Materia Rinnovabile numero 22 / luglio-agosto

Le città, catalizzatrici per un’economia circolare

di Joke Dufourmont

Focus future-proof cities

 

Le città sono in una posizione privilegiata per accelerare lo sviluppo sostenibile visto che ospitano metà della popolazione mondiale, producono oltre l’80% del PIL globale e il 70% di tutti i gas serra. L’economia circolare fornisce una chiara roadmap per la transizione necessaria. La città circolare del futuro ha il potenziale per realizzarla grazie ai tre principali propulsori: i sistemi di innovazione urbana, il mercato per le piattaforme digitali e apparati di governo radicati nel territorio.

 

Nel XXI secolo l’urbanizzazione ha preso il volo. Oggi oltre metà della popolazione mondiale risiede nelle città, e si prevede che entro il 2050 questa quota arriverà almeno al 70%. Anche l’attività economica è concentrata nelle città e raggiunge l’80% del PIL globale. Non sorprende dunque che le città siano al centro delle principali sfide cui ci troviamo di fronte oggi: le aree urbane producono il 70% di tutti i gas serra e consumano due terzi del totale dell’energia prodotta. Le città sono gli hot spot per quanto riguarda l’inquinamento dell’aria, il sovraffollamento, il consumo di risorse e spesso vi si trovano condizioni di segregazione, disoccupazione e diseguaglianza.

Questi problemi possono peggiorare esponenzialmente se continuiamo a gestire le aree urbane come stiamo facendo. Nelle città quello che pianifichiamo, progettiamo e costruiamo oggi continuerà a esistere e a influenzare altri sviluppi per molti anni a venire. Gli edifici nell’ambiente urbano tradizionalmente hanno un periodo di vita che va da due a quattro generazioni. Le infrastrutture, poi, definiscono i confini dei sistemi in cui questi edifici sono inseriti (basti pensare alla mobilità e alla gestione dei rifiuti). Questi sistemi urbani creano interdipendenze e pongono vincoli, e la loro concezione ha effetti sul lungo termine. Quindi, le città devono affrontare i problemi di ieri, di oggi e di domani per evitare di creare condizioni insostenibili per le future generazioni.

Gli agglomerati urbani hanno però il potenziale per diventare elementi propulsivi di uno sviluppo sostenibile: le “città circolari” catturano questo potenziale attraverso soluzioni sistemiche che danno una risposta alle sfide sociali, ambientali ed economiche.

Se le città sono costituite dai sistemi che rispondono a bisogni della società come mobilità, salute, abitare, alimentazione e comunicazione, le città circolari fanno tutto questo in un modo radicalmente nuovo e sostenibile. I loro sistemi costitutivi rendono circolare il modo in cui viviamo, mangiamo, viaggiamo e lavoriamo ideando prodotti circolari, adottando modelli “prodotto-come-servizio” e politiche che mettono al centro l’essere umano. Poiché questi sistemi funzionano contemporaneamente, essi interagiscono reciprocamente e i loro effetti si moltiplicano. Una città circolare è più della somma dei suoi sistemi circolari.

Oggi il mondo è circolare solo al 9%. Le città possono colmare questa lacuna sfruttando la loro incredibile capacità attraverso tre propulsori: i sistemi di innovazione urbana, un mercato per le piattaforme digitali e gli apparati di governo radicati nel territorio.

 

Sistemi di innovazione urbana

Le barriere tecnologiche che l’economia circolare si trova di fronte possono essere superate con i sistemi di innovazione urbana. Le città sono caratterizzate da economie che richiedono un elevato livello di competenza e concentrano le attività economiche più innovative, le industrie creative e le istituzioni della cultura e della ricerca. Questa concentrazione si traduce in potenziale di innovazione. È quindi nelle città che vengono sviluppate le innovazioni circolari, sia in termini di prodotti circolari che di nuovi modelli di finanziamento. Allo stesso tempo, le città hanno spesso una densità di popolazione eccessiva e regolamenti troppo restrittivi per accogliere processi industriali su vasta scala. E questo richiede di interagire con un’area territoriale più estesa.

La transizione verso l’economia circolare richiede sia lo sviluppo di nuove tecnologie sia l’adeguamento di scala delle soluzioni innovative che nascono dall’interazione della città con i suoi dintorni.

Prodock è un acceleratore nel porto di Amsterdam che si concentra sullo sviluppo di un’economia decarbonizzata, biobased e circolare. L’hub offre infrastrutture per quelle start-up diventate troppo grandi per il loro ambiente di prova. Questo succede per esempio con start-up che provengono dall’Innovation Chemistry Lab di Amsterdam. Questo laboratorio è situato nel locale Science Park, che ospita diverse università, istituti di ricerca e attività commerciali. Offre uno spazio di sperimentazione per imprenditori e ricercatori che vogliono commercializzare le proprie innovazioni. Tra queste ci sono 30 MHz, che fornisce soluzioni basate su sensori intelligenti per ottimizzare le lavorazioni in agricoltura; NPSP che utilizza materie prime naturali come fibre di lino e canapa per ridurre l’impatto ambientale dei composti usati nella produzione di veicoli, mobili e macchinari e The Calcite Factory che ha sviluppato una tecnologia per riutilizzare il pellet di calcite per l’addolcimento dell’acqua.

In questo modo Amsterdam si propone come “terreno di coltura” per innovazioni circolari che possono essere poi sviluppate su scala più ampia. La città serve come laboratorio, i suoi dintorni come territorio di crescita.

 

Piattaforme digitali per le città-come-servizio

Le piattaforme digitali che permettono l’implementazione di modelli basati su una trasformazione da prodotto a servizio trovano nelle città il loro contesto ideale perché permettono la tracciabilità dei beni e sono essenziali per i servizi proposti in regime di sharing e leasing. I modelli di servizio cambiano il nostro rapporto col consumo di materiali e quindi contribuiscono alla realizzazione della città-come-servizio. Se la tracciabilità dei beni non è un’esigenza peculiare del solo ambiente urbano (tenere traccia delle risorse è fondamentale tanto in una città quanto in un’area industriale o agricola) il successo dei modelli prodotto-come-servizio peer-to-peer o B2C si basa su piattaforme digitali in contesti urbani densamente popolati.

Adottati da attività commerciali e produttive, dalle istituzioni e dai cittadini, questi modelli di business si affidano moltissimo a una logistica efficiente. Snappcar e Turo permettono a singoli individui di affittare l’auto, riducendo quindi il numero di auto che è necessario produrre. Peerby consente il prestito di beni tra persone dello stesso quartiere, lavorando in modo simile alle app per il car sharing. TooGoodToGo permette a negozi, ristoranti e ditte di catering di fare pubblicità ai loro pasti invenduti, per venderli a prezzo ridotto all’ultimo minuto, riducendo così lo spreco di cibo. Parallelamente a queste piattaforme peer-to-peer, i modelli B2C impiegano piattaforme digitali in un modo simile per la condivisione e l’affitto, e quindi facilitano il passaggio dalla proprietà all’utilizzo. Queste piattaforme proliferano nelle città; il loro successo spesso dipende dalla vicinanza fisica degli utenti, il fondamentale “effetto network” delle città.

 

Strutture di governo radicate nel territorio

Le amministrazioni cittadine possono svolgere un ruolo fondamentale nel favorire lo sviluppo di una nuova mentalità essenziale per promuovere una trasformazione a lungo termine: implementando politiche radicate nel territorio e svolgendo un ruolo di “consumatore pilota” per innescare la transizione verso l’economia circolare. Le amministrazioni locali sono in stretto contatto con i cittadini e con i settori dell’economia e di conseguenza godono generalmente di maggior fiducia rispetto ad altri livelli di governo. Questo stretto contatto gioca anche a favore della formulazione di politiche in grado di dare risposte a specifiche domande che si manifestano a livello locale: l’economia circolare si realizza in diversi modi e forme e non può certo essere scambiata per un paradigma che applica a tutto e ovunque le stesse soluzioni. Inoltre i governi locali spesso hanno mandati che impattano direttamente sui flussi di risorse, basti pensare agli appalti pubblici e alla pianificazione dell’uso dello spazio e dello sviluppo territoriale.

L’amministrazione di una città ha la possibilità di “comprendere” la realtà che governa meglio di chiunque altro e può quindi sviluppare politiche innovative per promuovere il tipo di circolarità più appropriato per quello specifico contesto. 

Dal 2013 il Bogotà Zero Waste Programme ha ridotto la produzione di rifiuti e incrementato i tassi di riciclo: elemento chiave, dal punto di vista politico, del programma è stata la formalizzazione dello statuto dei lavoratori del settore dei rifiuti, migliorandone la sicurezza e i salari. 

Il Green and Digital Demonstration Programme sviluppato dalla Commissione per l’Economia di Vancouver permette di avere accesso a beni pubblici come strade, edifici e infrastrutture digitali per testare e promuovere prodotti e servizi. Una iniziativa pensata per attirare i talenti globali nella città e accrescere la sua attrattività economica in generale.

In conclusione, le città forniscono la conoscenza per sviluppare e diffondere le innovazioni circolari, possiedono i mercati per le piattaforme digitali grazie alle quali è possibile adottare modelli di business circolari e hanno un’amministrazione radicata localmente che ha la possibilità di creare le condizioni favorevoli per la transizione verso l’economia circolare. 

Quando tutti i soggetti attivi in un determinato contesto urbano si allineano e si coinvolgono per la realizzazione di una “città circolare”, possono effettivamente dare vita a politiche e pratiche in grado di trasformare il rapporto tra risorse, società e territorio, diventano luoghi di vita prosperi e inclusivi.  

 

 

Prodock, www.prodock.nl

Immagine in alto: Roma ©NASA

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