Materia Rinnovabile numero 22 / luglio-agosto

The Circular Rush

di Sirpa Pietikäinen

Stiamo già consumando circa una volta e mezza la quantità totale di risorse naturali che il nostro pianeta può rigenerare annualmente. Se continuiamo su questa strada, entro il 2050 avremo bisogno del quadruplo delle risorse che il pianeta può produrre annualmente. Il problema è che abbiamo una sola Terra.

La sostenibilità richiede un cambiamento radicale nel modo in cui usiamo le risorse. Dobbiamo raggiungere lo stesso livello di produzione e benessere con un decimo delle risorse e un decimo delle emissioni.

L’Europa è estremamente dipendente dall’importazione di materie prime ed energia. In realtà, dal 2005 l’Ue ha avuto un deficit commerciale nelle materie prime. I costi dei materiali spesso rappresentano circa il 50% dei costi operativi totali di un’azienda. Sia le materie prime sia l’energia hanno continuato a costare sempre di più. La scarsità di risorse porta a un aumento dei prezzi – semplice economia.

Le economie europee non possono sopravvivere – figuriamoci crescere e prosperare – a meno che non compiamo dei passi radicali per migliorare l’efficienza nell’uso delle risorse e per passare a un’economia veramente circolare.

Quello di cui abbiamo bisogno è un vero cambio di paradigma, che porterà benefici sia alla nostra economia che all’ambiente. Dobbiamo smettere di sprecare preziose risorse e cominciare a usarle in maniera più efficiente.

In questa sfida giace anche un’enorme opportunità. Coloro in grado di trovare soluzioni per il dilemma dell’efficienza nell’uso di risorse saranno i vincitori della nuova corsa economica: questo significa risolvere il problema del fare di più con meno e creare maggiore valore aggiunto con meno risorse.

Molti settori commerciali hanno già riconosciuto questi fatti e hanno cominciato a comportarsi di conseguenza. Hanno fatto un salto verso una nuova mentalità, in cui l’intera logica del successo nel business è ribaltata. Queste aziende hanno creato nuovi modelli di business per ottenere una maggiore efficienza nell’utilizzo delle risorse e modelli circolari tra cui l’aumento di noleggi, condivisione, leasing, bio-innovazioni, rilavorazione...

Alcuni studi commissionati da aziende mostrano importanti opportunità di risparmio sui costi dei materiali per l’industria dell’Unione europea e un significativo potenziale per la crescita del Pil. Per esempio la Commissione europea ha calcolato che un aumento della produttività delle risorse del 30% entro il 2030 creerebbe due milioni di nuovi posti di lavoro e farebbe aumentare il pil dell’1%.

Al fine di sostenere questo cambiamento dobbiamo anche cambiare le regole del gioco. La regolamentazione non è mai neutrale. La legislazione è uno dei propulsori principali della rivoluzione nel business. Molto del nostro pensiero e anche gran parte dell’attuale legislazione sono stati creati per rispondere ai bisogni di una società “consuma-butta via” e quindi devono essere cambiati per adeguarsi al nuovo ordine mondiale.

Nell’economia circolare non ci sono rifiuti, i prodotti sono progettati per durare a lungo, per essere riparabili, riutilizzabili e riciclabili; quando arrivano alla fine del ciclo di vita utile le risorse contenute in questi prodotti vengono ancora reindirizzate a un utilizzo produttivo.

Ogniqualvolta sia possibile dovremmo passare dal non-rinnovabile al rinnovabile e quindi facilitare il calcolo di quale attività economica operi nei confini della sostenibilità. La bioeconomia ha un ruolo di primo piano in questo cambiamento. Però non tutta la bioeconomia è sostenibile. Ne è un esempio l’impennata nell’uso dell’olio di palma e il come questo fatto dimostri la potenziale insostenibilità della bioenergia, quando utilizza prodotti che hanno altri e più efficienti impieghi. 

Per comprendere pienamente come funziona la bioeconomia all’interno dei confini di ecosistemi sostenibili e dei limiti della biodiversità e della rinnovabilità, abbiamo bisogno di indicatori appropriati, armonizzati e obbligatori con analisi sul ciclo completo. Mentre assistiamo all’aumento del bisogno di materiali di origine biologica nel packaging, nella chimica, nell’abbigliamento, negli edifici e per altri usi, dobbiamo affrontare i limiti della rinnovabilità e della sostenibilità. Ecco perché dobbiamo applicare il principio della decuplicazione degli utilizzi nei cicli di feedback. La circolarità va anche applicata ai biomateriali, e i biomateriali che stanno cominciando a scarseggiare devono essere usati applicando il principio dell’utilizzo a cascata. 

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