Un conto da almeno due miliardi di euro: è questo il primo drammatico bilancio economico lasciato in eredità dal ciclone Harry dopo tre giorni di furia su Sardegna, Sicilia e Calabria. Mentre la conta dei danni è ancora in corso, le stime parlano chiaro: oltre un miliardo di euro di perdite in Sicilia, almeno mezzo miliardo in Sardegna e centinaia di milioni in Calabria.
Strade litoranee distrutte, porticcioli devastati e stabilimenti balneari spazzati via da onde alte come palazzi rappresentano il volto di un’emergenza che, pur non avendo causato vittime grazie all'efficacia del sistema di protezione civile, ha messo in ginocchio l'economia costiera del Sud Italia.
Fenomeni di questa portata torneranno presto
Non si può più parlare di eventi eccezionali che ricapitano ogni cento anni: i fenomeni meteorologici estremi di questa portata sono destinati a ripresentarsi nel prossimo futuro nelle nostre zone. A dirlo è Luigi Pasotti, direttore dell’unità operativa di Catania del servizio informativo agrometeorologico siciliano. L'origine di tali fenomeni risiede in un contesto ambientale profondamente mutato. “Questo è il prodotto di un quadro dove il cambiamento climatico ha una parte importantissima, soprattutto la temperatura del mare”, dichiara, evidenziando come il riscaldamento delle acque mediterranee agisca da carburante per eventi sempre più violenti. Per l’esperto non è più possibile pensare di ripristinare le infrastrutture e gli insediamenti esattamente come erano prima dell'evento, sperando in una tregua secolare.
“Se pensiamo che adesso per altri cento anni non succeda più niente del genere, è un’illusione”, ha ribadito il direttore, sottolineando l'urgenza di un cambio di prospettiva nella gestione del territorio. Secondo Pasotti, la complessità dell'evento recente è stata notevole, vedendo probabilmente la sovrapposizione di due fenomeni distinti piuttosto che uno solo. Sebbene non si tratti di uragani, la minaccia resta elevata.
Davanti a questo scenario, la parola d'ordine diventa adattamento. Non si tratta solo di riparare i danni, ma di ripensare radicalmente il rapporto con le aree costiere e le infrastrutture critiche. “Dobbiamo seriamente capire come adattare le coste, modificando anche alcune infrastrutture e insediamenti”, conclude Pasotti, ricordando che, parallelamente alla pianificazione territoriale, resta fondamentale ridurre le emissioni a livello globale per evitare che il futuro riservi scenari ancora peggiori.
L’allarme di Legambiente: danni "annunciati"
Per Legambiente Sicilia, la devastazione è il risultato di un "piano inclinato" su cui scivola un Mediterraneo ormai hotspot della crisi climatica. L’associazione denuncia come i danni siano stati aggravati da decenni di cementificazione selvaggia e "scelte urbanistiche scellerate" che hanno cancellato le difese naturali, come le dune, rendendo le coste rigide e incapaci di assorbire l'urto del mare.
“Quelli che oggi vengono definiti danni imprevisti sono in realtà danni ampiamente prevedibili”, dichiara Tommaso Castronovo, presidente di Legambiente Sicilia, sottolineando l'irresponsabilità di voler ricostruire in aree a elevato rischio climatico, aumentando così i costi economici e ambientali per la collettività.
Sicilia, stato di emergenza agricoltura in ginocchio
Il Sicilia, la giunta regionale ha già dichiarato lo stato di crisi e di emergenza, stanziando immediatamente 50 milioni di euro a cui si aggiungeranno altri 20 milioni di fondi globali. Il presidente Renato Schifani ha definito l'evento come "senza precedenti", assicurando un monitoraggio personale sulla celerità dei rimborsi. La stima provvisoria dei danni per l'isola ammonta a oltre un miliardo di euro, di cui 741 milioni per le sole infrastrutture distrutte, con le province di Catania (244 milioni), Messina (202,5 milioni) e Siracusa (159,8 milioni) a pagare il prezzo più alto. Queste cifre, tuttavia, non includono ancora i danni all'agricoltura e le perdite derivanti dalla sospensione delle attività turistico-balneari.
Il settore agricolo siciliano è tra i più colpiti: Coldiretti segnala interi seminativi sommersi dal fiume Gornalunga nella Piana di Catania, serre scoperchiate nel ragusano e agrumeti impraticabili nel messinese. Confagricoltura Sicilia sta procedendo a una verifica capillare, confermando ripercussioni significative sulle strutture produttive. Per affrontare la ricostruzione, Schifani punta a una legge quadro nazionale nel 2026 che permetta una governance centralizzata, procedure semplificate e l'accesso al fondo di solidarietà europeo.
Sardegna, erosione costiera e gestione del rischio
Anche la Sardegna dovrà fare i conti con danni definiti "milionari" dalla presidente della regione, Alessandra Todde, dopo un sopralluogo a Marina Piccola con il capo della Protezione Civile Fabio Ciciliano. I sindaci sono stati autorizzati a utilizzare lo strumento delle "somme urgenze" per intervenire subito superando i limiti dei bilanci comunali, ma oltre alle infrastrutture, preoccupa l'impatto ambientale: intere spiagge sono scomparse a causa di un'erosione costiera senza precedenti. “Stiamo parlando di centinaia di milioni per danni infrastrutturali e anche legati ai beni culturali e ambientali”, ha dichiarato Todde, e infatti il ciclone Harry ha danneggiato anche il sito archeologico di Nora, nel comune di Pula, sulla costa sud-occidentale dell’isola.
Sul fronte agricolo, Confagricoltura Sardegna ha mosso critiche alla regione per l'assenza dell'assessorato competente durante l'emergenza, chiedendo di superare il vecchio modello dei ristori compensativi (spesso lenti e insufficienti) a favore di strumenti assicurativi agevolati e fondi di mutualizzazione. La proposta è quella di un tavolo tecnico permanente sulla crisi climatica per una programmazione che protegga davvero le imprese sarde.
In Calabria la pioggia di sei mesi in tre giorni
In Calabria, l'attenzione è concentrata sul quartiere Lido e sul porto di Catanzaro, devastato dalle mareggiate, con caduta di alberi e tralicci elettrici, allagamenti stradali e ingenti danni agli stabilimenti balneari. L'obiettivo prioritario indicato dalla Protezione Civile è ripristinare tutto con estrema rapidità, data l'altissima vocazione turistica del litorale e l'imminente avvio della stagione estiva, pilastro fondamentale per l'economia della regione.
Secondo gli esperti, in alcuni punti del litorale jonico è caduta in poco più di tre giorni la pioggia di quasi sei mesi. "Fortunatamente non si sono registrati né vittime né feriti", ha dichiarato il presidente della Calabria, Roberto Occhiuto, grazie al "tempestivo lavoro di informazione e le misure di prevenzione adottate nei giorni precedenti l'arrivo della tempesta. La macchina dei soccorsi ha funzionato e sta funzionando perfettamente”.
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In copertina: foto dal profilo Facebook del Dipartimento della Protezione Civile della regione autonoma Sardegna
