Materia Rinnovabile numero 23-24 / settembre-dicembre

Ri-Generation: rimettere a nuovo cose e persone

di Beppe Gamba

Dossier Italia

Dalla rigenerazione dei primi 1.100 elettrodomestici si è evitato di mandare in discarica 73,5 tonnellate di materiali. Un progetto avviato nel 2017 a Vinovo, ma che ha le sue radici nella cultura della riparazione che animava l’azienda già da molti anni. Le sinergie tra “impresa circolare” e “impresa sociale”.

 

Nato per rigenerare elettrodomestici usati, il progetto Ri-Generation di Astelav è un’iniziativa industriale con un forte profilo sociale. Non assomiglia a un “cafè della riparazione” o a un “restart party”, ma è un ramo d’impresa della famiglia italiana Bertolino che di elettrodomestici se ne intende. È tra gli anni ’40 e ’50, infatti, che Riccardo Bertolino avviò la produzione di una delle prime lavatrici italiane con il marchio Riber, e nel 1963 per rispondere alle esigenze post-vendita nacque Astelav (Assistenza Tecnica Lavatrici), oggi uno dei principali distributori europei di ricambi di elettrodomestici. 

Con sede a Vinovo in provincia di Torino, Astelav dà lavoro a 55 dipendenti, ha un magazzino di 7.000 mq, 25.000 codici a scorta e 80.000 codici trattati all’anno; 30.000 spedizioni in Italia e 3.500 all’estero per rifornire 1.800 negozi in Italia e 300 distributori in 75 paesi del mondo. 

La filosofia che anima l’azienda è condensata nella frase che campeggia sulla parete della sala riunioni: “Con i ricambi trasmettiamo il gusto di riparare”. È la consapevolezza di essere nel cuore dell’economia circolare lavorando per prolungare la vita utile degli oggetti, se è vero che una lavatrice, la cui durata è stimata in circa 10 anni, ha oggi un ciclo di vita effettivo medio di soli 4 anni. Per vari motivi, ma tutti riconducibili a un deficit di informazione e alla spietata logica del prezzo: “... tra diritto di chiamata e riparazione spenderei quanto comprare una lavatrice nuova al centro commerciale …”, “non posso stare senza lavatrice in attesa che la riparino …” e via giustificando. 

Dalla cultura della riparazione al lancio di Ri-Generation il passo è stato concettualmente breve, anche se ci sono voluti visione, impegno e spirito d’impresa. Oltre che passione e volontà di cooperare con i soggetti sociali del territorio. Il laboratorio Ri-Generation ha iniziato le attività a Vinovo a gennaio 2017 e in poco più di un anno ha trattato e re-immesso sul mercato 1.100 elettrodomestici rigenerati e coperti da garanzia annuale. Opera in base a un’autorizzazione al trattamento dei rifiuti elettrici ed elettronici (Raee) di categoria R2 (lavatrici, lavastoviglie, asciugatrici, forni ecc.) ed è in attesa dell’ampliamento dell’autorizzazione agli R1 (frigoriferi, congelatori, condizionatori ecc. ) che arriverà quando verrà sciolto il nodo sul rilascio delle autorizzazioni per le attività end-of-waste, sospese dopo la sentenza del Consiglio di Stato (sentenza 1229/18). 

Principalmente gli elettrodomestici da rigenerare provengono da accordi commerciali con le imprese della logistica che consegnano gli elettrodomestici nuovi e ritirano l’usato per conto dei venditori e in secondo luogo da privati che si liberano di prodotti ancora funzionanti ma non più utilizzati. I pochi frigoriferi finora trattati arrivano da questo canale. Ci possono poi essere pezzi nuovi, mai usati ma danneggiati nel trasporto e nella movimentazione presso i centri vendita e che, rimessi a nuovo con la sostituzione delle parti danneggiate (manopole, maniglie ecc.) e la verifica di funzionamento, sono reintrodotti sul mercato con il marchio “Re-new”. In poche parole si tratta di un’attività che ricolloca sul mercato elettrodomestici che invece di essere rottamati e finire in discarica, tornano funzionanti, ad un prezzo conveniente e coperti da garanzia. 

Nell’ampio flusso di elettrodomestici destinati a rottamazione (circa 300.000 tonnellate all’anno intercettate dai Consorzi, altrettante quelle che finiscono nelle discariche o disperse in ambiente) Ri-Generation seleziona i pezzi che per condizioni e anno di produzione sono trattabili e valorizzabili, ovvero le classi energetiche A e superiori. 

Dopo l’identificazione del guasto e delle componenti rotte o usurate l’elettrodomestico viene riparato in laboratorio, il suo funzionamento verificato con diversi cicli, sanificato e collaudato, pulito e preparato per la vendita, fotografato e dotato del manuale d’uso come un pezzo nuovo. 

Oltre alla vendita online, sono al momento attivi tre punti vendita, presso il laboratorio di Vinovo e due in Torino, uno vicino al Sermig – Servizio Missionario Giovanile – e il secondo nello storico quartiere di San Salvario. In quest’ultimo funziona anche un laboratorio didattico, aperto in collaborazione con i Salesiani del Centro di Formazione Cnosfap Valdocco, che mette a disposizione corsi di formazione per minori non accompagnati in carico alla Parrocchia del quartiere, giovani che diventeranno riparatori qualificati. 

Finora sono stati creati otto posti di lavoro stabili, sei nel laboratorio di Vinovo e due nei punti vendita, ma sono in previsione sviluppi importanti con forte incremento degli occupati. Il reclutamento del personale è realizzato in collaborazione con Sermig selezionando persone che provengono da situazioni di difficoltà, lavoratori dell’industria degli elettrodomestici o tecnici del settore assistenza che hanno perso il lavoro, oppure giovani immigrati inseriti in progetti di integrazione per i quali la formazione e il posto di lavoro rappresentano un obiettivo cruciale. Questa sinergia tra “impresa circolare” e “impresa sociale” qualifica ulteriormente Ri-Generation. Offrendo una seconda possibilità a chi ha perso il lavoro o a chi lo cerca partendo da condizioni di svantaggio, Ri-Generation può affermare di “rigenerare anche persone, non solo elettrodomestici”.

Secondo uno studio effettuato da Enel, con la rigenerazione dei primi 1.100 pezzi si è evitato l’invio a discarica di circa 73,5 tonnellate di materiali e considerate le sostituzioni delle componenti usurate, “la circolarità delle risorse” è stata di circa 71,6 tonnellate. In futuro sarebbe utile vedere sull’elettrodomestico rigenerato, accanto all’etichetta energetica, l’indice di circolarità di materia, dell’energia risparmiata e della CO2 evitata. 

Ri-Generation opera con un modello di business basato sull’intuizione che nel flusso dei Raee c’è ancora un valore da estrarre e che, previa riparazione e ricondizionamento, l’apparecchio può essere valorizzato sul mercato dell’usato garantito. 

Altrettanto importante è il posizionamento nella catena di fornitura, cioè la disponibilità dei componenti e il controllo dei costi dei ricambi, senza dimenticare che Ri-Generation rappresenta per Astelav una diversificazione delle attività core, un aspetto cruciale in un mercato che tende sempre più a sostituire invece di riparare.

E il futuro di Ri-Generation è in rapida evoluzione. È all’ordine del giorno l’ampliamento delle attività con un nuovo format produttivo per cui si stanno studiando varie alternative tra le quali il riutilizzo di una parte dell’area ex-Embraco di Riva di Chieri e la previsione di reimpiegare un numero non trascurabile dei lavoratori rimasti senza lavoro. Così come sono previsti nuovi punti vendita nelle principali città italiane replicando il modello sperimentato a Torino attraverso conferitori, associazioni presenti sul territorio e con l’aiuto del Sermig. 

 

 

Ri-Generation, www.ri-generation.com/it

Studio Enel, corporate.enel.it/content/dam/enel-it/azienda/circular/case-study/Astelav_scheda_IT.pdf

 


  

Intervista con Ernesto Bertolino, Managing Director di Astelav e Ri-Generation

di B. G.

 

Recuperiamo lo spirito del riparare

 

I punti di forza dell’iniziativa Ri-Generation, ormai largamente citata e premiata come uno dei campioni della circolarità, sono la conoscenza del mercato degli elettrodomestici e l’esperienza nella distribuzione dei ricambi acquisita da Astelav in decenni di attività.

 

Nel mondo oltre che di re-manufacturing – quello che fa Ri-Generation – si parla di up-grading e di up-cycling, ovvero di miglioramento delle prestazioni del prodotto – per esempio incremento della potenza, delle funzioni o dell’efficienza energetica – e di “costruzione” di oggetti diversi dall’originale, spostandoli in cicli di utilizzo diverso (oggetti di arredamento, pezzi artistici). Nel vostro settore c’è spazio per certi tipi di up-grading o per portare un elettrodomestico usato da una classe energetica inferiore a una superiore?

“Per quanto riguarda il cambio di classe energetica, direi di no perché trattando solo prodotti di Classe A o superiore, ovvero quelli cui il mercato riconosce un valore, partiamo già dal massimo di livello di qualità considerata accettabile. Per quanto riguarda invece il riutilizzo dei componenti dipende dal loro valore: se sono componenti che, come le schede elettroniche o le parti estetiche in buone condizioni e di valore elevato, possono essere utilizzate anche su altri elettrodomestici, direi di sì, ma non opereremmo su componenti universali (tubi di carico e scarico, elettrovalvole, pompa magnetica ecc.) perché in questo caso i costi di gestione e di verifica del loro funzionamento sono superiori al valore dell’operazione. Una scheda elettronica è un pezzo facilmente estraibile e re-inseribile in un altro elettrodomestico di pari caratteristiche, vale diverse decine di euro e giustifica le attività di smontaggio e verifica, mentre un componente interno, ad esempio un’elettrovalvola, richiede lo smontaggio dell’intero elettrodomestico per poi operare su un pezzo del valore di pochi euro.”

 

Si porrebbe anche un problema di garanzia della funzionalità e sicurezza sul pezzo rigenerato? Come c’è per esempio sui pezzi recuperati dalla rottamazione delle auto...

“Sì, per questo Ri-Generation, nelle attività di rigenerazione e ri-condizionamento, utilizza prevalentemente pezzi di ricambio originali del marchio dell’elettrodomestico che stiamo assistendo. Questo garantisce la qualità più elevata. Riparare in proprio attraverso l’iniziativa Ri-Generation significa fare anche statistica della criticità e difettosità dei componenti dell’elettrodomestico. Una cosa utile per fare strategia di magazzino e per migliorare le partnership con i produttori di ricambi e della componentistica”.

 

Prevedete di estendere le attività Ri-Generation ad altri tipi di Raee a partire dai piccoli elettrodomestici?

“Sì, soprattutto a quelli di valore medio più elevato. Per dire, non prevediamo di operare su ferri da stiro da 25 euro che le stesse case produttrici non riparano più neanche in garanzia preferendo sostituirli, ma su prodotti come gli aspirapolvere, le macchine per il caffè, sistemi stiranti più evoluti. Prodotti di valore superiore ai 100-150 euro.”

 

State studiando anche un nuovo tipo di packaging ecologico per trasportare e consegnare gli elettrodomestici rigenerati... 

“È un progetto in via di definizione che coinvolge il Politecnico di Torino – Dipartimento di Design Industriale della Facoltà di Architettura e il Sermig: sarà coerente con la filosofia ecologica dell’economia circolare. Il primo packaging ‘rigenerato’ sarà pronto nell’autunno.”

 

C’è spazio in Italia per un’esperienza di rigenerazione diffusa “a rete” e incisiva nei numeri sul modello Envie francese? 

“Sicuramente per quanto riguarda la disponibilità di Raee e dal punto di vista del mercato e della domanda potenziale lo spazio esiste. Da un punto di vista delle competenze ci sono state in Italia esperienze di attività che hanno promosso la rigenerazione ma per scarsità di competenze e/o degli stessi ricambi non hanno avuto successo: occorre preparazione, conoscenza dell’elettrodomestico, delle difficoltà operative e la disponibilità del ricambio. Esiste già una rigenerazione diffusa portata dall’artigiano, dal tecnico riparatore locale, quando ritira l’elettrodomestico nei casi in cui non può fare direttamente la riparazione e la svolge poi in laboratorio rivendendo il pezzo se di fascia medio-alta. È un fenomeno diffuso, ma così micro-diffuso da non essere leggibile e misurabile.” 

 

Cosa vi attendete dalle politiche pubbliche? Cosa possono fare i decisori pubblici per facilitare e stimolare la rigenerazione diffusa degli elettrodomestici?

“Innanzitutto ci aspettiamo la soluzione del problema delle competenze al rilascio delle autorizzazioni al trattamento (problema end-of-waste), in cui invece di un’apertura c’è stata una chiusura. Crediamo occorra razionalizzare e uniformare le competenze a livello nazionale, perché non si può operare con procedure e modalità di rilascio diverse per ogni regione, provincia o territorio. I Raee sono uguali in tutta Italia, le pratiche di riutilizzo e rigenerazione funzionali ed efficienti quelle sono, per cui è giusto che una normativa nazionale più ampia definisca criteri e standard uniformi. 

A livello europeo si sta facendo molto, per cui non resta che guardarsi attorno e copiare bene. In Francia, Regno Unito, Belgio, Svezia e Austria, iniziative legate all’azione centrale dello Stato e anche delle singole città stanno facendo molto per facilitare e incentivare il recupero e la riparazione in tutte le fasi della filiera dell’elettrodomestico, anche a livello fiscale. Al riguardo auspichiamo che l’Iva in futuro sia applicata in modo agevolato tenendo conto che sul prodotto nuovo l’imposta è già stata pagata sull’intero valore e che sul prodotto rigenerato l’imposta ha senso si applichi solo sul valore ‘aggiunto’ o più semplicemente fissando un’aliquota ridotta. Questo rappresenterebbe un vantaggio per il consumatore e un chiaro incentivo di mercato.”

 

A proposito delle persone che lavorano con voi parlate di “dare una seconda possibilità” e di “rigenerare le persone”. Perché è così importante? 

“Noi lavoriamo con chi ha già operato nell’industria dell’elettrodomestico, settore importante in Italia e che si è molto contratto, e ha sviluppato buone competenze sulla gestione dell’elettrodomestico. Oppure con chi proviene dall’assistenza tecnica ed è rimasto senza lavoro a seguito di ristrutturazioni o accorpamenti, e ancora con persone che hanno già fatto esperienze con il Sermig, anche immigrati già inseriti in altri progetti, giovani che hanno potenzialità e una cultura tradizionale del riuso e della riparazione. Ma anche con giovani migranti, in particolare i minori non accompagnati presi in carico da organizzazioni locali che cercano di dare loro una preparazione non solo linguistica ma anche competenze professionalizzanti. Da questo punto di vista l’immigrazione di persone che vengono da paesi dove la riparazione è pratica ancora diffusa rappresentano una risorsa per noi, sia come lavoratori naturalmente portati a fare i riparatori sia perché portatori uno spirito e una cultura che ci aiuta a vedere in modo diverso gli oggetti che vorremmo buttare. Non dico che si debbano riusare lavatrici degli anni ’80, dobbiamo rimettere sul mercato prodotti efficienti, ma lo spirito di riparare tutto ciò che vale la pena di riutilizzare è uno spirito che ci aiuta.

Il nostro Umar che viene dal Mali ci dice che a casa sua ha sempre riparato tutto, dalla bicicletta ai piccoli oggetti. Perché è l’esigenza che porta a riparare tutto quello che si può. Rimettere le mani su ciò che non funziona è uno spirito e un orientamento culturale che ci può beneficamente contagiare.” 

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