Le energie rinnovabili corrono, le reti elettriche arrancano. È questo il paradosso che rischia di frenare la transizione energetica, proprio nel momento in cui solare ed eolico raggiungono costi mai visti prima. Per provare a sciogliere il nodo, oggi, mercoledì 23 settembre, a New York il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres ha lanciato il Global Grids Accelerator, un'iniziativa che punta a sbloccare gli investimenti nelle infrastrutture elettriche di Africa e Sud-Est asiatico.
I numeri del problema sono impressionanti, bisogna riconoscerlo. Oltre 2.500 gigawatt di progetti rinnovabili − ovvero una capacità equivalente a quasi il doppio dell'intero sistema elettrico degli Stati Uniti − sono attualmente bloccati nelle code di connessione alle reti di tutto il mondo. L'Agenzia internazionale dell'energia stima che da qui al 2040 bisognerà costruire o ammodernare 80 milioni di chilometri di linee elettriche, più o meno l'equivalente di tutte le reti esistenti oggi sul pianeta. Gli investimenti annuali, che oggi si aggirano sui 450 miliardi di dollari, dovranno crescere del 50% entro il 2030 solo per tenere il passo con la domanda.
"Le rinnovabili stanno esplodendo, ma le reti che trasportano l'energia pulita non riescono a stare al passo", ha detto Guterres presentando l'iniziativa alla vigilia del vertice ONU sul Clima 2026. "Le reti sono le arterie della transizione energetica. Il Global Grids Accelerator aiuterà a portare le competenze, i finanziamenti e il supporto necessari per costruirle."
Il meccanismo non prevede la creazione di una nuova istituzione finanziaria. L'Accelerator funzionerà piuttosto come un coordinatore, mettendo insieme attori che oggi lavorano in ordine sparso: agenzie ONU, banche di sviluppo, governi, investitori privati, utility. L'obiettivo è trasformare i piani energetici nazionali in progetti effettivamente finanziabili e realizzabili. Perché il problema, spiegano i promotori, non è tecnologico: è di governance, regolamentazione, accesso ai capitali. Il vero ostacolo sta nel trasformare i piani energetici di lungo periodo in progetti concretamente finanziabili, collegandoli a capitali accessibili e a una reale capacità di realizzazione. Governi, utility e istituzioni regionali si scontrano con vincoli politici, normativi e istituzionali. Al tempo stesso, competenze e risorse sono frammentate tra governi, banche di sviluppo, investitori privati, aziende elettriche, fornitori di tecnologia e organizzazioni internazionali.
In Africa l'iniziativa si innesterà sui programmi già esistenti, dal Continental Power System Master Plan al mercato elettrico unico africano, dalla Mission 300 che punta a portare elettricità a 300 milioni di persone entro il 2030 ai compact energetici nazionali. Nel Sud-Est asiatico il riferimento è l'ASEAN Power Grid, il progetto di interconnessione regionale che dovrebbe permettere lo scambio transfrontaliero di elettricità tra i paesi dell'area. Singapore, che assumerà la presidenza dell'ASEAN da gennaio 2027, ha già annunciato il suo impegno a far avanzare i lavori sulle infrastrutture sottomarine e sui quadri regolatori per il commercio di energia tra stati.
L'elenco dei partner coinvolti è lungo e comprende i principali attori della finanza per lo sviluppo: Banca africana di sviluppo, Banca asiatica di sviluppo, Banca europea per gli investimenti, Banca mondiale, oltre ad agenzie come l'IRENA e l'Agenzia internazionale dell'energia. Sul fronte ONU partecipano UNDP, UNOPS, le commissioni economiche per l'Africa e per l'Asia-Pacifico, UNIDO e UNCTAD.
Alexander De Croo, amministratore dell'UNDP, ha inquadrato la posta in gioco: "Le reti sono la spina dorsale dei sistemi energetici moderni. Alimentano ospedali, connettono imprese, creano posti di lavoro, rendono possibile la crescita industriale. Eppure troppi progetti di energia pulita restano bloccati tra i piani nazionali e i portafogli di investimento”. Come ha spiegato Francesco La Camera, direttore generale dell'IRENA, “senza reti, niente transizione energetica. IRENA è pronta a sostenere pienamente questa importante iniziativa delle Nazioni Unite, mettendo a disposizione i propri dati, le proprie conoscenze, la cooperazione regionale e i partenariati con il settore privato come UNEZA, l'Alleanza delle utility per il Net Zero". Per il numero uno dell’agenzia, le analisi hanno costantemente evidenziato il divario crescente tra la diffusione delle rinnovabili e lo sviluppo delle reti: “Se non colmiamo questo divario rischiamo di frenare gli enormi benefici che le rinnovabili possono offrire per lo sviluppo economico, la sicurezza energetica e la protezione del clima, in particolare in Africa e nel Sud-Est asiatico".
Per i paesi in via di sviluppo la questione non è solo ambientale. I vincoli di rete ritardano l'entrata in funzione di nuovi impianti, frenano la crescita industriale, rallentano l'estensione dell'accesso all'elettricità per chi ancora ne è privo. Reti moderne e interconnessioni regionali permetterebbero di sfruttare meglio le enormi risorse rinnovabili disponibili, rafforzare la sicurezza energetica, attrarre nuove industrie.
L'Accelerator fisserà una serie di tappe intermedie da qui alla COP31 di Antalya e per tutto il 2027. I primi progetti pilota e le priorità nazionali su cui concentrare gli sforzi saranno identificati nelle prossime settimane, in collaborazione con i governi interessati.
In copertina: Antonio Guterres fotografato da Zhang Fengguo, Agenzia IPA
