaginare il futuro del territorio. In Valle d'Aosta, circa il 90% delle risorse idriche è destinato all'agricoltura. Nel borgo le corvée sono il risultato di una lunga storia di amministrazione condivisa e rappresentano veri e propri capolavori di ingegneria collettiva. Oggi il cambiamento climatico mette alla prova questo equilibrio, riducendo la disponibilità della risorsa e sollevando nuove domande sul suo futuro.

A gennaio l'esperto di ingegneria del software Marko Djordjevic ha lavorato insieme agli agricoltori e alla comunità locale per affrontare alcune criticità concrete, dall'irrigazione dei meleti alla produzione di foraggio per le capre, fino alla crescente difficoltà nella coltivazione del Génépy. L’utilizzo della data science per affrontare le sfide del settore agricolo ha portato alla creazione di due strumenti operativi. Da un lato, un’applicazione per pianificare l’irrigazione attraverso l’incrocio di dati meteorologici e fasi vegetative, pensata per ottimizzare l’utilizzo della risorsa idrica. Dall’altro una mappa delle girandole irrigue, uno strumento di conoscenza condivisa che restituisce una visione del sistema di gestione dell’acqua nel territorio e ne valorizza il legame con la comunità.

Lo storico e sociologo David Chevallier ha invece affrontato il tema dal punto di vista della memoria collettiva, accompagnando gli abitanti in una rilettura della storia di Arvier dal 1300 a oggi. Un percorso che ha mostrato come i sistemi idrici del territorio siano il risultato di decisioni e pratiche costruite dalla comunità nel corso dei secoli, restituendo ai cittadini la consapevolezza del proprio ruolo nella gestione delle risorse comuni. Da questa riflessione è nato il Quaderno dell'abitante - Arvier 2050, una raccolta di idee, proposte e visioni sul futuro dell'acqua, dalla gestione della scarsità al rischio idrogeologico fino alle prospettive energetiche della valle.

Le fontane, luogo di socialità tra passato e futuro

Il lavoro sull’acqua, sviluppato nel corso delle residenze, è confluito in una mostra itinerante e in un booklet. Il tema è emerso dall’analisi dei materiali prodotti nei diversi percorsi, in cui l’acqua è tornata più volte come elemento centrale per leggere la storia, le risorse e le trasformazioni di Arvier. La riflessione ha portato quindi a tornare nei luoghi in cui il rapporto tra acqua e comunità è ancora visibile.

Lungo il percorso tra Arvier e Leverogne, otto fotografie provenienti dall’archivio locale accompagnano altrettante fontane e punti d’acqua significativi. Le immagini raccontano momenti di vita comunitaria, come feste, lavoro e occasioni di socialità che restituiscono il ruolo di questi luoghi nella storia del paese. Le fontane erano infatti infrastrutture collettive, costruite, mantenute e utilizzate dalla comunità. Oggi diventano una chiave per rileggere quel patrimonio e interrogarsi sul significato della cura di un bene condiviso, ma anche su come questi spazi possano continuare a essere vissuti e valorizzati in futuro.

Ogni tappa propone una domanda aperta, pensata per mettere in relazione la memoria del luogo con il presente e lasciare spazio a nuove riflessioni. I QR code disposti lungo il percorso rimandano al booklet, che raccoglie i contributi emersi nelle residenze e ne ricostruisce il filo conduttore, con l’acqua come bene comune. La mostra porta così il lavoro fatto durante i mesi di residenza e le persone sul territorio, mentre il booklet permette di fermarsi, approfondire e conoscere il percorso che ha portato a questi risultati.

Il valore di un percorso che resta nei luoghi

Arvier Innovation lascia alla comunità strumenti concreti, ma soprattutto una maggiore consapevolezza delle risorse e delle possibilità del territorio. Una prospettiva diversa, che riconosce negli abitanti i protagonisti della costruzione del proprio futuro.

“I borghi italiani non sono un problema da risolvere, sono laboratori di futuro”, racconta a Materia Rinnovabile Andrea Paoletti, progettista e imprenditore sociale, cofondatore di Casa Netural, Netural Coop e Wonder Grottole. “Arvier Innovation nasce da questa convinzione: che i territori marginali abbiano già le risorse per reinventarsi, competenze, memorie, paesaggi, comunità, e che spesso manchi solo lo spazio per attivarle insieme. Percorsi come questo non portano risposte dall'esterno: creano le condizioni perché le risposte emergano dall'interno. Il futuro dei borghi dipende dalla qualità delle relazioni che riusciamo a costruire oggi.”

Il metodo sperimentato ad Arvier continua a evolversi anche in altri territori, come dimostra il programma GO Innovation a Gorizia, dove le residenze generative hanno portato avanti lo stesso approccio, lavorando con le comunità locali alla costruzione di nuove visioni.

 

In copertina: panorama di Arvier, foto di AndreaVallet93 via Wiki Commons