Il bilancio di sostenibilità di un’azienda è sempre più un documento strategico e di valutazione. Abbiamo analizzato il bilancio di E.ON Italia, discutendone con Tommaso Migneco (Head of Sustainability & Innovation) e Marcello Donini (CSR Manager), per capire come hanno lavorato per raccontare i progressi dell’azienda in ambito ambientale e sociale, seguendo la loro filosofia della tripla transizione, e allineando gli sforzi di decarbonizzazione e quelli del gruppo, con scelte importanti e strategiche.
Tommaso Migneco, partiamo dai dati più salienti del report 2025.
Innanzitutto c’è il tema carbon, con un’importante riduzione del 54,4% delle emissioni Scope 3 rispetto al 2019. Abbiamo venduto ai clienti 1,7 TWh di energia da fonti rinnovabili con garanzie d’origine. Sul lato dell’impatto sociale abbiamo ottenuto la Certificazione UNI PdR 125:2022 per la parità di genere. E i dipendenti di E.ON Italia hanno svolto mille ore di volontariato ambientale e sociale a favore di enti del terzo settore.
Il bilancio parla di "tripla transizione": energetica, digitale e sociale. Quali sono oggi le priorità concrete su cui E.ON Italia sta investendo più risorse?
Quando parliamo di tripla transizione come E.ON Italia non ci riferiamo a tre percorsi separati, ma a una strategia integrata che unisce dimensione energetica, digitale e sociale. Oggi le principali risorse sono concentrate su tre aree. La prima è l'elettrificazione e la decarbonizzazione dei consumi, attraverso energia rinnovabile certificata e soluzioni per l'efficienza energetica delle abitazioni e delle imprese, come fotovoltaico, pompe di calore e sistemi di accumulo. Nel 2025 E.ON ha installato oltre 4.000 soluzioni residenziali di questo tipo, confermando l'impegno nel rendere i clienti più autonomi ed efficienti dal punto di vista energetico. La seconda priorità riguarda la trasformazione digitale, attraverso investimenti in piattaforme e servizi che semplificano il rapporto con i clienti e rendono più efficiente la gestione dell'energia. Un esempio è l'app E.ON, risultata tra le applicazioni del settore energetico più apprezzate dagli utenti, con un rating medio di 4,7 stelle su 5 negli store digitali e nominata Prodotto dell’anno 2026 nella categoria “Servizi energetici digitali” sulla base di una ricerca di mercato condotta da Circana. A questo si affiancano investimenti in infrastrutture intelligenti, come il progetto sviluppato nel Milano Innovation District (MIND), basato sulla rete energetica intelligente Ectogrid e sulla piattaforma digitale Ectocloud, che consentono una gestione più efficiente e flessibile dell'energia. Il terzo pilastro è la dimensione sociale della transizione, che per E.ON significa accessibilità dell'energia, supporto ai clienti nel comprendere e gestire meglio i consumi, presenza sul territorio e iniziative ambientali e di inclusione.
Con l'obiettivo Net Zero al 2030 aggiornato a favore della Climate Neutrality del gruppo (2040 Scope 1-2, 2050 Scope 3), come cambia la strategia italiana nel breve periodo?
L’allineamento agli obiettivi climatici del gruppo E.ON non comporta una revisione delle priorità operative di E.ON Italia nel breve termine, ma ne inserisce l’azione all’interno di una prospettiva più ampia e coordinata a livello europeo rispetto agli obiettivi del gruppo. L’azienda E.ON Italia, infatti, continuerà a investire nelle principali leve della transizione energetica – efficienza, elettrificazione, fonti rinnovabili e innovazione digitale – mantenendo un forte focus sulla riduzione delle emissioni legate ai consumi energetici dei clienti. La novità riguarda soprattutto il quadro di riferimento: anziché perseguire un obiettivo nazionale autonomo, E.ON Italia contribuisce oggi a un percorso comune fondato su traguardi condivisi e metodologie uniformi lungo tutto il perimetro del gruppo. Questo approccio consente una misurazione più coerente dei risultati e una maggiore integrazione tra le strategie locali e quelle internazionali. Inoltre, i progressi già conseguiti dimostrano che la direzione intrapresa è quella corretta: la significativa riduzione del 54,4% delle emissioni associate all’energia elettrica e al gas commercializzati (le emissioni Scope 3) evidenzia come il percorso di decarbonizzazione sia già in una fase avanzata e permetta oggi di concentrarsi sulla continuità e sulla scalabilità delle azioni intraprese.
Le emissioni Scope 1 e 2 di E.ON Italia sono già a 50 tCO2e: quanto pesa ancora la rendicontazione locale rispetto a quella consolidata del gruppo su base ESRS?
Le emissioni Scope 1 e 2 di E.ON Italia sono oggi pari a sole 50 tCO₂e, un valore ormai marginale rispetto alle emissioni considerate materiali dal gruppo E.ON e ai significativi obiettivi di riduzione. Proprio per questo, la rendicontazione locale assume soprattutto una funzione di declinazione e contestualizzazione delle strategie climatiche definite a livello di gruppo. La misurazione e la gestione delle performance emissive trovano infatti la loro rappresentazione più completa nella rendicontazione consolidata ESRS, che consente una lettura integrata e omogenea degli impatti climatici lungo l'intero perimetro del gruppo.
Come si concilia l'obiettivo di customer affordability con la necessità di investimenti in innovazione e decarbonizzazione, in un mercato energetico ancora volatile?
Customer affordability e investimenti in innovazione e decarbonizzazione devono essere considerati come due facce della stessa medaglia. Nel breve periodo, in un mercato ancora caratterizzato da elevata volatilità dei prezzi energetici, è fondamentale proteggere clienti e imprese attraverso efficienza operativa, ottimizzazione dei costi e soluzioni energetiche flessibili. Allo stesso tempo, però, rinviare gli investimenti in infrastrutture, rinnovabili, reti intelligenti e tecnologie innovative rischierebbe di aumentare i costi nel lungo termine. La decarbonizzazione, infatti, non rappresenta solo una scelta ambientale, ma anche un fattore di stabilizzazione dei prezzi e di maggiore indipendenza energetica. La chiave è quindi trovare il giusto equilibrio: investire, privilegiando progetti che generino valore sia per l'azienda sia per i clienti, attraverso maggiore efficienza, riduzione dei consumi e servizi innovativi. In questo modo è possibile mantenere l'energia accessibile oggi e costruire un sistema energetico più sostenibile e resiliente per il futuro.
Marcello Donini, perché quest'anno la scelta di passare dagli standard GRI ai VSME di EFRAG?
La scelta di adottare, per il bilancio di sostenibilità 2025, i Voluntary Sustainability Reporting Standards for non-listed SMEs (VSME) elaborati da EFRAG rappresenta un passaggio importante nell’evoluzione del percorso di rendicontazione di E.ON Italia. Dopo quattro edizioni redatte secondo gli standard GRI (opzione “with reference to”), l’azienda – esclusa dall’obbligatorietà della rendicontazione prevista dalla Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) in quanto con meno di mille dipendenti − ha deciso di adottare un framework maggiormente allineato all’attuale evoluzione della normativa europea sulla sostenibilità e al percorso intrapreso dal gruppo E.ON a livello internazionale. Il bilancio 2025 è pertanto il primo documento realizzato secondo i VSME, uno standard volontario e agile, pensato per offrire alle organizzazioni un modello di reporting più proporzionato, focalizzato sui temi realmente rilevanti e coerente con l’impianto metodologico che sta accompagnando l’introduzione della CSRD.
Da cosa nasce questa scelta?
Dalla volontà di rafforzare la coerenza tra la rendicontazione locale e quella del gruppo E.ON, che ha adottato gli European Sustainability Reporting Standards (ESRS) per la propria rendicontazione consolidata. L’obiettivo è favorire una maggiore integrazione tra le informazioni riportate a livello nazionale e le priorità strategiche individuate dal gruppo attraverso il processo di doppia materialità, rendendo il reporting più focalizzato sui temi che generano gli impatti ambientali, sociali e di governance più significativi. L’adozione dei VSME, sebbene semplificati rispetto allo standard GRI, non modifica gli impegni di sostenibilità di E.ON Italia né riduce il livello di trasparenza verso gli stakeholder. Al contrario, rappresenta un’evoluzione metodologica che consente di raccontare con maggiore efficacia il contributo dell’azienda alla transizione energetica, digitale e sociale, concentrando l’attenzione sui temi considerati prioritari per il business e per gli stakeholder.
Che cosa comporta in termini di comparabilità con le edizioni precedenti?
Da questo punto di vista è importante sottolineare che il passaggio dai GRI ai VSME comporta un cambiamento significativo nell’impostazione, nella struttura delle disclosure e nelle modalità di raccolta e presentazione delle informazioni. Per questo motivo, non tutti i dati riportati nel bilancio 2025 possono essere confrontati direttamente con quelli delle precedenti pubblicazioni che venivano rappresentati – ove possibile – con un orizzonte di tre anni. Come segnalato nella nota metodologica, salvo diversa indicazione, i dati dell’esercizio 2025 non vengono presentati in forma comparativa rispetto agli anni precedenti, proprio perché derivano da un framework differente. Resta tuttavia garantita la continuità sui principali indicatori strategici e di performance, come quelli relativi alle emissioni climalteranti, alle persone, alla sicurezza e alle iniziative rivolte ai clienti e ai territori. Ciò consente agli stakeholder di continuare a monitorare l’evoluzione dell’impegno di E.ON Italia nel tempo, pur tenendo conto che il nuovo standard introduce criteri di rendicontazione e priorità informative differenti. In questo senso, il bilancio 2025 rappresenta un punto di raccordo tra il percorso sviluppato negli anni precedenti e il nuovo quadro europeo della sostenibilità, ponendo le basi per una rendicontazione sempre più armonizzata, efficace e orientata al futuro.
E.ON Italia ha sviluppato con il Politecnico di Milano un modello di Social Cost of Carbon. Come potrà essere applicato nell’ambito di percorsi di valutazione d’impatto, anche attraverso l’approccio SROI (Social Return on Investment), e quali saranno i prossimi sviluppi?
Il modello di Social Cost of Carbon (SCC), sviluppato e validato metodologicamente insieme al Politecnico di Milano, consente di attribuire un valore al beneficio associato alla CO₂ evitata. Il range individuato, compreso tra 236 e 307 euro per tonnellata, prende come riferimento il Net Effective Carbon Rate, ossia il prezzo effettivo della CO₂ già riconosciuto attraverso gli strumenti economici e regolatori, e considera gli impatti climatici non pienamente rappresentati dal mercato. Il SCC potrà trovare applicazione nell’ambito dello SROI, contribuendo a integrare il beneficio climatico nella valutazione più ampia degli effetti sociali, ambientali ed economici prodotti dai progetti di decarbonizzazione. I prossimi sviluppi riguarderanno l’applicazione del modello a casi concreti, selezionati in base alla rilevanza degli impatti considerati. L’obiettivo è rendere più comprensibile il valore associato alla CO₂ evitata e favorirne la condivisione con gli stakeholder, collegando la riduzione delle emissioni ai benefici generati per l’ambiente e la società.
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