L'estrazione illegale dell'oro è diventata uno dei fattori più evidenti del degrado ambientale in Amazzonia. L'attività mineraria illegale non è semplicemente un crimine ambientale locale ma rappresenta l’anello finale di una filiera transnazionale che riguarda il traffico di mercurio e unisce il commercio internazionale, le reti finanziarie e le debolezze istituzionali di diversi paesi.

Il mercurio viene utilizzato per separare l'oro dai sedimenti mediante amalgamazione ed è un elemento essenziale in gran parte dell'oro estratto illegalmente in Amazzonia. Tuttavia, i paesi amazzonici non sono produttori di mercurio e quello impiegato nell'attività mineraria illegale deve quindi giungere nei siti estrattivi attraverso le rotte del commercio internazionale.

Approfondisce questo fenomeno il recente rapporto Between Borders and States: Illegal Mining and Mercury Trafficking in the Amazon (Tra confini e stati: l'estrazione mineraria illegale e il traffico di mercurio in Amazzonia) pubblicato dal think thank brasiliano Instituto Igarapé. Quest’ultimo, insieme al Centre for Climate Crime Analysis (CCCA), ha analizzato il ruolo del mercurio nell'estrazione illegale dell'oro attraverso due casi studio complementari. Il report non si limita a considerare i danni ambientali e sociali dell’estrazione illegale ma ricostruisce le filiere transnazionali che la sostengono, evidenziando come una governance frammentata consenta ad alcuni attori di sfruttare le lacune normative.

“Le principali sono la mancanza di sistemi integrati di tracciabilità, che è quello che stiamo cercando di costruire a CCCA, e l’informalità dei commerci tra stati”, ci spiega Maria Vecchio, coordinatrice legale del programma Foreste, Colombia e Perú, di CCCA. “Il report si focalizza su come è cambiato il traffico di mercurio negli ultimi anni analizzando anche l’evoluzione di un paio di gruppi societari. Questi hanno adottato delle strutture societarie complesse con varie filiali registrate in diversi paesi. È diventato più complesso tracciare la filiera del mercurio, che prima proveniva principalmente dall’Unione Europea, che ha aumentato le restrizioni. Ora invece è aumentato il flusso dal Messico, che alimenta parecchio l’estrazione aurifera di piccola scala.”

La filiera internazionale del mercurio

Il mercurio è riconosciuto a livello internazionale come uno degli inquinanti più pericolosi al mondo. La Convenzione di Minamata sul mercurio, adottata nel 2013, punta a tutelare la salute umana e l'ambiente riducendo la produzione, il commercio e l'uso del metallo a livello globale. Questa vieta l'apertura di nuove miniere di mercurio primario, prevede la graduale eliminazione di quelle esistenti e sottopone il commercio internazionale a rigorosi controlli, tra cui il consenso informato preventivo dei paesi importatori. Il commercio rimane consentito con regole stringenti sullo stoccaggio in condizioni sicure e sull’uso in alcuni processi industriali.

Nonostante le restrizioni, il mercurio continua ad alimentare l'estrazione illegale dell'oro in tutta l'Amazzonia, principalmente per la difficoltà di applicare controlli efficaci in contesti dove la giurisdizione è frammentata. Il mercurio entra spesso nel mercato legale prima di essere spostato nel traffico illecito attraverso transazioni opache e operazioni finanziarie, possibili a causa del difficile controllo istituzionale.

Il commercio legale alimenta l'attività mineraria illegale

Il primo caso di studio analizza due procedimenti giudiziari in Perù riguardanti imprese riconducibili alla stessa famiglia, indagate per traffico di mercurio e frode doganale, e ricostruisce il modo in cui le importazioni di mercurio regolari sono state usate per rifornire operazioni minerarie illegali. Emerge che il mercurio viene spostato tramite canali apparentemente legali utilizzando false dichiarazioni doganali, scarsi controlli e una cooperazione istituzionale insufficiente, e non solo sfruttando gli attraversamenti illegali delle frontiere.

Il rapporto mostra come le organizzazioni criminali abbiano adattato le proprie attività ai cambiamenti normativi, modificando fornitori e rotte per eludere i controlli e sfruttare le differenze normative tra paesi. Le organizzazioni criminali diversificano la logistica e le transazioni finanziarie, mentre le autorità statali non riescono a coordinare i controlli doganali, la tutela ambientale e le indagini penali.

Gli effetti sulle comunità indigene

Il secondo caso di studio mette in evidenza le conseguenze del traffico di mercurio per le popolazioni indigene che vivono in isolamento volontario. Concentrandosi sulle comunità Yuri e Passé, nel Parco nazionale naturale Río Puré in Colombia, il rapporto documenta come l'espansione dell'estrazione illegale dell'oro in zone alluvionali abbia progressivamente invaso aree protette dove vivono popolazioni estremamente vulnerabili.

Gli atti giudiziari mostrano che le attività estrattive attraversano il fiume Puré dal lato brasiliano da decenni, con un'espansione significativa a partire dalla metà degli anni 2010. Oltre alla deforestazione, l'attività mineraria introduce mercurio nei sistemi fluviali, contaminando gli ecosistemi e mettendo a rischio la sicurezza alimentare e la salute delle comunità indigene.

Il traffico di mercurio genera gravi forme di ingiustizia ambientale, poiché le carenze nei controlli sul commercio internazionale si traducono in violazioni dei diritti delle popolazioni indigene, della tutela della biodiversità e della salute pubblica. In questa prospettiva, il rapporto propone di interpretare il crimine ambientale non come un insieme di episodi isolati, ma come un fenomeno continuo e interconnesso.

La contraddizione del commercio in Brasile

In Brasile sono presenti molte delle criticità legate a questi traffici evidenziate dal rapporto dell'Instituto Igarapé. Secondo i dati di UN Comtrade, nel 2024 il paese ha importato ufficialmente circa 12 tonnellate di mercurio. Tuttavia, uno studio dell'Instituto Escolhas ha stimato che tra il 2018 e il 2022 l'estrazione illegale dell'oro possa aver impiegato fino a 185 tonnellate di mercurio di origine non identificata, evidenziando una marcata discrepanza tra i flussi commerciali ufficiali e il fabbisogno stimato del settore minerario illegale.

Le conseguenze ambientali sono sempre più evidenti per le popolazioni indigene in Amazzonia. La Fondazione Oswaldo Cruz ha associato la contaminazione da mercurio derivante dall'attività mineraria illegale a gravi effetti sulla salute pubblica, comprese malformazioni congenite nei bambini e gravi patologie. Il mercurio si accumula infatti negli ecosistemi fluviali ed entra nella catena alimentare attraverso il consumo di pesce, colpendo in modo particolare le popolazioni indigene.

In Brasile la legislazione vigente prevede un sistema di autorizzazioni e monitoraggio per il commercio del mercurio, ma l'attuazione rimane disomogenea e la capacità di controllo varia significativamente tra le istituzioni. Nel paese c’è un dibattito vivace sull’opportunità di vietare completamente l’uso del mercurio nelle miniere, come ha fatto la Colombia, o di irrobustire le leggi esistenti.

Rafforzare la governance internazionale per prevenire i traffici

Le conclusioni dell’Instituto Igarapé evidenziano che i fenomeni del traffico del mercurio e dell’estrazione illegale d’oro non possono venire analizzati solo concentrandosi sul degrado ambientale o sui reati penali. Invece va tenuto conto delle filiere transnazionali che stanno dietro a questi traffici, della governance istituzionale frammentate e dei profondi impatti socio-ambientali.

Da quando l'Unione Europea ha vietato le esportazioni di mercurio nel 2011, la rotta attraverso il Messico si è ampliata e il traffico illecito di mercurio continua ad alimentare il settore dell'estrazione aurifera artigianale e su piccola scala (ASGM) in Amazzonia. “Le aziende che operano nel settore si avvalgono di strutture societarie complesse per mantenere la propria presenza sul mercato, nonostante le indagini e le condanne in corso”, aggiunge Vecchio. “Paesi come Italia e Svizzera, che sono importanti acquirenti di oro proveniente dal Perù e dalle nazioni limitrofe, devono rafforzare le procedure di due diligence relative all'importazione di oro prodotto utilizzando mercurio. Il contrasto all'estrazione illegale dell'oro richiede non solo strumenti normativi più efficaci, ma soprattutto una maggiore cooperazione istituzionale e internazionale.”

Le reti criminali operano infatti tramite filiere transnazionali, mentre le risposte degli stati rimangono frammentate. Il traffico di mercurio rappresenta quindi un esempio delle debolezze della governance globale: dietro l'estrazione illegale d’oro è attivo un sistema complesso di reti commerciali, asimmetrie normative e lacune istituzionali che alimentano reati ambientali e traffici illeciti ben oltre i confini dell'Amazzonia.

 

In copertina: foto Envato