Mentre l’Autorità per l’energia rafforza la vigilanza sul mercato elettrico dopo un balzo del prezzo all’ingrosso a 207 euro per megawattora, il Ministero dell’ambiente pubblica un decreto che con quei rincari ha molto a che fare. Si chiama FER X, entra in vigore domani, 7 agosto, ed è lo strumento con cui lo stato proverà a costruire, nei prossimi anni, un pezzo di sistema elettrico meno esposto agli scossoni del gas.

Il meccanismo è lineare nella logica: un impianto solare, eolico, idroelettrico o alimentato dai gas dei processi di depurazione riceve un prezzo di riferimento garantito per vent’anni. Se sul mercato l’elettricità vale meno di quella soglia, la differenza la copre lo stato. Se vale di più, è il produttore a restituirla. Si chiama contratto per differenza bidirezionale e serve a due cose insieme: dare agli investitori un ricavo prevedibile e sganciare una quota di produzione pulita dal prezzo del gas, che ancora oggi detta legge in bolletta. Nei periodi di rincari, quanto restituito dai produttori alleggerisce la componente di sistema che paghiamo sulla fattura.

Il decreto porta la firma del ministro Gilberto Pichetto Fratin e arriva dopo il via libera della Corte dei conti e la decisione della Commissione europea, che l’8 giugno non ha sollevato obiezioni sulla misura di aiuto, valutandola compatibile con il mercato interno. FER X non nasce oggi: è arrivato per gradi, prima con una versione transitoria che ha fatto da ponte fino al 2025, ora con questo testo a regime che dà al meccanismo una cornice stabile.

Il perimetro è ampio: fino a 37,15 gigawatt di nuova capacità, per una spesa stimata attorno ai 23 miliardi di euro. Dieci gigawatt sono riservati agli impianti piccoli, sotto il megawatt, che accedono direttamente al sostegno. I restanti 27,15 passeranno per aste competitive gestite dal GSE, dove la fetta maggiore è destinata all’eolico (16,5 gigawatt), seguito dal fotovoltaico (10), con quote minori per idroelettrico e gas di depurazione. Le regole operative per la prima fase di qualifica degli impianti sono attese a breve.

Il governo l’ha definita “la mossa decisiva del decennio”. FER X “rappresenta il più importante strumento di incentivazione delle FER per il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione al 2030”, ha dichiarato Pichetto a giugno, presentando la misura alla Camera, rivendicando una capacità cresciuta “di oltre il 30% dal 2023”. Dalla Commissione, la vicepresidente esecutiva Teresa Ribera ha inquadrato l’operazione nella stessa cornice: un regime da 23 miliardi con cui l’Italia sosterrà la produzione elettrica da più tecnologie rinnovabili.

Il quadro in cui il decreto atterra è però in chiaroscuro. A metà 2026 l’Italia conta quasi 87 gigawatt di rinnovabili installate, di cui poco meno di 47 di solare e circa 14 di eolico. Numeri in salita, ma con il piede sollevato dall’acceleratore: nel 2025 sono entrati in funzione 7,2 gigawatt di nuova potenza, il 6% in meno rispetto all’anno prima, dopo un triennio di corsa. Il Piano nazionale energia e clima fissa 131 gigawatt complessivi al 2030. Senza un cambio di ritmo, le stime di scenario vedono solare ed eolico fermarsi intorno ai 78 gigawatt contro i 107 che il Piano assegna a queste due tecnologie. Quel divario è la misura del lavoro che resta.

Due ostacoli spiegano buona parte del rallentamento, e nessuno dei due si risolve con un incentivo alla costruzione. Il primo sono i tempi delle autorizzazioni. Secondo il rapporto Scacco matto alle rinnovabili di Legambiente, a gennaio 2026 su 1.781 progetti in valutazione ambientale 1.234 erano ancora fermi in attesa dell’istruttoria tecnica, quasi sette su dieci. “Istituzioni, battete un colpo”, è stato l’appello di Attilio Piattelli, presidente del Coordinamento FREE, la federazione delle associazioni delle rinnovabili e dell’efficienza energetica. “Oggi non vediamo un ingaggio istituzionale, che invece avviene solo in risposta alle crisi come quella dell’Ucraina.”

Il secondo ostacolo è la rete. Nelle ore centrali delle giornate soleggiate il fotovoltaico produce più di quanto il sistema riesca ad assorbire, e una parte di quell’energia viene tagliata perché le linee non reggono i picchi. È il nodo dell’overgeneration, destinato a stringersi via via che i pannelli si moltiplicano e che senza accumuli resta irrisolto. Salvatore Bernabei, amministratore delegato di Enel Green Power, intervenuto a giugno al Forum in Masseria di Manduria, ha quantificato in circa 150 gigawatt i progetti rinnovabili già pronti in Italia ma bloccati o rallentati dal tempo amministrativo necessario a trasformare un investimento in un impianto collegato alla rete.

FER X agisce su una sola leva, quella economica: rende conveniente costruire. Fuori dal suo raggio restano le altre due, i permessi e i cavi, che decideranno quanta di questa capacità finirà davvero in rete. Il decreto fissa il traguardo di potenza. La corsa per arrivarci si gioca negli uffici che rilasciano le autorizzazioni e nei cantieri delle linee elettriche.

 

In copertina: immagine Envato