Il Ministero dell’Ambiente cinese ha introdotto nuove norme, più stringenti, per regolamentare il commercio di crediti di carbonio. La struttura è simile all'emission trading scheme europeo, il sistema di scambio delle emissioni di CO₂, e dal 1° maggio riguarderà oltre 3.500 aziende.

Attualmente l’ETS cinese copre circa 5 miliardi di tonnellate di CO₂ e solamente 2.000 imprese. Entro la fine del 2025 verranno però inclusi anche i produttori di cemento e alluminio. Secondo un rapporto del Beijing Institute of Technology, seguirebbero a ruota entro la fine del decennio anche l’industria del vetro e dei prodotti chimici.

L’ETS nazionale cinese era stato lanciato formalmente nel 2021, dopo anni di ritardi e controlli dovuti in parte a preoccupazioni sull’accuratezza dei dati emissivi; alla fine del 2023 erano stato scambiati un totale di 442 milioni di tonnellate di quote di emissione, per un valore di circa 25 miliardi di yuan (3,5 miliardi di dollari).

Il rischio di frodi è rimasto però una delle principali preoccupazioni per Pechino: ecco perché le nuove regole istituiranno un nuovo sistema di supervisione e obbligheranno gli operatori di mercato a seguire determinati standard di qualità. Inoltre, alle autorità saranno concessi maggiori poteri per indagare e punire le aziende che falsificano i dati, comprese quelle coinvolte nel monitoraggio delle operazioni.

 

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