In Italia, la benzina riveste ancora un ruolo di primo piano tra i carburanti. In particolare, secondo l’Unione energie per la mobilità (UNEM), nel 2025 i consumi totali di benzina hanno sfiorato i 9 milioni di tonnellate. Questa crescita costante, però, è in netto contrasto rispetto agli obiettivi di transizione energetica previsti dalla direttiva europea RED III, che incentiva progetti per favorire le rinnovabili e le tecnologie sostenibili. In questo contesto, una possibile strategia per ridurre le emissioni di gas climalteranti è quella dell’uso del bioetanolo in miscela con la benzina.

Infatti il bioetanolo, un combustibile prodotto dalla fermentazione delle biomasse vegetali, può essere utilizzato come additivo nella benzina tradizionale in percentuali variabili. Questa miscela, molto comune in alcuni paesi UE come la Francia, è invece poco diffusa in Italia. Per questo motivo AssoDistil, l’associazione nazionale degli industriali distillatori di alcoli e acquaviti, chiede al mercato italiano politiche con obblighi di miscelazione più ambiziosi, che rendano il bioetanolo parte integrante delle strategie di decarbonizzazione del paese.

Il bioetanolo in Italia e nei paesi UE

In Italia, l’età media del parco vetture circolante ha superato i 13 anni e il tasso di sostituzione è modesto, secondo i dati dell’ACI (Automobile Club d’Italia). Investire sui biocarburanti può quindi essere un’efficace strategia di riduzione delle emissioni in tempi brevi, perché agisce sui veicoli attualmente circolanti, senza aspettare anni per una completa sostituzione con vetture nuove a impatto zero.

In particolare, il bioetanolo rappresenta un’opportunità già sperimentata in diverse aree dell’Unione Europea per limitare fin da subito il consumo di benzina. Sono infatti 19 i paesi UE che già utilizzano la pompa E10, una miscela di benzina con il 10% di etanolo. In Francia, il modello è ancora più avanzato: l’E85, con l’85% di etanolo, è ampiamente diffuso e costa meno della benzina tradizionale grazie a una politica fiscale mirata che riduce le accise su questo carburante. L’Italia, invece, si ferma formalmente all’E5.

“Quando si parla di transizione energetica, spesso si pensa subito all’elettrico”, sottolinea Antonio Emaldi, presidente di AssoDistil. “Ma la realtà è che non esiste una soluzione unica, servono un insieme di strumenti e i biocarburanti sono uno di questi, tra cui il bioetanolo sostenibile, un componente imprescindibile per il raggiungimento degli obiettivi nazionali previsti dalla RED III, per una reale riduzione delle emissioni nel settore dei trasporti e per mitigare la dipendenza energetica da fonti fossili importate.”

Il mercato del bioetanolo e le richieste di AssoDistil

Per evidenziare le opportunità di questo carburante, AssoDistil ha svolto a Roma, il 12 gennaio 2025, un workshop dal titolo Bioetanolo sostenibile: quali prospettive per il mercato italiano?. L’obiettivo del convegno era creare un momento di confronto sul ruolo del bioetanolo nella transizione energetica. AssoDistil sottolinea infatti che l’introduzione del 10% di etanolo in Italia permetterebbe un risparmio di emissioni di circa 1,5 milioni di tonnellate annue, pari a quanto emettono oltre 500.000 vetture in un anno.

Secondo Maria Giovanna Gulino, presidente della sezione bioetanolo dell’associazione, “per sbloccare il mercato del bioetanolo è necessario un deciso cambio di passo sul piano normativo. AssoDistil chiede politiche capaci di stimolare la domanda attraverso obblighi di miscelazione più ambiziosi, una revisione del regime fiscale che oggi equipara inspiegabilmente il bioetanolo alla benzina fossile e l’adozione reale dello standard E10, con un contenuto di etanolo superiore al 5%.”

“Parallelamente, è fondamentale sostenere l’offerta con misure che incentivino la produzione e gli investimenti, sul modello di quanto già realizzato con successo nel settore del biometano”, aggiunge il direttore dell’Associazione nazionale degli industriali distillatori di alcoli e acquaviti, Sandro Cobror. “Solo così il bioetanolo potrà esprimere appieno il suo potenziale ambientale, industriale ed economico a beneficio del paese.” L’Italia, infatti, dispone già oggi di una filiera industriale avanzata per questo carburante, la cui produzione viene però destinata soprattutto ai mercati esteri, dove viene miscelato con la benzina, a causa dell’assenza di domanda interna.

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