Materia Rinnovabile numero 23-24 / settembre-dicembre

Fino all’ultima bottiglia: Canada vs Nestlé

di Emanuele Bompan, Gianluca Cecere

Ad Aberfoyle ogni giorno si estraggono 3,6 milioni di litri di acqua, 1,1 milioni a Erin e da gennaio se ne aggiungeranno altri 1,6 milioni dal mega-pozzo a Elora. In molte comunità dell’Ontario si combatte una dura battaglia tra i grandi player dell’industria dell’acqua in bottiglia e i cittadini che vogliono tutelare il loro territorio, salvaguardare questa risorsa e non trasformarla in un bene commerciale. 

 

Casette bianche e azzurre, dagli steccati ridipinti a ogni stagione, costellate di rose, Trillium e viole. Le macchine sono ordinatamente parcheggiate al bordo dei giardini d’erba verde, curata con attenzione. Mocciosi in bici e una ragazzina che vende la limonata vicino alla boutique di vestiti fatti a mano. Elora, Canada è uno stereotipo vivente della goodlife della provincia canadese. Tutto sembra perfetto. Lungo il corso d’acqua Grand River si affacciano il Caffè Serenity, lo Shepard Pub e la creperia, il cuore della vita sociale del paese e posto di ristoro per i visitatori che si fermano a Elora per una foto ricordo. In tanti vengono da queste parti, tanto che stanno costruendo un nuovo boutique hotel per i numerosi turisti. L’attrazione principale oltre la mainstreet è l’Elora Gorge, la stretta gola che nasce dalla confluenza dell’Irvine Creek con Grand River. Qua si viene per passare un pomeriggio sereno o vivere un’esistenza senza grane, a base di hamburger, di carne locale, una IPA e granoturco alla brace.

Eppure la quieta Elora è uno dei principali campi di battaglia della water war combattuta tra i cittadini dell’Ontario, la più grande delle province canadesi, e Big Water, i player dell’industria dell’acqua. Dal 1° gennaio 2019 Nestlé Water Canada, la divisione acque locale della multinazionale svizzera, inizierà a estrarre 1,6 milioni di litri di acqua al giorno dal pozzo di Middlebrook, acquisito nel 2016, distante meno di un miglio da Elora. Sarà il terzo mega-pozzo nell’area insieme a Aberfolyle e Erin. Un business non da poco per Nestlé.

Rob MacKay, sessantaquattro primavere alle spalle, fattore e allevatore di cavalli, da dieci anni si è ritirato nella sua fattoria lasciando l’ufficio di amministratore delegato di una grande compagnia locale. Oggi vive con il fratello e i suoi cavalli in una bellissima casa rurale dal tetto ad angolo, non lontano dal pozzo di Middlebrook. “Non ci piace nemmeno un po’ questa storia”, dice Rob guardando dalla finestra. “Quando hanno fatto uno dei primi test di pompaggio il nostro pozzo artesiano si è prosciugato. Non abbiamo evidenza scientifica, ma la cosa non ci piace”. Ovunque nella comunità spuntano cartelli “Save Our Water”, segno che i cittadini sono ben organizzati. Non ci si mette molto a contattare tutti, sindaco incluso. Qua nessuno vuole cedere. “Abbiamo già fermato con ‘Save Our Water’ il vecchio imbottigliatore da cui Nestlé ha comprato l’impianto, possiamo farlo ancora”, dice il fratello Doug MacKay.

“I miei concittadini non vogliono la privatizzazione dell’acqua e sono contrari all’acqua in bottiglia”, spiega il sindaco di Elora, Kelly Linton, mentre sediamo nel parco Bissel antistante al fiume. “Ma il tema che trova consenso tra tutti, anche tra chi non mi ha votato, è che la crescita futura della cittadina, grazie anche ai nuovi progetti turistici, richiederà più acqua. E noi vogliamo essere sicuri ci sia acqua per tutti prima di farla imbottigliare e spedire dall’altra parte del paese.”

In città c’è un micro-birrificio, Elora Brewery Co. Difficile però trovare un cittadino contrario all’uso di acqua per la birra o per bibite gassate. “La birra non viene fuori dai rubinetti”, chiosa Arlene Slocombe, direttore di Wellington Water Watchers, un’organizzazione di attivisti che da anni si batte per proteggere l’acqua locale ed educare il pubblico sulle minacce alle risorse idriche. “Come prodotto la birra ha un valore aggiunto, mentre mettere l’acqua in bottiglia è puro profitto.”

Oggi il Canada ha il 7% dell’acqua dolce nel mondo, con circa lo 0,4% della popolazione mondiale. Senza contare che detiene anche il 13% delle risorse totali (l’acqua fossile delle falde sotterranee e dei ghiacciai). Una dotazione generosa che difficilmente farebbe immaginare che ci sono canadesi che si trovano ad affrontare situazioni di crisi idrica. 

Fino a pochi anni fa nessuno comprava acqua in bottiglia. Nella classifica dei consumatori i canadesi occupano un posto relativamente basso. Nel 2017 il 19% dei canadesi ha preferito acquistare l’acqua in bottiglia per il consumo domestico. I Québechiani impiegano 700 milioni di bottiglie di plastica l’anno, mentre Toronto consuma 100 milioni di bottiglie all’anno. L’acqua del rubinetto è generalmente sicura per la maggior parte dei canadesi. Nonostante ciò, l’industria dell’acqua in bottiglia genera 2,5 miliardi di dollari di vendite, principalmente attraverso Nestlé e i suoi marchi: Pure Life, Perrier, S. Pellegrino, Acqua Panna o Montclair. Nel 25% dei casi si impiega acqua municipale filtrata e non di fonte, mostrano i dati della Canadian Bottled Water Association. Il marchio Aquafina di Pepsi utilizza l’acqua di rubinetto municipale di Mississauga, Ontario. Purelife di Nestlé utilizza risorse pubbliche da Hillsburgh, Ontario. Un sondaggio commissionato da Wellington Water Watchers e SumOfUs Canada Society sulla Giornata Mondiale dell’Acqua rileva che però il 64% degli abitanti dell’Ontario, a prescindere dal partito di appartenenza, sostiene l’eliminazione graduale dell’estrazione di acqua in bottiglia nella provincia dell’Ontario entro 10 anni. Di questi, la grande maggioranza vorrebbe accadesse entro 2 anni (52%). 

 

Il boom dell’acqua in bottiglia

Per Mark Calzavara, Regional Organizer di Council of Canadians, da anni impegnato nella lotta per le risorse idriche, “l’acqua in bottiglia è un fenomeno nuovo qui in Canada”. Passeggiamo di fronte alle rive lago Ontario. Guardiamo l’immenso corpo di acqua dolce. “Grazie al marketing l’industria ha convinto i cittadini che bere acqua in bottiglia è fancy, chic, li ha convinti a bere sfruttando questa narrativa ‘dell’essere sempre idratati per stare in salute’, in qualsiasi ora del giorno, ma solo con acqua in bottiglia, da tenere in borsetta, più sicura dell’acqua del rubinetto. Questa è una strategia davvero diabolica e ingannevole. L’acqua del rubinetto è testata dal governo, mentre ciò che sta dentro le bottiglie è verificato solo dalle compagnie stesse”. In un qualsiasi supermercato di Toronto è facile trovare lo scaffale dell’acqua. Nestlé, Evian, Panna, ma anche acque aromatiche al sapore di fragola, bacche di goji e zenzero, l’ultimo grido in fatto d’idratazione e wellness. Una ha persino il bollino “Vegan”.

A essere interessati dai piani estrattivi per l’acqua in bottiglia sono soprattutto tranquille comunità rurali con buone falde o fonti a disposizione. “Nestlé tende ad andare in piccoli villaggi, tenendo tutto molto discreto, con incontri a porte chiuse: promette posti di lavoro e infrastrutture, negozia prezzi aggressivi con i proprietari. Quando poi il progetto diventa pubblico e lo scopre la gente, inizia lo scontro. I cittadini si spaventano e iniziano a temere che l’acqua verrà loro sottratta”, continua Calzavara. Numerosi impianti sono concentrati nella parte orientale, in particolare intorno alla cittadina di Guelph, quasi 100 chilometri da Toronto. Uno dei più grandi stabilimenti è Aberfoyle autorizzato a estrarre fino a 3,6 milioni di litri di acqua al giorno; il secondo è Hillsburgh vicino alla cittadina di Erin, con 1,1 milioni di litri estratti. Il terzo per dimensione sarà Elora.

Secondo Rachael Neumayer, portavoce di Nestlé Waters Canada – disponibili a rispondere a tutte le domande ma senza concedere di visitare, né di fare foto agli impianti – il lavoro di Nestlé è trasparente. “Noi verifichiamo la qualità dell’acqua. Siamo l’unico imbottigliatore di acqua sorgiva in Canada che impiega un idrogeologo a tempo pieno. Abbiamo oltre 130 punti di monitoraggio in Ontario che raccolgono dati su corsi d’acqua, zone umide, falde acquifere e pozzi residenziali privati. Da diciassette anni i nostri dati, rivisti da terze parti, non hanno mai mostrato impatti negativi sulle falde dei nostri impianti”.

Di ben altro avviso la popolazione locale. “L’imbottigliamento trasforma l’acqua in un bene commerciale”, continua Calzavara. Nelle zone dove opera Nestlé, i permessi vengono rilasciati automaticamente. Non importa se quelle aree si stanno seccando, se il cambiamento climatico ha ridotto le precipitazioni. Le falde acquifere si sono ridotte. Nestlé prende più acqua di quanta sia ricaricata in falda. Tanti torrenti e rigagnoli sono scomparsi in tutta la provincia nei pressi degli impianti d’imbottigliamento. I permessi sono basati sui dati scientifici, realizzati da Nestlé stessa. Per questo lottiamo per fermare il consumo di acqua in bottiglia”.

 

Acqua in bottiglia? Italia in testa 

di Marirosa Iannelli, presidente Water Grabbing Observatory

Con un consumo pro capite di acqua in bottiglia pari a 205 litri annui l’Italia si aggiudica il primato fra i paesi Ue. Nella terza economia dell’Unione negli ultimi otto anni i litri imbottigliati sono aumentati del 10% arrivando a 14 miliardi di litri d’acqua captati da 250 marchi differenti. In Ue si commercializzano complessivamente 50 miliardi di bottiglie d’acqua in plastica. E il commercio delle bottiglie d’acqua in Pet è destinato ad aumentare del 13% con Italia, Francia e Germania tra i paesi che traineranno il mercato. Potrà fermarsi questa espansione di mercato? Nell’Unione prosegue la discussione circa la Strategia sulla plastica e la revisione della direttiva quadro Acque potabili con l’obiettivo di ridurre del 20% i consumi di acqua in bottiglia. L’approvazione di entrambe avrebbe conseguenze importanti per ambiente e portafogli dei cittadini europei. Che risparmierebbero, se bevessero dal rubinetto, circa 650 milioni di euro l’anno. 

 

La sfida delle licenze

Due anni fa la licenza Aberfoyle di Nestlé è scaduta. Eppure la multinazionale ancora oggi continua a pompare fino a 3,6 milioni di litri al giorno dal pozzo Aberfoyle. Da quando il permesso è scaduto il 31 luglio 2016, Nestlé ha pompato circa 1,4 miliardi di litri d’acqua. Il permesso per Hillsburgh a Erin è scaduto quasi un anno fa, il 31 agosto 2017, ma l’azienda continua a pompare fino a 1,1 milioni di litri al giorno. “Non stiamo violando la legge”, spiega la portavoce di Nestlé. “L’attuale legislazione canadese consente alle aziende come Nestlé di continuare a pompare acqua anche a permessi scaduti se inoltrano la domanda prima della scadenza”. Dal 2019 Nestlé inizierà a pompare dal pozzo di Middlebrook, quello vicino alla cittadina di Elora, che potrebbe soppiantare in parte le altre due fonti, qualora la moratoria venisse applicata. Ma per gli attivisti l’aver proseguito nonostante la licenza scaduta rimane una violazione, che non tiene conto di un’analisi approfondita degli impatti ambientali e della crescita della popolazione nella zona. “Dovrebbero cessare la produzione all’istante”, intima Arlene.

La contea di Center Wellington ha recentemente invitato il nuovo governo di Doug Ford – fratello del famoso sindaco Rob Ford, famoso per le sue serate a base di crack, deceduto nel 2016 – a estendere la moratoria per altri quattro anni in modo da poter completare gli studi pertinenti. Le motivazioni? La contea si aspetta di iniziare una serie di grandi progetti di espansione immobiliare intorno a Guelph, Elora e vorrebbe valutare la reale disponibilità idrica per i cittadini e per le attività agricole. E negoziare un prezzo giusto. “Nestlé non paga nulla alle nostre comunità. Prima pagava 3,71 dollari canadesi per milione di litri: ora dopo pressioni da parte del governo e delle associazioni ne versa 503,71. Come se pagasse 0,025 centesimi di dollaro per prendere la nostra acqua e metterla in una bottiglia da mezzo litro da rivendere – sempre a noi cittadini – a 99 centesimi”, spiega Arlene Slocombe.

“Tragicamente il governo canadese sostiene un sistema economico che mette la crescita illimitata al di sopra dei bisogni vitali delle persone e del pianeta. Dobbiamo promuovere la sicurezza dell’acqua e le alternative al potere aziendale”, continua Arlene. E molti sospettano che il nuovo governo provinciale dell’Ontario del conservatore Doug Ford, eletto l’8 giugno 2018, sia dalla parte di Nestlé. Secondo il Toronto Star l’azienda della famiglia Ford, Deco Labels&Tags, ha avuto come clienti Nestlé Canada Inc., Coca-Cola e Cara Operations. Un’affiliazione che per molti attivisti è de facto un elemento sufficiente per denotare collusione di interessi. 

Nestlé dal canto suo si dice essere nel giusto: “Nestlé Waters in Ontario impiega oltre 300 persone nello stabilimento di Puslinch. Siamo anche il più grande contribuente commerciale della Township e assumiamo fornitori e appaltatori locali. Tutto quello che facciamo è in regola. La gente sovrastima gli impatti: in Ontario, gli imbottigliatori usano meno dello 0,01% di prelievi d’acqua autorizzati”, spiega la portavoce.

Se non dappertutto è un tema di quantità che interessa le comunità prossime agli impianti, come nel caso di Elora o Guelph, per gli attivisti è un tema di diritti. Oggi nella provincia più di 100 comunità indigene First Nation vivono con accesso limitato all’acqua potabile. Al 31 luglio 2017, si riportavano 172 avvisi di acqua potabile contaminata in 121 tribù First Nations in tutto il Canada. 

In queste comunità l’acqua dal rubinetto non è sicura da bere a causa della contaminazione da arsenico legata al settore minerario. Chi la beve può andare incontro a intossicazioni, chi la usa per una doccia rischia eruzioni cutanee. Neskantaga First Nation, una piccola comunità dell’Ontario settentrionale composta da 340 persone, dal febbraio 1995 vive con acqua in bottiglia.

“L’acqua è dei First Nation. I privati non hanno il diritto di rubarla. Come possiamo darla a due soldi quando i proventi potrebbero aiutare a migliorare le condizioni dei nativi?”, dice Doog Farquhar, attivista del gruppo Save Our Water. “Sono le nostre comunità a decidere come e dove usarla. L’acqua nella bottiglia di plastica significa produrre una quantità enorme di rifiuti che finiranno bruciati o negli oceani. Fermando l’acqua in bottiglia possiamo davvero fare la differenza sotto tanti aspetti”. 

 

Reportage fotografico di Gianluca Cecere

 

La gola di Elora è una delle zone più belle e naturali della valle del Grand River.

 

La fattoria di 50 ettari dei fratelli Rob e Gord Mackay. Prodotti agricoli, vendita di alberi, pensione per cavalli e vendita di oggetti artigianali in legno, tra i servizi della fattoria.

 

 

Rob Mackay è cresciuto a Kitchener e ha conseguito una laurea in economia aziendale alla Wilfrid Laurier University. È un ambientalista appassionato e un forte sostenitore del movimento “mangia locale”. Lui e suo fratello gestiscono la fattoria MacKay. Le loro verdure biologiche sono vendute al mercato degli agricoltori di Elora.

Gord Mackay è cresciuto a Kitchener, in Ontario. Per molti anni ha ricoperto la carica di direttore dei servizi legali per i negozi di ferramenta a St. Jacobs fino al suo ritiro nell’aprile del 2016. Con suo fratello Rob, ha acquisito la fattoria nel 2008, dove ora lavora a tempo pieno.

 

Lo skyline di Toronto dalla Humber Bay, una baia del lago Ontario a sud di Toronto in Canada.

 

Un cartello Save Our Water lungo la Middlebrook RD. a Elora, Ontario, Canada.

 

Arlene Slocombe è attivamente coinvolta e impegnata nel lavoro dei Wellington Water Watcher sin dalla sua fondazione nel 2007. Vive lungo le rive del fiume Eramosa, appena a sud-est di Guelph.

 

Acqua in bottiglia venduta in un supermercato di Guelph, Ontario.

 

La sorgente d’acqua Middlebrook Water Company a pochi chilomentri dal villaggio di Elora, acquistata nel 2016 dalla Nestlé come pozzo supplementare alla produzione principale in Aberfoyle.

 

Mark Calzavara regional organizer di Council of Canadians, da anni impegnato nella lotta per le risorse idriche.

 

Una delegazione di Save Our Water durante la campagna elettorale di Wellington-Halton Hills di Ted Arnott per chiedere una legislazione migliore per proteggere l’acqua.

 

Proteste contro Nestlé durante la visita del candidato liberale Kathleen Wynne per la campagna elettorale a Guelph.

 

Doog Farquhar di Save Our Water, associazione di residenti e amici delle acque di Elora che si battono per proteggere la sicurezza e la sovranità della loro acqua potabile locale chiedendo al Ministero dell’Ambiente di rifiutare di approvare il permesso alla Nestlé di prendere l’acqua dal pozzo di Middlebrook Rd, per trasportarlo a Aberfoyle.

 

Una delegazione di Save Our Water.

 

Immagine in alto: L’ingresso dell’impianto di imbottigliamento della Nestlé ad Aberfoyle, Ontario, Canada. 

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