C’è stato bisogno di una nota ufficiale del Ministero delle imprese e del Made in Italy per rassicurare le aziende: “Le risorse ci sono. E bastano a coprire larga parte degli investimenti attuati dalle imprese”. Il tema è Transizione 5.0, lo strumento di sostegno alla trasformazione digitale ed energetica, il cui decreto di rifinanziamento, che ha ricevuto il via libera dal Senato lunedì 12 gennaio, si appresta a essere votato oggi, 14 gennaio, con la fiducia alla Camera.
Il MIMIT sostiene che sono disponibili 2,75 miliardi: si tratta di 2,5 miliardi a esito della rimodulazione PNRR e altri 250 milioni aggiunti a fine anno appunto con il decreto. Ma il decreto in conversione contiene anche le norme relative alle rinnovabili che erano molto attese dal settore, e che non sembrano, ancora una volta, essere risolutive. Ne abbiamo parlato con Katiuscia Eroe, responsabile energia di Legambiente, una delle voci più informate e autorevoli in Italia sul tema della transizione energetica.
Per quanto riguarda l’energia, il governo agisce per decreto da mesi, inserendo norme in vari provvedimenti. Ma sembra mancare un intervento organico e di visione. Adesso tocca a Transizione 5.0. A che punto siamo?
La sensazione è che il governo continui a procedere per strappi e toppe e a rincorrere l’urgenza. Per il caro energia, ad esempio, manca una politica strutturale. Uno degli interventi è stato introdurre il bonus di 50 euro per le famiglie sotto un certo ISEE. Premesso che quando si tratta di aiutare le persone in difficoltà va bene tutto, il compito di un governo dovrebbe essere affrontare il problema in maniera completa e con lungimiranza. Se consideriamo che la spesa media per famiglia per l’elettricità si aggira intorno ai 600 euro, la cifra stanziata corrisponde a un dodicesimo della bolletta. Insomma, poco efficiente ed efficace. Nessuna famiglia riuscirà a uscire dalla povertà energetica in questo modo a fronte di un investimento statale non trascurabile. Uno strumento utile sarebbe il reddito energetico, andrebbe perfezionato e implementato, ad esempio includendo in esso anche la spesa per le batterie, e invece non si spinge su quello. Il bonus è una toppa, il reddito energetico è una strada per affrontare definitivamente il problema. Si sceglie sempre la soluzione emergenziale.
Veniamo al Decreto transizione, che dovrebbe risolvere il problema delle aree idonee e i contenziosi con le regioni.
Il governo ha inizialmente modificato due decreti, il 199 e il 190, senza intervenire né sulle aree idonee né su quelle di accelerazione, preferendo concentrarsi su altri aspetti non determinanti. Poi c’è stata la bozza del decreto energia, accantonata. Quindi arriviamo al decreto Transizione 5.0 in cui è intervenuto velocemente sulle aree idonee per ovviare i ricorsi delle imprese al TAR. Nel complesso ci sono alcuni correttivi, ma ancora una volta non secondo una visione organica, e comunque bisognerà vedere come viene applicato dalle regioni, perché poi il nodo è tutto lì.
Entriamo nel dettaglio.
Noi abbiamo visto la bozza del decreto, i contenuti riguardano quel testo, vedremo poi quale sarà quello definitivo. Per quanto riguarda la discrezionalità nella definizione delle aree idonee, le regioni possono ampliarle ma non porre moratorie contro le rinnovabili o contro singole tecnologie, ad esempio l’eolico. Capitolo terreni agricoli: qui non viene posta la distinzione tra il solare fotovoltaico a terra e l’agrivoltaico, e sono trattate allo stesso modo le aree produttive e quelle non produttive. L’agrivoltaico considerato dal decreto è solo quello innovativo, ma è un errore strutturale perché non è una definizione che calza su tutte le tipologie di colture. Inoltre, e non da ultimo, si dice che gli impianti eolici debbano trovarsi a una distanza di almeno tre chilometri dai beni culturali senza però che questi ultimi siano definiti in base alla normativa. Intravvediamo la possibilità che gli enti locali usino una discrezionalità che potrebbe costituire un ulteriore fattore restrittivo.
Al Senato sono stati presentati circa 400 emendamenti.
E infatti bisognerà vedere bene che testo esce fuori dal voto finale della Camera e soprattutto come le regioni intendano applicarlo. Soprattutto per la norma che prevede una distanza di 3 chilometri per l’eolico e 500 metri per il fotovoltaico dai siti culturali, tutto dipenderà da come gli enti locali vorranno interpretarla. Potrebbe essere una agevolazione o un blocco delle rinnovabili.
Le energie a mare sono ancora “la Cenerentola” delle rinnovabili. Perché?
In questo decreto finalmente vengono definite le aree idonee per le energie offshore, che ricalcano il Pitesai [Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee, ndr] e il piano marittimo, ma il tema è soprattutto autorizzativo. A oggi c’è un unico impianto offshore in Italia, a Taranto, mentre tutti gli altri sono in attesa di autorizzazioni. Questo governo ha una disattenzione generale e cronica sulle rinnovabili: prima c’è stato il piano Mattei, poi la questione dazi, ora il Venezuela che vede ENI in prima fila. Gli interessi sono altri. Le rinnovabili non rientrano tra questi.
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