Il denaro stava sotto il panettone, o in mezzo ai biscotti. Così, secondo la Procura di Napoli, venivano confezionati i regali di Natale destinati ad alcuni addetti dei cantieri dell'alta velocità ferroviaria Napoli-Bari, un'opera da 5,8 miliardi di euro finanziata anche con il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). Nelle carte dell'inchiesta coordinata da Nicola Gratteri, che ha portato a dieci arresti domiciliari e ad altre dieci misure cautelari su 49 indagati, ci sono orologi Cartier, buste gialle, turni da 20 ore imposti a 34 operai egiziani. E ci sono due dettagli che riguardano direttamente l'ambiente: i rifiuti pericolosi degli scavi della galleria di Grottaminarda, con tracce di amianto, affidati a un'azienda di smaltimento finita sotto indagine, e i sospetti sulla qualità del calcestruzzo usato nello stesso cantiere. Al centro, una ditta subappaltatrice che secondo l'accusa pagava per ottenere affidamenti e pagamenti più rapidi. Le responsabilità saranno accertate nel processo. Il meccanismo descritto è proprio lo stesso che Legambiente fotografa da trent'anni.

Il rapporto Ecomafia 2026 (Edizioni Ambiente), presentato a Roma oggi, giovedì 1° ottobre, conta per il 2025 ben 35.735 reati ambientali accertati da forze dell'ordine e Capitanerie di porto, il 12% in meno rispetto al 2024. Dopo due anni di crescita si torna ai livelli del 2023: 98 reati al giorno, quattro ogni ora. I controlli sono rimasti quasi identici, 1.460.611 (+0,4%). Sul piano amministrativo, dove finiscono le violazioni punite con sanzioni pecuniarie fuori dal processo penale, la curva va nella direzione opposta: 77.895 illeciti, +11,4%. Sommando le due voci si arriva a 113.630 violazioni, 311 al giorno.

Il dato che pesa di più è economico. Il giro d'affari illegale stimato per le ecomafie sale a 11,5 miliardi di euro, un’enormità, circa 2,2 in più dell'anno precedente: un aumento di quasi un quarto in dodici mesi, mentre i reati scendono. A spingerlo sono tre filiere: rifiuti, agroalimentare, commercio di specie protette. I clan censiti da Legambiente dal 1995 sono 393.

Rifiuti, il ritorno al primo posto

Per la prima volta dal 2018 la gestione illecita dei rifiuti torna a guidare la classifica: 10.914 reati, quasi trenta al giorno. Dentro questa cifra ci sono le discariche abusive, i camion che scaricano di notte nelle cave dismesse, le false classificazioni che trasformano sulla carta un rifiuto pericoloso in uno ordinario, le spedizioni illegali all'estero. Crescono anche gli incendi negli impianti di trattamento, 75 nel 2025 (+24,7%).

Il ciclo del cemento scivola al secondo posto con 8.034 reati, il 41% in meno. Legambiente attribuisce parte del calo alla contrazione del mercato edilizio: se si costruisce meno, si costruisce meno anche fuori dalle regole. La stima più recente di ISTAT e CRESME, ferma al 2022, dice che nel Mezzogiorno per ogni cento case costruite in regola ne sorgono 42 abusive. Il nodo resta l'esecuzione delle demolizioni, affidata ai comuni, che spesso non le eseguono. Dal 2020 i prefetti possono sostituirsi ai sindaci inadempienti, ma solo per le ordinanze emesse dopo l'entrata in vigore della norma (legge 120/2020): tutto l'arretrato precedente resta in piedi, nel senso letterale.

Al terzo posto i reati contro gli animali, 6.930 (-4%), dal bracconaggio alla pesca illegale fino al traffico di cuccioli. Salgono invece gli incendi boschivi e di vegetazione: 3.586 reati (+10,7%) e oltre 90.000 ettari bruciati, una superficie cinque volte più grande del comune di Milano.

Due filiere mostrano i salti più netti. Nell'agroalimentare, reati e illeciti amministrativi arrivano a 67.677, +46%, e il valore di sequestri e sanzioni più che raddoppia, fino a 968 milioni di euro. Nei beni culturali i reati scendono del 23%, insieme però ai controlli (-8,5%), mentre gli arresti per traffico di opere d'arte e reperti archeologici passano da 2 a 34.

Una mappa che si allarga

Campania, Sicilia, Puglia e Calabria, le quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa, concentrano il 44,3% dei reati. La Campania resta prima con 5.636 (il 15,8% del totale nazionale), seguita da Sicilia (3.726), Puglia (3.601) e Calabria (2.862). Il Lazio è quinto con 2.358. La Sardegna sale al sesto posto con 2.240 reati e 6.067 illeciti amministrativi: nel 2022 era quindicesima. Al Nord la Liguria, ottava con 1.863 reati, supera la Lombardia (1.822). Tra le province, Napoli guida con 2.512 reati (+8,6%), poi Salerno (1.472, +11,4%) e Palermo, che in un anno cresce del 59,6% e arriva a 1.235. Genova è settima (e prima del Nord), Lecce entra per la prima volta nella top ten.

Corruzione, il lubrificante

Tra maggio 2025 e aprile 2026 Legambiente ha contato 75 inchieste per corruzione legate ad attività con impatto ambientale: 1.066 denunciati, 307 arresti, 151 sequestri. Più della metà (53,3%) riguarda le quattro regioni del Sud già citate, ma la Lombardia è terza per numero di inchieste (9), dopo Campania (15) e Sicilia (13). Per arresti la Sicilia è prima con 96. È qui che la cronaca della Napoli-Bari e il rapporto si toccano. Tra le dieci proposte che Legambiente consegna al governo Meloni c'è la revisione del subappalto "a cascata", la catena per cui un lavoro passa da un'impresa all'altra e a ogni passaggio il controllo pubblico si diluisce, come il cemento a cui si aggiunge acqua per farlo “rendere” di più. E c'è la reintroduzione dell'abuso d'ufficio, il reato che punisce il pubblico ufficiale che viola la legge per favorire qualcuno, abrogato in Italia nel 2024 e previsto invece dalla nuova direttiva europea anticorruzione.

Le norme che mancano

La legge 68 del 2015, che ha portato i delitti ambientali nel Codice penale, continua a produrre effetti: crescono le contestazioni di inquinamento ambientale (303 casi, il 35% dei delitti) e di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti (115, il 13,3%).

“Il 2025 è stato un anno caratterizzato da diverse norme in difesa dell’ambiente che abbiamo giudicato positivamente, come ad esempio l’inasprimento delle sanzioni previste per i reati nella gestione dei rifiuti, dalle discariche abusive alle spedizioni illegali, diventati delitti, e l’introduzione di quelli contro gli animali nel Codice penale”, commenta Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente. “Anche il decreto legislativo di recepimento della Direttiva europea per la tutela penale dell’ambiente, approvato dal governo nel mese di dicembre ed entrato in vigore lo scorso 2 giugno, contiene scelte importanti, come il nuovo delitto di commercio di prodotti inquinanti; ma ci sono ancora molte norme che attendono di essere approvate e riviste, insieme al rafforzamento dei controlli ambientali e al contrasto all’abusivismo edilizio, che continua a essere un fenomeno grave e diffuso. Per questo torniamo a ribadire l’urgenza di un Piano nazionale di lotta all’abusivismo edilizio non più rinviabile: il cemento illegale si contrasta con gli abbattimenti.”

Il decreto legislativo 81 del 2026, in vigore dal 2 giugno, recepisce la direttiva europea sulla tutela penale dell'ambiente e introduce il delitto di commercio di prodotti inquinanti. Il recepimento però è parziale. Restano fuori quattro delitti previsti da Bruxelles: l'uccisione e il commercio di specie selvatiche protette, il saccheggio delle acque superficiali e sotterranee, la vendita di materie prime legate alla deforestazione, la produzione e il commercio illegale di gas fluorurati (F-gas), i potenti gas serra usati negli impianti di refrigerazione. Per questi ultimi oggi esiste solo una contravvenzione, il gradino più basso del diritto penale, con pene lievi e prescrizione breve. Legambiente chiede anche di estendere il delitto di commercio di prodotti inquinanti ai fitofarmaci illegali e di applicare le pene dell'incendio boschivo a qualsiasi incendio di vegetazione.

Poi c'è la macchina dei controlli. La legge 132 del 2016 ha istituito il Sistema nazionale di protezione ambientale, la rete tra l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) e le agenzie regionali. Dieci anni dopo, i decreti attuativi che dovrebbero farla funzionare a pieno non sono ancora stati approvati. “I reiterati tentativi, finora fortunatamente falliti, di rilanciare nel nostro paese una stagione di condoni edilizi non favoriscono l’indispensabile innalzamento delle attività preventive e repressive su un tema così delicato e annoso di tutela ambientale, che riguarda da vicino anche la sicurezza dei territori e delle comunità che li abitano e l’economia legale, incidendo pesantemente nelle regioni del Sud ma non solo”, commenta Enrico Fontana, responsabile dell’Osservatorio ambiente e legalità di Legambiente. “Per questo chiediamo con forza norme più efficaci, a cominciare dal potere sostitutivo dei prefetti, più controlli e più risorse per le demolizioni.” Il rapporto conta le inchieste per corruzione fino allo scorso aprile. Quella sulla Napoli-Bari finirà nel prossimo.

 

In copertina: incendi attorno a Palermo che lambiscono anche l’aeroporto, nella foto la riserva di capo Gallo vista dall’Addaura il 25 luglio 2026. Foto di Carmelo Sucameli, Agenzia IPA