Circa il 30% dell'umido finisce ancora nel secco. Stessa percentuale per i sacchetti utilizzati per la raccolta differenziata dell’organico, che sono ancora di plastica tradizionale, non compostabile. Sono i numeri che emergono dalla campagna di sensibilizzazione condotta nell'ambito del progetto europeo CirBioWaste in tre comuni della provincia di Asti (Canelli, Castagnole delle Lanze e Scurzolengo), che fotografano una distanza ancora significativa tra la potenzialità del sistema di raccolta dell'organico e la sua resa effettiva.
Ma la stessa campagna dimostra che invertire la rotta è possibile, e che lo strumento più efficace è anche quello più semplice: comunicare in modo diretto, personalizzato e continuativo con i cittadini.
Triage e informazione porta a porta
L'iniziativa, battezzata Coltiviamo oggi il compost di domani e promossa dal Consorzio italiano compostatori (CIC) in collaborazione con GAIA Spa, il Consorzio di bacino dei rifiuti dell'Astigiano e la cooperativa ERICA, ha coinvolto circa 860 utenze domestiche attraverso una duplice strategia.
Nella prima fase, operatori tecnici hanno effettuato 859 controlli sui contenitori della frazione organica e del secco residuo (239 a Canelli, 229 a Castagnole delle Lanze, 391 a Scurzolengo). Al termine di ciascun controllo, hanno lasciato un cartellino ispirato al sistema del triage ospedaliero: verde per un conferimento corretto, giallo per errori facilmente correggibili, rosso per i casi di non conformità.
I cittadini hanno inoltre ricevuto una comunicazione cartacea con indicazioni pratiche su come migliorare la propria raccolta differenziata. Un secondo giro di controlli ha poi misurato l'effetto di questa informazione personalizzata sui comportamenti.
Umido disperso e sacchetti sbagliati, ma la comunicazione funziona
Le rilevazioni hanno confermato due criticità strutturali, entrambe legate più alla mancanza di informazione che a disinteresse dei cittadini. La prima: circa il 30% della frazione organica viene ancora conferito nel secco residuo, un dato in linea con la media nazionale. Ogni chilogrammo di organico che finisce nell'indifferenziato non è solo una risorsa persa − che potrebbe diventare compost e restituire sostanza organica ai suoli − ma anche un costo: lo smaltimento del rifiuto organico nell'indifferenziato costa oltre il 102% in più rispetto al suo recupero.
La seconda criticità riguarda la qualità dell'umido raccolto: circa il 30% dei sacchetti utilizzati è ancora di plastica tradizionale, non compostabile. Un errore che compromette l'intero processo di trattamento a valle, perché ogni materiale estraneo genera una quantità di scarti quasi tripla rispetto al materiale inizialmente introdotto, trascinando con sé anche parte della sostanza organica recuperabile.
I numeri del secondo controllo sono la parte più interessante della campagna. Nei comuni dove i cittadini avevano ricevuto le informazioni personalizzate tra un monitoraggio e l'altro, i comportamenti sono cambiati in tempi rapidi. In uno dei tre comuni, la qualità della raccolta è migliorata con un +8% di cartellini verdi e un incremento del 20% dell'umido raccolto. In un altro, il cambiamento si è tradotto principalmente in termini quantitativi: un eccezionale +30% di frazione organica raccolta. Queste variazioni, tutt’altro che marginali, dimostrano che la distanza tra raccolta differenziata potenziale e raccolta effettiva è in larga parte una distanza di conoscenza, colmabile con interventi mirati e continuativi.
CirBioWaste e la sfida mediterranea
La campagna si inserisce all’interno del progetto europeo CirBioWaste, cofinanziato dal Programma Interreg Euro-MED e dedicato alla promozione di strategie innovative per la gestione dei rifiuti organici urbani nei territori del bacino del Mediterraneo. Il territorio astigiano è stato scelto come area pilota italiana anche in vista del prossimo affidamento tramite gara pubblica per la raccolta dei rifiuti sull'intero bacino dell’Astigiano, un contesto in cui la qualità della raccolta differenziata ha ricadute dirette sui costi del servizio e sulla capacità degli impianti di produrre compost di qualità.
La posta in gioco va però oltre il perimetro provinciale. Se il compost raccolto fosse riusato nel contesto urbano, come osserva Massimo Centemero, direttore del CIC, “finalmente i cittadini vedrebbero con i propri occhi il prodotto della loro raccolta differenziata: la parte vegetale dei giardini, la parte alimentare, i reflui civili, tutto ritorna”. È questa visione del ciclo chiuso, l'organico che lascia la cucina e torna al suolo come compost, che dà senso strategico a ogni cartellino verde lasciato sui bidoni dell'Astigiano. “Il compost è un tassellino”, prosegue Centemero. “Ma, se inserito in un puzzle che prevede una premialità per tutte le attività di decarbonizzazione urbana, funziona. Bisogna solo che qualcuno ci creda davvero.”
La lezione che viene dall’Astigiano, quindi, va ben oltre la provincia di Asti: sul territorio italiano, che ha costruito una delle filiere di raccolta dell'organico più efficienti d'Europa, la distanza tra il sistema e il suo pieno funzionamento si misura in cartellini rossi e sacchetti di plastica e si può accorciare, come dimostrano questi dati, una comunicazione alla volta.
In copertina: immagine Envato
