C'è una domanda che ogni piccolo borgo italiano, prima o poi, si trova a porsi: chi se ne prenderà cura, davvero, nei prossimi anni? Non si tratta soltanto di trattenere chi resta, ma di capire chi saprà interpretare quel luogo, immaginarne il futuro insieme a chi lo vive ogni giorno e individuare gli strumenti necessari per costruire, passo dopo passo, ciò che quella terra può diventare.
È attorno a questa domanda che Netural COOP impresa sociale e Fondazione Santagata per l'economia della cultura hanno sviluppato una proposta formativa pensata per la rigenerazione delle aree rurali: la School for Village Hosts Arvier, un percorso formativo teorico-pratico rivolto alle operatrici e agli operatori del territorio dell’Alta Valle, nell’area compresa tra Aosta e Courmayeur.
Una figura indispensabile per il futuro delle aree rurali europee
Il punto di partenza è europeo. Tutto comincia nel 2021 con l’Open School for Village Hosts, progetto Erasmus+ ideato da Casa Netural e sviluppato insieme a varie realtà del continente. Esperienze diverse per storia e contesto, accomunate dalla convinzione che le aree rurali europee abbiano bisogno di nuove figure capaci di generare vitalità sociale, economica ed ecologica nei territori locali. Il lavoro ha portato alla definizione dei contenuti del percorso formativo e alla stesura del Manifesto dei Village Hosts.
Un’esperienza che coglie una delle grandi sfide del nostro paese, quella di immaginare e costruire il futuro dei borghi italiani. Sono oltre 5.500 quelli con meno di cinquemila abitanti, territori che oggi si confrontano con lo spopolamento, i cambiamenti strutturali e la crescente carenza di servizi, fattori che continuano a spingere chi ci abita verso i centri urbani.
La School non si concentra su un territorio specifico, ma sulla figura del Village Host, una scelta di metodo che privilegia il lavoro su una professionalità piuttosto che su un’area geografica e che rende il percorso replicabile in contesti diversi. Una persona, già attiva sul territorio, che impara a riconoscere risorse spesso poco visibili, come saperi, spazi, edifici e relazioni, e a tradurle in opportunità per la comunità, dal turismo sostenibile alla valorizzazione culturale, dall’accoglienza all’innovazione sociale.
“I Village Hosts devono rispondere a sfide che si giocano su più fronti contemporaneamente: ottenere un riconoscimento professionale e istituzionale per un ruolo che oggi esiste ma spesso opera nell’invisibilità; costruire modelli economici sostenibili che non dipendano solo dai fondi pubblici; formare persone capaci di combinare competenze tecniche e relazionali in modo insolito, imprenditori, facilitatori, custodi del territorio insieme”, ci racconta Andrea Paoletti, progettista e imprenditore sociale, cofondatore di Casa Netural, Netural Coop e Wonder Grottole. “E soprattutto devono rispondere alla sfida della scala: in Italia ci sono 5.500 borghi in declino, in Europa molti di più, e il numero di Village Hosts attivi oggi è ancora lontanissimo dal fabbisogno reale.”
“Sul fronte Village Hosts, abbiamo costruito negli anni un movimento che oggi conta oltre 150 partecipanti da tutta Europa, una rete di animatori di comunità attivi nella rigenerazione delle aree rurali, da nord a sud del continente”, continua Paoletti. “Non è un corso, è una comunità di pratica in divenire. Questa figura professionale nasce da un'intuizione maturata all'interno di Wonder Grottole: la consapevolezza che il vero motore del cambiamento nei piccoli paesi è la presenza costante di qualcuno capace di connettere, facilitare e costruire modelli di sostenibilità innovativi. Il passo successivo è dare a tutto questo una casa fisica: a Grottole stiamo trasformando un locale di 20 metri quadri nel centro storico nella Casa dei Village Hosts, una residenza multifunzionale per accogliere ricercatori, attivatori e comunità in co-progettazione: un Bioregional Learning Center dove innovazione sociale e saperi locali si incontrano. Chi è interessato a formarsi o ad attivare una Scuola per Village Hosts nel proprio territorio può scriverci direttamente.”
La seconda edizione ad Arvier
Dopo la prima esperienza nel Parco nazionale del Pollino, il format è arrivato ad Arvier, in Valle d'Aosta, dentro il progetto PNRR Agile Arvier. La cultura del cambiamento promosso dal comune. Tra dicembre 2025 e i mesi successivi, 24 persone dell’Alta Valle, tra Aosta e Courmayeur, hanno seguito le lezioni della School. Nelle prime due giornate si è lavorato sulla lettura del territorio e sullo storytelling, fornendo ai partecipanti competenze strategiche per comprendere la complessità del territorio. Docenti, ricercatori, artisti, imprenditori di montagna e progettisti culturali hanno portato in aula le proprie esperienze, dal Moon Festival di San Raffaele Cimena al modello di marketing territoriale di Terre di Siena Lab, fino alle pratiche di storymoving applicate al turismo esperienziale.
Durante il percorso hanno trovato spazio anche altri temi centrali per lo sviluppo locale, tra cui il fundraising, la creazione di reti, il benessere della comunità, il turismo lento e la sostenibilità ambientale ed economica. Dai laboratori sono poi nati dodici filoni progettuali, affiancati da attività di mentoring personalizzato, che hanno spaziato dalla valorizzazione dei percorsi outdoor alla dog hospitality, dai festival a cielo aperto ai progetti dedicati all’inclusività e al benessere. “La presenza di Village Host formati ha contribuito a rafforzare le competenze locali e, soprattutto, a creare nuove connessioni tra persone e tra realtà del territorio”, ci spiega Riccardo Ramello della Fondazione Santagata per l’economia della cultura. “Ad Arvier è cresciuta la consapevolezza delle opportunità legate alla valorizzazione del patrimonio culturale, naturale e dell'accoglienza. Il cambiamento più importante riguarda la nascita di una rete di cittadini più attiva e collaborativa, capace di immaginare e sviluppare iniziative condivise per il futuro della comunità.”
Quello che resta alla conclusione del progetto è un gruppo di persone che condividono un linguaggio e una visione comune. Persone che continuano a lavorare su un territorio che hanno imparato a leggere con uno sguardo nuovo. Attivano iniziative e processi capaci di interpretarne la complessità senza semplificarla. E costruiscono narrazioni che tengono insieme identità, presente e futuro, aprendo prospettive di trasformazione e sviluppo. Quella che nel manuale dei village hosts di Arvier viene chiamata, non a caso, comunità di pratica.
“Ci riferiamo a un gruppo di persone che continua a confrontarsi, collaborare e apprendere anche oltre la conclusione del percorso”, conclude Ramello. “Il risultato più importante non riguarda solo le idee progettuali emerse, ma anche le relazioni, le competenze e la fiducia costruite tra i partecipanti. Ad Arvier vediamo il Village Host come una figura capace di attivare opportunità, mettere in rete le risorse e accompagnare nel tempo processi di sviluppo locale sempre più partecipati.”
Il manuale si configura come uno strumento open source di particolare valore per i territori. Pensato come guida operativa per chi lavora nelle aree interne, il documento è liberamente scaricabile e utilizzabile, con l’obiettivo di mettere a disposizione competenze, metodologie e pratiche replicabili. Un approccio che vuole rafforzare le capacità locali e favorire la diffusione di modelli di sviluppo territoriale condivisi.
Resta però un nodo aperto: quello del Village Host è già oggi un lavoro che molti svolgono, tra pionieri locali, amministratori intraprendenti e innovatori sociali, senza che esista però un riconoscimento formale della professione. Definirne il ruolo sarebbe un passo decisivo per trasformarlo in una leva di sviluppo per le aree interne e per permettere a chi sceglie di restare nei borghi di operare con strumenti e opportunità adeguate.
In copertina: foto di School for Village Hosts di Arvier
