Cambiamenti climatici e inquinamento atmosferico sono fenomeni strettamente interconnessi, eppure vengono quasi sempre analizzati separatamente. In occasione della Giornata internazionale dell’aria pulita per i cieli azzurri, il 7 settembre 2026, il Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (UNEP) e la Coalizione per il clima e l'aria pulita (CCAC) hanno messo in discussione questo modo di affrontare i due problemi. Hanno infatti pubblicato un nuovo report, che per la prima volta fa una valutazione economica globale completa di tutte le misure a favore sia del clima, sia della qualità dell’aria.
Il rapporto, dal titolo Hidden assets. The economic and health case for climate and clean air action (Risorse nascoste: aspetti economici e sanitari a sostegno dell’azione per il clima e l’aria pulita), nota che, affrontando insieme queste due sfide, si avrebbe un notevole ritorno economico. Infatti, il report dichiara che ogni dollaro statunitense investito nella lotta al cambiamento climatico e all’inquinamento atmosferico può generare circa 15 dollari di benefici economici. Questi vantaggi sono in parte misurabili in termini di mercato, e comprendono una minore spesa sanitaria, una maggiore produttività nel lavoro e una prevenzione più efficace dei danni fisici. In parte, invece, corrispondono al valore monetario derivante dalla riduzione dei decessi prematuri provocati da una vita trascorsa in un ambiente insalubre.
Gli impatti negativi dei cambiamenti climatici e dell’inquinamento dell’aria
La crisi climatica ha conseguenze negative che si ripercuotono, oltre che sull’ambiente, anche sulla sfera economica e sulla salute pubblica. La stessa cosa vale per l’inquinamento dell’aria, anche in Italia. Per quanto riguarda il resto del mondo, il report UN ricorda che nel 2025, l’esposizione all’inquinamento atmosferico esterno di origine antropica (PM2,5 e ozono) è stata associata a circa 6,4 milioni di decessi prematuri in tutto il mondo. Ha inoltre contribuito a 5,5 milioni di nuovi casi di asma infantile, 2 milioni di nuovi casi di demenza e milioni di casi di infarto, malattie polmonari, diabete, ictus e cancro ai polmoni. L’inquinamento dell’aria negli ambienti domestici è collegato ad altri 2 milioni di decessi prematuri, tra cui quelli di circa 300.000 bambini.
“Per troppo tempo abbiamo considerato le azioni per il clima come un costo da gestire e l’inquinamento atmosferico come un'infelice conseguenza dello sviluppo”, sostiene Inger Andersen, direttrice esecutiva dell’UNEP. “Questo rapporto mostra il contrario: l’aria pulita è un fattore chiave per lo sviluppo, la salute, la sicurezza alimentare ed energetica e la stabilità climatica, una risorsa su cui dobbiamo investire. Esistono già soluzioni comprovate. Ciò che ci manca è una leadership decisa da parte dei governi, delle istituzioni finanziarie e delle imprese per attuarle con la rapidità e il coordinamento che questa crisi richiede.”
Due problemi concatenati, 25 possibili soluzioni
A differenza delle valutazioni precedenti, questo rapporto tiene conto degli effetti economici delle malattie legate all’inquinamento atmosferico, tra cui la pressione sui servizi sanitari e le perdite in termini di produttività e benessere. Propone poi 25 possibili misure che riguardano sia la decarbonizzazione sia la riduzione degli inquinanti dell’aria come metano, carbonio nero (un particolato fine particolarmente nocivo), e idrofluorocarburi (HFC).
Il pacchetto di misure abbraccia sei settori. Innanzitutto quello dell’energia, per cui propone soluzioni basate sulle rinnovabili e sull’efficienza energetica, oltre al recupero del gas associato, cioè il gas che spesso si perde nell’aria durante l’estrazione del petrolio, con l’obiettivo di porre fine allo sfiato e al flaring di routine e di ridurre le perdite. Nel settore dei trasporti, invita a implementare standard più rigorosi sulle emissioni e sull’efficienza dei veicoli, oltre a maggiori controlli attraverso ispezioni e manutenzione. Tra gli interventi rientrano anche la diffusione dei veicoli elettrici e l’utilizzo di carburanti a basso tenore di zolfo per il trasporto marittimo.
In agricoltura, le soluzioni proposte riguardano una migliore gestione del bestiame e del letame, un uso più efficiente dei fertilizzanti, il miglioramento delle tecniche di coltivazione del riso e la diffusione di alternative alla combustione dei residui colturali. Per quanto riguarda il riscaldamento domestico, le possibili misure si concentrano soprattutto sulla diffusione di soluzioni green per la cottura e il riscaldamento dei cibi. Le proposte toccano infine i settori dell’industria e della gestione dei rifiuti e delle acque reflue.
I vantaggi economici
Attuare le 25 misure individuate dal rapporto il prima possibile avrebbe notevoli vantaggi, spiega l’UNEP: permetterebbe infatti di prevenire complessivamente 144 milioni di decessi prematuri legati all’inquinamento atmosferico, di cui 96 milioni dovuti esclusivamente all’inquinamento dell’aria, e centinaia di milioni di casi di malattie croniche. I benefici si estendono poi all’ambito economico: rendere concrete queste soluzioni risulterebbe infatti anche più conveniente rispetto agli investimenti attuali nei combustibili fossili.
I benefici economici annuali sarebbero equivalenti al 2,8% del PIL globale già nel 2035, percentuale destinata a raggiungere il 4,5% nel 2050 e a crescere ulteriormente fino all’11,4% nel 2100. A confronto, nel 2022 il 2,18% del PIL globale è stato speso in sussidi espliciti ai combustibili fossili, mentre nel 2023 il 9,3% del PIL globale è stato destinato alla sanità.
“Un rapporto costi-benefici di 15 a 1 attirerebbe immediatamente capitali in quasi qualsiasi altro settore”, sottolinea Elliott Harris, esperto indipendente e copresidente della valutazione. “L’unico motivo per cui ciò non è ancora avvenuto nell’ambito delle azioni integrate per il clima e la qualità dell’aria è che i rendimenti sono ripartiti tra sistemi sanitari, produttività e danni climatici evitati, anziché confluire in un unico bilancio. Ogni anno di ritardo costa al mondo più di 1.500 miliardi di dollari USA [pari allo 0,5% del PIL globale, ndr] in benefici che non potremo recuperare. I ministeri delle finanze e gli investitori che mantengono il clima e la qualità dell’aria in voci di bilancio separate stanno lasciando sul tavolo migliaia di miliardi di dollari”.
I benefici per la qualità dell’aria e per il clima
L'attuazione immediata delle misure dimezzerebbe inoltre le emissioni globali di anidride carbonica entro il 2050, ridurrebbe del 60% le emissioni di metano e taglierebbe di circa il 70% i principali inquinanti atmosferici, tra cui il carbonio nero, il biossido di zolfo e gli ossidi di azoto. Le misure consentirebbero di evitare circa 0,34°C di riscaldamento globale entro il 2050 e 1,4°C entro il 2100, un’azione ancora più urgente dato che secondo un altro recente rapporto dell’UNEP le temperature globali supereranno nei prossimi anni la soglia di 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali. Se queste 25 misure venissero invece implementate, alla fine del secolo le emissioni di anidride carbonica diventerebbero nette negative, mentre i principali inquinanti atmosferici diminuirebbero fino all’85%.
“Questo rapporto fornisce le prove più solide finora disponibili del fatto che considerare separatamente i cambiamenti climatici e l’inquinamento atmosferico porta a sottovalutare i benefici derivanti dall’affrontare ciascuno dei due problemi”, conclude Simon Dietz, copresidente della valutazione e professore di politiche ambientali alla London School of Economics. “Quando li abbiamo analizzati insieme, i benefici sono risultati maggiori di quelli che ciascuno dei due fenomeni avrebbe mostrato singolarmente, perché molto spesso sono le stesse fonti, gli stessi settori e le stesse politiche a determinarli.”
Tra gli ostacoli all’attuazione individuati dal report, i più rilevanti sono quelli di natura istituzionale, tra cui la frammentazione dei processi decisionali, la limitata capacità di far rispettare le norme e lo scarso coordinamento tra le istituzioni pubbliche. Ostacoli superabili solo creando le condizioni perché istituzioni, imprese e altri attori possano agire insieme nella stessa direzione.
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In copertina: la Pianura Padana, l’area più inquinata d’Europa per biossido d’azoto, foto di Luca Ponti, Agenzia IPA
