È mancato alla veneranda età di 96 anni Antonino Zichichi, fisico e attivista scientifico specializzato nel campo della fisica delle particelle e forte oppositore della teoria dell’origine antropica del cambiamento climatico. Una figura controversa, che si è fatta notare nell’agone mediatico per la sua battaglia iniziata molti anni fa contro l'astrologia, le superstizioni, che amava definire una “Hiroshima culturale”.
Cattolico, critico della teoria darwiniana dell'evoluzionismo, che ha sempre considerato priva di sufficienti prove scientifiche e di una solida base matematica, nell’ultima parte della sua carriera il suo livore per l’establishment scientifico si è concentrato sul problema dei problemi: l’origine umana del cambiamento climatico dovuta alla produzione di CO₂ e altri gas serra.
Una posizione solitaria, celebrata spesso come “indipendente”, “anti-establishment”, “originale”, che ha costituito una sponda importante, insieme a Franco Prodi, per tutti coloro che non hanno mai voluto accettare l’evidenza scientifica del climate change, dai media di destra ai politici populisti, passando per il mondo no-vax e new-age, le stesse persone che Zichichi stesso aveva più volte attaccato dal suo pulpito televisivo e mediatico.
Una vita per la fisica e la divulgazione
Zichichi nasce in Sicilia nel 1929. È uno studente brillante, e si fa affascinare, come tanti giovani scienziati dell’epoca, dalla fisica delle particelle facendone il suo campo di ricerca. Negli anni Sessanta fonda il Centro Ettore Majorana di Erice, che diviene un importante polo intellettuale della fisica mondiale, inclusivo e dinamico. Sarà sempre lui a contribuire all’ideazione del Laboratorio del Gran Sasso e a guadagnare nel 1965 fama mondiale per la scoperta al Cern di Ginevra dell’antideutone, il nucleo di antimateria costituito da un antiprotone e un antineutrone.
Il suo talento però non è solo nella ricerca, anzi, forse la sua vocazione più spiccata è la divulgazione, l’amore per la diatriba e per il debunking. Negli Ottanta ama avvicinare il grande pubblico ai temi scientifici in TV, parlando a un’Italia ancora innamorata del pensiero magico, della superstizione, ancora lontana dalla scienza. Per il fisico siciliano la divulgazione è fondamento della vita democratica. Però non è uno scienziato alla Piero Angela: ama il confronto, il conflitto di idee, a ogni costo, pronto a essere disprezzato per posizioni non sempre in linea con il resto della comunità scientifica, fino ad arrivare a essere inviso soprattutto alla comunità dei fisici dell’atmosfera e del clima.
Il clima non ha origine antropica
Sebbene non fosse climatologo, dall’inizio degli anni Duemila Zichichi abbandona la fisica delle particelle per iniziare una lunga battaglia incendiaria per attaccare l’immensa e solida comunità scientifica dei ricercatori sul clima. Afferma che il clima “è un sistema estremamente complesso, ancora non pienamente compreso, e che quindi le previsioni a lungo termine sono intrinsecamente inaffidabili”. Per il fisico non ci sarebbero prove sufficienti del fatto che il riscaldamento globale osservato sia causato in modo predominante dalle attività umane, nonostante per la comunità scientifica il legame sia “inequivocabile”, dato che non esiste una spiegazione alternativa plausibile coerente con i dati osservativi.
Ma Zichichi si intestardisce e tira dritto, sorretto da una cerchia di sostenitori ideologici. Per lui i modelli climatici non sono in grado di isolare con certezza il ruolo della CO₂ rispetto ad altri fattori naturali, mentre sarebbe la variabilità solare a incidere sul clima terrestre, molto più di quanto riconosciuto dalla “climatologia mainstream”.
Trova spazio sulle pagine di grandi giornali che ospitano il suo pensiero, come Corriere della Sera, La Repubblica, il Giornale. Soprattutto tramite quest’ultimo diffonde scetticismo verso politiche climatiche drastiche, sostenendo che decisioni economiche e industriali di grande portata non dovrebbero basarsi su modelli che, a suo giudizio, non hanno lo stesso grado di verificabilità delle leggi fondamentali della fisica.
Le sue parole diventano così tesoro per tutti i climanegazionisti italiani, che definiscono ideologica la ricerca climatica e cercano in lui un supertestimone scientifico per corroborare le critiche alla transizione climatica. Andando ad alimentare le credenze soprattutto di quelle frange antiscientifiche contro cui a lungo aveva egli stesso combattuto. Un finale allegorico che forse neanche lui avrebbe immaginato.
In copertina: Antonino Zichichi fotografato da Sandro Capatti, Agenzia IPA
