Non capita spesso che una missione di raccolta di reti fantasma si trasformi in un evento scientifico di portata internazionale. È successo lo scorso maggio nello Stretto di Sicilia, tra la Sicilia e la Tunisia, dove un gruppo di sub tecnici si è trovato faccia a faccia con un esemplare adulto di squalo bianco (Carcharodon carcharias) a 40 metri di profondità, sopra un relitto della Seconda guerra mondiale.

Le immagini, riprese dal sub Derk Remmers, rappresentano la prima documentazione video subacquea di uno squalo bianco adulto nel suo ambiente naturale nel Mediterraneo: finora la specie era stata osservata quasi solo in superficie o, purtroppo, tra le catture accidentali della pesca.

Una missione nata per ripulire i relitti

L'incontro è avvenuto nel corso di una spedizione in alto mare organizzata dalla Healthy Seas Foundation, in collaborazione con Ghost Diving e la SDSS (Society for Documentation of Submerged Sites), con il supporto del partner DWS. L'obiettivo della missione era rimuovere le reti fantasma che da anni intrappolano la fauna marina sul relitto, un'area riconosciuta come hotspot di biodiversità, ma anche una delle zone di pesca più sfruttate del Mediterraneo centrale.

Nelle immersioni precedenti, il team aveva già documentato tartarughe marine (Caretta caretta) e grandi pesci intrappolati e uccisi dalle reti abbandonate sul relitto. Proprio mentre i sub scendevano per iniziare il recupero delle reti, lo squalo si è avvicinato al gruppo, offrendo un'osservazione ravvicinata più unica che rara.

"Statisticamente è più probabile vincere al lotto che incontrare un animale così iconico sott'acqua", ha raccontato Derk Remmers di Ghost Diving, sottolineando come l'episodio non abbia comunque distolto il team dal proprio obiettivo primario: continuare la rimozione delle reti dal relitto nel contesto più ampio della missione, a testimonianza di quanta vita possa ancora esistere nelle acque offshore del Mediterraneo e quanto sia importante proteggerla da minacce evitabili come le reti abbandonate e la pesca eccessiva.

Cosa dice lo studio scientifico

L'episodio è stato analizzato in dettaglio in uno studio da un gruppo di ricercatori, tra cui Carlo Cattano e Marco Milazzo, rispettivamente della Stazione zoologica Anton Dohrn di Palermo e dell'Università degli studi di Palermo.

Dall'analisi dei filmati, girati con tre videocamere diverse, la principale delle quali una Sony A7 IV, è emerso che l'esemplare era un maschio adulto sessualmente maturo, con una lunghezza precaudale stimata di circa 335 centimetri, accompagnato da un gruppo di dodici pesci pilota (Naucrates ductor) che nuotavano in associazione con lo squalo. I ricercatori hanno inoltre osservato numerosi copepodi parassiti della famiglia Pandaridae distribuiti su tutto il corpo dell'animale, un dato raro, per la scarsa disponibilità di informazioni parassitologiche su questa specie nel Mediterraneo.

“Da diversi anni studiamo aggregazioni di squali e razze nel Mediterraneo, soprattutto nello stretto di Sicilia”, racconta Cattano. “Il recente avvistamento è importante perché la maggior parte delle informazioni che abbiamo sulla specie deriva da esemplari morti perché catturati accidentalmente da attrezzi da pesca o da osservazioni occasionali da imbarcazioni. L'osservazione invece di un documento video ci permette di ottenere informazioni biologiche ed ecologiche importantissime per questa specie a oggi poco conosciuta nel Mediterraneo.”

Particolarmente interessante è, secondo gli studiosi, la lettura comportamentale dell'incontro: lo squalo ha mostrato una lieve depressione bilaterale delle pinne pettorali e un orientamento laterale del corpo, comportamenti associati a display agonistici difensivi più che aggressivi, per poi allontanarsi rapidamente al rilascio di bolle d'aria da parte di un sub, un'ulteriore prova a favore di un comportamento difensivo, non predatorio, nei confronti dell’uomo.

Lo squalo, uno delle specie più protette

Lo studio si inserisce in un contesto scientifico più ampio: lo Stretto di Sicilia è considerato da tempo una possibile area di riproduzione e nursery per lo squalo bianco nel Mediterraneo, popolazione classificata come "in pericolo critico" nella regione dalla IUCN, l’Unione internazionale per la conservazione della natura.

“Nonostante lo squalo bianco sia forse una delle specie più protette a livello mondiale, nel Mediterraneo i programmi di protezione sono ancora inefficaci”, ci spiega Cattano. “Questo è anche dovuto alla percezione negativa che gran parte delle persone ha nei confronti di questo animale. È importante quindi agire affinché i diversi paesi che si affacciano sul Mediterraneo propongano delle azioni di conservazione concrete per la salvaguardia di queste e di altre specie. Nel Mediterraneo sono presenti 48 specie di squali. La maggior parte sono a rischio di estinzione.”

Secondo i ricercatori, le catture accidentali della pesca non sono l'unica minaccia per questa specie. Il Mediterraneo stesso è anche uno hotspot di minacce, tra cui il riscaldamento delle acque, l'arrivo di specie aliene o la distruzione di habitat importanti per il ciclo vitale di diverse specie. L'osservazione di uno squalo bianco in natura, tuttavia, è un'ottima notizia perché esso è il predatore apicale nei mari per eccellenza e la presenza dei predatori apicali contribuisce al funzionamento e al benessere degli ecosistemi.

L'impegno di Healthy Seas

“Il Mar Mediterraneo è uno dei mari più sovrasfruttati al mondo, quindi preservare questi habitat e ripristinarli è davvero importante per noi e per le generazioni future”, racconta Veronika Mikos, direttrice della Healthy Seas Foundation, che non si limita a organizzare attività di pulizia, ma porta avanti programmi di monitoraggio della biodiversità e raccoglie campioni di DNA ambientale dall’acqua, inviandoli ai laboratori per capire quali animali vivono in questa zona.

La missione nello Stretto di Sicilia si inserisce nel lavoro più ampio che Healthy Seas porta avanti da anni sui relitti del Mediterraneo, rimuovendo reti fantasma e monitorando la biodiversità che si sviluppa attorno a questi habitat artificiali, spesso trasformati in trappole mortali proprio dalle reti abbandonate.

Solo poche settimane fa, a Salamina, vicino ad Atene, Healthy Seas ha completato anche la bonifica di un allevamento di cozze abbandonato, recuperando oltre 36 tonnellate di rifiuti marini tra plastica, reti e strutture in cemento fissate al fondale. Si è trattato per la fondazione del primo intervento su un impianto di acquacoltura non dedicato all'allevamento ittico ma ai mitili, con una tipologia di infrastrutture e detriti differente rispetto ai casi affrontati finora.

Che siano relitti bellici popolati da squali o allevamenti dismessi di cozze, il filo conduttore resta lo stesso: liberare il mare da ciò che l'uomo vi ha abbandonato, e imparare qualcosa di nuovo sulla vita che quel mare ancora custodisce.

 

In copertina: foto © Derk Remmers - Ghost Diving