La strutturazione della rendicontazione della sostenibilità europea ha di recente compiuto un passo decisivo. Lo scorso 3 giugno si è chiusa la fase di consultazione pubblica per la versione semplificata degli standard di rendicontazione ESRS, iniziata a luglio 2025; in precedenza, in data 6 maggio, era stata pubblicata una bozza dei nuovi standard semplificati.
Questi passaggi sono importanti e vanno interpretati considerando il perimetro entro cui il Green Deal (e più specificatamente la CSRD - Corporate Sustainability Reporting Directive) obbliga le aziende europee a pubblicare annualmente il proprio report di sostenibilità con revisione di terza parte. Tale obbligo interessa, oggi, solo le aziende con oltre 1.000 dipendenti e oltre 450 milioni di ricavi netti. Queste aziende avranno il dovere, a partire dall’anno fiscale 2027, di pubblicare un report di sostenibilità utilizzando quest’ultima versione degli ESRS. Ma, stando agli attuali orientamenti dell’Unione Europea, anche le aziende escluse dal perimetro avranno la possibilità, volontariamente, di pubblicare un bilancio di sostenibilità utilizzando gli ESRS.
Si tratta di una possibilità di assoluto interesse, considerando lo stretto livello di allineamento degli ESRS con i contenuti regolatori e strategici del Green Deal: la scelta volontaria consente di incorporare nella rendicontazione e nella strategia d’impresa gli indirizzi di sviluppo della transizione ecologica. Una novità importante dei nuovi ESRS è infatti il richiamo, per tutti gli standard ambientali e sociali, agli elementi di regolazione europea a cui fanno riferimento. Questo è uno degli aspetti di semplificazione e chiarificazione di questa nuova versione: l’obiettivo dell’EFRAG (European Financial Reporting Advisory Group, l’ente europeo responsabile della pubblicazione degli ESRS) era proprio di eliminare la ridondanza e complessità eccessive della prima versione degli ESRS. Obiettivo raggiunto: la nuova versione si presenta maggiormente sintetica, più chiara e facile da consultare.
Oltre al lavoro di snellimento, a valle della consultazione pubblica gli ESRS si presentano anche con interessanti novità. In questo articolo ci concentreremo, per ragioni di sintesi, sugli standard relativi al cambiamento climatico (ESRS E1) e all’economia circolare (ESRS E5).
I nuovi standard di resilienza climatica
Per quanto riguarda il clima, è stata introdotta una nuova richiesta di disclosure relativa alla resilienza climatica. Quest’aggiunta è in realtà il risultato di un lavoro di semplificazione: anche nella precedente versione dell’ESRS E1 vi erano espliciti riferimenti agli aspetti di resilienza climatica, ma la scelta di raggrupparli in una singola richiesta dà piena dignità a questa importante tematica.
Seguendo le linee guida dello standard, le aziende condivideranno nei loro report le modalità con cui hanno considerato la capacità di resilienza del loro business rispetto ai rischi connessi all’aumento delle temperature. Si sottolinea che le questioni di resilienza climatica sono materia importante anche nella nuova versione della ISO 14001, per cui le realtà che rinnoveranno tale certificazione si troveranno già con un buon livello di allineamento rispetto a questa richiesta di rendicontazione. Ciò è una conferma evidente che le spinte verso la sostenibilità sono concentriche.
A valle della consultazione pubblica scompare la richiesta di pubblicare il dato dell’intensità carbonica (oltre che quella energetica), e cioè il rapporto tra emissioni di CO2 e un termine di riferimento indicativo dell’attività aziendale. Nella prima versione tale termine era rappresentato dai ricavi netti dell’azienda, da sempre apparso limitato e limitante. A opinione di chi scrive, sarebbe stato auspicabile il richiamo alla possibilità di riportare un KPI (Key Performance Indicator, ndr) di intensità con riferimento alla variabile più significativa dell’azienda (per esempio, le ore lavorate o le tonnellate di prodotti realizzati), piuttosto che eliminarlo in toto. Sebbene questa scelta sia coerente con la necessità imprescindibile di concentrare gli orizzonti di decarbonizzazione rispetto alla riduzione delle emissioni “gross” di gas a effetto serra, ciò non toglie che gli indici di intensità possano comunque essere, se correttamente utilizzati, degli utili riferimenti con i quali le aziende possono sviluppare ragionamenti rispetto alla performance di sostenibilità annuale.
Definire le metriche per l’economia circolare
Per quanto concerne l’economia circolare, le principali novità si concentrano nella definizione delle metriche. In primis, viene introdotto il concetto di “key material”, ovvero l’identificazione del materiale chiave per il processo produttivo per il quale sono richieste specifiche riguardo alle sue caratteristiche e alla sua centralità nel business model. Le richieste di metrica si concentrano esclusivamente sui key material, mentre precedentemente riguardavano tutti i materiali in ingresso all’azienda (packaging incluso). Inoltre, per ogni key material è chiesto di specificare la presenza di critical raw material in esso contenuto, a riprova dell’elevatissimo livello di attenzione dell’Unione Europea rispetto ai materiali decisivi per la transizione ecologica e digitale (confermato dalla presenza di un Regolamento ad hoc: il Critical Raw Materials Act).
Scompare invece la richiesta di specificare se il materiale in ingresso proviene da filiera biobased certificata. Se, da una parte, questo dato soffriva delle difficoltà nel trovare coerenza tra i diversi schemi di certificazione dei materiali biobased e di considerare correttamente il perimetro entro cui la certificazione risultasse valida, oltre che del fatto che alcuni materiali sono il risultato di un processo di accoppiamento tra materiali con caratteristiche diverse, la totale rimozione di questo riferimento (sostituito dalla semplice richiesta di specificare, ove ritenuto rilevante, se il key material abbia origine biobased) appare eccessiva.
Un ulteriore elemento di novità è l’ammorbidimento delle richieste sulle caratteristiche di durabilità e riparabilità dei prodotti in uscita: tali caratteristiche potranno essere espresse in forma esclusivamente qualitativa. Questo elemento risolve uno degli aspetti più critici dello standard sull’economia circolare: la richiesta della precedente versione dello standard di quantificare numericamente il livello di durabilità e riparabilità del bene prodotto dall’azienda era di fatto resa impossibile dall’assenza di standard riconosciuti a livello europeo per la valutazione di queste caratteristiche, rispetto alle quali si attendono gli atti delegati del Regolamento Ecodesign.
Siamo dunque a un cambio di passo significativo per la rendicontazione europea, obbligatoria o volontaria che sia. I nuovi ESRS mettono a disposizione, in una versione più facilmente comprensibile dalle imprese, un forte lavoro di review e di sintesi di pubblicazioni internazionali e di strumenti di regolazione. Con essi, vengono messi a terra i concetti fondamentali dello sviluppo sostenibile, in una forma capace di orientare efficacemente il percorso di sostenibilità delle imprese europee.
In copertina: Envato Elements
