Il 29 settembre 2026, il commissario europeo per l’energia Dan Jørgensen ha annunciato che la Commissione avrebbe esaminato la possibilità di posticipare di un anno, da gennaio 2027 a gennaio 2028, l’entrata in vigore degli obblighi di monitoraggio e comunicazione delle emissioni per gli importatori di combustibili fossili previsti dal Regolamento europeo sul metano (EUMR).
La proposta arriva in un momento di tensione sui mercati energetici, segnato dalla crisi nello Stretto di Hormuz e dalle preoccupazioni sulla sicurezza degli approvvigionamenti. Per i governi favorevoli al rinvio, come la Francia e l’Italia (che addirittura chiede di posticipare di tre anni), le nuove regole rischiano di aumentare i costi amministrativi e restringere il numero di fornitori disponibili sul mercato. Per le organizzazioni ambientaliste, invece, concedere altro tempo all’industria significherebbe indebolire una normativa pensata per intervenire sulle emissioni generate anche al di fuori dei confini europei.
Jørgensen ha precisato che il rinvio “non è in alcun modo un passo indietro rispetto alle ambizioni climatiche UE” e che l'eventuale anno aggiuntivo dovrebbe servire agli stati membri per prepararsi all'applicazione delle regole, non per ridurne la portata.
Perché ridurre le emissioni di metano
Il metano è uno dei principali gas serra responsabili del riscaldamento globale. Il metano permane nell’atmosfera per un periodo più breve della CO₂, ma contribuisce in modo significativo al riscaldamento nel presente, e ridurne le emissioni può rallentare più rapidamente l’aumento delle temperature, affiancando la riduzione dell’anidride carbonica.
Una parte importante delle emissioni deriva dal settore energetico. Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia (IEA), le attività legate a petrolio, gas e carbone sono responsabili di una quota rilevante delle emissioni antropiche di metano. Le perdite avvengono durante l’estrazione, la lavorazione, il trasporto e lo stoccaggio, oltre che attraverso il rilascio intenzionale del gas e la combustione incompleta in torcia, il cosiddetto flaring.
Intervenire su queste fonti può produrre benefici climatici relativamente rapidi e, in molti casi, contenere costi: parte del gas disperso può infatti essere recuperato e commercializzato. È anche per questo che l’UE ha deciso di agire, oltre che sulle emissioni prodotte sul proprio territorio, anche su quelle associate ai combustibili importati.
Dal 2021 al regolamento del 2024
La normativa nasce dalla strategia europea sul metano del 2020. Nel dicembre 2021 la Commissione ha presentato una proposta legislativa, poi negoziata con Parlamento e Consiglio e approvata nel giugno 2024 con il regolamento (UE) 2024/1787, che adesso si vuole sottoporre a rinvio.
Il regolamento introduce un percorso verso limiti all’intensità delle emissioni di metano associate ai combustibili fossili importati e prevede obblighi di comunicazione di informazioni verificabili sulle emissioni associate alla loro produzione, oltre a requisiti specifici per gli importatori, la cui applicazione seguirà un calendario progressivo.
Dal 1° gennaio 2027, infatti, per i contratti conclusi o rinnovati dal 4 agosto 2024, gli importatori dovranno dimostrare che i combustibili provengono da produttori sottoposti a sistemi di monitoraggio, comunicazione e verifica equivalenti a quelli europei. Per i contratti precedenti, il regolamento prevede obblighi differenziati, tra cui il dovere di compiere ogni ragionevole sforzo per ottenere informazioni e garanzie equivalenti.
Italia e Francia: la sicurezza energetica al centro
La richiesta di rinvio ha raccolto consensi tra diversi governi europei. Il 18 settembre 2026, il presidente francese Emmanuel Macron ha scritto alla Commissione europea chiedendo di posticipare di un anno gli obblighi per gli importatori. Parigi ha richiamato le difficoltà operative e i rischi per la sicurezza degli approvvigionamenti in una fase di forte tensione sui mercati. Anche Roma e Praga si sono espresse a favore di una revisione delle scadenze e hanno sostenuto richieste di maggiore flessibilità, inserendo la questione nel più ampio confronto europeo sui costi dell’energia e sulla competitività industriale.
La Commissione, inoltre, aveva già cercato di rispondere alle preoccupazioni senza modificare il regolamento, adottando, il 20 luglio 2026, una raccomandazione non vincolante volta a ridurre l'incertezza per gli operatori e a tutelare la sicurezza degli approvvigionamenti energetici. Invitava gli stati membri a non applicare, per le violazioni degli obblighi degli importatori relativi al 2027, 2028 e 2029, alcune delle sanzioni previste dalla normativa, salvo i casi di frode.
Anche Washington e l’industria fossile chiedono più tempo
Gli Stati Uniti sono tra gli attori più interessati alla vicenda. Dopo la riduzione delle importazioni di gas russo, il GNL statunitense ha assunto un ruolo centrale nella diversificazione delle forniture europee. Nell’aprile 2026, l’ambasciatore statunitense presso l’UE, Andrew Puzder, ha definito i requisiti europei “extraterritoriali, prescrittivi e gravosi sul piano burocratico”, avvertendo dei possibili effetti sulle forniture energetiche. Washington contesta soprattutto il fatto che la normativa europea possa imporre condizioni operative a produttori che si trovano fuori dall’Unione.
Il 1° giugno 2026, ExxonMobil ha sostenuto che i requisiti europei potrebbero mettere a rischio una quota significativa delle forniture di petrolio e gas. L’azienda ha citato uno studio della società di consulenza energetica Wood Mackenzie, parte del portafoglio dell’investitore statunitense Veritas Capital, secondo cui le importazioni potenzialmente esposte alle nuove regole potrebbero arrivare al 43% per il gas e all’87% per il petrolio.
ExxonMobil dichiara di sostenere l’obiettivo di ridurre le emissioni di metano, ma contesta i tempi e le modalità di applicazione della normativa, giudicati troppo complessi rispetto alle caratteristiche del mercato.
Nel frattempo, dopo l’annuncio della Commissione europea di valutare il rinvio di alcuni degli obblighi previsti dal EURM, diverse organizzazioni della società civile statunitense − tra cui Greenpeace US e Oil Change International − hanno firmato una lettera per invitare i governi europei a non cedere alle pressioni delle lobby del petrolio e del gas e della Casa Bianca. Per i firmatari, si legge nel documento, il Regolamento europeo sul metano rappresenta “l’ultima opportunità” per applicare obiettivi di intensità di metano al GNL importato nell’UE dagli Stati Uniti, che “hanno fatto tutto il possibile per privare attivamente l’Europa di forniture energetiche sicure, affidabili e diversificate”.
La lettera richiama anche le violazioni dei limiti alle emissioni inquinanti atmosferiche riscontrate presso vari terminali statunitensi di esportazione attualmente operativi, molti dei quali riforniscono il mercato europeo.
Le obiezioni ambientaliste
Le organizzazioni ambientaliste contestano l’idea che rinviare gli obblighi sia necessario per proteggere la sicurezza energetica. Secondo i critici, ridurre le perdite di metano può contribuire proprio a migliorare l’efficienza delle forniture, recuperando una risorsa che altrimenti verrebbe dispersa. Da una stima di Climate Action Network Europe, ridurre le emissioni di metano nei principali paesi fornitori dell’UE potrebbe consentire di recuperare circa 20 miliardi di metri cubi di gas all’anno.
Lo scorso 21 settembre, 22 organizzazioni hanno chiesto di attuare il regolamento integralmente e di rafforzare i sistemi nazionali di monitoraggio e verifica. L’appello è stato firmato anche da enti italiani, tra cui Legambiente.
Le organizzazioni temono che le deroghe temporanee possano diventare un precedente, riducendo gli incentivi a investire in sistemi di misurazione e contenimento delle perdite. Una moratoria sulle sanzioni, anche quando motivata da difficoltà operative, rischia di rendere meno efficace la normativa proprio nella fase in cui dovrebbe iniziare a produrre risultati. Secondo la coalizione, inoltre, la riduzione delle emissioni nei principali paesi fornitori dell’UE potrebbe consentire di recuperare circa 20 miliardi di metri cubi di gas all’anno.
Che cosa succederà adesso?
La Commissione ha annunciato l’intenzione di valutare il rinvio di un anno, ma la modifica dovrà essere approvata dal Parlamento europeo e dal Consiglio. Fino a quel momento, le scadenze previste dal regolamento restano quelle stabilite dal testo del 2024.
In un mercato energetico segnato da tensioni geopolitiche, il regolamento sul metano è diventato un banco di prova per la politica climatica europea. La decisione sul rinvio mostrerà quanto Bruxelles è disposta a difendere l’applicazione dei propri standard ambientali quando entrano in conflitto con gli interessi commerciali dell’industria fossile e le preoccupazioni sulla sicurezza degli approvvigionamenti.
In copertina: immagine Envato
