Uno shock di portata mondiale: impossibile definire diversamente il terremoto commerciale, con ovvie ripercussioni ambientali, scatenato nel circuito globale del riciclo dallo stop all’importazione di rifiuti di plastica introdotto a inizio 2018 dalla Cina, il paese che fino a quella data ne era stato il primo importatore al mondo.  “Per anni c’è stata l’elevata domanda di scarti di plastica da parte della manifattura cinese, a fronte di un’insufficiente produzione nazionale di materia vergine. Un gap oggi colmato dalla produzione interna e dal riciclo degli scarti accumulati in Cina”, spiega Kate O’Neill della Berkeley University. “Del resto, è la stessa dinamica che ha già attraversato il settore dei rifiuti elettronici: prima la Cina li ha importati, per una certa f...