Il 9 marzo 2026, presso il Senato della Repubblica, Utilitalia, Legambiente e Consumers’ Forum hanno sottoscritto il manifesto Verso l’eliminazione dei PFAS, un documento che formalizza l’avvio di un percorso condiviso tra imprese, ambientalisti e consumatori per spingere verso una regolazione più stringente e una progressiva eliminazione dei PFAS in Italia.

I PFAS, acronimo di Per- e PoliFluoroAlchiliche Sostanze (Per- and PolyFluoroAlkyl Substances), sono una vasta famiglia di composti chimici sintetici caratterizzati da legami carbonio-fluoro estremamente stabili, che li rendono difficili da degradare. Utilizzati per conferire ai materiali resistenza all’acqua, ai grassi e al calore, si trovano in numerosi prodotti di uso quotidiano: padelle antiaderenti, tessuti impermeabili, imballaggi alimentari e molte applicazioni industriali. Ne abbiamo parlato con Annamaria Barrile, direttrice generale di Utilitalia, che abbiamo intervistato per comprendere la portata di questo manifesto, le finalità e le strategie.

 

Quali sono gli obiettivi del manifesto e quali gli impegni assunti da Utilitalia, Legambiente e Consumers’ Forum per accelerare l’eliminazione dei PFAS?

Il manifesto nasce con l’obiettivo prioritario di affrontare l’emergenza ambientale e sanitaria legata agli “inquinanti eterni”, sostanze sintetiche estremamente persistenti e difficili da degradare. Utilitalia, Legambiente e Consumers’ Forum si impegnano a promuovere la riduzione e la progressiva sostituzione dei PFAS in tutti i prodotti per cui esistono alternative valide. Il nostro obiettivo è rafforzare una responsabilità condivisa, collaborando con le istituzioni e l’industria stessa per sostenere l’innovazione industriale verso soluzioni realmente sicure e sostenibili per cittadini e territori.

Il manifesto richiama la necessità di un quadro normativo più omogeneo e stringente: quali sono le richieste rivolte a Governo e Parlamento?

Chiediamo un’armonizzazione normativa a livello europeo che sia fondata sul principio di precauzione, integrando le conoscenze più aggiornate del quadro REACH. È necessario definire una strategia di medio-lungo periodo che preveda una restrizione rapida e completa dell’impiego dei PFAS, limitando nel tempo le esenzioni. È inoltre imprescindibile l’applicazione del principio “chi inquina paga”: i costi della gestione e del trattamento di queste sostanze non devono ricadere sulle tariffe idriche e di conseguenza sui cittadini a valle, ma su chi ha generato l’inquinamento a monte, anche “inconsapevolmente” attraverso la trasformazione di semilavorati d’importazione. In questo senso auspichiamo una regolamentazione più stringente sulle informazioni obbligatorie da prevedere per i prodotti extra UE.

La rimozione dei PFAS genera residui concentrati che richiedono trattamenti specifici: quali soluzioni di smaltimento o distruzione sono oggi realisticamente applicabili e quali invece necessitano di ulteriori sviluppi?

I gestori del servizio idrico hanno già avviato investimenti significativi per l’abbattimento dei PFAS utilizzando le migliori tecnologie oggi disponibili. Tuttavia, come evidenziato nel manifesto, è necessario rafforzare ulteriormente la ricerca scientifica e lo sviluppo di nuove soluzioni per la riduzione di queste sostanze nei sistemi di trattamento delle acque e dei rifiuti.

Il documento sottolinea l’importanza della prevenzione alla fonte. In che modo le utility possono contribuire a identificare e ridurre gli apporti industriali di PFAS?

Siamo convinti che la soluzione definitiva possa essere la prevenzione. Le utility svolgono un ruolo fondamentale monitorando costantemente la qualità delle acque distribuite e mettendo a disposizione dati scientifici affidabili per decisioni consapevoli: in quest’ottica, non sono parte del problema bensì parte della soluzione. Sosteniamo inoltre la definizione di un quadro normativo che incentivi l’industria a eliminare i PFAS alla fonte, evitando che i sistemi di trattamento diventino l’unico argine a un inquinamento che deve invece essere prevenuto a monte del ciclo produttivo.

Per accelerare la transizione verso alternative ai PFAS, quali forme di collaborazione tra gestori, industria, ricerca e istituzioni considera più efficaci?

La portata di questa sfida richiede il contributo di tutti gli attori coinvolti. Crediamo in un modello di governance basato su una collaborazione trasparente tra imprese, istituzioni e associazioni. Per accelerare la transizione sono fondamentali strumenti finanziari dedicati, che supportino il sistema industriale nella transizione verso processi produttivi privi di PFAS. Il manifesto stesso rappresenta uno strumento di governance aperto, pensato per coinvolgere nuovi soggetti pronti a condividere questi obiettivi di responsabilità e tutela del territorio.

Quali impegni concreti Utilitalia intende assumere dopo la firma del manifesto e come verrà monitorato l’avanzamento degli obiettivi?

Ci impegneremo a promuovere attivamente gli obiettivi del manifesto tra gli associati e presso gli stakeholder. I progressi saranno monitorati attraverso un dialogo costante con le istituzioni, vigilando affinché il principio “chi inquina paga” venga tradotto in norme concrete che tutelino la salute ma anche il potere d’acquisto delle famiglie.

In che modo Utilitalia sta supportando i gestori nelle aree più colpite, come Veneto ed Emilia-Romagna?

Siamo al fianco dei gestori che operano nelle aree storicamente più esposte. Il nostro lavoro consiste nel valorizzare le esperienze e le soluzioni sviluppate sul campo, trasformandole in modelli e azioni strutturali che possano essere utili a tutto il sistema. L’obiettivo è continuare a garantire ovunque servizi idrici sicuri, assicurando che ogni cittadino possa contare su un’acqua di qualità e su sistemi di gestione in grado di affrontare anche sfide complesse come quella degli inquinanti emergenti.

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In copertina: Annamaria Barrile